Waldemar Gurian

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Waldemar Gurian (1902 – 1954), politologo e docente universitario tedesco-statunitense, di origine russa.

Citazioni di Waldemar Gurian[modifica]

  • La caratteristica più notevole del regime sovietico, stabilitosi in Russia più di trent'anni fa, è la pretesa di essere strumento di uno sviluppo sociale storicamente necessario e di considerarsi, quindi, come l'acceleratore dell'evoluzione dell'umanità verso il socialismo ed il comunismo. I particolari di tale evoluzione non sono conosciuti ed il suo indirizzo generale è noto soltanto al partito, il partito bolscevico-comunista di Lenin e del suo successore Stalin.[1]

Il bolscevismo[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Kerenski, che pure sembrava un dittatore, essendo presidente dei ministri, ministro della guerra e talora comandante supremo dell'esercito, non aveva in concreto nessuna autorità.
    Kerenski non era che un debole, un uomo indeciso, che non osava né darsi in braccio ai socialisti né darsi tutto alla borghesia. (cap. II, p. 16)
  • Questa nuova forma di economia, cioè la libertà di contrattazione, dà origine alla Nep, che vuol dire nuova politica economica. Spenta la borghesia, si permette il sorgere del nep-borghese, il quale si presenta come un piccolo commerciante, come un distributore di merci. Ed anche l'economia statale si orienta secondo il mercato, cioè nelle operazioni si parte dal concetto di reddito. E, quanto agli scambi, con l'introduzione del Tscherwonetz si ritorna alla circolazione della moneta. (cap. III, p. 53)
  • A quella di Stalin si contrappone la figura di Trotzki. Trotzki è il tipico rivoluzionario romantico che ama l'effetto e che non si appagherebbe di esercitare il potere come una qualunque, sebbene altissima, occupazione. I rivoluzionari lo hanno stimato e amato come eroe delle barricate, come oratore dotato, capace d'infiammare e trascinare qualsiasi uditorio, abile nell'elettrizzare le masse ed i soldati. Ma dal punto di vista del disinteresse morale sembra discutibile, perché si lascia vincere dalla vanità e dall'ambizione, segno di un carattere instabile, incapace di unità e di perseveranza nell'azione, ciò che, al contrario, costituisce il privilegio di Stalin. (cap. IV, pp. 84-85)
  • Mentre nella società borghese vi sono cose che cadono nel dominio pubblico, e cose che sono lasciate al libero potere dei singoli, il bolscevismo non ammette simile distinzione. Per il bolscevismo tutto è di dominio pubblico. Un bene privato è considerato immorale. (cap. VI, p. 99)
  • È impossibile porre dei limiti al terrore quando questo è riconosciuto come un'arma politica. Trotzki lancia accuse contro l'ingiustizia dei mezzi terroristici che Stalin ha adoperato per combatterlo. Ma Stalin considerava Trotzki come un pericolo per il bolscevismo. In vista di ciò ogni mezzo per combatterlo era ritenuto lecito. (cap. VI, p. 101)

Explicit[modifica]

Il Bolscevismo non è dunque che una forza negativa della riforma sociale. Proprio la sua utopia, l'efficacia dei suoi metodi di dominio e le loro conseguenze, dimostrano che nel mondo odierno sono violate le leggi fondamentali della vita sociale. Se non ci fosse stata una tale violazione, non sarebbe stato possibile che la fede nell'utopia bolscevica raggiungesse la vigorosa influenza che essa possiede. Non basta dunque contraddirne gli errori, occorre superarlo, attraverso la comprensione delle sue profonde radici.

Introduzione al comunismo[modifica]

Incipit[modifica]

Per comprendere lo sviluppo, i successi e i pericoli del movimento comunista bolscevico, occorre considerarlo come una religione politico-secolare. Esso infatti non è esclusivamente interessato alla conquista del potere e ad ottenere cambiamenti politici e sociali; esso vuole l'assoluto dominio su ogni sfera della vita, sia spirituale sia secolare.

Citazioni[modifica]

  • In contrasto con i socialisti moderati, che vengono attaccati come opportunisti e traditori perché accettano uno sviluppo graduale e pacifico della società, i bolscevichi pongono l'accento sulla necessità della violenza e del terrorismo. La forza e la violenza, essi sostengono, sono state usate in tutti i periodi della storia per stabilire nuovi ordini sociali e sono quindi necessarie per accelerare l'ascesa della società socialista e comunista. Nella dittatura del proletariato la forza e la violenza non vengono utilizzate per ragioni soggettive e personali, bensì per facilitare il progresso sociale. (cap. I, pp. 37-38)
  • Bolscevichi e menscevichi si sono divisi proprio perché differivano fondamentalmente circa il carattere e il ruolo del partito. Per i menscevichi il partito era una comunità di persone indipendenti che avevano le medesime opinioni politiche. Il loro concetto del partito non era diverso da quello che comunemente viene usato nel mondo occidentale liberale e democratico, dove un partito non vuole dominare integralmente la vita dei suoi membri; esso li inquadra semplicemente per limitati scopi politici.
    Per Lenin, invece, il partito era un gruppo organizzato e disciplinato severamente, guidato da rivoluzionari di professione, pronti a combattere per l'ascesa al potere con ogni mezzo, e che consideravano l'appartenenza al partito come la forza determinante di tutta la loro esistenza. (cap. I, pp. 39-40)
  • Talvolta il partito comunista è stato paragonato a un ordine religioso. Questo paragone trascura due fatti e cioè che gli ordini religiosi non vogliono il dominio su tutta l'umanità, né aspirano a realizzare alcun specifico ordine economico e sociale sulla terra. Comunque, se vengono trascurate tutte le differenze relative alla visione fondamentale del mondo e agli obiettivi da raggiungere e il paragone viene limitato alle relazioni dei membri verso i superiori, il partito e l'ordine religioso sembrano avere in comune alcune caratteristiche. (cap. I, p. 41)

Note[modifica]

  1. Da L'evoluzione del regime sovietico da Lenin a Stalin, in AA.VV., L'Unione Sovietica. Presupposti, ideologia, realtà politica (The Soviet Union. Background; Ideology, Reality), a cura di Waldemar Gurian, traduzione di L. C., La Nuova Italia, Firenze, 1954, p. 3.

Bibliografia[modifica]

  • Waldemar Gurian, Il bolscevismo, traduzione di Teocrito Di Giorgio, collezione "I quaderni del cattolicismo contemporaneo", Società editrice "Vita e pensiero", Milano, 1933.
  • Waldemar Gurian, Introduzione al comunismo (Bolshevism. An introduction to Soviet Communism), traduzione di Maria Grazia Cosentino, Cappelli, 1958.

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