Valerio Pocar

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Valerio Pocar (1944 – vivente), avvocato, sociologo e professore universitario italiano.

Citazioni di Valerio Pocar[modifica]

  • C'è sempre il dubbio, quando si parla di estensione e applicazione dei diritti umani, se le differenze che si riscontrano fra una situazione e l'altra, fra un Paese e l'altro, abbiano a che fare con la diversità delle culture umane o con l'esercizio della forza. Con gli animali è tutto chiaro: la negazione dei diritti è una questione di forza. Le diversità culturali non c'entrano. I diritti vengono negati per ragione di potere. Voglio dire che l'aspetto politico rilevante per me è la convergenza fra diritti umani e diritti animali. Sono due aspetti della stessa questione. Quindi tutelare i diritti animali significa anche tutelare i diritti umani, e tutelare i diritti umani significa comprendere anche i diritti animali, altrimenti il discorso è monco.[1]
  • I principi costituzionali più importanti sono il frutto di fenomeni culturali profondi. Se all'articolo 3 della nostra Costituzione si parla di uguaglianza fra cittadini, senza distinzioni di sesso, di razza, di fede religiosa, è perché a monte ci sono stati il movimento di emancipazione femminile, la lotta al razzismo dopo secoli di schiavismo, l'affermazione della libertà religiosa dopo un'epoca segnata dalle guerre di religione. Altre cose mancano. Penso ad esempio alla discriminazione dovuta all'età. Nella Costituzione non se ne fa cenno perché all'epoca era un discorso prematuro, tant'è che la visione costituzionale della famiglia è piuttosto tradizionale. Poi ci sono stati il Sessantotto e movimenti sociali che hanno portato alla Convenzione internazionale sui diritti di bambini e bambine[2] [...].[3]
  • La caccia [...] è un fenomeno in chiara flessione: ai giovani non interessa, si sono resi conto che non può essere uno sport e che allevare un fagiano, metterlo in un campo e sparargli è un'idiozia, oltre che una crudeltà. Le leggi sulla caccia sono però ancora intatte, sicuramente arretrate rispetto alla sensibilità più diffusa. Succede perché i politici sovrastimano la forza elettorale dei cacciatori. Li considerano una lobby in grado di muovere molti voti, ma non è più così, se mai lo è stato.[4]
  • Quella animalista è una rivoluzione. Noi non faremo in tempo a vederla, perché una rivoluzione non è un evento, una presa del potere, ma un cambiamento profondo che procede per lungo tempo e alla fine arriva in porto. Sono convinto che siamo parte di un movimento destinato a vincere. Perché dico questo? È nella natura dell'idea, che è un'idea vincente perché giusta. Non esistono validi argomenti per negare i diritti degli animali. Abbiamo contro solo la forza della tradizione, che appunto non è un argomento: delle tradizioni è saggio diffidare. Arriverà un momento nel quale le nostre idee saranno così diffuse, anche se non necessariamente maggioritarie, da risultare inarrestabili e i diritti animali cominceranno a entrare nelle Costituzioni, a modificare profondamente la legislazione e i comportamenti collettivi. È successo lo stesso con i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere. È vero che questa non è ancora realizzata e basta guardarsi intorno per verificarlo, ma è altrettanto vero che si è affermato un principio rispetto al quale non è possibile tornare indietro. Accadrà lo stesso per i diritti animali.[5]
  • Riconoscere un diritto non significa, però, che questo diritto sia garantito. Ciò vale tanto per i diritti umani quanto per i diritti animali. A ben guardare, gli stessi diritti umani si reggono non sulla capacità o sulla forza degli umani che ne sono riconosciuti titolari, perché si tratta di diritti stabiliti a favore dei più deboli nei confronti dei più forti e hanno lo scopo di recare a un minimo di eguaglianza e, per meglio dire, di parità di trattamento tra gli uomini, superando ingiustificabili discriminazioni. Non potendosi garantire sulla forza dei deboli, i diritti umani si reggono sulla diffusione e sulla condivisione di idee egualitarie. La diffusione e la condivisione delle idee animalistiche è la forza che può garantire i diritti degli animali, soggetti deboli rispetto agli umani. La visione antropocentrica, che colloca la specie umana al centro del mondo che a questa specie sarebbe asservito, senza spiegarci il perché, e le filosofie dualistiche, che contrappongono la materia allo spirito, il corpo all'anima, il raziocinio alla "brutalità", anche senza spiegarne le ragioni, debbono essere superate.[6]
  • Ricordo che ero al mare in Corsica, con un piede nell'acqua e una fetta d'anguria in mano, e riflettevo sul collegamento fra diritti umani e diritti animali. Più ci pensavo e più mi apparivano evidenti gli elementi di somiglianza. A un certo punto mi guardai e mi dissi: tu finora hai tenuto un comportamento criminale. Sei giustificato perché non sapevi, o meglio non ti rendevi conto del significato delle tue azioni, ma se mangi animali sei un criminale. Insomma mi resi conto che dovevo cambiare le mie idee sul mondo e i miei stessi comportamenti. Sono diventato vegetariano, concedendomi due-tre mesi di tempo per attuare il cambiamento senza troppi traumi. Ricordo che fu un passaggio interiormente molto rapido: ogni volta che guardavo nel piatto e c'era della carne mi dicevo: "No, non me la sento proprio di mangiarla".[7]

