Cales

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Citazioni su Cales.

  • Chiuso infine il ciclo della ceramica figurata, dobbiamo a una città campana, Cales, il primo grande impianto industriale di ceramica a rilievo in Italia, con la produzione dei vasi caleni (tazze, coppe e gotti) dipinti a vernice nera brillante, a imitazione dei vasi metallici, dovuti all'inizio a vasai ateniesi immigrati e poi contrassegnati spesso da firme di figulini di nome latino, appartenenti cioè alla gente laziale che Roma mandò per prima a colonizzare l'agro di Cales. (Antonio Canino)
  • E Cales, la cui grande civiltà fanno arguire le ultime scoverte, dovette fare i suoi di buon'ora. Laonde vince per antichità quello di Venafro [Acquedotto], forse opera Augustea. È rimarchevole eziandio che il Venafrano era alto pal. 7, largo pal. 3; e il Caleno è alto palmi 8, e largo quattro. Pel modo di costruzione corrisponde a quelli di cui lasciarono le norme Vitruvio e Frontino.
    È preziosa poi la ricordanza del consolato di Cinna nella dipinta iscrizione, che circa due mila anni non hanno potuto distruggere, perché ci conferma che Cales fosse già soggetta a Roma, dove che gli storici erano incerti su le condizioni dei Sidicini e de' Caleni, all'altalena degli avvenimenti della guerra sociale; nella quale Cales rimase fedele ai Romani. (Domenico de' Guidobaldi)
  • E se Cales non cessò di essere Ausonia, avendo pure in veduta i suoi monumenti rinvenuti al Vicus Palatius con caratteri e con fisonomía asiatica, non avrei a riguardare indifferentemente l'opinione di chi disse Cales d'origine orientale: ma ciô nell'intelligenza di essere stata fondata dagli Ausoni, i quali trovansi puranche nella Siria, ove un'Ausonitide. Oltre che Cales v'ha chi l'ha supposta Pelasgo-Tirrenica, ed i Tirreni per testímonianza di Erodoto e di altri, erano asiatici, e loro parenti eran gli Assiri, stabiliti nella Lidia a Sardi etc. Come Armeni, Medi, e Persiani passarono in Africa e in Ispagna. (Domenico de' Guidobaldi)
  • In Cales i bagni termali eran celebri, e son conosciute le sue acque acidule. (Domenico de' Guidobaldi)
  • Noi non dubitiamo dell'energia de' nuovi intraprenditori degli Scavi Caleni soccorsl da Uomini intelligenti, e provvisti di molti mezzi, i quali hanno formata una Sociétà, per la quale non v'ha lode abbastanza da tributar con parole. È carita Cittadina la più gloriosa quelia di far rivivere la morta civiltà de'nostri padri! Se un Oleno Caleno presagi la grandezza di Roma, mancherà alla terra Ausonia de' Caleni un altro Oleno, che ne riveli la sua eccellenza e la celebrité sua? [...] Sono assicurato, che i grandi edifizî, e quelli in ispezie che potranno determinare e rivelare i costumi, le arti e la vita publica de' Caleni, saranno posti in tale stato, che gli Archeologi e gli Artisti possano studiarli nella originaria postura. Ciô servirà maravigliosamente alla Scienza non solo, non pure alla civiltà Calena. Oh se questo nobilissimo pensiero fosse stato seguito in tutti gli altri scavameati delle altre provincie meridionali d'Italia! (Domenico de' Guidobaldi)
  • Sappiamo da Ellanico, da Licofrone, e da Nicandro che gli Ausoni erano i primitivi abitatori dell'Apulia e della Daunia, ove con Polibio ritroviamo una Cales, e prescindendo da una Cales asiatica, la vita di Cales di cui trattiamo è davvero Ausonia e risente dell'orientale. Ció io dico, laddove nella fisonomía orientale de' monumenti Caleni e del Vicus Palatius non voglia scorgersi quella tale influenza asiatica, come in Gere e in altri luoghi, appunto per i commerci Assiro-Babilonesi ne' medesimi, sia pei Tirreni, sia per mezzo dei Greci, primi a navigare in Italia. (Domenico de' Guidobaldi)

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