Jonathan Swift

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jonathan Swift

Jonathan Swift (1667 – 1745), scrittore irlandese.

Indice

[modifica] Citazioni di Jonathan Swift

  • Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada. (da Pensieri su vari argomenti)
  • C'era un Architetto molto ingegnoso che aveva escogitato un nuovo Metodo per costruire Case, cominciando dal tetto, e lavorando all'ingiu' fino alle Fondamenta. (da I viaggi di Gulliver)
  • E lui diede questa opinione: che chiunque facesse crescere cinque pannocchie di grano o due fili d'erba la' dove prima ne cresceva uno solo, avrebbe fatto un miglior servizio al suo paese che tutta la razza dei politici messa assieme... (da I viaggi di Gulliver)
  • La ragione per cui sono così pochi i matrimoni felici, è che le ragazze spendono il loro tempo a fare reti, non a fare gabbie. (da Pensieri su vari argomenti)
  • La satira è una sorta di specchio dove chi guarda scopre la faccia di tutti tranne la propria. (da Battaglia dei libri)
  • La gelosia come il fuoco può accorciare le corna, ma le fa puzzare. (da Pensieri su vari argomenti)
  • Qui giace il corpo di Jonathan Swift,
    ove l'ira e il risentimento
    più non possono divorare il cuore
    . (parole dettate per la propria epigrafe; citato in Olga Ceretti, Soltanto scherno per l'amore, Historia luglio 1968 n. 128)
  • Se un uomo mi tiene a distanza, la mia consolazione è il fatto che tiene a distanza anche se stesso. (da Pensieri su vari argomenti)
  • Si accusano tanto gli uomini di ignorare le loro debolezze, tuttavia pochi forse sono consapevoli della loro forza. Avviene per gli uomini come per i terreni, ove talvolta si cela un filone d'oro di cui il proprietario non conosce l'esistenza.[1]
  • Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di aver avuto torto; che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto fosse ieri. (da Pensieri su vari argomenti)

[modifica] Senza fonte

  • Abbiamo religioni a sufficienza per farci odiare, ma non a sufficienza per farci amare l'un l'altro.
  • Al mondo non c'è nulla di costante, eccetto l'incostanza.
  • Ci vogliamo tanto bene perché abbiamo le stesse malattie.
  • Come una puttana che arrossisce talvolta passerà per donna virtuosa, così comportandosi modestamente un pazzo passerà per uomo savio.
  • Da questo si può riconoscere un genio: tutti gli idioti gli sbarrano la strada.
  • È tanto difficile fare della buona satira a spese di un uomo di chiara malvagità, quanto lo è lodar bene un uomo di chiare virtù.
  • Fu veramente un audace colui che per primo mangiò un'ostrica.
  • Gli uomini più sicuri di sé sono i più creduloni.
  • Il capo del governo inglese non dice mai una cosa vera senza l'intenzione che sia presa per una menzogna; non dice mai una cosa falsa, se non con lo scopo che sia presa per la verità.
  • Il metodo stoico di soddisfare i bisogni eliminando i desideri è analogo a quello di amputarsi i piedi quando si ha bisogno di scarpe.
  • L'adulazione è il cibo degli sciocchi. Tuttavia, talvolta gli uomini d'ingegno condiscendono ad assaggiarne un po'.
  • La capacità d'inventare appartiene alla gioventù, come il giudizio alla vecchiaia.
  • La dieta dello scapolo: pane e formaggio e baci.
  • La filosofia, il mobilio vecchio delle scuole.
  • La mancanza di fede è un difetto che dovrebbe essere nascosto quando non può essere superato.
  • La ragione per cui così pochi matrimoni sono felici è che le fanciulle passano il tempo facendo reticelle, e non delle gabbie.
  • La visione è l'arte di vedere cose invisibili.
  • Libri, i bambini del cervello.
  • Le critiche sono la tassa che un uomo paga al pubblico per essere famoso.
  • Le dita sono state fatte prima della forchetta, e le mani prima dei coltelli.
  • Le lagnanze sono i tributi più frequenti che il Cielo riceva.
  • Le parole giuste al posto giusto, fanno la vera definizione dello stile.
  • Le promesse e la pastafrolla sono fatte per essere infrante.
  • Meglio che la pancia scoppi piuttosto che un buon liquore vada perduto.
  • Mi piace avere amici rispettabili; mi piace essere il peggiore della compagnia.
  • Nell'oratoria la più grande arte è nascondere l'arte.
  • Non ho mai visto, sentito, o letto che il clero sia stato amato in qualsivoglia nazione dove il Cristianesimo era la religione dello stato. Niente lo può rendere popolare tranne un po' di persecuzione.
  • Non odio nessuno: sono in pace con tutto il mondo.
  • Non sappiamo cosa fanno uomini e donne in paradiso. Sappiamo soltanto che non si sposano.
  • Ogni uomo vorrebbe vivere a lungo, ma nessuno desidera invecchiare.
  • Principalmente io odio e detesto quell'animale che è chiamato uomo, anche se amo cordialmente John, Peter, Thomas e così via.
  • Quando si tratta di pronosticare una sventura, nessun nemico è mai all'altezza di un amico.
  • Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui.
  • Si credeva che Apollo, dio della medicina, fosse anche quello che mandava le malattie. In origine i due mestieri ne formavano uno solo; è ancora così.
  • Signore, vorrei sapere chi fu il pazzo che inventò il bacio.
  • Una scusa è una bugia imbellettata.
  • Un uomo schizzinoso è un uomo che ha idee disgustose.

