Citazioni errate

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Rovine del tempio di Apollo a Delfi, dove era scritta l'esortazione «conosci te stesso» (γνῶθι σαυτόν), poi erroneamente attribuita a Talete, Solone, Chilone e Socrate

Raccolta di citazioni generalmente ritenute corrette, ma in realtà errate.

  • 640K dovrebbero essere sufficienti per chiunque. (Bill Gates)
La citazione risalirebbe al 1981, ma contesto e occasione sono sconosciuti e lo stesso Gates ha più volte negato di averla pronunciata.
Questa citazione viene classicamente attribuita a Freud, ma in realtà la prima attribuzione nota allo psicoanalista austriaco sembrerebbe risalire ad un articolo del 1950, undici anni dopo la sua morte. Diverse fonti hanno poi confermato che si tratta di una citazione apocrifa.
  • Ahi ahi ahi, signora Longari: mi è caduta sull'uccello. (Mike Bongiorno)
Il conduttore si sarebbe rivolto con questa frase alla signora Giuliana Longari, concorrente del quiz televisivo Rischiatutto, che stava rispondendo a domande sulla storia romana. Sebbene molti ricordino il dialogo in questione, la circostanza è sempre stata smentita dagli interessati e non sono mai state rinvenute registrazioni della frase citata.
La frase, in genere, viene erroneamente attribuita a Franklin. La citazione corretta però è: «Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse», e fu detta nel 1716 da Christopher Bullock.
La citazione appartiene in realtà a François Mauriac, Andreotti l'ha solamente riportata senza citarne la fonte.
Benché Adorno sia noto, insieme a Horkheimer, anche per aver dato un «contributo ineludibile» al «tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture del dominio sociale» (cfr. Annamaria Rivera), la frase sopra riportata — citata per la prima volta nel libro Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di C. Patterson e ripresa dall'organizzazione animalista PETA in apertura del proprio sito — risulta errata, dato che l'unico passaggio simile negli scritti di Adorno esprime un concetto più ampio:
Citazione corretta: «Le atrocità sollevano un'indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – "non è che un animale" – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale». (da Minima moralia)
Questa frase viene attribuita da Gianni Brera a Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai queste parole. Brera utilizzò questa citazione in varie opere di natura storica e in vari articoli.
Il giornalista ammise di essersi inventato la citazione in questo pezzo tratto da un suo articolo: «Il ragazzino Campanella crotonese come Milone! consola il cronista di ogni sconsiderata nequizia commessa in pedata e lo esime per una volta dal parafrasare ser Francesco Guicciardini, al quale ha fatto dire ormai da molti anni: Che se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione.»
La citazione viene spesso erroneamente attribuita a Schopenhauer, tuttavia quando il filosofo riporta la frase nell'opera Parerga e paralipomena cita esplicitamente lo scrittore spagnolo Mariano José de Larra e, in particolar modo, l'opera El doncel de Don Enrique el doliente.
  • Colpire tutto ciò che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio. (Nereo Rocco)
Nel libro Nereo Rocco: la leggenda del paròn si legge che tra le tante frasi storiche attribuite al paròn una, indimenticabile, va cancellata e il riferimento è proprio a questa citazione.
Nello stesso libro Rivera inoltre aggiunge: «Una frase come questa Rocco non l'avrebbe detta nemmeno da ubriaco [..] Io l'ho sentito un'infinità di volte raccomandare una marcatura stretta, asfissiante. Non gli ho mai sentito dire di far male a qualcuno. Sono certo che non gli è mai venuto in mente.» Aurelio Scagnellato (capitano del Padova) parla di frase attribuita che è diventata poi una leggenda metropolitana.
  • Con la forza della verità, in vita, ho conquistato l'universo.
In originale: Vi Veri Veniversum Vivus Vici (V.V.V.V.V.). Nel film V per Vendetta il protagonista V attribuisce questa citazione al Faust. L'attribuzione è certamente errata in quanto la citazione non è presente né nell'opera teatrale La tragica storia del Dottor Faust di Christopher Marlowe né tanto meno nel Faust di Johann Wolfgang von Goethe, per approfondire vedi qui.
  • Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza. (Francesco d'Assisi)
Citazione attribuita erroneamente a San Francesco da Alexander Dubcek, talvolta attribuita anche ad Agostino d'Ippona e Aristotele. La citazione è tratta invece dalla Serenity Prayer di Reinhold Niebuhr.
