Vai al contenuto

Umberto Vattani

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Umberto Vattani (1938 – vivente), diplomatico italiano.

Da Conversazione con l'Ambasciatore Umberto Vattani, in L'ultimo scià d'Iran

[modifica]
  • L'Iran era un Paese dove le imprese italiane riscuotevano un grande interesse, eravamo già un importante partner, credo il secondo dopo la Germania.[1]
  • [Su Mohammad Reza Pahlavi] Non si imbarazzò affatto a parlare dell'Italia. Bisogna ricordare che in quel dato periodo avevamo il Presidente Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse. Ricordo che lui manifestò il massimo stupore per la vicenda, dicendo che non era pensabile che un Paese come il nostro non fosse in grado di frenare dei terroristi, sbaragliarli e fare in modo che ci fosse un ordine pubblico ben attuato. Si disse basito nell'apprendere che una personalità politica di tale importanza, il capo della Democrazia Cristiana, potesse essere sequestrata in quel modo, fosse in prigionia da tanto tempo, senza che noi sapessimo in quale luogo si trovasse. Insomma ci sentimmo fare una specie di lezione su come andrebbe governato uno Stato, su come le forze armate e quelle di polizia dovrebbero fare il proprio lavoro.[1]
  • [Su Mohammad Reza Pahlavi] Era indubbiamente quello che io chiamerei un sovrano illuminato. Avrebbe certamente trovato posto nella galleria di quei personaggi che Voltaire considerava positivamente, come Federico il Grande, che non rientrava nell'abito stretto dei monarchi assoluti. Era una persona che teneva molto al suo Paese. Era fiero della posizione geopolitica che l'Iran occupava. Sembrava molto sicuro di sé, convinto che questo Paese avrebbe raggiunto un livello alto alla pari delle grandi democrazie occidentali sotto il profilo delle forze armate, della situazione politica, dello sviluppo sociale.[1]
  • Io rimasi molto sorpreso nel vedere le donne vestite esattamente come da noi, mi colpì l'uso della minigonna, in perfetto stile occidentale.[1]
  • [...] per gli Orientali è sempre il pennello all'origine di tutto, senza fare differenze tra lo strumento utilizzato per scrivere o quello invece usato a fini puramente artistici. La poesia è un quadro parlante, così come il dipinto è una poesia silenziosa.
  • La poesia non avrà mai cambiato le sorti di una guerra, ma gode di potenzialità illimitate che possono salvarci dal torpore e della violenza di pensieri che si ripetono senza alcuna originalità.
  • Per diventare mandarini i candidati erano valutati non solo per le proprie conoscenze, ma anche per doti umane e caratteriali ben precise. Anche nel nostro mondo classico è stato così, basti pensare agli Umanisti.
  • Tutti i migranti che arrivano nel nostro Paese e che noi consideriamo dei sopravvissuti privi di passato e di futuro sono in realtà esponenti di civiltà millenarie caratterizzate da una storia illustre, in alcuni casi intrecciata alla nostra. Egiziani, tunisini, libici hanno alle spalle valori culturali che non possiamo trascurare. Forse neanche loro lo sanno, e allora il nostro compito dovrebbe essere quello di insegnarglielo, quello di renderli consapevoli dell’eredità culturale di cui sono esponenti. Negare loro questa opportunità significa emarginarli e dare il via libera a tutte quelle manifestazioni caratterizzate da una violenza più o meno latente, più o meno fisica.
  • È interessante osservare come in Cina, paese caratterizzato ancora dalla forte censura, si verifichi comunque una notevole apertura verso il mondo capitalista, con attenzione al business e allo stesso tempo alla potenza del linguaggio.
  • Fin dal '700 Pietro il Grande ha, con prepotenza, forzato la Russia a intervenire nel concerto delle nazioni e da allora si può dire che il Paese abbia partecipato praticamente a tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra storia, dal punto di vista culturale, politico, economico e militare. Come poter fare a meno di Tolstoj? Come non considerare una Rivoluzione che ha cambiato totalmente il modo di concepire la vita e la società? Certo, ci sono stati eccessi e brutalità, peraltro denunciati da Krusciov prima e da Gorbaciov poi, ma si tratta di un interlocutore assolutamente irrinunciabile con il quale sarà magari possibile riprendere un dialogo biunivocamente costruttivo.
  • Dobbiamo sforzarci di far capire come Venezia rappresenti molto più di un semplice luogo urbano destinato a soddisfare le giuste e legittime aspettative di un turismo di scala mondiale. Perché non sforzarsi di attirare in città persone interessate a portare avanti delle ricerche e approfondire determinati problemi?
  • Da sempre i Dogi hanno accolto in città esponenti di tutte le nazionalità, questa è stata una delle grandi fortune di Venezia. L’accoglienza era un affare di Stato, che ha interessato ebrei, tedeschi e persino popolazioni che potevano essere considerate ostili, come ad esempio i turchi.

panorama.it, 11 maggio 2018

  • Quello che sfuggiva a molti analisti di politica estera era la propensione di Kim Jong-un, propria della mentalità asiatica, a guardare al quadro globale come a una scacchiera di equilibri, secondo un approccio assai diverso da quello occidentale.
  • Kim è tutt'altro che folle e impulsivo: stretto tra il colosso cinese e la Corea del Sud, decima economia del mondo, alleata degli Usa, ha cercato una via d'uscita.
  • Il problema di Kim Jong-un è quello di tenere a distanza non solo Washington, ma anche Pechino, e riaffermare la propria indipendenza.

Note

[modifica]
  1. a b c d Pp. 143-149.

Bibliografia

[modifica]
  • Francesco de Leo, L'ultimo scià d'Iran, prefazione di Giordano Bruno Guerri, Guerini e Associati, Milano, 2019. ISBN 978-88-6250-738-7

Altri progetti

[modifica]