Eugène Ionesco

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Eugen Ionesco (1909 – 1994), commediografo e scrittore francese di origine rumena.

Indice

[modifica] Citazioni di Eugène Ionesco

  • Dove non c'è umorismo non c'è umanità; dove non c'è umorismo (questa libertà che si prende, questo distacco di fronte a se stessi) c'è il campo di concentramento. (da Note e contronote)
  • La Commedia Umana non mi assorbe abbastanza. Non appartengo interamente a questo mondo. (da Diario in frantumi)

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  • Ci sono più persone morte che vive. E il loro numero è in aumento. Quelle viventi diventano sempre più rare.
  • Dio mi deve delle spiegazioni.
  • È la nostra propria mediocrità che ci fa innamorare e che ci fa rinunciare. Il vero amore non conosce il significato della rinuncia, non è nemmeno preoccupato di questo problema; non rinuncia l'amore stesso, la rinuncia è per la gente sconfitta, e come un sentimento di sconfitta si adatta solo agli sconfitti.
  • Il critico deve scrivere, non prescrivere.
  • Il successo è la fortuna di essere frainteso da alcune persone influenti.
  • La banalità è un sintomo di non comunicazione. Gli uomini si nascondono dietro ai loro cliché.
  • La ragione è la follia del più forte. La ragione del meno forte è follia.
  • L'aria della campagna è pura perché i contadini dormono con le finestre chiuse.
  • Nei miei ricordi, le apparizioni grottesche assomigliavano ai personaggi di Brueghel, o di Bosch: grandi nasi, corpi deformi, sorrisi atroci, piedi biforcuti. (estate 1939)
  • Non abbiamo tempo per dedicarci un po' di tempo.
  • Non esiste religione nella quale la vita di tutti i giorni non sia considerata una prigione; non c'è una filosofia o una ideologia che non pensa che viviamo in un mondo di alienazione.
  • O parole, quanti delitti si commettono in vostro nome!
  • Più mi spiego e meno mi capisco.
  • Prendi un cerchio perfetto, se lo accarezzi avrai un circolo vizioso.
  • Probabilmente dirai che il progresso può essere buono o cattivo, come gli ebrei, i tedeschi o i film.
  • Sapere ciò che c'è in fondo, ecco la cosa più importante.
  • Se Dio esistesse, a che servirebbe la letteratura? Se Dio non esistesse, a che servirebbe scrivere?
  • Un'opera d'arte è soprattutto un'avventura della mente.

[modifica] La cantatrice calva

[modifica] Incipit

Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese. Porta occhiali inglesi; ha balletti grigi, inglesi. Vicino a lui, in un'altra poltrona inglese, la signora Smith, inglese, rammenda un paio di calze inglesi. Lungo silenzio inglese. La pendola inglese batte diciassette colpi inglesi.

Signora Smith: Già le nove. Abbiamo mangiato minestra, pesce, patate al lardo, insalata inglese. I ragazzi hanno bevuto acqua inglese. Abbiamo mangiato bene, questa sera. La ragione si è che abitiamo nei dintorni di Londra e che il nostro nome è Smith.
Signor Smith: (continuando a leggere, fa schioccare la lingua).
Signora Smith: Le patate sono molto buone col lardo, l'olio dell'insalata non era rancido. L'olio del droghiere dell'angolo è di qualità assai migliore dell'olio del droghiere di fronte, ed è persino migliore dell'olio del droghiere ai piedi della salita. Non voglio dire però che l'olio di costoro sia cattivo.
Signor Smith: (continuando a leggere, fa schioccare la lingua).
Signora Smith: Ad ogni modo l'olio del droghiere dell'angolo resta il migliore...
Signor Smith: (continuando a leggere, fa schioccare la lingua).

[modifica] Citazioni

  • Signor Smith: Un medico coscienzioso deve morire con il malato, se non possono guarire assieme.
  • Signor Smith: Che tutti i medici sono ciarlatani. E anche tutti i malati. Solo la marina è sana, in Inghilterra.
    Signora Smith: Ma non i marinai.
    Signor Smith: Beninteso. (scena I)
  • Signora Smith (che ha una crisi di furore): Non mandarmi più ad aprire la porta. Hai visto che è inutile. L'esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta è segno che non c'è mai nessuno. (scena VII)
  • Pompiere: Molto male. Non accade quasi nulla, qualche sciocchezzuola, un camino, una stalla. Niente di serio. Cose che non rendono. E siccome non c'è rendimento anche il premio di produzione è molto magro.
    Signor Smith: Andiamo male. In tutti i campi è la stessa storia. Il commercio, l'agricoltura, proprio come il fuoco, quest'anno... non si riesce a ingranare.
    Signor Martin: Niente grano, niente fuoco.
    Pompiere: Neppure inondazioni.
    Signora Smith: Ma c'è dello zucchero.
    Signor Smith: Perché lo fanno venire dall'estero.
    Signora Martin: Per gli incendi sarebbe più difficile. Troppe tasse. (scena VIII)
  • Pompiere: (si dirige verso l'uscita poi si ferma) A proposito, e la cantatrice calva?
    Silenzio generale, imbarazzato.
    Signora Smith: Si pettina sempre allo stesso modo! (scena X)
  • Signor Smith: Prendete un circolo, coccolatelo, diventarà vizioso!

[modifica] Incipit de Il solitario

A trentacinque anni è ora di ritirarsi dalla corsa. Se esiste una corsa. Ne avevo fin sopra i capelli del mio impiego. Era già tardi, avevo quasi quarant'anni. Sarei morto di noia e di tristezza se non avessi ereditato inaspettatamente. È raro, ma ci sono ancora zii d'America, sempre che il mio non fosse l'ultimo. In ogni caso, nessuno dei colleghi della piccola azienda aveva un padre, un cugino o uno zio americano. Se ne mostrarono gelosi: figurarsi, non aver più bisogno di lavorare!

[modifica] Bibliografia

  • Eugène Ionesco, La cantatrice calva, a cura di Gian Renzo Morteo, Einaudi, 195829.
  • Eugène Ionesco, Il solitario (Le solitaire), traduzione di Gabriella Bosco, Oscar Mondadori, 1989. ISBN 8804320109

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