Joseph Hermann von Riedesel

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Joseph Hermann von Riedesel (1740 – 1785), viaggiatore e scrittore tedesco.

Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia[modifica]

  • Catania possiede due musei bellissimi, ricchissimi e ben degni di essere visitati.
    L'uno è quello del ricco convento dei Benedettini di cui vi ho parlato; l'altro quello del principe di Biscari.
  • Mio caro amico: io ho creduto dover terminare qui il viaggio, intorno alla Sicilia. Prima d'abbandonare quest'isola, vi voglio fare una breve descrizione dei suoi abitanti, di cui si raccontono tante cose che fan poco onore al loro cuore e al loro carattere, e che non ispirano affatto fiducia. Questa nazione, così come tutti i popoli orientali, ha grande finezza, grande penetrazione, grandi talenti; ma essa, nello stesso tempo è molto portata a quella inclinazione alla voluttà, a quello spirito di astuzia e di artifizi che sembrano generalmente aumentarsi, a misura che avanzarsi verso il mezzogiorno.
  • I grani di Catania, i suoi vini, i suoi frutti, i suoi legumi, sono di una grandezza, di una qualità e di un'abbondanza straordinaria. Non vi è produzione che contragga il gusto dello zolfo, appunto come succede nelle vicinanze del Vesuvio, imperocché l'Etna non contiene che pochissima materia solforosa;
  • La Cattedrale di Catania è la più bella e la più grande della Sicilia, essa non è sovraccarica di molti ornamenti che il pessimo gusto ha introdotto in altre; all'incontro è decorata di una bella cupola, e tutto l'edificio porta l'impronta della maestà.
  • La nobiltà di Palermo è, come tutto il resto dell'Europa, la scimmia delle mode Francesi.
  • Le siciliane amano sinceramente e con violenza e fan vedere che il loro sesso è capace di costanza e di fedeltà.
  • [...] non si è conservata cosa dell'antica Catania sopra il suolo attuale, avendo questa città diverse volte sofferto la stessa sorte di Ercolano e Pompei.
  • Se vi è luogo sulla terra, che rappresenti la desolazione, lo sterminio, l'inferno stesso, esso trovasi nelle vicinanze di Catania.
  • La celebre Aretusa oggi è ridotta ad un pietoso lavatoio del popolino siracusano che riceve acqua in abbondanza da due aperture. Il suo sapore è salmastro, ciò che fa presupporre come essa sia a contatto col mare.
  • A qualche distanza sopra le latomie trovasi il gran teatro dell'antica Siracusa intagliato nella rocca, ed ancorché la scena ne sia totalmente distrutta, la sua grandezza, l'imponente maestà di un edificio così intagliato nel vivo della montagna, combinate alla più deliziosa delle situazioni, ispirano il rispetto, e l'ammirazione. Io ho passato colla più grande soddisfazione due giorni interi a esaminarlo; esso è uno de' colpi d'occhio i più pittoreschi che abbia riscontrato in Sicilia, ed io me ne attristo il più di non averlo potuto disegnare da un artista abile ed esatto.[1]

Note[modifica]

  1. Da Vojage en Sicile et dans la Grande Grèce addressé par l'auteur a son Ami; citato in Maurizio Paoletti, «Questa rovina è indicibilmente bella e pittoresca»: le antichità della Sicilia e il culto della Grecia classica nel XVIII secolo, traduzione di Gaetano Sclafani.

Bibliografia[modifica]

  • Joseph Hermann, barone di Riedesel, Reise durch Sicilien und Gross Griecheland (Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia), Zurigo 1771; citato in Rina La Mesa, Scrittori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961.
  • Joseph Hermann von Riedesel, Vojage en Sicile et dans la Grande Grèce addressé par l'auteur a son Ami, traduizione di l'Allemand, Lausanne, chez Fr. Grasset & Com, 1773.