Aldo Moro

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Aldo Moro

Aldo Moro (1916 – 1978), uomo politico italiano.

Citazioni di Aldo Moro[modifica]

  • E, per quanto riguarda questa richiesta della pena, di come debba essere la pena, un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale, che istantaneamente, puntualmente, elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpetua: l'ergastolo, che, privo com'è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte. (citato in Stefano Anastasia, FuoriluErgastolo: a quando l'abolizione?, il manifesto, 21 gennaio 2009)
  • Il decentramento nella gestione degli interessi comuni, la determinazione di centri più vicini e controllabili, la fiducia riposta nei direttamente interessati, sono altrettanti strumenti dell'avvicinamento del potere agli amministrati e dell'umanizzazione di esso come garanzia del suo retto fine.[1]
  • La razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare della esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo delle particolarità dello Stato. (da Il diritto, 1944-1945: lezioni di filosofia del diritto tenute presso l'Universita di Bari, Cacucci, 1978)
  • Nessuno è chiamato a scegliere tra l'essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo. (da Discorsi parlamentari, a cura di Emilia Lamaro, Camera dei deputati, 1996)
  • Non basta dire, per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto. (da un discorso alla Camera sullo scandalo Lockheed, 11 marzo 1977; da Scritti e discorsi, a cura di Giuseppe Rossini, Cinque lune, 1982)
  • Non ci devono essere vittime sacrificali, non si devono fare sacrifici umani... La Dc fa quadrato attorno ai suoi uomini... Non ci processerete sulle piazze, non ci lasceremo processare. (da un discorso in parlamento sullo scandalo Lockheed, 9 marzo 1977; citato in P. Guzzanti, La difesa di Moro, la Repubblica, 10 marzo 1977; citato in Ginsborg 1989, p. 510)
  • Per fare le cose, occorre tutto il tempo che occorre. (citato in Corrado Pizzinelli, Moro, Longanesi, 1969)
  • Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta: la verità è sempre illuminante.[2] (da L'intelligenza e gli avvenimenti: testi, 1959-1978, a cura della Fondazione Aldo Moro, Garzanti, 1979)

Ultimi scritti[modifica]

  • Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche lo scambio dei prigionieri. Son convinto che sarebbe stata la cosa più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro.
  • [Giulio Andreotti] Non le basterà la cortesia diplomatica del Presidente Carter, che le dà (si vede che se ne intende poco) tutti i successi del trentennio democristiano, per passare alla storia. Passerà alla triste cronaca, soprattutto ora, che le si addice.
  • Vi è forse, nel tener duro contro di me, un'indicazione americana e tedesca?

Citazioni su Aldo Moro[modifica]