  • Conosci te stesso.
La citazione è stata attribuita a Talete, Solone, Chilone e all'oracolo di Apollo. Qualcuno attribuisce la frase a Socrate, vissuto tuttavia in un periodo storico successivo; tale massima può comunque considerarsi uno dei fondamenti della sua filosofia.
Stando a quanto narrano Platone nel Protagora, Marco Tullio Cicerone nel De oratore, Senofonte nei Detti memorabili di Socrate, Pausania e Plutarco, un giorno i sette savi si sarebbero riuniti a Delfi e avrebbero scritto a lettere d'oro nel tempio di Apollo tale motto: Γνω̃θι σαυτόν in greco antico (Nosce te ipsum in latino). Tuttavia, stando a quanto riporta Giuseppe Fumagalli, sembrerebbe che il reale significato della frase fosse stato frainteso. Tale frase infatti faceva parte di due versi che indicavano le norme etiche da rispettare nel tempio di Apollo. Questo verso, in particolare, invitava semplicemente i visitatori a chiarirsi bene le idee sulla domanda da porre all'oracolo, prima di interrogarlo. Tuttavia già nel IV secolo a.C. i versi non erano più interpretati in tal modo. Vedi anche qui.
Frase attribuita erroneamente a Tertulliano, non appare in nessuno dei testi originali conosciuti. Citazione corretta: «È credibile perché è sciocco». La citazione viene attribuita erroneamente anche ad Agostino d'Ippona.
  • È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio.
La citazione viene erroneamente attribuita ad Abraham Lincoln (prima traccia nel Golden book magazine del novembre 1931), Mark Twain (prima traccia in un articolo di un giornale canadese del 1953) e in misura minore a Confucio, John Maynard Keynes e Arthur Burns. Inoltre diversi proverbi esprimono un concetto simile, tra questi ne va ricordato uno incluso nel Libro dei Proverbi della Bibbia: «Anche lo stolto, se tace, passa per saggio | e, se tien chiuse le labbra, per intelligente.». In realtà la citazione sembrerebbe appartenere a Maurice Switzer, infatti una prima traccia di questa frase si ritrova proprio nel suo libro, Mrs. Goose, Her Book del 1907.
La frase viene citata anche da Lisa nel decimo episodio della quarta stagione de I Simpson.
Sherlock Holmes non ha mai pronunciato questa frase, Arthur Conan Doyle non l'ha mai scritta. Tuttavia in una pagina de Il caso dell'uomo deforme c'è uno scambio di battute che potrebbe aver generato la leggenda: Watson, dopo aver ascoltato una delle proverbiali deduzioni di Holmes, dice: «Semplice!». E Holmes risponde: «Elementare!».
La frase, che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione al termine dell'abiura dell'eliocentrismo, in realtà non si trova in alcun documento del XVII secolo. Il primo scrittore ad aver menzionato la frase è stato il giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757, Italian Library.
  • Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente. (Albert Einstein)
Come confermato dallo stesso Einstein in un'intervista, il giornalista aveva riportato queste parole ingigantendo drasticamente una sua dichiarazione.
Questa citazione venne riportata nell'articolo Religion: German Martyrs, pubblicato sul Time Magazine del 23 dicembre 1940. La citazione ebbe una grande diffusione e più scrittori la interpretarono in modo diverso. In una lettera dello scienziato del 1943 indirizzata a un ministro presbiteriano, che aveva chiesto una conferma in merito alle parole riportate da Time Magazine, Einstein confermò di aver dichiarato che la Chiesa Cristiana rappresentava l'unica istituzione sociale in grado di opporsi al regime nazista («Yes, I did say this about the Christian Church. It is the only social institution that could stand up to the Nazi regime.»). Secondo lo scienziato William C. Waterhouse tuttavia, questo stralcio sarebbe stato estrapolato da un commento casuale rilasciato dallo scienziato ad un giornalista, durante il periodo in cui Einstein viveva ancora in Germania. L'opinione di Waterhouse troverebbe conferma in una lettera successiva dello scienziato, risalente al 28 marzo 1947, nella quale Einstein descrisse in maniera più approfondita il suo punto di vista sulla questione. Stando a quanto riportato in questa lettera, Einstein, in occasione di quell'incontro con il giornalista, avrebbe semplicemente affermato che durante la dittatura nazista difficilmente qualche intellettuale tedesco, eccezion fatta per pochi uomini di chiesa, aveva sostenuto i diritti individuali e le libertà intellettuali e quindi successivamente la sua dichiarazione era stata drasticamente enfatizzata.
