Giampaolo Pansa

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Giampaolo Pansa (1935 – vivente), giornalista, scrittore e storico italiano.

Indice

[modifica] Citazioni di Giampaolo Pansa

  • [Se aspettavi ancora un po' a scrivere, tutto sarebbe sparito, qualcuno dice che è meglio l'oblio...] Guai, guai. Che si vive a fare se si rinuncia alla verità? La storia di un Paese è fatta di coloro che hanno combattuto guerre sbagliate, cercato traguardi assurdi. Occorre accettare questo, e onorare chi ha sofferto, non per forza condividerne la memoria, ma accettarla, darle cittadinanza. [...] Da sinistra si tira fuori sempre questo antifascismo. Berlusconi come Mussolini, lo Stato autoritario imposto da Mediaset... Balle sovrane. Da destra, fate voi la riflessione. Bisognerebbe ricominciare da questo riconoscimento reciproco del diritto pubblico alla propria memoria. (dall'intervista a Libero del 7 ottobre 2005)
  • Quando sento Grillo urlare, italiani, mi viene il gelo nel sangue, perché mi ricorda qualcuno che strillava la stessa parola con la stessa enfasi da un balcone di Palazzo Venezia. (dall'intervista al Tg1 del 23 settembre 2007)
  • Le parole possono trasformarsi in pietre, le pietre in pallottole. È già accaduto, l'Italia è stata per quasi vent'anni prigioniera del terrorismo. È un pericolo che può ripresentarsi e non vorrei che Grillo, anche contro i suoi progetti ed i suoi programmi, diventi il veicolo per questo male terribile. (ibidem)

[modifica] Senza fonte

  • La sinistra ha sempre raccontato balle, a partire dall'invasione dell'Ungheria, passando per la campagna del Fronte popolare. Tutti i partiti mentono, ma qualcuno di più. Il Pci però ha sempre mentito.
  • Raitre, è una rete che a me (scusa il termine), mi fa schifo, eh no eh, mi fa schifo...

[modifica] I Gendarmi della Memoria

[modifica] Incipit

Non me l'aspettavo, il guaio che mi capitò a Reggio Emilia. Nel corso degli anni avevo presentato in pubblico decine e decine di libri, miei e di altri. E non mi era mai successo, proprio mai, di essere aggredito: per nessun motivo, tanto meno per ragioni di ostilità politica.

[modifica] Citazioni

  • Come si muove un gendarme? Quando s'imbatte in qualcuno che infrange la legge, lo acchiappa e lo schiaffa in guardina. Perché non osi più disobbedire alla norma. Si comportano così anche i Gendarmi della Memoria. Loro si sentono gli unici custodi del solo racconto autorizzato e legittimo del conflitto interno che insanguinò l'Italia fra l'autunno del 1943 e l'aprile 1945. Per poi sfociare in una dura resa dei conti sui fascisti sconfitti. E tutto ciò che contraddice il racconto da loro difeso deve essere smentito. O, meglio, ancora, taciuto, ignorato, cancellato. (pag. VII)
  • È indubbio che senza il PCI non ci sarebbe stata nessuna guerra partigiana. E la Resistenza si sarebbe rivelata un'impresa modesta. Ma con il PCI la guerra di liberazione è diventata anche una guerra rivoluzionaria, per la conquista del potere in Italia. E questo progetto eversivo ha autorizzato un succedersi di errori, di menzogne, di intrighi, di soprusi, di delitti e di misteri: tutta robaccia occultata da una storiografia succube degli interessi di quel partito. (pag. IX)
  • L'Italia di questi tempi non è più un Paese normale. Nei paesi normali, violenze come quelle commesse contro la libreria di Bassano [Le serrature dei tre ingressi erano state sabotate e bloccate] non accadono. E se capitano, di solito vengono sanzionate in modo severo. Come merita chi si arroga il diritto di fare di tutto, in nome di una perversione totalitaria che l'autorizza a essere prepotente con chi la pensa in modo diverso. Ma da noi la regola numero uno, quella che recita: chi offende va punito, non si applica quasi più. (pagg. 54-55)
  • In molte bande partigiane rosse emerse il proposito di sopprimere esponenti dei partiti del fronte resistenziale. Per un motivo che si presta a pochi dubbi: chi non era comunista, ma era attivo in partiti come la DC, per esempio, poteva diventare un nuovo avversario. E questo nuovo nemico si sarebbe di certo opposto alla strategia rivoluzionaria del PCI e al suo disegno di conquistare il potere nell'Italia appena liberata. Si trattava, dunque, di delitti politici mirati. Diretti a terrorizzare gli avversari interni all'alleanza antifascista e ad annientarne la capacità di resistere ai progetti dei comunisti. (pagg. 200-201)
  • [Secondo la sinistra] Il revisionismo è pericoloso quanto il cianuro. Ma se è la sinistra a praticarlo, diventa un'aspirina che bisogna ingoiare perché ci regalerà soltanto la buona salute. Questo è il revisionismo fasullo dei soliti noti. Di sicuro non ha vinto. E non credo che vincerà mai. (pag. 328)
  • Un amico mi ha domandato: "Hai dei rimpianti?" Ho risposto: "Assolutamente no. Anche perché ho scoperto un'umanità che non conoscevo [Si riferisce al fatto che il suo pubblico è cambiato: più lettori di centrodestra e sempre meno a sinistra]. In più ho capito qual è la malattia che mina la Quercia". Il male, per me non più oscuro, è la paura di dover riflettere su se stessi e di rileggere la propria storia politica. E, di conseguenza, il rifiuto di discutere con chi ti obbliga a scoprire le carte e a smettere un gioco reticente e pavido. (pag. 342)
  • Istria, Dalmazia, Fiume, Pola, Zara, l'esodo dei 300.000 che non volevano vivere sotto Tito, il loro arrivo in Italia tra gli insulti e gli sputi degli attivisti organizzati dal PCI... Di queste tragedie è inutile parlare ai Gendarmi della Memoria. Loro danno il via libera soltanto ai ricordi che gli fanno comodo. Invece, la memoria che li mette in difficoltà preferiscono tenerla sotto chiave nella guardina del silenzio, zittirla, fingere che non esista. (pag. 365)

[modifica] Carte false

[modifica] Incipit

Eravamo ingenui. Ingenui e prigionieri di un mito e di un sogno. Il mito dei freschi inchiostri all'alba. Il sogno di cominciare "il mestiere" dentro un grande giornale.

[modifica] Citazioni

  • Questo vale per i giornalisti giovani. Non per tutti, certo, ma per molti sì. Sono ignoranti. Magari intelligenti, ma ignoranti. Nel senso che la scuola di questi anni gli ha insegnato poco. E da soli hanno imparato anche di meno. (pag. 28)
  • Ah, il giornalismo obiettivo! Quante fregature abbiamo dato al lettore sventolando questa bandiera fantasma. (pag. 49)
  • Non tutti i giornalisti italiani mentono. Ma una parte di noi, in epoche diverse, ha sempre mentito. Abbiamo mentito per conto del padrone del giornale, soprattutto quando l'interesse numero uno del padrone non era quello di vender notizie. Abbiamo mentito per riguardo al potere politico dominante. Abbiamo mentito per favorire l'opposizione. (pag 51)

[Giampaolo Pansa, Carte false, Rizzoli, Milano 1986]

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