  • Aldo Moro era di Maglie, il paese di mia madre. Giocavano insieme da bambini. Mia madre, sua sorella Raffaella e Aldo, l'unico politico decente che ha avuto forse questo Paese. (Carmelo Bene)
  • Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi. (Sandro Pertini)
  • I brigatisti si erano mostrati risoluti ed efficienti, ma la loro non fu una vittoria. La decisione di uccidere Moro creò gravi dissensi al loro interno, mentre all'esterno si diffuse un profondo sentimenti di ripulsa per quanto avevano fatto. È generalmente riconosciuto che la crisi del terrorismo italiano prese l'avvio dall'uccisione di Moro. A posteriori sembra quindi corretto riconoscere che avevano ragione i paladini dell'intransigenza: se Moro fosse stato scambiato con uno o piú terroristi in prigione, le Brigate Rosse sarebbero apparse allo stesso tempo invulnerabili e propense al compromesso, col risultato che il loro fascino sarebbe quasi certamente cresciuto. [...] Dopo la morte di Moro la democrazia italiana non solo si difese ma si rafforzò. (Paul Ginsborg)
  • Il pomeriggio del giorno seguente ritrovarono Moro a via Caetani. Qualcuno disse che lo avevano scaricato di proposito tra Botteghe oscure e piazza del Gesù. Tutti dovevano capire che era la fine dello storico compromesso tra cattolici e comunisti. Scialoja si fece largo a colpi di tesserino tra lo sgomento, la rabbia, il dolore. Nel vano della Renault rossa c'era un corpo rattrappito. Questo è un parricidio, pensò Scialoja. Hanno sparato al vecchio padre, lo hanno guardato negli occhi mentre moriva. Questo è un parricidio. Il sangue del padre ricade sempre sui figli. Quel viso smagrito, ossuto, da uccello; quella barba grigia incolta gli aveva ricordato suo padre nella cassa. (Giancarlo De Cataldo)
  • Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile, l'onorevole Aldo Moro [...] Io non ho alcun mandato nei suoi confronti, né sono legato da alcun interesse privato verso di lui. Ma lo amo come membro della grande famiglia umana, come amico di studi, e a titolo tutto particolare, come fratello di fede e come figlio della Chiesa di Cristo. [...] vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità. (Papa Paolo VI)
  • Io se fossi Dio, | quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, | c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire | che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana | è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana. | Io se fossi Dio, | un Dio incosciente enormemente saggio, | avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, | ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora | quella faccia che era! (Giorgio Gaber)
  • Moro è quello che vien fuori dalle sue lettere, quelle lettere che scrisse quando era prigioniero delle Br e che sono quanto di più penoso ed umiliante sia mai uscito da una prigione. Lo «statista insigne» che, al momento del dunque, sconfessa tutti i principi dello Stato di diritto, sembra considerare lo Stato ed i suoi organismi come un proprio patrimonio privato, invita gli amici del suo partito ed i principali rappresentanti della Repubblica a fare altrettanto. L'uomo che chiede pietà per sé ma, in novanta lettere, non ha una parola per gli uomini della sua scorta, morti ammazzati per lui e, anzi, l'unico accenno che ne fa è gelidamente burocratico per definirli «amministrativamente non all'altezza». Il politico che conferma la tradizione della classe dirigente italiana pronta a chiedere tutto, anche la vita, agli umili, ma mai disposta, le poche volte che capita, a pagare di persona (si pensi a Mussolini in fuga sotto un pastrano tedesco, al modo con cui il re e Badoglio abbandonano Roma). Dire queste cose d'un uomo che è morto come è morto Moro può apparire, anzi è, crudele. Ma è la verità. E poiché ho scritto queste cose quando Moro era ancora vivo («Statista insigne o pover'uomo?». Il Lavoro 4 aprile 1978) non ho alcuna remora a ripeterle ora che è morto e che altri tasselli vengono a completarne la figura. (Massimo Fini)
  • Penso veramente che il caso Moro sia stata la svolta. 55 giorni prigioniero il leader che sta aprendo ai comunisti, ma dove può succedere? E poi la gestione della caccia ai rapitori... l'artificio della seduta spiritica per indicare il covo dove lo tengono... le trattative che coinvolgono i mafiosi... (Enrico Deaglio)
  • Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca. (Francesco Cossiga)
  • Si può sfuggire alla polizia italiana – alla polizia italiana così come è istruita, organizzata e diretta – ma non al calcolo delle probabilità. E stando alle statistiche diffuse dal ministero degli Interni, relative alle operazioni condotte dalla polizia nel periodo che va dal rapimento di Moro al ritrovamento del cadavere, le Brigate rosse appunto sono sfuggite al calcolo delle probabilità. Il che è verosimile, ma non può essere vero e reale. (Leonardo Sciascia)

Indro Montanelli[modifica]

  • Credevamo che l'assassinio di Aldo Moro, così come è stato eseguito, fosse il colmo dell'infamia. Abbiamo dovuto ricrederci. Al comizio di protesta svoltosi in piazza Duomo a Milano subito dopo la macabra scoperta in via Caetani a Roma, un gruppo di ultrà ha gridato: «Moro fascista!». Preferiamo le zanne delle belve alla bava degli sciacalli.
  • I giuochi sono fatti. E sono fatti non soltanto per Moro, cui va tutta la nostra più fraterna e rispettiva pietà. Sono fatti anche per una politica da belle époque, che la distruzione – fisica o morale – di Moro chiude e conclude. La Storia sta riprendendo i suoi connotati di tragedia, e costringe coloro che la fanno, o ambiscono o s'illudono di farla, ad adeguarsi al repertorio. Stiamo entrando in una di quelle «età di ferro» in cui il potere si paga, o si può pagarlo col ferro. Nessuno è obbligato a sfidare questo rischio. Chi lo fa, sappia che oggi è toccato a Moro, domani può toccare a lui. Solo se si rende conto di questo e lo accetta, la classe politica troverà la forza di archiviare il caso Moro. Ed è tempo che lo faccia.
  • Io credo che il miglior omaggio che si può rendere a Moro sia quello di archiviare l'episodio che ne segnò la fine e dal quale, diciamo la verità, la sua immagine esce tutt'altro che bene. Quando sento dire che, oltre a quelle conosciute, ci sono anche altre lettere di Moro, prego Iddio che non vengano trovate. So già cosa contengono, e preferisco non leggerlo.

Note[modifica]

  1. Da La democrazia incompiuta, I Progetti del Corriere della Sera, I Maestri del pensiero democratico, n. 10, p. 25.
  2. Citato all'inizio del film Piazza delle Cinque Lune, 2003.

Bibliografia[modifica]

  • Aldo Moro, Ultimi scritti, a cura di Eugenio Tassini, Piemme, 1998.

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