  • Fin dalla più tenera età, ho rifiutato di mangiar carne e verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno all'uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all'uccisione degli uomini. (Leonardo da Vinci)
Benché il vegetarianismo di Leonardo sia attestato da una lettera del navigatore Andrea Corsali a Giuliano de' Medici, e Giorgio Vasari abbia descritto la compassione di Leonardo per gli animali, queste esatte parole non sono di Leonardo.
Scrive in proposito Alessandro Vezzosi, fondatore del Museo ideale Leonardo da Vinci: «La fonte di questa erronea attribuzione è da ascriversi alla peraltro eccellente antologia di articoli di scrittori, filosofi, scienziati e altri personaggi illustri intitolata The Extended Circle: A Commonplace Book of Animal Rights (1985) di Jon Wynne-Tyson. Tale citazione a sua volta era stata tratta da un romanzo (che aveva riportato anche alcune citazioni reali di Leonardo) di Dimitri Merejkowski intitolato The Romance of Leonardo da Vinci (tradotto dal russo nel 1928)».
La citazione spesso viene erronemente attribuita a George Bernard Shaw. In realtà la citazione originale «A scout troop consists of twelve little kids dressed like schmucks following a big schmuck dressed like a kid.» («Un reparto scout è formato da dodici piccoli bambini vestiti da cretini che seguono un grande cretino vestito da bambino.») fu pronunciata da Jack Benny. Il comico infatti ironizzava spesso sugli scout nei suoi spettacoli radiofonici e televisivi, come molti altri comici negli anni '60.
  • Hai una pistola in tasca o sei semplicemente felice di vedermi? (Mae West)
Questa frase viene spesso indicata come una battuta di Mae West nel film Lady Lou - La donna fatale del 1933. Tuttavia Fred R. Shapiro nel suo libro The Yale Book of Quotations asserisce che tale battuta non è presente né in questo né in altri film della West realizzati prima del 1967.
Nel corso dell'opera teatrale Catherine was great messa in scena a Broadway nel 1944, Mae West improvvisando pronuncia la battuta: «Is that your sword or are you just glad to see me?» («È la tua spada o sei semplicemente felice di vedermi?»). Nella pagina delle citazioni del libro The Wit and Wisdom of Mae West del 1967 alla West viene attribuita la frase «Is that a gun...» ma non viene indicata alcuna fonte a sostegno. Solo nel film Sextette del 1978 Mae West pronuncia inequivocabilmente la famosa battuta. La frase ha avuto fortuna nel corso degli anni ed è stata anche riportata in diverse varianti. Ad esempio nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit del 1988 è presente la battuta: «hai un coniglio in tasca o sei contento di vedermi?».
  • Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare. (Blade Runner)
Citazione corretta: «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.» La citazione, parte del celebre monologo del personaggio Roy Batty, viene riportata spesso in maniera errata: nelle varianti non potreste immaginare, non potreste neanche immaginarvi, non potreste neanche immaginare, o omettendo una o entrambe delle due parole iniziali, Io ne.
Il doppiaggio italiano non è comunque del tutto fedele all'originale, poiché una traduzione letterale sarebbe io ne ho viste cose che voi altri (e non "voi umani") non potreste immaginarvi; in lingua inglese, l'espressione "you people" è utilizzata per descrivere un gruppo di persone al quale non si appartiene (diversa razza, abitudini, ecc.), ed è considerata sostanzialmente dispregiativa. Per approfondire, vedi qui.
Questa frase viene spesso attribuita erroneamente a Jim Lovell. Nella sua versione originale la citazione infatti era "Okay, Houston, we've had a problem here." ("Okay, Houston, abbiamo avuto un problema qui") ed era stato Jack Swigert, un altro astronauta della missione spaziale Apollo 13, a pronunciarla per primo, come si può verificare dalla cronologia ufficiale dei messaggi. La frase errata è divenuta celebre grazie al film Apollo 13, nel quale viene pronunciata proprio dal comandante Lovell, interpretato da Tom Hanks.
