Jonathan Swift

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Jonathan Swift

Jonathan Swift (1667 – 1745), scrittore e poeta irlandese.

Citazioni di Jonathan Swift[modifica]

  • Abbiamo fin troppe religioni per odiarci, ma non abbastanza per amarci l'un l'altro.
We have just enough religion to make us hate but not enough religion to make us love one another. (da Thoughts on various subjets; in The works of Jonathan Swift, vol. II, Hamilton, Balfour & Hunter, Edinburgh 1757)
  • Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada. (da Pensieri su vari argomenti)
  • C'era un Architetto molto ingegnoso che aveva escogitato un nuovo Metodo per costruire Case, cominciando dal tetto, e lavorando all'ingiu' fino alle Fondamenta. (da I viaggi di Gulliver)
  • Devo lamentare che le carte sono mischiate male fin quando non ho una buona mano.
I must complain the cards are ill shuffled until I have a good hand. (da Thoughts on various subjects, The works of Jonathan Swift, p. 292)
  • E lui diede questa opinione: che chiunque facesse crescere cinque pannocchie di grano o due fili d'erba la' dove prima ne cresceva uno solo, avrebbe fatto un miglior servizio al suo paese che tutta la razza dei politici messa assieme... (da I viaggi di Gulliver)
  • La ragione per cui sono così pochi i matrimoni felici, è che le ragazze spendono il loro tempo a fare reti, non a fare gabbie. (da Pensieri su vari argomenti)
  • La satira è una sorta di specchio dove chi guarda scopre la faccia di tutti tranne la propria. (da Battaglia dei libri)
  • La gelosia come il fuoco può accorciare le corna, ma le fa puzzare. (da Pensieri su vari argomenti)
  • Quando gli uomini diventano virtuosi in vecchiaia, non fanno altro che sacrificare a Dio gli avanzi del diavolo. (Citato in Focus N.115, pag.170)
  • Qui giace il corpo di Jonathan Swift,
    ove l'ira e il risentimento
    più non possono divorare il cuore
    . (parole dettate per la propria epigrafe; citato in Olga Ceretti, Soltanto scherno per l'amore, Historia luglio 1968 n. 128)
  • Se un uomo mi tiene a distanza, la mia consolazione è il fatto che tiene a distanza anche se stesso. (da Pensieri su vari argomenti)
  • Si accusano tanto gli uomini di ignorare le loro debolezze, tuttavia pochi forse sono consapevoli della loro forza. Avviene per gli uomini come per i terreni, ove talvolta si cela un filone d'oro di cui il proprietario non conosce l'esistenza.[1]
  • Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di aver avuto torto; che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto fosse ieri. (da Pensieri su vari argomenti)

Il leone non mangia la vera vergine[modifica]

  • Pertanto non corriamo alcun rischio di andare contro all'Inghilterra, perché il tipo stesso di materiale non è adatto per essere esportato, dato che la carne di infante è di consistenza troppo delicata per rimanere a lungo immersa nel sale; anche se forse esiste un paese che sarebbe ben contento di mangiarsi l'intera nazione senza sale. (da Una modesta proposta)
  • Certo un uomo è come un manico di scopa: la natura lo invia in questo mondo forte e vigoroso, in condizioni prosperose e con tutti i capelli sulla testa, i veri rami dei vegetali dotati di ragione; poi, la mannaia dell'intemperanza gli taglia tutti i rami verdi e lo lascia come un tronco avvizzito. Allora l'uomo ricorre all'artificio, e decide di indossare il parrucchino, valutando la sua essenza su una massa fasulla di capelli coperti di polvere e incapaci di crescere veramente. (da Meditazione su un manico di scopa. In conformità allo stile e alle maniere delle meditazioni dell'onorevole Robert Boyle, 1703; in 1993)
  • Tale è l'importanza che ogni uomo si attribuisce, pronto a pensare che la stessa importanza gli venga attribuita dagli altri, che trascura di compiere almeno una volta questa facile e ovvia riflessione: i suoi affari hanno per gli altri la stessa importanza che gli affari degli altri hanno per lui; e quanto scarsa questa importanza sia ne è certamente a conoscenza. (da Suggerimenti per un saggio sulla conversazione; in 1993)
  • Pertanto, gli uomini di alta cultura e coloro che conoscono la varietà del linguaggio sono in genere i peggiori oratori improvvisati, fino a quando la pratica non li ha abituati e irrobustiti, perché vengono confusi da molte cose, dalla varietà di nozioni e di parole tra cui è difficile scegliere prontamente e si sentono perplessi e intralciati da una scelta troppo grande; il che non rappresenta uno svantaggio nelle conversazioni private mentre, d'altro canto, il talento per gli attacchi verbali è, piú di altri, insopportabile. (da Suggerimenti per un saggio sulla conversazione; in 1993)

