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Giobbe

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Giobbe (Léon Bonnat, 1880)

Giobbe, personaggio biblico.

Per approfondire, vedi: Libro di Giobbe.

Citazioni di Giobbe[modifica]

  • Nudo uscii dal seno di mia madre, | e nudo vi ritornerò. | Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, | sia benedetto il nome del Signore!
  • Perisca il giorno che io nacqui | e la notte in cui si disse: "È stato concepito un maschio!"
  • Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra | e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario? | Come lo schiavo sospira l'ombra | e come il mercenario aspetta il suo salario, | così a me son toccati mesi d'illusione | e notti di dolore mi sono state assegnate.
  • Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, | o custode dell'uomo? | Perché m'hai preso a bersaglio | e ti son diventato di peso? | Perché non cancelli il mio peccato | e non dimentichi la mia iniquità? | Ben presto giacerò nella polvere, | mi cercherai, ma più non sarò!
  • Dio non ritira la sua collera: | sotto di lui sono fiaccati i sostenitori di Raab.
  • Ma io all'Onnipotente vorrei parlare, | a Dio vorrei fare rimostranze.
  • Ma io so che il mio Redentore vive | e che alla fine si alzerà sulla polvere. | E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, | senza la mia carne, vedrò Dio. | Io lo vedrò a me favorevole; | lo contempleranno i miei occhi, | non quelli d'un altro; | il cuore, dal desiderio, mi si consuma!
  • Con forza agita il mare | e con intelligenza doma Raab. | Al suo soffio si rasserenano i cieli, | la sua mano trafigge il serpente tortuoso.
  • Ma la saggezza, dove trovarla? | Dov'è il luogo dell'intelligenza? | L'uomo non ne sa la via, | non la si trova sulla terra dei viventi. | L'abisso dice: "Non è in me"; | il mare dice: "Non sta da me". | Non la si ottiene in cambio d'oro, | né la si compra a peso d'argento.
  • Ecco, temere Dio, questo è sapienza | e schivare il male, questo è intelligenza.
  • Sono divenuto fratello degli sciacalli | e compagno degli struzzi.
  • La mia cetra non dà più che accenti di lutto, | e la mia zampogna voce di pianto.

Citazioni su Giobbe[modifica]

  • Ecco, noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione. (Giacomo il Giusto, Lettera di Giacomo)
  • In questa linea, la figura di Giobbe paziente e orante sul letamaio costituisce il modulo dominante dell'iconografia, lungo tutta la storia dell'arte. Naturalmente esiste qualche appiglio per tale lettura, il cui fondamento rimane tuttavia davvero esiguo e non appartiene interamente alla sostanza del libro, né al suo messaggio; si tratta di una lettura assolutamente secondaria. (Gianfranco Ravasi)
  • Leggere Giobbe è come «tenere nelle mani un'anguilla». L'espressione, peraltro facilmente comprensibile, è di un lettore geniale della Bibbia in latino, Girolamo. Nella sua premessa a Giobbe, formula questo paragone, di grande pertinenza e folgorante per la capacità di rappresentare l'arduo impegno di ogni lettore nel tentare di spiegare e di comprendere Giobbe, di trovare cioè l'asse fondamentale della sua interpretazione, anche all'interno di una foresta di altri significati. (Gianfranco Ravasi)
  • Io sono ritornato a Giobbe, perché non posso vivere senza di lui, perché sento che il mio tempo, come ogni tempo, è quello di Giobbe; e che, se ciò non si avverte, è solo per incoscienza o illusione. Io ritorno a lui, perché da lui ricevo l'unica soluzione possibile della mia vita: il diritto a disperare. È di Giobbe la Disperazione come categoria della Ragione, come evento positivo e provvidenziale. E in un certo senso la sua parola è necessaria come quella di Cristo; la sua è la parola della terra, quella di Cristo del Cielo; e per fortuna si richiamavano nello spazio dei secoli, come ora si incrociano e si integrano nella totalità di una medesima Rivelazione, all'infuori della quale non esiste che tenebra. (David Maria Turoldo)
  • Se io non avessi Giobbe! Non posso spiegarvi minutamente e sottilmente quale significato e quanti significati egli abbia per me. Io non lo leggo con gli occhi come si legge un altro libro, me lo metto per così dire sul cuore e in uno stato di clairvoyance interpreto i singoli passi nella maniera più diversa. Come il bambino che mette il libro sotto il cuscino per essere certo di non aver dimenticato la lezione quando al mattino si sveglia, così la notte mi porto a letto il libro di Giobbe. Ogni sua parola è cibo, vestimento e balsamo per la mia povera anima. (Søren Kierkegaard)

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