  • Il buon cristiano dovrebbe stare attento ai matematici e a tutti i falsi profeti. C'è il pericolo che i matematici abbiano stretto un patto col diavolo per annebbiare lo spirito, e mandare l'uomo all'inferno. (Agostino d'Ippona)
Una traduzione corretta della citazione potrebbe essere: «Ecco perché un buon cristiano deve guardarsi non solo dagli astrologhi ma anche da qualsiasi indovino che usi mezzi contrari alla religione, soprattutto quando dicono il vero, per evitare che ingannino l'anima mettendola in rapporto con i demoni e la irretiscano in una specie di patto d'alleanza con loro.»
La traduzione errata, diffusasi largamente nel corso del tempo, è dovuta soprattutto all'interpretazione della parola "mathematici". Come testimoniano l'Historia Augusta, un'opera contemporanea o successiva a Sant'Agostino e altre opere di Agostino come De diversis quaestionibus octoginta tribus (45.2) e De Doctrina Christiana (II, 21, 32), la parola "mathematici" a quei tempi non voleva indicare tanto i cultori della matematica, quanto gli indovini e gli astrologi. Questo appare particolarmente evidente nel De diversis quaestionibus octoginta tribus, dove si legge: «Ma contro coloro che oggi si chiamano matematici, che pretendono di sottomettere le nostre azioni ai corpi celesti, di venderci alle stelle e di riscuotere da noi il prezzo stesso col quale siamo venduti, non si può dire nulla più esattamente e brevemente di questo: non rispondono se non dopo aver consultato le costellazioni.» Infine nelle sue opere, come ad esempio in De Doctrina Christiana (II, 38), Agostino d'Ippona parla della "scienza dei numeri" in modo tutt'altro che negativo.
Questa citazione tradizionalmente attribuita a Machiavelli, non è attestata in nessuna delle opere machiavelliane. Nel capitolo XVIII del Principe tuttavia è presente una citazione simile e il famoso motto potrebbe essere considerato una sintesi di questa citazione: «[...] nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de' Principi, dove non è giudizio a chi reclamare, si guarda al fine. Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato; i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati [...]».
Questa citazione viene attribuita in genere a Mark Twain (Reader's Digest nel 1948 e Peter's Quotations nel 1977), ma nessuna fonte diretta sembra confermare questa attribuzione. L'aforisma è apparso per la prima volta nel 1913 su un giornale statunitense, ma in forma anonima. La citazione è stata attribuita anche a George Bernard Shaw, W. C. Fields e a Winston Churchill (nel film Lock & Stock - Pazzi scatenati). Non è ancora chiaro chi sia il vero autore della citazione.
Il 27 marzo 1955, in occasione del Giro ciclistico della Provincia, durante la radiocronaca, Nando Martellini pronunciò la frase in riferimento al Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, attribuendola a Gabriele D'Annunzio. Secondo lo storico Agazio Trombetta tuttavia la citazione non appartiene a D'Annunzio, che non era mai stato a Reggio Calabria e non aveva mai scritto nulla a tal proposito, come confermato anche dalla Biblioteca Dannunziana.
Qualcuno attribuisce la frase a Karr. In realtà la citazione è di Voltaire ed è tratta dall'opera Le Mondain (1736). Karr, in Nouvelles guêpes (1853), ha ripetuto e sviluppato lo stesso concetto: «Il superfluo è diventato cosi necessario che molte persone, per procurarselo, considerano il necessario come superfluo».
  • Il tuo manoscritto è sia bello che originale, ma le parti belle non sono originali, e quelle originali non sono belle. (Samuel Johnson)
Questa citazione viene spesso attribuita a Johnson ma non trova alcun riscontro nelle opere o nelle lettere dello scrittore, né tanto meno nelle biografie di Johnson scritte dai suoi contemporanei.
La frase, citata dal filosofo animalista Tom Regan in epigrafe all'edizione italiana di un proprio libro, risulta decontestualizzata da un discorso tenuto dal cardinal Biffi cinque anni prima, in un convegno dedicato a Solov'ëv, nel periodo in cui ricorreva il centenario della morte del filosofo russo. Condividendo il pensiero di Solov'ëv, Biffi sottolineò come i valori «nuovi», anche se positivi, possano rappresentare un pericolo per la Chiesa nella misura in cui siano slegati dalla fede:
Citazione corretta: «In lui [l'Anticristo], come qui [da Solov'ëv] è presentato, non è difficile ravvisare l'emblema, quasi l'ipostatizzazione, della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni; egli sarà un "convinto spiritualista", un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo».
