Vespasiano da Bisticci

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Vespasiano da Bisticci (1421 – 1498), scrittore, umanista e libraio italiano.

Citazioni di Vespasiano da Bisticci[modifica]

  • [Janus Pannonius] Era di maraviglioso ingegno, e attissimo alla prosa e al verso, ma al verso aveva grandissima facilità. Era fama della sua virtù non solo in quello Istudio [di Guarino Veronese], ma per tutta l'Italia non si diceva altro che di questo giovane. Sogliono i più di questi oltramontani avere poco ingegno; costui superava non solo gli oltramontani, ma non era Italiano che s'accostasse al suo ingegno. Non era la sua complessione se non in spirito, in tutto alieno dalla materia. A vederlo pareva le delizie del mondo, tanta grazia aveva con ognuno, e pe' sua modi e pe' sua costumi! Ogni dì cresceva più la sua riputazione.[1]
  • [Janus Pannonius] Cosimo mi disse avere assai caro d'avergli parlato perché gli pareva così savio giovane e prudente, quanto ognuno oltramontano gli avesse parlato ne' sua dì, e nel quale conosceva molte degne condizioni; e che per cosa veruna non avrebbe voluto non averlo a conoscere. E di poi mi disse che io gli offerissi ogni cosa che si potesse fare per lui, ch'egli la farebbe di buonissima voglia; istava stupefatto delle degne condizioni di questo giovane.[2]
  • [Janus Pannonius tornato in Ungheria dopo gli anni di soggiorno in Italia si confida con V. da Bisticci[3]] Giunto di là, e veduto i costumi di quelle genti, gli parvero molto strani, rispetto a quegli d'Italia, dov'egli s'era allevato. Benché gli fusse fatto tanto onore e dal re e dall'arcivescovo e da tutti quegli signori quanto fu possibile, e non vi poteva istare in maggiore riputazione che vi stava, non vi si poteva pegio contentare che faceva, secondo che io intesi da lui; e massime avendo l'animo e l'ingegno pellegrino quanto dire si potesse.[4]
  • [Alfonso V d'Aragona] [...] gran lume delle lettere [...][5]
  • [Niccolò Niccoli] [...] quando era a tavola, mangiava sempre in vasi antichi bellissimi, e così tutta la sua tavola era piena di vasi di porcellana, o d'altri ornatissimi vasi [...]. A vederlo in tavola, così antico com'era, era una gentilezza.[6]
  • [Sul De dignitate et excellentia hominis di Giannozzo Manetti] Nacque questo libro da una domanda che gli fece un dì il re Alfonso[7]. Dopo più disputazioni che avevano avute della dignità dell'uomo, domandollo quale fusse il suo proprio uficio dell'uomo; rispose: Agere et intelligere.[8]

Note[modifica]

  1. Dalle Vite degli uomini illustri, citato in Paolo Ruzicska, Storia della letteratura ungherese, Nuova Accademia Editrice, Milano, 1963, capitolo XXII, p. 217; (parzialmente) in La gioventù di Ludovico Ariosto e la poesia latina in Ferrara; in Giosuè Carducci La coltura estense e la gioventù dell'Ariosto, Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, p. 174 e (parzialmente) in Janus Pannonius, Epigrammi lascivi, traduzione di Gianni Toti, Fahrenheit 451, 1997, p. 12. ISBN 88-86095-03-1
  2. Da La gioventù di Ludovico Ariosto e la poesia latina in Ferrara; in Giosuè Carducci La coltura estense e la gioventù dell'Ariosto, Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci, volume tredicesimo, Nicola Zanichelli Editore, pp. 176-177.
  3. Cfr. Ruzicska, Storia della letteratura ungherese capitolo XXII, p. 218.
  4. Citato in Paolo Ruzicska, Storia della letteratura ungherese, Nuova Accademia Editrice, Milano, 1963, capitolo XXII, p. 218.
  5. Citato in Tobia Cornacchioli, Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L'academia parrasiana e l'Umanesimo cosentino, Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 65.
  6. Citato in Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989, vol. 1, p. 285.
  7. Alfonso V d'Aragona (1394 – 1458), dal 1442 re di Napoli col nome di Alfonso I.
  8. Citato in Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989, vol. 1, p. 332.

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