Proverbi greci antichi

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Α,α[modifica]

  • Ἀγαθὴ καὶ μᾶζα μετ'ἄρτον.
È buono anche il pane dopo il pane.
Usato per chi dà a qualcuno una seconda porzione.[1]
  • Ἀγαθοὶ δ'ἀριδάκρυες ἄνδρες.
Dalle molte lacrime sono gli uomini valenti.[2]
  • Ἀγροίκου μὴ καταφρονεῖ ῥήτορος.
Non sottovalutare le parole di un contadino.[3]
  • Αἱ Χάριτες γυμναί.
Le Carite sono nude.
Usato per dire che bisogna essere munifici in abbondanza e franchezza e, al tempo stesso, che gli ingrati perdono il proprio decoro.[4]
  • Ἄκαιρος εὔνοι' οὐδὲν ἔχθρας διαφέρει.
Un amore inopportuno non è diverso dall'odio.[5]
  • Ἄκουε τοῦ τὰ τέσσαρα ὦτα ἔχοντος.
Ascolta chi ha quattro orecchie.
Ascolta chi ha visto e ascoltato molte cose.[6]
  • Ἄκρον λάβε, καὶ μέσον ἕξεις.
Tieniti l'alto e avrai il mezzo.
Usato per le cose difficili da comprendere.[7]
  • Ἄλλος βίος, ἄλλη δίαιτα.
Altra vita, altra regola.
Usato per chi cambia in una vita migliore.[8]
  • Ἇνενδεὴς ὁ Θεός.
Il dio è perfetto.[9]

Β,β[modifica]

Γ,γ[modifica]

  • Γνώμαι πλέον κρατούσιν ή σθένος χερών.
I retti ragionamenti fanno più presa delle robuste mani.
(frammento di Sofocle 939 Radt)

Δ,δ[modifica]

Ε,ε[modifica]

Ζ,ζ[modifica]

Η,η[modifica]

Θ,θϑ[modifica]

Ι,ι[modifica]

Κ,κ[modifica]

Λ,λ[modifica]

Μ,μ[modifica]

Ν,ν[modifica]

Ξ,ξ[modifica]

Ο,ο[modifica]

Π,π[modifica]

Ρ,ρ[modifica]

Σ,σς[modifica]

Τ,τ[modifica]

Υ,υ[modifica]

Φ,φ[modifica]

Χ,χ[modifica]

Ψ,ψ[modifica]

Ω,ω[modifica]

Note[modifica]

  1. Citato in Zenobio, I, 12.
  2. Citato in Zenobio, 1, 14.
  3. Citato in Zenobio, I, 15. "Contadino" sta per chi è di condizione umile in generale (p. 371).
  4. Citato in Zenobio, I, 36.
  5. Citato in Zenobio, I, 50. «Si dice che Ippolito rivolgesse queste parole a Fedra, che diceva di amarlo e di averlo teneramente caro oltre ogni altro uomo», scrive Zenobio. Fedra era moglie di Teseo e Ippolito era il suo figliastro: ne parlava Euripide nel suo primo dramma, Ippolito velato (p. 378).
  6. Citato in Zenobio, I, 54. «Ad Entimo di Creta e ad Antifemo di Rodi, infatti, fu dato l'oracolo di stare in guardia da colui che avesse quattro orecchie: costui era il ladro Fenice; ma quelli non diedero importanza all'oracolo e trovarono la morte. Oppure per chi ha visto ed ascoltato molte cose, come dice Aristofane. Altri invece, affermano che il proverbio esorti ad ascoltare chi dice la verità: nessuno infatti è più sincero di Apollo, a cui i Lacedemoni fecero innalzare una statua effigiato con quattro mani e quattro orecchie, come dice Sosibio, poiché così apparve a loro mentre combattevano ad Amicle», scrive Zenobio. La seconda interpretazione sembra l'unica fondata, visto il richiamo ad Aristofane di Bisanzio e il fatto che la duplicazione degli organi di senso è frequente nella tradizione popolare; quanto all'Apollo di Amicle, tutte le fonti gli attribuiscono quattro braccia ma non quattro orecchie e nessuna menziona un'apparizione del dio in quel luogo (p. 379).
  7. Citato in Zenobio, I, 57. «Infatti gli abitanti di Egina, esiliati dalla patria a causa di una guerra, consultarono il dio, che diede loro tale responso; ed essi, interpretato l'oracolo, rimanendo nella parte alta dell'isola, colonizzarono la regione mediana. Per questo motivo, quando vogliamo alludere a una cosa difficile da comprendere, ci serviamo della suddetta espressione», scrive Zenobio. L'oracolo intero probabilmente era "ascolta le mie parole: tieni l'alto e avrai il mezzo" e forse l'episodio si può datare all'epoca di Clistene (p. 380).
  8. Citato in Zenobio, I, 22.
  9. Citato in Zenobio, I, 17.

Bibliografia[modifica]

  • Zenobio e Diogeniano, I proverbi greci, traduzione di Emanuele Lelli, Rubbettino, 2006, ISBN 978-88-498-1773-7.

Voci correlate[modifica]