La citazione tradizionalmente attribuita a de Coubertin, appartiene in realtà ad un vescovo della Pennsylvania, Ethelbert Talbot. Lo stesso de Coubertin, quando la pronunciò, ne citò la fonte: la predica del vescovo durante le Olimpiadi del 1908.
Questa frase, attribuita al teologo svizzero dalla stampa, dopo un convegno tenuto a Roma nel 1984 sulla figura di Adrienne von Speyr, è stata in seguito ripresa da altri autori e attribuita anche a Giovanni Paolo II. Nel saggio Sperare per tutti (1986), rispondendo alle critiche mossegli, Balthasar ha precisato: «ecco sorgere la questione se si possa, come cristiani, stando sotto il giudizio, sperare per tutti gli uomini. Io ho osato affermarlo [...]. In una conferenza stampa tenuta a Roma, tempestato di domande sulla questione dell'inferno, avevo manifestato il mio parere, il che ha portato a fin troppo grossolane deformazioni sui giornali ("L'inferno è vuoto") [...]. Ma io non ho mai parlato di certezza, bensì di speranza», aggiungendo: «L'occhio dell'inquisizione resta puntato su di me [...]. Lo stupore manifestato [...] dimostra che non hanno mai preso conoscenza delle mie opere maggiori, nelle quali da un bel pezzo si sarebbe potuta trovare abbondante legna per il mio rogo».
Nella parte conclusiva della sua TeoDrammatica (tomo V, 1983), influenzata dalle visioni di Adrienne von Speyr, Balthasar aveva difatti già sostenuto la «dilatazione della speranza», avanzando l'idea che «il peccato, il male, dev'essere limitato e finito, e che troverà pure la sua fine nell'amore che lo abbraccia». Va rilevato a margine come il teologo Elio Guerriero, curatore delle edizioni italiane delle opere di Balthasar, consideri l'espressione «vuoto», in relazione all'inferno, concretamente in linea col pensiero balthasariano, fatto salvo che si tratta di una speranza: «se l'inferno è talmente reale da provocare dolore e sofferenza (è dunque assurdo parlare di inesistenza) è anche vero che, avendolo Cristo attraversato e sconfitto con la sua morte obbediente, possiamo fondatamente sperare che esso sia vuoto. È questa la parola forte di von Balthasar, l'annuncio che egli cercò di trasmettere con un'opera sinfonica ma anche profondamente unitaria».
La citazione non compare in nessuno degli scritti, delle lettere private o di altre pubblicazioni di Mark Twain.
Questa citazione è in realtà è di James Branch Cabell, autore satirico americano. La frase originaria, contenuta nell'opera Lo stallone d'argento (1926) è «L'ottimista afferma che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero» («The optimist proclaims that we live in the best of all possible worlds; and the pessimist fears this is true»). Oppenheimer ha ripreso la frase molto tempo dopo, nei primi anni Cinquanta.
  • La morte risolve tutti i problemi: niente uomini, niente problemi. (Stalin)
Questa citazione, erroneamente attribuita a Joseph Stalin, in realtà deriva dal romanzo I bambini di Arbat (1987) di Anatoly Rybakov. L'autore stesso ha poi ammesso di essersela inventata nel suo successivo romanzo, Romanzo-ricordo pubblicato nel 1997.
  • La musica di Wagner è molto migliore di quello che si potrebbe pensare ascoltandola. (Mark Twain)
Molti la attribuiscono a Twain, ma la citazione è di Edgar Wilson Nye. Mark Twain menziona più volte la frase citando esplicitamente Edgar Wilson Nye.
  • La parola all'uomo è stata data per nascondere il pensiero.
La citazione viene erroneamente attribuita a Charles Maurice de Talleyrand-Périgord e Joseph Fouché. Più probabilmente la citazione appartiene a Voltaire che scrisse nei Dialogues: «Ils [les hommes] ne se servent de la pensée que pour autoriser leurs injustices, et n'emploient les parles que pour déguiser leurs pensées» («Gli uomini usano il pensiero per giustificare le proprie ingiustizie, e il discorso solo per nascondere i loro pensieri»).
  • La storia ha insegnato quanto quella favola riguardo a Cristo ci abbia giovato. (Papa Leone X)
Secondo quanto riporta John Bale nella sua opera The Pageant of Popes, il papa Leone X avrebbe scritto questa frase in una lettera al cardinale Bembo. Sembra che il primo a narrare tale episodio sia stato proprio Bale nella sua opera. La citazione fu poi riportata da centinaia di scrittori che la estrapolarono proprio dal The Pageant of Popes. Dal momento che Bale era in guerra aperta contro il Papa e la Chiesa Romana, è ragionevole pensare che l'episodio e la citazione riportati da Bale siano in realtà falsi.