[modifica] Il leone non mangia la vera vergine

  • Pertanto non corriamo alcun rischio di andare contro all'Inghilterra, perché il tipo stesso di materiale non è adatto per essere esportato, dato che la carne di infante è di consistenza troppo delicata per rimanere a lungo immersa nel sale; anche se forse esiste un paese che sarebbe ben contento di mangiarsi l'intera nazione senza sale. (da Una modesta proposta)
  • Certo un uomo è come un manico di scopa: la natura lo invia in questo mondo forte e vigoroso, in condizioni prosperose e con tutti i capelli sulla testa, i veri rami dei vegetali dotati di ragione; poi, la mannaia dell'intemperanza gli taglia tutti i rami verdi e lo lascia come un tronco avvizzito. Allora l'uomo ricorre all'artificio, e decide di indossare il parrucchino, valutando la sua essenza su una massa fasulla di capelli coperti di polvere e incapaci di crescere veramente. (da Meditazione su un manico di scopa. In conformità allo stile e alle maniere delle meditazioni dell'onorevole Robert Boyle, 1703; in 1993)
  • Tale è l'importanza che ogni uomo si attribuisce, pronto a pensare che la stessa importanza gli venga attribuita dagli altri, che trascura di compiere almeno una volta questa facile e ovvia riflessione: i suoi affari hanno per gli altri la stessa importanza che gli affari degli altri hanno per lui; e quanto scarsa questa importanza sia ne è certamente a conoscenza. (da Suggerimenti per un saggio sulla conversazione; in 1993)
  • Pertanto, gli uomini di alta cultura e coloro che conoscono la varietà del linguaggio sono in genere i peggiori oratori improvvisati, fino a quando la pratica non li ha abituati e irrobustiti, perché vengono confusi da molte cose, dalla varietà di nozioni e di parole tra cui è difficile scegliere prontamente e si sentono perplessi e intralciati da una scelta troppo grande; il che non rappresenta uno svantaggio nelle conversazioni private mentre, d'altro canto, il talento per gli attacchi verbali è, piú di altri, insopportabile. (da Suggerimenti per un saggio sulla conversazione; in 1993)