Gli animali non umani[modifica]

  • Gli animali non umani rappresentano quindi un tema ecologico certamente importante, ma nell'ottica ecologistica essi vengono presi in considerazione non come soggetti, ma piuttosto come oggetti e come oggetti possono essere tranquillamente trattati dalla regolazione sociale e giuridica. Più precisamente, gli animali non umani possono tranquillamente essere presi in considerazione come genere o come specie e non come individui (parliamo, infatti, della fauna selvatica, dell'orso marsicano, dei piccioni di piazza San Marco), esattamente come la regolazione finalizzata al conseguimento di obiettivi ecologici prende in considerazione gli esseri umani stessi, appunto come genere o come specie e non come individui (così, infatti, parliamo dei consumatori, degli industriali della pelletteria, degli inquinatori e così via). (cap. I, p. 5)
  • Per l'ottica animalistica, invece, specificamente con riferimento alla questione dei diritti animali – senza qui stare per il momento a precisare a quale dei diversi orientamenti dell'animalismo si voglia fare riferimento – gli animali non umani, se e in quanto siano portatori di diritti, devono essere presi in considerazione come individui e non come genere e specie, e in quanto individui devono essere trattati dalla regolazione sociale e giuridica come soggetti e non come oggetti. (cap. I, pp. 5-6)
  • Appare ormai inconfutabile, sulla base di molti dati scientifici, che gli animali non umani sono stati oggetto di una sottovalutazione soprattutto sotto il profilo delle loro capacità intellettive ed emotive: non solamente essi provano dolore e piacere, ma anche sospetto e timore, curiosità e stupore, gelosia e orgoglio, fino all'autocompiacimento e, ancora, sono capaci di risolvere problemi, di acquisire ed elaborare informazioni tratte non solo dall'immediata esperienza, fino a sedimentarle e a trasmetterle tramite processi comunicativi ed educativi. (cap. III, p. 35)
  • La debolezza relativa di tutte le specie viventi rispetto alla specie umana rappresenta certamente una differenza, forse la principale. Tuttavia, proprio da questa differenza non appare ragionevole trarre argomenti per legittimare il dominio e per giustificare la negazione dei diritti. Infatti, se si ritenesse che la disparità delle forze rappresenta un criterio accettabile, non per spiegare o fondare materialmente il dominio, ma per legittimarlo e per giustificare la discriminazione rispetto ai diritti che ne consegue, si negherebbe la possibilità stessa di fondare i diritti umani, che, come abbiamo detto, sono invocati precisamente e anzitutto per contrastare la discriminazione tra gli umani sulla base della loro disparità di forze.
    Sotto questo profilo, e in questa prospettiva conflittualistica, il parallelismo tra i diritti umani e i diritti degli animali non umani appare definitivamente, ma non sorprendentemente, chiaro e il loro fondamento risulta analogo: anche l'affermazione dei diritti degli animali è di necessità volta a tutelare gli interessi di soggetti incapaci di tutelarli direttamente [...]. (cap. III, pp. 37-38)
  • In conclusione, la discussione in tema di diritti degli animali – che potrebbe a taluno sembrare prematura in un mondo degli umani che si contraddistingue per le sue profonde e crudeli violazioni sistematiche dei diritti umani stessi – appare capace di suggerire riflessioni significative e di dare un contributo per la migliore comprensione anche delle radici delle discriminazioni tra gli umani e della violazione dei loro stessi diritti. (cap. III, p. 39)