Questa frase viene attribuita a Chesterton ma non è presente nei suoi scritti. Molti la collegano ad Eretici, ma nel libro questa frase non compare. La frase sembra essere una liberissima sintesi di alcune idee di Chesterton e sembra provenire da un saggio dal titolo La visione della Chiesa in G. K. Chesterton inserto in un numero di Vita e pensiero (la rivista dell'Università Cattolica) del 1956.
  • Lazzaro, alzati e cammina! (Gesù)
La citazione è errata. Gesù, nell'episodio di Lazzaro, morto e sepolto in una grotta, pronuncia queste parole: «Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11, 43). La frase viene spesso confusa con «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» (Gv 5,8), una frase pronunciata da Gesù verso un uomo malato da trentotto anni.
  • Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.
La paternità di questa citazione è incerta: alcune fonti la attribuiscono a Thomas Dewar, altre a James Dewar. Probabilmente l'ambiguità nasce dal fatto che i due hanno lo stesso cognome e sono vissuti in un periodo storico molto simile. La citazione è stata erroneamente attribuita anche ad Albert Einstein e a Frank Zappa, che appartengono ad un periodo storico successivo e hanno con tutta probabilità solamente citato la frase.
  • Mostratemi un giovane conservatore e io vi mostrerò qualcuno senza cuore. Mostratemi un vecchio liberale e vi mostrerò qualcuno senza cervello. (Winston Churchill)
La frase, al contrario di quanti molti riferiscono, non appartiene a Churchill.
  • Muore lentamente chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. (Pablo Neruda)
Questo è il primo verso di una poesia dal titolo ¿Quién muere? diffusasi via posta elettronica e riportata su molti siti web. La poesia viene attribuita erroneamente a Pablo Neruda, come confermano la Fundación Pablo Neruda e Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, editore delle opere di Neruda in Italia. Lo stesso Passigli ha infatti precisato: «Chi conosce la sua poesia si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento». La poesia appartiene in realtà alla scrittrice e poetessa brasiliana Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961.
  • Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. (George Orwell)
La citazione viene spesso attribuita ad Orwell e in molti credono che tale frase sia tratta dal suo famoso libro, 1984. In realtà questa citazione non è presente né in questa né in altre opere di Orwell e la prima attribuzione della frase ad Orwell sembrerebbe risalire al 1982 (più di trent'anni dopo la pubblicazione del libro e la morte dello scrittore) nel libro australiano Partners in Ecocide.
Una frase simile si ritrova nell'articolo di Antonio Gramsci, Democrazia operaia del 21 giugno 1919 sul periodico L'Ordine Nuovo: «Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria.»
La rivista Vegetarische Warte, a volte citata erroneamente come Vegetarian Watch-Tower
  • Niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l'evoluzione verso un'alimentazione vegetariana. (Albert Einstein)
Secondo la IVU (International Vegetarian Union), la frase inglese «Nothing will [...] increase chances for survival of life on Earth as much as the evolution to a vegetarian diet» risulta «completamente non verificata» e «sembra una cattiva traduzione dal tedesco» della frase di Einstein correttamente tradotta in inglese come «a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind» (da una lettera del 27 dicembre 1930 a Hermann Huth, editore della rivista Vegetarische Warte, che avrebbe pubblicato la frase originale).
Citazione corretta: «Uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità».
  • Non avevo idea che l'amore potesse fare così tanto ed ho capito che ogni donna è il riflesso del proprio uomo, se l'ami alla follia, lei impersonerà il sentimento. (Brad Pitt)
Questa è la frase conclusiva di una lettera che Brad Pitt avrebbe dedicato alla compagna Angelina Jolie. Secondo Snopes.com la lettera sarebbe in realtà il riadattamento di un testo che girava sul web già da molto tempo e avrebbe sfruttato la doppia mastectomia preventiva cui si era sottoposta la Jolie nel 2013 (visto il riferimento ad una "malattia" presente nel testo). Tale lettera falsa si è poi diffusa tramite i social network ed è stata pubblicata da un blog di gossip e celebrità nigeriano chiamato Couples & Co, dalla rivista egiziana di moda Identity Magazine e da tanti altri blog.