[modifica] I viaggi di Gulliver

[modifica] Incipit

[modifica] Gianni Celati

L'autore presenta alcuni ragguagli su se medesimo, la sua famiglia, i primi incentivi a viaggiare. Fa naufragio, salvasi a nuoto, sbarca nel paese di Lilliput. Ivi fatto prigioniero viene condotto all'interno del paese
Mio padre possedeva un modesto fondo nella contea di Nottingham, e io sono il terzo di cinque figli. All'età di anni quattordici egli m'inviò al Collegio Emanuele di Cambridge, ove rimasi per tre anni, dedicandomi strettamente agli studi: ma essendo il costo della retta troppo oneroso per le nostre povere sostanze (sebbene vivessi piuttosto magramente), fui destinato quale apprendista presso il dottor Giacomo Bates, eminente chirurgo di Londra, col quale rimasi per anni quattro; e inviandomi talora mio padre piccole somme di danaro, le investii per apprendere l'arte di navigare e altre cognizioni matematiche, utili a chi voglia darsi ai viaggi: come sempre ritenni sarebbe stata un giorno la mia sorte. Lasciato il dottor Bates, me ne tornai alla casa paterna; ove, con l'aiuto di mio padre e di mio zio Giovanni e d'altri parenti, raccolsi la somma di quaranta sterline e una promessa di trenta sterline annue per mantenermi a Leida: ivi studiai la medicina per due anni e sette mesi, ben sapendo che ciò sarebbe stato utile nei lunghi viaggi.
[Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397]

[modifica] Aldo Valori

L'autore parla in succinto della propria nascita, della propria famiglia e dei motivi che primieramente lo indussero a viaggiare, e come, avendo fatto naufragio, si salvasse a nuoto arrivando al paese di Lilliput, dove venne fatto prigioniero e trasportato nell'interno.
Mio padre era un piccolo possidente della contea di Nottingham, ed io ero il terzo dei suoi cinque figli. Avevo quattordici anni quando fui mandato a Cambridge, nel Collegio Emmanuele, ove studiai con molta diligenza. Ma dopo qualche tempo la mia famiglia non poté sostenere la spesa, tuttoché modesta, della mia pensione, sicché dovetti lasciare il collegio e sistemarmi a Londra presso il celebre chirurgo Giacomo Bates, dal quale rimasi quattro anni come apprendista.
Ma io sentivo che il mio destino m'avrebbe portato a viaggiare per mare, sì che ogni piccola somma che mio padre buon'anima ogni tanto mi mandava, io l'impiegavo nello studio delle matematiche e della navigazione. Infine riuscii a cavar di sotto a mio padre, a mio zio e a qualche altro parente una quarantina di sterline, oltre alla promessa d'una pensione di trenta sterline all'anno, e con questi mezzi mi recai a Leida per laurearmi in medicina; ciò che feci dopo due anni e mezzo, ripromettendomene gran profitto nei miei futuri viaggi di lungo corso.
[Gionata Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Aldo Valori, A. F. Formiggini, 1921]