  • Un episodio significativo, a livello internazionale, è stato rappresentato dalla formulazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale [...]. Certamente, il contenuto di questa dichiarazione appare per molti versi arretrato ed è riscontrabile una certa incoerenza tra i diversi princìpi in essa affermati – come conciliare, per esempio, il principio enfaticamente affermato che l'uccisione ingiustificata di un animale costituisce «biocidio» con l'ammissione della liceità dell'allevamento a fine alimentare? – e tuttavia questo documento ha rappresentato un momento saliente delle battaglie animalistiche, soprattutto per via del prestigio e dell'autorevolezza dei quali l'organismo culturale internazionale godeva. (cap. V, pp. 57-58)
  • Gli animali, al pari degli umani, hanno vita, sentimenti e sensibilità, come i risultati della biologia, della neurofisiologia comparata e dell'etologia ci assicurano. Essi proverebbero sofferenza, gioia e amore, avrebbero coscienza di sé, altruismo, comunicatività, capacità di analisi e di risoluzione di problemi, sicché la creatività e l'accumulazione culturale non parrebbero caratteristiche esclusive della specie umana. (cap. VII, p. 101)
  • Il principio secondo il quale situazioni analoghe devono essere trattate in modo analogo è, per sé, il fondamento, se non sufficiente, certamente necessario di ogni ordinamento «giusto». Ogni infrangimento di tale principio è, quindi, per sé pericoloso, perché riapre le porte alla negazione dei diritti e alla discriminazione, avvengano esse sulla base delle differenze di razza, di genere, di età, di credo religioso, di opinioni, come la storia degli umani ampiamente dimostra. Nulla ci autorizza a pensare che l'infrangimento del principio e la discriminazione sulla base delle differenze di specie siano meno pericolosi. Al contrario, è ragionevole ritenere che l'allargamento dell'applicazione del principio, col riconoscimento del medesimo trattamento per tutti gli esseri viventi per ciò che concerne i loro punti di simiglianza e col rifiuto della discriminazione là dove la simiglianza suggerisce che essa non si giustifichi, giovi a stabilire un più sicuro fondamento degli stessi diritti degli umani [...]. (cap. VII, pp. 102-103)
  • Proprio la minaccia della catastrofe ecologica dovrebbe suggerire [...] di apprendere la grande lezione dell'ecologia, che ognuno è legato a tutti gli altri. (cap. VII, p. 103)
  • La presa di coscienza che la sopravvivenza della specie umana è strettamente legata alla sopravvivenza delle altre specie suggerisce e fonda una necessaria solidarietà nei confronti del mondo vivente e della natura in generale, superando ogni residuo di antropocentrismo e di dualismo. (cap. VII, p. 104)

Citazioni su Valerio Pocar[modifica]

  • Il garante milanese, se potesse, chiuderebbe certamente i mattatoi e anche le macellerie, ma non può farlo e dovrà accontentarsi di rafforzare i controlli. (Lorenzo Guadagnucci)

Note[modifica]

  1. Citato in Guadagnucci, p. 193.
  2. Cfr. la voce di Wikipedia Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia.
  3. Citato in Guadagnucci, p. 195.
  4. Citato in Guadagnucci, pp. 194-195.
  5. Citato in Guadagnucci, p. 203.
  6. Dalla prefazione a Marco Fanciotti, La Chiesa e gli animali. La dottrina cattolica nel rapporto uomo-animale, Alberto Perdisa editore, Bologna, 2007, p. XII. ISBN 978-88-8372-385-8
  7. Citato in Guadagnucci, pp. 192-193.

Bibliografia[modifica]

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