Questa citazione è attribuita ad Agostino, ma queste parole non sono presenti nei suoi scritti.
Tuttavia nelle Esposizioni sui Salmi, XXXIX, 6 si legge un passo dal quale emerge un concetto simile: «Ma se sei giusto, non voler contare il numero ma pesane il valore: usa una bilancia giusta, non ingannatrice, dato che sei stato chiamato giusto: Vedranno i giusti e avranno timore, è stato detto di te. Non contare dunque le folle degli uomini che procedono sulla via larga, che domani riempiranno il circo celebrando con grida il natale della città, disonorando la città stessa con la loro vita malvagia. Non badare a questi: sono molti e chi li conterà? Pochi invece procedono per la via stretta. Prendi, ripeto, una bilancia, e pesa: vedi quanta paglia metterai sul piatto contro pochissimo grano. Questo facciano i giusti fedeli che seguono.»
  • Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo. (Voltaire)
Tale citazione, presente anche in altre formulazioni, viene solitamente attribuita al filosofo e scrittore, ma è stata usata per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall, saggista conosciuta con lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in una biografia del filosofo del 1906, The Friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire). La citazione non ha riscontro in qualsivoglia opera di Voltaire, anche se per alcuni autori essa sarebbe realmente una citazione di Voltaire, estrapolata dal Trattato della tolleranza del 1763. In tale Trattato infatti si trovano alcune frasi simili, mentre nelle Questioni sull'Enciclopedia Voltaire scrive: «Mi piaceva l'autore de L'Esprit [Helvétius]. Quest'uomo era meglio di tutti i suoi nemici messi assieme; ma non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato..» Forse la frase apocrifa origina proprio da questo passo.
Citazione corretta: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
  • O Signore, fa' di me uno strumento della tua pace. | Dove è odio, fa' che io porti l'amore. | Dove è offesa, che io porti il perdono. | Dove è discordia, che io porti l'unione. | Dove è dubbio, che io porti la fede. | Dove è errore, che io porti la verità. | Dove è disperazione, che io porti la speranza. | Dove è tristezza, che io porti la gioia. | Dove sono le tenebre, che io porti la luce. | O Signore fa' che io | non cerchi tanto di essere consolato | quanto di consolare; | di essere compreso, quanto di comprendere; | di essere amato, quanto di amare. | Poiché donando, si riceve; | perdonando, si è perdonati; | morendo, si resuscita alla vita eterna. | Amen (Francesco d'Assisi)
Questa preghiera viene attribuita a san Francesco da diverse fonti. Tuttavia questi versi vennero pubblicati per la prima volta nel 1912, da una piccola rivista francese, La Clochette. Nel 1915 Papa Benedetto XV entrò in possesso di questa preghiera e la apprezzò particolarmente tanto da volerne la pubblicazione su L'Osservatore Romano. La preghiera di lì in poi ebbe una diffusione mondiale, tanto che nei decenni successivi venne citata da Madre Teresa di Calcutta, Margaret Thatcher e Bill Clinton. Restano tuttora ignoti sia l'origine della falsa attribuzione a San Francesco, sia il reale autore della preghiera. Vedi anche qui.
  • Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre. (Carlo Mazzacurati)
Questa citazione viene spesso attribuita a Mazzacurati, soprattutto in seguito alla sua dipartita, ma in realtà egli sembra averla semplicemente citata durante un'intervista. La citazione originale («Be kind, for everyone you meet is fighting a hard battle.») è tratta infatti dal libro Beside the Bonnie Briar Bush di Ian Maclaren (1890 circa) e viene talvolta attribuita a Platone e Filone di Alessandria.
  • Pace per Israele significa sicurezza, e dobbiamo con tutti i nostri mezzi proteggere il suo diritto a esistere. Israele è uno degli importanti avamposti della democrazia nel mondo, è un meraviglioso esempio di come una terra arida può essere trasformata in un'oasi di fratellanza e di democrazia. Pace per Israele significa sicurezza, e la sicurezza deve essere reale. (Martin Luther King)
Questa frase è tratta da Lettera ad un amico antisionista, una lettera aperta erroneamente attribuita a Martin Luther King. Per approfondire vedi qui
  • Penso che ci sia un mercato mondiale per, forse, cinque computer. (Thomas J. Watson)
Si suppone che il presidente della IBM abbia pronunciato questa citazione nel 1943. Tale citazione venne resa popolare da The Expert Speak, tuttavia essa non trova riscontri nei discorsi e negli scritti di Watson, né tanto meno negli archivi della IBM.