[modifica] Citazioni

  • Una più strana fantasia venne due giorni dopo all'imperatore [dei lillipuziani]. Fece preparare per una rivista le truppe che si trovavano nei pressi della capitale, e dopo avermi pregato di stare ritto coi piedi lontani quanto mi fosse possibile l'uno dall'altro, nella posizione del colosso di Rodi, ordinò al generale, ch'era un espertissimo condottiero, di far passare l'intero esercito sotto le mie gambe, in ordine di battaglia. (p. 42; 1921)
  • Avrei potuto soffocare l'incendio con la mia giacca; ma, disgraziatamente, nella fretta di uscire l'avevo lasciata a casa; sicché quel magnifico palazzo sarebbe stato senza fallo ridotto in cenere, se con una straordinaria presenza di spirito non avessi inventato un altro ripiego. La sera precedente avevo bevuto abbondantemente un vino bianco chiamato in paese Glimigrim, proveniente da una provincia di Blefuscu (dove vien chiamato Flunec) e che è molto diuretico; e per una straordinaria fortuna non mi ero ancora potuto scaricare la vescica. Sicché cominciai a orinare con sì grande abbondanza, dirigendo il getto così abilmente nei punti opportuni, che in tre minuti l'incendio fu spento, e il resto di quel mirabile edifizio, che era costato immensi tesori, fu salvato da una fatale rovina. (p. 55; 1921)
  • Comunque, il padrone dovette persuadersi ch'io ero un piccolo essere ragionevole, e cominciò a parlarmi: egli spiccava bene le parole, ma il suono della sua voce mi rintronava gli orecchi come il rumore di un mulino ad acqua. (p. 80; 1921)
  • Il nano della regina, che aveva la più piccola statura che mai si fosse vista in quel paese, quando ebbe trovato un uomo tanto più piccino di lui diventò insolentissimo, e non faceva altro che offendermi e tormentarmi. Mi guardava con cipiglio fiero e sdegnoso, e mi derideva sempre per la mia corporatura quando mi passava vicino, durante le mie conversazioni coi signori e le signore di corte, e aveva sempre qualche parola pungente sulla mia piccolezza. (p. 95; 1921)
  • Ma le mie visite mattutine alle damigelle d'onore mi dispiacevano specialmente pel fatto ch'esse, considerandomi come un essere insignificante, mi trattavano senza nessun complimento, e non si facevano scrupolo di spogliarsi in mia presenza, levandosi anche la camicia mentre mi trovavo sulla loro specchiera e costringendomi a vederle, contro mia voglia, completamente nude. Dico contro voglia, perché quella vista, in luogo di solleticarmi piacevolmente, mi cagionava soltanto orrore e nausea. La loro pelle era ruvida e chiazzata, con certi nei, qua e là, larghi come scodelle; e i capelli erano grossi come corde. Sul resto sarà meglio non insistere. (p. 103; 1921)
  • Sembra che codesta gente [i laputiani] sia tanto immersa nelle sue profonde meditazioni da trovarsi in uno stato di perpetua distrazione, dimodoché nessuno può parlare né udire i discorsi altrui se qualche impressione esterna non viene a scuotere i suoi organi vocali o uditivi. Perciò le persone benestanti hanno sempre seco un domestico battitore (o climénole, come essi lo chiamano) il quale ne risveglia l'attenzione: né escono mai di casa senza di lui. (p. 133; 1921)
  • Il primo accademico [dell'accademia di Lagado] che visitai aveva il volto magro e spaurito da far compassione, la barba e i capelli incolti, la pelle color tabacco, e gli abiti e la camicia del colore stesso della pelle. Egli da otto anni si perdeva dietro un progetto consistente nell'estrarre i raggi del sole dalle zucche, affinché fosse possibile, dopo averli chiusi in boccette ermeticamente tappate, di servirsene per riscaldare l'aria nelle stagioni fredde e umide. Mi disse che sperava, entro i prossimi otto anni, di fornire ai giardini del governatore dei raggi solari a un prezzo conveniente. Si lamentò però d'esser povero, e mi chiese qualche soldo a guisa d'incoraggiamento, tanto più che le zucche erano piuttosto care quell'anno. (p. 148; 1921)
  • «Allorché un immortale» aggiunse il mio interlocutore, «si sposa con una immortale, il matrimonio viene disciolto, per una legge dello stato, quando il più giovane dei due coniugi ha raggiunto gli 80 anni; già che si ritiene giusto che un disgraziato, costretto a campare, senza suo desiderio né colpa, per l'eternità, non debba anche per colmo di sventura vivere insieme a una donna egualmente immortale. (p. 174; 1921)
  • «Quando arrivano a 90 anni, [gli Struldbrugs, immortali] perdono i denti e i capelli; non sentendo più il gusto dei cibi, mangiano e bevono senza provar piacere. Le loro malattie si prolungano senza più aggravarsi né dar luogo a guarigione. Nel parlare, essi dimenticano i nomi dei più comuni oggetti e dei più intimi amici; non possono neppure dilettarsi dei libri, non ritenendo a memoria le prime parole d'un periodo fino alla fine del medesimo, e così anche quest'ultimo svago è loro vietato. Inoltre, essendo la lingua luggnagghiana molto proclive a cambiare, gli Struldbrugs nati ed educati in un secolo stentano a capire gli uomini nati nei secoli seguenti, e duecento anni dopo non possono più sostenere una conversazione coi propri bisnipoti, sicché si trovano sempre come stranieri nella loro patria stessa.» (p. 174; 1921)
  • [Padron Cavallo] Trovò anche che il mio modo di camminare era malsicuro, giacché bastava che uno dei piedi di dietro sdrucciolasse perché dovessi cadere; e seguitò così a trovar da ridire su tutta la fattura del mio corpo: sulla mia faccia piatta, il mio naso prominente, la posizione dei miei occhi, messi in modo che per guardare a destra e a sinistra dovevo voltar per forza la testa. Notò che per mangiare avevo bisogno d'adoprare le zampe davanti alzandole fino alla bocca; e perciò la natura aveva dovuto provvedermi di tante giunture. Non capiva poi lo scopo di quei piccoli membri staccati fra loro che stavano in cima ai miei piedi posteriori, troppo deboli e teneri per non essere tagliati e rovinati dai sassi e dagli sterpi, se non eran coperti dalla pelle di qualche altra bestia; e non si spiegava come il mio corpo fosse così nudo e indifeso contro il caldo e il freddo da costringermi a ricorrere al vestito, che avevo la noia di levarmi e mettermi tutti i giorni. (p. 197; 1921)
  • «Ci sono poi, oltre alle malattie vere, quelle immaginarie, e per esse i dottori hanno inventato immaginari rimedi. Tutti conoscono i nomi di codeste malattie e le medicine necessarie; e le nostre iahù[2] di sesso femminile sono quasi sempre afflitte da simil genere di mali. (p. 209; 1921)
  • Mi disse però che alcuni houyhnhnms, più osservatori per natura, avevano notato che i vari branchi di iahù riconoscevano, di solito, un capo (come i cervi dei nostri parchi hanno sempre un cervo che li guida); e questi era di solito il più brutto e malvagio iahù del branco. Quel capo aveva quasi sempre un favorito, che gli rassomigliava nella misura del possibile, e la cui funzione consisteva specialmente nel leccare i piedi e il deretano del padrone e condurre delle femmine nella sua lettiera, ottenendo ogni tanto in ricompensa di tali servizi un pezzetto di carne di ciuco. Questo favorito era oggetto d'odio da parte di tutto il branco, tanto che non osava staccarsi un istante dal suo padrone, e durava in carica finché questi non aveva trovato un altro iahù ancora più malvagio. Allora il primo favorito era licenziato, e il successore, mettendosi alla testa di tutti gli iahù del paese, maschi e femmine, giovani e vecchi, li conduceva a far di corpo tutti insieme sull'infelice caduto in disgrazia, e a scompisciarlo da capo a piedi. (p. 216; 1921)

