Proverbi greci antichi

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Α,α [alpha (pronuncia: alfa)][modifica]

  • Ἀγαθὰ Κιλλικῶν.
A Cilliconte i beni.
Usato per chi si arricchisce con mezzi disonesti.[1]
  • Ἀγροίκου μὴ καταφρονεῖ ῥήτορος.
Non disprezzare il rozzo parlatore.[2]
  • Ἂκουστε τις λέξεις που προσέρχονται ἀπὸ τὴν καρδία.
Ascolta le parole che provengono dal cuore.
(Luciano di Samosata, Iuppiter tragoedus, 19)
  • Ἃμας απήτουν, οἱ δ'ἀπηρνούντο σκάφας.
Chiedevano secchi e rifiutavano vasche.
(Plutarco, De garrulitate, 512e)
  • Αυτό δε τό σιγάν ομολογούντος εστί σου.
Proprio il tuo silenzio dimostra che sei d'accordo.
(Euripide, Ifigenia in Aulide, 1142)

Γ,γ [gamma][modifica]

  • Γνώμαι πλέον κρατούσιν ή σθένος χερών.
I retti ragionamenti fanno più presa delle robuste mani.
(frammento di Sofocle 939 Radt)

Δ,δ [delta][modifica]

  • Δίς καί τρίς τό καλόν.
Due o tre volte le cose belle.
(Platone, Filebo, 59ce; Leggi, 6,754c, 12,956e)

Ε,ε [epsilon][modifica]

  • Εκ γάρ τόυ περισσέυματος τής καρδίας τό στόμα λαλέι.
La bocca parla per l'abbondanza del cuore.
(Vangelo secondo Matteo, 12,34 e Vangelo secondo Luca 6,45)
  • Εν υγρώ εστιν η γλώττα.
La lingua sta nell'umido.
(Teofrasto, Caratteri, 7,9, [il chiacchierone])

Η,η [eta][modifica]

  • Η γάρ σιωπή τοίς σοφοίσιν απόκρισις.
Il silenzio per i saggi è una risposta.
(Euripide, frammento 977 N)

Κ,κ [cappa][modifica]

Λ,λ [lambda][modifica]

  • Λέγειν τά λεγόμενα.
Riferire cose che mi hanno raccontato.
(Erodoto, Storie, 7,152,3)

Μ,μ [mu (pronuncia: mi)][modifica]

Ξ,ξ [csi][modifica]

  • Ξύλον αγκύλον οδέποτ' ορθόν.
Un legno storto non sarà mai dritto.
(Galeno, 8,656)

Ο,ο [omicron][modifica]

  • Ο δέ ψευδής λόγος γίνεται παρά τό πρώτον ψέυδος.
Il discorso falso trae le mosse da una falsa premessa.
(Aristotele, Analitica priora, 66a, 16)
  • Ο μέν λόγος θαυμαστός, ο δέ λέγων άπιστος.
Da una parte il discorso è seducente, ma chi parla è inattendibile.
(Plutarco, Regem et imperatorum apophthegmata, 192b)
  • Ονείρατά μοι λέγεις.
Mi racconti sogni.
(Luciano, Dialoghi dei morti, 25,2)
  • Οπερ έδει δείξαι.
Come volevasi dimostrare.
Euclide, lo scriveva a chiosa delle dimostrazioni dei teoremi; più noto a noi come Quod erat demonstrandum.
  • Ου λέγειν τυγ'εσσί δεινός, αλλά σιγάν αδύνατος.
Tu non sei abile a parlare, ma incapace di tacere.
(Epicarmo, frammento 272 Kaibel)
  • Οὐ χρὴ λέοντος σκύμνον ἑν πόλει τρέφειν.
Non bisogna allevare in città un cucciolo di leone.[3]
(Aristofane, Rane, 1431a)
  • Ουδ' άν τρί' ειπείν ρηματ' οιός τ' εν.
Non ero capace di dire neppure tre parole.
(Aristofane, Nuvole, 1402)
  • Ουκ αντιλέγοντα δέι τόν αντιλέγοντα πάυειν, αλλά διδάσκειν; ουδέ γάρ τόν μαινόμενον αντιμαινόμενός τις ιάται.
Non si deve far smettere chi contraddice contraddicendolo, ma convincendolo: neppure il pazzo infatti è curato da chi diventa a sua volta pazzo.
(Antistene, frammento 65D)
  • Oὐκοῦν εἰς αὔριοντὰ σπουδαῖα.
Rimando a domani le cose importanti (in latino in crastinum differo res severas).
(Archia)
  • Οὐκοῦν ἐροῦμεν ὅτι νῦν ἦλθ' ἐπὶ στόμα;
Non diremo forse ciò che ora ci è venuto alla bocca?
(Platone, Repubblica 8,563c)
  • Ούτε γής ούτε ουρανού άπτεται.
Non riguarda né il cielo, né la terra.
(paremiografi, App. Prov. 4,47)

Τ,τ [tau][modifica]

  • Τό σιγάν πολλάκις εστί σοφώτατον ανθρώπω νοήσαι.
Spesso per l'uomo il tacere è il più saggio dei pensieri.
(Pindaro, Nemea, V, 18)
  • Τόν ήττω λόγον κρείττω ποιέιν.
Trasformare l'argomentazione più debole nella più forte.
(Protagora)
  • Τόπων μεταβολαί ούτε φρόνησιν διδάσκουσιν, ούτε αφροσύνην αφαιρούνται.
Cambiare luogo non fa diventare assennati, né toglie la stupidità.
(Biante, 1,229,9)

Φ,φ [phi (pronuncia: fi)][modifica]

  • Φησίν σιωπών.
Parla tacendo.
(Euripide, Oreste, 1592)
Simile all'italiano: Chi tace acconsente
  • Φιλήκοον έιναι μάλλον ή πολύλαλον.
Meglio ascoltare che parlare molto.
(massima di Cleobulo, riportata da Diogene Laerzio)

Ψ,ψ (psi)[modifica]

Note[modifica]

  1. Citato in Zenobio, I, 3. «Questo Cilliconte infatti fu un traditore, di stirpe milesia, che divenne ricco dopo aver tradito Mileto», scrive Zenobio. Altre fonti riportano la dizione Calliconte (p. 369).
  2. Citato in Zenobio, I, 15.
  3. Citato in Christian Stocchi, Dizionario della favola antica, BUR, Milano, 2012, p. 261.

Bibliografia[modifica]

  • Zenobio e Diogeniano, I proverbi greci, traduzione di Emanuele Lelli, Rubbettino, 2006, ISBN 978-88-498-1773-7.

Voci correlate[modifica]