Odissea
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L'Odissea (in greco Οδύσσεια) è un poema epico attribuito al poeta greco Omero.
Indice |
[modifica] Incipit
Musa, quell'uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra
Gittate d'Ilïòn le sacre torri;
Che città vide molte, e delle genti
L'indol conobbe; che sovr'esso il mare
Molti dentro del cor sofferse affanni,
Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desïava i suoi compagni,
Ché delle colpe lor tutti periro.
Stolti! che osaro vïolare i sacri
Al Sole Iperïon candidi buoi
Con empio dente, ed irritâro il nume,
Che del ritorno il dì lor non addusse.
Deh! parte almen di sì ammirande cose
Narra anco a noi, di Giove figlia e diva.
[modifica] Citazioni tratte dall'opera
[modifica] Libro I
- Cantami, o Musa, l'uomo di multiforme ingegno.
- Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον
- Àndra moi ènnepe, Moûsa, polỳtropon (v. 1)
[modifica] Libro II
- Come la figlia del mattin, la bella
Dalle dita di rose Aurora surse,
Surse di letto anche il figliuol d'Ulisse,
I suoi panni vestì, sospese il brando
Per lo pendaglio all'omero, i leggiadri
Calzari strinse sotto i molli piedi
E della stanza uscì rapidamente,
Simile ad un degli Immortali in volto.
[modifica] Libro III
- Uscito delle salse acque vermiglie,
Montava il sole per l'eterea volta
Di bronzo tutta, e in cielo ai dèi recava
Ed agli uomini il dì su l'alma terra:
Quando alla forte Pilo, alla cittade
Fondata da Nelèo, giunse la nave.
[modifica] Libro V
- Già l'Aurora, levandosi a Titone
D'allato, abbandonava il croceo letto,
E ai dèi portava ed ai mortali il giorno;
E già tutti a concilio i dèi beati
Sedean con Giove altitonante in mezzo,
Cui di possanza cede ogni altro nume.
[modifica] Libro VII
- Nulla io so di più molesto | Che il digiun ventre, di cui l'uom mal puote | Dimenticarsi per gravezze o doglie.
[modifica] Libro XI
- Giunti al divino mare, il negro legno
Prima varammo, albero ergemmo, e vele,
E prendemmo le vittime, e nel cavo
Legno le introducemmo: indi con molto
Terrore, e pianto, v'entravam noi stessi. - Costei, che tutta del peccar sa l'arte
Sé ricoprì d'infamia, e quante al mondo
Verranno, e le più oneste anco, ne asperse.
[modifica] Libro XXI
- Ma Palla, occhio azzurrino, alla prudente
Figlia d'Icario entro lo spirto mise
Di propor l'arco ai proci e i ferrei anelli,
Nella casa d'Ulisse: acerbo gioco,
E di strage principio e di vendetta.
[modifica] Libro XXIII
- La buona vecchia gongolando ascese
Nelle stanze superne, alla padrona
Per nunzïar, ch'era il marito in casa.
[modifica] Citazioni sull'opera
- L'Iliade e l'Odissea sono rimasti esemplari per tutta l'epopea occidentale, sino ai tempi più recenti, sino al Goethe e al Pascoli. (Giorgio Pasquali)
[modifica] Voci correlate
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