[modifica] Explicit

Per contro gli Houyhnmhnm, che vivono sotto il governo della Ragione, non si gonfiano d'orgoglio per le loro buone qualità più di quanto potrei farlo io per non esser privo d'un braccio o d'una gamba: cose di cui a nessun uomo assennato verrebbe in mente di vantarsi, ancorché la loro mancanza lo renderebbe un povero disgraziato. Mi dilungo su questo argomento poiché nutro l'ambizione di rendere la compagnia d'uno Yahoo d'Inghilterra non del tutto intollerabile: supplico pertanto coloro che siano macchiati pur lievemente da quell'assurdo vizio di non osare presentarsi alla mia vista.
[Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397]

[modifica] Citazioni su Jonathan Swift

  • Amato, non amante: ecco quale sarebbe stato il degno epitaffio per la tomba nella cattedrale di Dublino dove, sul finire dell'ottobre 1745, Jonathan Swift venne sepolto accanto a Stella. (Olga Ceretti)
  • La posizione di un uomo conteso fra due donne è sempre difficile, spesso addirittura penosa e ridicola: Jonathan Swift trova il modo di esasperarla sino al dramma. (Olga Ceretti)

[modifica] Note

  1. Citato in Ari Kiev, Vivere meglio giorno per giorno, Selezione dal Reader's Digest, luglio 1974.
  2. yahoo nel testo originale.

[modifica] Bibliografia

  • Jonathan Swift, Il leone non mangia la vera vergine, traduzione di Giovanni Acunzoli, La Spiga, 1993.
  • Gionata Swift, I viaggi di Gulliver, traduzione di Aldo Valori, A. F. Formiggini, 1921.
  • Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver (Travel into several remote nations of the world. In four parts. By Lemuel Gulliver), traduzione di Gianni Celati, Universale Economica Feltrinelli, 1997. ISBN 8807821397

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Strumenti
Altre lingue