Robert Oppenheimer

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Robert Oppenheimer

Julius Robert Oppenheimer (1904 – 1967), fisico statunitense.

  • [Ripensando all'esplosione di Los Alamos] Abbiamo fatto il lavoro del diavolo.[1]
  • [Commentando il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki] In un certo senso basilare che nessuna volgarità, umorismo o esagerazione possono dissolvere, i fisici hanno conosciuto il peccato; e questa è una conoscenza che non si può perdere. (da una conferenza al MIT di Boston del 1947)[2]
  • Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù, il Baghavad-Gita. Vishnu[3] tenta di convincere il Principe che dovrebbe compiere il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma dalle molteplici braccia e dice, "Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi."[4] Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell'altro.
We knew the world would not be the same. A few people laughed, a few people cried. Most people were silent. I remembered the line from the Hindu scripture, the Bhagavad-Gita. Vishnu is trying to persuade the Prince that he should do his duty, and, to impress him, takes on his multi-armed form and says, 'Now I am become Death, the destroyer of worlds.' I suppose we all thought that, one way or another.[5] (citato in I am become death, the destroyer of worlds)
  • Ci sono dei fanciulli che giocano per le strade, i quali potrebbero benissimo risolvere qualcuno dei problemi di fisica nucleare che mi pongo, proprio perché essi hanno delle forme di percezione che ormai io ho perso da tempo [6]

Attribuite[modifica]

  • L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero.[7]
[Citazione errata] Questa frase è in realtà è di James Branch Cabell, autore satirico americano. La frase originaria, contenuta nell'opera Lo stallone d'argento (1926) è «L'ottimista afferma che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero» («The optimist proclaims that we live in the best of all possible worlds; and the pessimist fears this is true»). Oppenheimer ha ripreso questa citazione molto tempo dopo, nei primi anni Cinquanta.[8]

Citazioni su Robert Oppenheimer[modifica]

  • Un passo della Bhagavad-Gita, il sacro poema epico degli Hindu, gli venne alla mente:
    "Se la luce di mille soli
    divampasse nel cielo,
    sarebbe come
    lo splendore dell'Onnipotente—"
    E ancora, quando la sinistra, gigantesca nuvola si sollevò nella sommità sopra il Punto Zero, egli si ricordò di un altro verso dello stesso testo:
    "Io sono diventato Morte, il frantumatore dei mondi."[9][10] (Robert Jungk)

Note[modifica]

  1. Citato in Enzo Biagi, Testimone del tempo, SEI, Torino, 1971, p. 213.
  2. Riportata in Physics in the Contemporary World, Bulletin of the Atomic Scientists, vol. IV, n. 3, marzo 1948, p. 66. Citato in Giancarlo Sturloni, Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico, Sironi, 2006, p. 223.
  3. In realtà non si tratta di Viṣṇu, ma di Kṛṣṇa, ottavo avatāra di Viṣṇu.
  4. Cfr. con la citazione di Robert Jungk.
  5. La frase fu pronunciata nel 1965, ricordando il primo test sulle armi nucleari, la cosiddetta Trinity operation del 16 luglio del 1945, nell'ambito del Manhattan Project, di cui Oppenheimer era direttore scientifico.
  6. Riportata in Beaudot A.,La crèativité, Bordas , Paris, 1973. Citato in Alessandro Antonietti, L'intuizione visiva, Francoangeli, 1995, p. 13.
  7. Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1516.
  8. Cfr. Beniamino Placido, Dylan Dog e il sogno immortale, la Repubblica, 22 novembre 1996.
  9. È il verso (XI, 32), dove kālaḥ ("tempo") è stato reso con death ("morte").
  10. Cfr. con la citazione Sapevamo che il mondo....

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