Vasilij Vasil'evič Rozanov

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Vasily Rosanov ritratto da Ivan Parkhomenko, 1909

Vasilij Vasil'evič Rozanov (1856 – 1919), scrittore e filosofo russo.

Citazioni di Vasilij Vasil'evič Rozanov[modifica]

  • [Riferito a Apollinarija Suslova ] Ci siamo messi insieme prima del matrimonio. Ci abbracciavamo e baciavamo: lei mi faceva entrare dalla finestra (a pianterreno) d' estate e mi bisbigliava: "Abbracciami senza niente". Cioè il corpo, sotto il vestito... (citato in Corriere della sera, 1 agosto 2001)
  • Il mare russo era liscio come uno specchio. Era tutto «riflessi» e «echi» [...]
    Notte calma, silente, profonda.
    L'aria è limpida, luminoso il cielo.
    All'improvviso il diavolo con un bastoncino ha smosso il fondo: e dal fondo sono affiorate correnti limacciose, bolle palustri... Era arrivato Gogol'. Dietro a Gogol' tutto. Ansia. Confusione. Cattiveria, molta cattiveria. «Uomini superflui». Annoiati. Cattivi. (da Opavšie lis'ja, in Izbrannoe, München, 1970)

Da motivi orientali[modifica]

  • Radice universale è l'Egitto. È stato l'Egitto a dare all'umanità la prima Religione naturale della Paternità, la Religione del Padre e della Madre dell'Universo... a insegnare agli uomini la preghiera – a suggerire a tutti il mistero di una "liturgia", il mistero del salmo...
    Altresì il senso di una Provvidenza, di un Destino. Il fatto che l'uomo può cadere in "peccato" e, quindi, "subire un castigo"... Le nozioni religiose fondamentali, primordiali – supporto e colonna della religione – furono elaborate in Egitto. Oh, è qualcosa di assai più alto delle piramidi, più saldo ed eterno. "Eterne" non sono le piramidi, con cui tutto ciò non ammette paragone – eterno è semplicemente questo. (pp. 35-36)
  • Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto. Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre. (p. 36)
  • La grande diversità fra i popoli ariani e semitico-camitici salta agli occhi. Gli ariani sono popoli di espressione logica; diciamo meglio: essi esprimono nella storia il secondo volto dell'uomo – di natura riflessa, lunare − fonte di "scienze" e di "arti", del concetto di "Stato" e di "cittadinanza"; dovunque – un retto uso della parola o, trattandosi di cose, esse sono espresse attraverso la parola, legate alla parola, trasfigurate mediante la parola e "vivono di essa e in essa". Se nell'esaminare un argomento così importante fosse lecito scherzare, diremmo che gli ariani portano la loro idea, la loro missione "sulla punta del naso, sollevandola, pieni di sussiego"; e, nel corso di tutta la loro storia, più che mai spaventati che qualcuno, passando accanto, "non faccia loro lo sberleffo". (da Da una remota antichità, pp. 96-97)
  • Le rivoluzioni e le riforme, questi fenomeni tipici per eccellenza della storia europea, sono stati conflitti di "simboli" professati, di parole professate, lotta e spargimento di sangue "da nasi altezzosi". (da Da una remota antichità, p. 97)
  • Nell'alcova, dove neppure l'amico ha accesso, brilla immancabilmente l'icona delle benedizioni, quella con cui marito e moglie, nel giorno del matrimonio, "sono stati benedetti" dal padre e dalla madre. Dinanzi a loro, in tali casi, la luce della lampada non si estinguerà mai. Il che ci riconduce ancora al principio, all'archetipo del tempio, che veniva acceso e illuminato istintivamente come complesso destinato a produrre la vita. Ogni casa, ogni famiglia, nelle sue suddivisioni e nel suo ordinamento, è finora un tempio babilonese o egizio in miniatura, nel pieno significato della parola!! Ed ecco che con questo ordinamento dell'abitato si ripete un ordinamento storico. L'Asia semitico-camitica è stata parte "interna", "retrostante metà" –intima e profonda– di un'area storico-mondiale. Ha albergato il grande "grembo", che si assume la funzione veramente santa della "procreazione", "sublimandola", cingendola di "lampade". (da Da una remota antichità, pp. 110-111)
  • I libri di Ruth, di Tobia, di Giobbe e, infine, il Cantico dei Cantici imprimono il segno di Moab, di Ninive, dell'Arabia, di Sidone sull'Albero Abramico, sulla legge mosaica e, nello stesso tempo, sono le pagine più delicate e più alte della Bibbia; assai più pure e sublimi del Deuteronomio. Vi è persino una straordinaria elevazione spirituale nel fatto che il "vicino" non abbia lasciato dietro di sé nessun libro: gli bastò vivere l'esperienza del "Cantico dei Cantici", anziché lasciarne un documento scritto. (da Da una remota antichità, pp. 146-147)
  • Ma anche nell'ultimo istante, "sradicati" dal loro mondo, questi popoli della circoncisione non sopportano la putredine della morte, tipica presso gli ariani, l'odore di cadavere: in loro non vi sono rughe di vecchiaia, né rilassamento di membra, né Weltschmerz, "dolore universale", né "anarchia sociale". Creatori di vita "secondo leggi grandi ed eterne", hanno escluso dal nerbo stesso dell'esistenza l'idea della morte; – "non accolgono l'idea del non essere", come nel Fedone si espresse sul conto dell'immortalità dell'anima Platone. Al contrario, presso gli ariani, il "pungolo" della negazione è penetrato nelle radici dell'essere, e questa "traumatizzante negazione" pulsa nelle loro vene. Gli ariani vivono nella morte e hanno venerato un sepolcro. (da Da una remota antichità, pp. 160-161)
  • Quando sulla terra non vi sarà più un uomo che preghi, il sole si estinguerà.
    Perché dovrebbe illuminare la terra? (da Particolari e particolarismi, pp. 160-161)
  • Se mai il Cristo è venuto specialmente per qualcuno, è proprio per i greci: "Figli Miei, come avete fatto a non intuire tante cose! Tante – le migliori ed anche le più belle".
    Essi soppressero ciò che è personale, biografico, dal volto, dalla scultura. Ossia, quanto vi è di più interessante e, infine, di più fascinoso!! Tutti i loro marmi sono vuoti. Veramente vuoti. [...] Il Cristo doveva venire davvero –fra l'altro– a completare esteticamente il mondo. (da Particolari e particolarismi, pp. 183-184)
  • Cantico dei cantici: ce ne sono due. Uno cantato dagli ebrei il sabato. Ma l'altro cantato da Dio una volta nella vita di ogni israelita, allorché questi si circoncide. (da Particolari e particolarismi, p. 199)

Bibliografia[modifica]

  • Vasilij Rozanov, Da motivi orientali, a cura di Alberto Pescetto, introduzione di Jacques Michaut. L'introduzione di Jacques Michaut è stata tradotta da F. Bovoli, Adelphi, Milano, 1988.

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