I viaggi di Gulliver[modifica]

Incipit[modifica]

Gianni Celati[modifica]

L'autore presenta alcuni ragguagli su se medesimo, la sua famiglia, i primi incentivi a viaggiare. Fa naufragio, salvasi a nuoto, sbarca nel paese di Lilliput. Ivi fatto prigioniero viene condotto all'interno del paese
Mio padre possedeva un modesto fondo nella contea di Nottingham, e io sono il terzo di cinque figli. All'età di anni quattordici egli m'inviò al Collegio Emanuele di Cambridge, ove rimasi per tre anni, dedicandomi strettamente agli studi: ma essendo il costo della retta troppo oneroso per le nostre povere sostanze (sebbene vivessi piuttosto magramente), fui destinato quale apprendista presso il dottor Giacomo Bates, eminente chirurgo di Londra, col quale rimasi per anni quattro; e inviandomi talora mio padre piccole somme di danaro, le investii per apprendere l'arte di navigare e altre cognizioni matematiche, utili a chi voglia darsi ai viaggi: come sempre ritenni sarebbe stata un giorno la mia sorte. Lasciato il dottor Bates, me ne tornai alla casa paterna; ove, con l'aiuto di mio padre e di mio zio Giovanni e d'altri parenti, raccolsi la somma di quaranta sterline e una promessa di trenta sterline annue per mantenermi a Leida: ivi studiai la medicina per due anni e sette mesi, ben sapendo che ciò sarebbe stato utile nei lunghi viaggi.
[Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397]

Aldo Valori[modifica]

L'autore parla in succinto della propria nascita, della propria famiglia e dei motivi che primieramente lo indussero a viaggiare, e come, avendo fatto naufragio, si salvasse a nuoto arrivando al paese di Lilliput, dove venne fatto prigioniero e trasportato nell'interno.
Mio padre era un piccolo possidente della contea di Nottingham, ed io ero il terzo dei suoi cinque figli. Avevo quattordici anni quando fui mandato a Cambridge, nel Collegio Emmanuele, ove studiai con molta diligenza. Ma dopo qualche tempo la mia famiglia non poté sostenere la spesa, tuttoché modesta, della mia pensione, sicché dovetti lasciare il collegio e sistemarmi a Londra presso il celebre chirurgo Giacomo Bates, dal quale rimasi quattro anni come apprendista.
Ma io sentivo che il mio destino m'avrebbe portato a viaggiare per mare, sì che ogni piccola somma che mio padre buon'anima ogni tanto mi mandava, io l'impiegavo nello studio delle matematiche e della navigazione. Infine riuscii a cavar di sotto a mio padre, a mio zio e a qualche altro parente una quarantina di sterline, oltre alla promessa d'una pensione di trenta sterline all'anno, e con questi mezzi mi recai a Leida per laurearmi in medicina; ciò che feci dopo due anni e mezzo, ripromettendomene gran profitto nei miei futuri viaggi di lungo corso.
[Gionata Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Aldo Valori, A. F. Formiggini, 1921]

Citazioni[modifica]

