Aldo Moro

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Aldo Moro

Aldo Moro (1916 – 1978), uomo politico italiano.

Citazioni di Aldo Moro[modifica]

  • E, per quanto riguarda questa richiesta della pena, di come debba essere la pena, un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale, che istantaneamente, puntualmente, elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpetua: l'ergastolo, che, privo com'è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumano non meno di quanto lo sia la pena di morte.[1]
  • Il decentramento nella gestione degli interessi comuni, la determinazione di centri più vicini e controllabili, la fiducia riposta nei direttamente interessati, sono altrettanti strumenti dell'avvicinamento del potere agli amministrati e dell'umanizzazione di esso come garanzia del suo retto fine.[2]
  • La razza è l'elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l'individuazione del settore particolare della esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo delle particolarità dello Stato.[3]
  • Nessuno è chiamato a scegliere tra l'essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.[4]
  • Non basta dire, per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto. (da un discorso alla Camera sullo scandalo Lockheed, 11 marzo 1977; da Scritti e discorsi, a cura di Giuseppe Rossini, Cinque lune, 1982)
  • Non ci devono essere vittime sacrificali, non si devono fare sacrifici umani... La Dc fa quadrato attorno ai suoi uomini... Non ci processerete sulle piazze, non ci lasceremo processare.[5]
  • Per fare le cose, occorre tutto il tempo che occorre.[6]
  • Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta: la verità è sempre illuminante.[7][8]
  • Parliamo, giustamente preoccupati, di distacco tra società civile e società politica e riscontriamo una certa crisi dei partiti, una loro minore autorità, una meno spiccata attitudine a risolvere, su basi di comprensione, di consenso e di fiducia, i problemi della vita nazionale. Ma, a fondamento di questa insufficiente presenza dei partiti, non c'è forse la incapacità di utilizzare anche per noi, classe politica, la coscienza critica e la forza di volontà della base democratica?[9]

Ultimi scritti[modifica]

  • Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche lo scambio dei prigionieri. Son convinto che sarebbe stata la cosa più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro.
  • [Giulio Andreotti] Non le basterà la cortesia diplomatica del Presidente Carter, che le dà (si vede che se ne intende poco) tutti i successi del trentennio democristiano, per passare alla storia. Passerà alla triste cronaca, soprattutto ora, che le si addice.
  • Vi è forse, nel tener duro contro di me, un'indicazione americana e tedesca?

Citazioni su Aldo Moro[modifica]

  • Aldo Moro era di Maglie, il paese di mia madre. Giocavano insieme da bambini. Mia madre, sua sorella Raffaella e Aldo, l'unico politico decente che ha avuto forse questo Paese. (Carmelo Bene)
  • Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi. (Sandro Pertini)
  • Moro è quello che vien fuori dalle sue lettere, quelle lettere che scrisse quando era prigioniero delle Br e che sono quanto di più penoso ed umiliante sia mai uscito da una prigione. Lo «statista insigne» che, al momento del dunque, sconfessa tutti i principi dello Stato di diritto, sembra considerare lo Stato ed i suoi organismi come un proprio patrimonio privato, invita gli amici del suo partito ed i principali rappresentanti della Repubblica a fare altrettanto. L'uomo che chiede pietà per sé ma, in novanta lettere, non ha una parola per gli uomini della sua scorta, morti ammazzati per lui e, anzi, l'unico accenno che ne fa è gelidamente burocratico per definirli «amministrativamente non all'altezza». Il politico che conferma la tradizione della classe dirigente italiana pronta a chiedere tutto, anche la vita, agli umili, ma mai disposta, le poche volte che capita, a pagare di persona (si pensi a Mussolini in fuga sotto un pastrano tedesco, al modo con cui il re e Badoglio abbandonano Roma). Dire queste cose d'un uomo che è morto come è morto Moro può apparire, anzi è, crudele. Ma è la verità. E poiché ho scritto queste cose quando Moro era ancora vivo («Statista insigne o pover'uomo?». Il Lavoro 4 aprile 1978) non ho alcuna remora a ripeterle ora che è morto e che altri tasselli vengono a completarne la figura. (Massimo Fini)

Note[modifica]

  1. Citato nell'introduzione di Stefano Anastasia e Franco Corelone del libro Contro l'ergastolo, Ediesse, dicembre 2009.
  2. Da La democrazia incompiuta, I Progetti del Corriere della Sera, I Maestri del pensiero democratico, n. 10, p. 25.
  3. (da Il diritto, 1944-1945: lezioni di filosofia del diritto tenute presso l'Universita di Bari, Cacucci, 1978.
  4. Da Discorsi parlamentari, a cura di Emilia Lamaro, Camera dei deputati, 1996.
  5. Da un discorso in parlamento sullo scandalo Lockheed, 9 marzo 1977; citato in P. Guzzanti, La difesa di Moro, la Repubblica, 10 marzo 1977; citato in Ginsborg 1989, p. 510.
  6. Citato in Corrado Pizzinelli, Moro, Longanesi, 1969.
  7. Citato all'inizio del film Piazza delle Cinque Lune, 2003.
  8. Da L'intelligenza e gli avvenimenti: testi, 1959-1978, a cura della Fondazione Aldo Moro, Garzanti, 1979.
  9. Dall'intervento al Consiglio Nazionale della DC, Roma, 18 gennaio 1969; audio originale in Rai Storia - Q verso il Quirinale del 6 aprile 2013.

Bibliografia[modifica]

  • Aldo Moro, Ultimi scritti, a cura di Eugenio Tassini, Piemme, 1998.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]