Nicola Lisi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Nicola Lisi (1893 – 1975), scrittore italiano.

Parlata dalla finestra di casa[modifica]

Incipit[modifica]

Uno fra i ricordi che non si è cancellato dal fondo della memoria è quello dei moti insurrezionali avvenuti sullo scadere del secolo scorso. In un pomeriggio di estate, per la strada del paese, gente infuriata dietro a una popolana, dal viso stirato che agitava, in cima a un palo, un panno rosso così tant'alto da vedersi, ai primi piani, di dietro le case. Raro qualcuno alle finestre. Era di motivo alla rivolta l'avvenuto, in quei giorni, rincaro del pane alle botteghe causa la scarsità locale e non soltanto locale del raccolto nell'annata precedente, aggravata dalla esosità accaparratrice cui la carestia sempre si accompagna.

Citazioni[modifica]

  • Prima di andare a letto, quando sto in campagna, esco di casa e, le spalle al tronco del tiglio, guardo il cielo a tramontana. Perciò lascio che l'albero, ogni anno, si espanda, come e quanto vuole, dalla parte opposta. Sembra, dunque, a chi lo guarda, sbilanciato, ma invece, son sicuro, è più delle altre piante ch'ho attorno equilibrato e forte. Cosicché, tutte o quasi tutte le sere, ho lassù di fronte l'Orsa Maggiore: porta o una delle porte, a mio modo d'intendere e vedere, della Città d'Oro.
  • Sull'albero genealogico dei Papi che affonda la radice in Cristo c'era dunque, fra non pochi altri, un ramo secco che fu fatto rinverdire da Angelo Roncalli. Il Cossa di estrazione marinara e piratesca; il Roncalli contadina e montanara. Tutto considerato a voler indagare su di un nesso dal Cossa al Roncalli viene in mente una comune predisposizione per i Concili. Il Cossa ne indisse due. Il primo a Roma, si risolse in nulla di fatto; il secondo, a Costanza, in modo confuso. Per un giudizio sicuro sul Vaticano II ci vorrà almeno sino al duemila. Certo è che del Roncalli pochi hanno dimenticato di quando dalla finestra su Piazza S. Pietro fu, consapevolmente, in comunicazione con la folla, la luna e i bambini a casa, a letto.
  • Le domeniche alle messe cantate e ai vespri, l'accompagnamento musicale del Caramelli divenne di grande, e si diceva anche edificante, richiamo ai fedeli o, se non proprio fedeli, a quanti dotati d'un sentimento di acquiescenza al sacro. Talvolta la chiesetta n'era piena dall'ingresso alla transenna. Di là oltre, tutto lo spazio necessario alla liturgia de' celebranti. In maggioranza la folla, è vero, era di donne, molte fiorentine e forestiere. Con semplicità, dopo le funzioni, sul pratino, davanti alla chiesa, conversava con gli amici che, seppure in modo vario, non mancavan mai. Volentieri, allora, entrava a parlar di personaggi che, tramite la musica e il convento, aveva conosciuto. Primi fra tutti Einstein e il Sabatier.

Aria su le quattro corde[modifica]

Incipit[modifica]

PRELUDIO
S'apri il mio libro guardati, lettore
da le insidie che ovunque io t'ho celato;
bada che in ogni pagina è un odore
che si ricorda troppo di peccato.
E tu, lettrice, se non hai provato
quella perversità detta l'amore,
chiudi il mio libro dove tutto è osato
e dal fuoco purificato.
A verso a verso, inconsapevolmente,
distruggerai così tutto il mio cuore
alimentando il caminetto ardente.
E dentro al fuoco che vedrai guizzare
ogni fiamma sarà fiamma d'amore
ché amor mi mosse, che mi fa parlare...

MOTIVI AUTUNNALI
Leggevo Giulio Verne: il brigantino
colato a picco, audaci naviganti,
pescatori di perle trafficanti
loro merce in un porto levantino...
Ridavo i libri a Lei con altrettanti
fogli nascosti. Finché Lei un mattino
fra le pagine lesse un bigliettino:
«Come sarebbe bello essere amanti!»
Rise... D'allora io non ho scritto più.
Leggo ancora fantastici racconti
di jungle nere e di selvaggi indù
ma li restituisco a le signore
senza biglietti.
Inaridì la fonte
che mi dettava lettere d'amore.

Citazioni[modifica]

  • Piangerei quasi per avervi a lato
    come sapevo piangere bambino
    per una graffiatura del gattino,
    per un giocattolo rovinato,
    poi che, rimasto solo ed invecchiato,
    non trovo più, levandomi al mattino,
    come un tempo, capelli sul cuscino,
    tracce d'amore isterico, insaziato...
  • E il pensiero, con agili e felici
    tocchi, ti rende sempre varia, in mille
    forme ed in mille pose tentatrici.
    Indi è tormento, più non è passione,
    se ne la luce de le mie pupille
    trema l'incanto de la tua visione!
  • E un giorno o l'altro, di sorpresa,
    ti prenderò fra le mie braccia snelle
    per mostrarti le strade de l'inferno
    fatte di baci e d'altre cose belle...
  • E ogni atomo di me, vagante nella
    meravigliosa infinità dei cieli,
    brilli ancora, disperso in ogni stella!
  • Ambedue in questa contrada,
    muoviamo timidi il piede;
    tu hai perduto la strada,
    io ho perduto la fede!
    Tutto un passato giocondo
    oggi è coperto d'un velo:
    e tu sei stanca del cielo,
    io sono stanco del mondo!
  • Veder la china, il baratro profondo,
    la via senza ritorno, ultima via...
    Triste non è il tramonto, amica mia,
    triste è dover assistere al tramonto!

Incipit di Diario di un parroco di campagna[modifica]

Gennaio, Circoncisione di N. S. Gesù Cristo e primo giorno dell'anno. A cessazione della festa, poiché avvertivo in disquilibrio anima e corpo, al quale, oggi, forse, avevo dato più di quel tanto da mangiare, sono salito nello studio per raccogliermi in me stesso. E, fossi seduto o stessi ai vetri nella luce che si è mantenuta in purezza tutto il giorno, non riuscendo ad astrarmi sino alla sfera celeste che è limite alla mente, dove fra l'anima e il divino si ha immediato sposalizio, mi sono umiliato, come faccio, a dichiarare la sperimentata mia impotenza su questo quaderno, che acquistai la scorsa estate ed era rimasto tutto bianco. Dall'insolito esercizio mi pare derivi tal diletto da invogliarmi per i giorni che verranno.
Mi propongo, soprattutto, di star fedele al segno della santissima umiltà, lungi, quindi, confido, da ogni sorta di orgoglio onde esso non ricada sullo scritto, narrando gli avvenimenti di parrocchia che, di volta in volta, reputerò degni di menzione. I quali, però, vorrei che, sempre, resultassero nella unzione dell'Amore, sì da rileggerli a distanza con interiore giovamento, e siccome il tempo passa presto e pochi anni mi separano da quel premio che mi è stato sin dal battesimo promesso, vorrei che, quando sarò morto, fossero affidati al già beneamato quantunque sconosciuto successore, perché ne traesse motivo di speranza e di conforto. Spiacemi che di mio non abbia ancor meglio da redare.

Bibliografia[modifica]

  • Nicola Lisi, Parlata dalla finestra di casa, Vallecchi editore, Firenze 1973.
  • Nicola Lisi, Aria su le quattro corde, Editrice Tirrena, Napoli.
  • Nicola Lisi, Diario di un parroco di campagna; con un saggio di Elena Bono, Recco: Le mani, 1993, ISBN 88-8012-006-9

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]