  • Una più strana fantasia venne due giorni dopo all'imperatore [dei lillipuziani]. Fece preparare per una rivista le truppe che si trovavano nei pressi della capitale, e dopo avermi pregato di stare ritto coi piedi lontani quanto mi fosse possibile l'uno dall'altro, nella posizione del colosso di Rodi, ordinò al generale, ch'era un espertissimo condottiero, di far passare l'intero esercito sotto le mie gambe, in ordine di battaglia. (1921, p. 42)
  • Avrei potuto soffocare l'incendio con la mia giacca; ma, disgraziatamente, nella fretta di uscire l'avevo lasciata a casa; sicché quel magnifico palazzo sarebbe stato senza fallo ridotto in cenere, se con una straordinaria presenza di spirito non avessi inventato un altro ripiego. La sera precedente avevo bevuto abbondantemente un vino bianco chiamato in paese Glimigrim, proveniente da una provincia di Blefuscu (dove vien chiamato Flunec) e che è molto diuretico; e per una straordinaria fortuna non mi ero ancora potuto scaricare la vescica. Sicché cominciai a orinare con sì grande abbondanza, dirigendo il getto così abilmente nei punti opportuni, che in tre minuti l'incendio fu spento, e il resto di quel mirabile edifizio, che era costato immensi tesori, fu salvato da una fatale rovina. (1921, p. 55)
  • Comunque, il padrone dovette persuadersi ch'io ero un piccolo essere ragionevole, e cominciò a parlarmi: egli spiccava bene le parole, ma il suono della sua voce mi rintronava gli orecchi come il rumore di un mulino ad acqua. (1921, p. 80)
  • Il nano della regina, che aveva la più piccola statura che mai si fosse vista in quel paese, quando ebbe trovato un uomo tanto più piccino di lui diventò insolentissimo, e non faceva altro che offendermi e tormentarmi. Mi guardava con cipiglio fiero e sdegnoso, e mi derideva sempre per la mia corporatura quando mi passava vicino, durante le mie conversazioni coi signori e le signore di corte, e aveva sempre qualche parola pungente sulla mia piccolezza. (1921, p. 95)
  • Ma le mie visite mattutine alle damigelle d'onore mi dispiacevano specialmente pel fatto ch'esse, considerandomi come un essere insignificante, mi trattavano senza nessun complimento, e non si facevano scrupolo di spogliarsi in mia presenza, levandosi anche la camicia mentre mi trovavo sulla loro specchiera e costringendomi a vederle, contro mia voglia, completamente nude. Dico contro voglia, perché quella vista, in luogo di solleticarmi piacevolmente, mi cagionava soltanto orrore e nausea. La loro pelle era ruvida e chiazzata, con certi nei, qua e là, larghi come scodelle; e i capelli erano grossi come corde. Sul resto sarà meglio non insistere. (1921, p. 103)
  • Sembra che codesta gente [i laputiani] sia tanto immersa nelle sue profonde meditazioni da trovarsi in uno stato di perpetua distrazione, dimodoché nessuno può parlare né udire i discorsi altrui se qualche impressione esterna non viene a scuotere i suoi organi vocali o uditivi. Perciò le persone benestanti hanno sempre seco un domestico battitore (o climénole, come essi lo chiamano) il quale ne risveglia l'attenzione: né escono mai di casa senza di lui. (1921, p. 133)
  • Il primo accademico [dell'accademia di Lagado] che visitai aveva il volto magro e spaurito da far compassione, la barba e i capelli incolti, la pelle color tabacco, e gli abiti e la camicia del colore stesso della pelle. Egli da otto anni si perdeva dietro un progetto consistente nell'estrarre i raggi del sole dalle zucche, affinché fosse possibile, dopo averli chiusi in boccette ermeticamente tappate, di servirsene per riscaldare l'aria nelle stagioni fredde e umide. Mi disse che sperava, entro i prossimi otto anni, di fornire ai giardini del governatore dei raggi solari a un prezzo conveniente. Si lamentò però d'esser povero, e mi chiese qualche soldo a guisa d'incoraggiamento, tanto più che le zucche erano piuttosto care quell'anno. (1921, p. 148)
  • L'uomo più decrepito spera sempre di vivere almeno un giorno in più, e considera la morte come il peggiore dei mali. (1990, p. 247)
  • «Allorché un immortale» aggiunse il mio interlocutore, «si sposa con una immortale, il matrimonio viene disciolto, per una legge dello stato, quando il più giovane dei due coniugi ha raggiunto gli 80 anni; già che si ritiene giusto che un disgraziato, costretto a campare, senza suo desiderio né colpa, per l'eternità, non debba anche per colmo di sventura vivere insieme a una donna egualmente immortale. (1921, p. 174)
  • «Quando arrivano a 90 anni, [gli Struldbrugs, immortali] perdono i denti e i capelli; non sentendo più il gusto dei cibi, mangiano e bevono senza provar piacere. Le loro malattie si prolungano senza più aggravarsi né dar luogo a guarigione. Nel parlare, essi dimenticano i nomi dei più comuni oggetti e dei più intimi amici; non possono neppure dilettarsi dei libri, non ritenendo a memoria le prime parole d'un periodo fino alla fine del medesimo, e così anche quest'ultimo svago è loro vietato. Inoltre, essendo la lingua luggnagghiana molto proclive a cambiare, gli Struldbrugs nati ed educati in un secolo stentano a capire gli uomini nati nei secoli seguenti, e duecento anni dopo non possono più sostenere una conversazione coi propri bisnipoti, sicché si trovano sempre come stranieri nella loro patria stessa.» (1921, p. 174)
  • [Padron Cavallo] Trovò anche che il mio modo di camminare era malsicuro, giacché bastava che uno dei piedi di dietro sdrucciolasse perché dovessi cadere; e seguitò così a trovar da ridire su tutta la fattura del mio corpo: sulla mia faccia piatta, il mio naso prominente, la posizione dei miei occhi, messi in modo che per guardare a destra e a sinistra dovevo voltar per forza la testa. Notò che per mangiare avevo bisogno d'adoprare le zampe davanti alzandole fino alla bocca; e perciò la natura aveva dovuto provvedermi di tante giunture. Non capiva poi lo scopo di quei piccoli membri staccati fra loro che stavano in cima ai miei piedi posteriori, troppo deboli e teneri per non essere tagliati e rovinati dai sassi e dagli sterpi, se non eran coperti dalla pelle di qualche altra bestia; e non si spiegava come il mio corpo fosse così nudo e indifeso contro il caldo e il freddo da costringermi a ricorrere al vestito, che avevo la noia di levarmi e mettermi tutti i giorni. (1921, p. 197)
  • «Ci sono poi, oltre alle malattie vere, quelle immaginarie, e per esse i dottori hanno inventato immaginari rimedi. Tutti conoscono i nomi di codeste malattie e le medicine necessarie; e le nostre iahù[2] di sesso femminile sono quasi sempre afflitte da simil genere di mali. (1921, p. 209)
  • Mi disse però che alcuni houyhnhnms, più osservatori per natura, avevano notato che i vari branchi di iahù riconoscevano, di solito, un capo (come i cervi dei nostri parchi hanno sempre un cervo che li guida); e questi era di solito il più brutto e malvagio iahù del branco. Quel capo aveva quasi sempre un favorito, che gli rassomigliava nella misura del possibile, e la cui funzione consisteva specialmente nel leccare i piedi e il deretano del padrone e condurre delle femmine nella sua lettiera, ottenendo ogni tanto in ricompensa di tali servizi un pezzetto di carne di ciuco. Questo favorito era oggetto d'odio da parte di tutto il branco, tanto che non osava staccarsi un istante dal suo padrone, e durava in carica finché questi non aveva trovato un altro iahù ancora più malvagio. Allora il primo favorito era licenziato, e il successore, mettendosi alla testa di tutti gli iahù del paese, maschi e femmine, giovani e vecchi, li conduceva a far di corpo tutti insieme sull'infelice caduto in disgrazia, e a scompisciarlo da capo a piedi. (1921, p. 216)
  • M'accingevo a dare più minuti particolari, quando il padrone m'ingiunse di tacere. "Chiunque conosce" egli disse "l'indole degli yahoo può agevolmente capire che un animale così abietto diventi capace di commettere tutte le orribili azioni da voi menzionate, sol che forza ed accortezza eguaglino la tristizia. Poiché il vostro discorso ha fatto aumentare il mio aborrimento per l'intera razza yahoo, provo, a sentirvi parlare, un turbamento mentale affatto nuovo. Non è escluso che col tempo le mie orecchie si abituino alle parole detestabili che vi escono dalla bocca, e imparino poco per volta ad accoglierle con minore ripugnanza. Odio, sì, gli yahoo di questo paese, ma non li biasimo per i loro abominevoli difetti più di un gnnayh (uccello rapace) per la sua crudeltà, o d'una pietra acuminata per la sua qualità di ferirmi lo zoccolo. Ma quando un essere che si vanta ragionevole può essere capace di tutte le atrocità cui avete accennato, comincio allora a temere che la ragione male adoperata sia qualche cosa di peggio della stessa naturale bestialità. Voglio, dunque, credere che voi siate dotati, non già di ragione, ma d'una facoltà atta ad accrescere i vostri difetti naturali; quale un torbido ruscello che riflette l'immagine d'un corpo deforme, non soltanto ingrandita, ma più stravolta che mai". (da Opere, traduzione di Masolino d'Amico, Mondadori, Milano, 1983)

Explicit[modifica]

Per contro gli Houyhnmhnm, che vivono sotto il governo della Ragione, non si gonfiano d'orgoglio per le loro buone qualità più di quanto potrei farlo io per non esser privo d'un braccio o d'una gamba: cose di cui a nessun uomo assennato verrebbe in mente di vantarsi, ancorché la loro mancanza lo renderebbe un povero disgraziato. Mi dilungo su questo argomento poiché nutro l'ambizione di rendere la compagnia d'uno Yahoo d'Inghilterra non del tutto intollerabile: supplico pertanto coloro che siano macchiati pur lievemente da quell'assurdo vizio di non osare presentarsi alla mia vista.
[Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397]

Citazioni su Jonathan Swift[modifica]

  • Amato, non amante: ecco quale sarebbe stato il degno epitaffio per la tomba nella cattedrale di Dublino dove, sul finire dell'ottobre 1745, Jonathan Swift venne sepolto accanto a Stella. (Olga Ceretti)
  • L'inglese Swift in gioventù costruì un manicomio dove egli stesso da vecchio fu ricoverato. E si racconta che spesso si guardava nello specchio ripetendo: «Povero vecchio mio!». (Søren Kierkegaard)
  • La posizione di un uomo conteso fra due donne è sempre difficile, spesso addirittura penosa e ridicola: Jonathan Swift trova il modo di esasperarla sino al dramma. (Olga Ceretti)

Gianni Celati[modifica]

  • Facendo un vaglio di tutto quello che Swift ha scritto, ci si accorge che quasi tutto è ricalcato su modelli di smercio dalla carta stampata ai suoi tempi; ad esempio: almanacchi popolari, predizioni astrologiche, lettere pubbliche sui giornali, proposte di riforme politiche, trattati sulle nuove scoperte, manuali di buone maniere, etc.
  • Il modo swiftiano di accostarsi alle menzogne sociali non è quello della condanna pomposa, ma quello di chi ascolta le voci della piazza pubblica, e sente che tutte sono parole al vento, parole che tra un attimo non vorranno più dire niente, ma sono anche l'unico teatro del mondo – un mondo dove tutto, essendo volatile come le parole, è sempre sul punto di perdere significato e svanire all'orizzonte come le nubi in un giorno d'estate.
    In questo senso, tutto quello che Swift ha scritto compone la veduta d'un mondo di rovine, su cui trionfa la falce del Tempo.
  • Swift doveva essere un appassionato di manicomi, perché in quegli anni entra a far parte del comitato di gestione del manicomio di Londra, poi avrà un incarico nella workhouse di Dublino, con funzioni simili a quelle d'un manicomio; e infine lascerà una parte dei suoi beni per costruire il manicomio di Dublino.

Note[modifica]

  1. Citato in Ari Kiev, Vivere meglio giorno per giorno, Selezione dal Reader's Digest, luglio 1974.
  2. yahoo nel testo originale.

Bibliografia[modifica]

  • Jonathan Swift, Il leone non mangia la vera vergine, traduzione di Giovanni Acunzoli, La Spiga, 1993.
  • Gionata Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Aldo Valori, A. F. Formiggini, 1921.
  • Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397
  • Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Carlo Formichi, Mondadori, 1990 (1982).

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