Secondo il biografo Kevin Maney, il figlio e successore di Thomas, Thomas Watson Jr. in un discorso del 1953 dichiarò che negli anni Quaranta l'IBM aveva previsto di ottenere cinque ordini per uno dei primi computer sviluppati. La citazione attribuita a Thomas J. Watson, potrebbe derivare da una frase molto simile di Howard Aiken, progettista della macchina calcolatrice Mark I. Secondo Aiken, quattro o cinque computer sarebbero stati sufficienti per l'intero Regno Unito. Un'altra citazione di questo tipo fu pronunciata dal fisico britannico Douglas Hartree nel 1951.
  • Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) (Johann Wolfgang von Goethe)
La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del Faust dal tedesco all'inglese di John Anster. È stato poi William Hutchinson Murray in The Scottish Himalayan Expedition (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione.
La frase erronemante attribuita a Keynes, sarebbe frutto, secondo Samuel Brittan, di un banale errore di attribuzione. La citazione originale probabilmente fu: «Quando cambio idea io lo dico; e voi?»
  • Quando i missionari vennero in Africa loro avevano la Bibbia e noi avevamo la terra. Dissero: "Preghiamo". Chiudemmo i nostri occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la Bibbia e loro avevano la terra. (Desmond Tutu)
La citazione viene erroneamente attribuita a Desmond Tutu che in realtà ha solamente citato l'aneddoto durante un discorso al Waldorf-Astoria Hotel di New York, poco prima di ricevere il premio Nobel nel 1984. In realtà, la prima traccia della citazione è in The Deputy, libro di Rolf Hochhuth, nel quale la frase viene attribuita a Jomo Kenyatta senza alcun riferimento temporale o di altro genere.
  • Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto. (Gilbert Keith Chesterton)
Questa citazione attribuita a Chesterton non trova alcun riscontro nei suoi scritti.
  • Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre. (Sandro Pertini)
La citazione riportata da blog, siti web, giornali e radio ed attribuita generalmente a Pertini, in realtà non è stata mai pronunciata dall'ex Presidente della Repubblica, come confermato dalla Fondazione Sandro Pertini.
  • Ridere, lottare, mangiare! Ecco i tre elementi indispensabili al mondo del ragazzo. [...] Un ragazzo non è un animale da tavolino, e non è fatto per restare seduto. E non è neanche un pacifista, o un seguace del detto "prudenza innanzitutto", o un topo di biblioteca, o un filosofo. È un ragazzo, Dio lo benedica, pieno di allegria, di combattività, di appetito, di audace monelleria, di rumorosità, di spirito di osservazione, di agitazione, fino a traboccarne. Se no, è un anormale. (Robert Baden-Powell)
Questa citazione è spesso attribuita al fondatore dello scautismo Robert Baden-Powell, estrapolandone il contenuto e omettendo la citazione del vero autore (Mr. Casson). Baden-Powell tuttavia nel suo Il libro dei capi aveva riportato tale frase citando esplicitamente Mr. Casson.
Questa citazione è attribuita ad Agostino, ma queste parole non sono presenti nei suoi scritti.
Tale estrapolazione deriva con ogni probabilità dai Discorsi 131, 10: Iam enim de hac causa duo concilia missa sunt ad Sedem Apostolicam: inde etiam rescripta venerunt. Causa finita est: utinam aliquando finiatur error! («Appunto a proposito di questa causa, sono già stati inviati alla Sede Apostolica gli Atti di due Concili; ne abbiamo avuto di ritorno anche i rescritti. La causa è finita: voglia il cielo che una buona volta finisca anche l'errore.»).
  • Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi. (Benito Mussolini)
Questa frase è comunemente attribuita a Mussolini. Benito pronunciò realmente la citazione al termine di un discorso il 7 aprile 1926, all'insediamento del nuovo Direttorio fascista, citando il «vecchio combattitore». In realtà, la frase appartiene a Henri de la Rochejaquelein ed è stata pronunciata dopo la vittoria nella battaglia di Les Aubiers il 25 aprile 1793.
  • Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita. (Albert Einstein)
Non esiste una fonte originale per questa citazione attribuita a Einstein, essa non viene menzionata in nessun documento prima del 1994. In quell'anno, la frase venne citata per la prima volta su un volantino distribuito a Bruxelles dall'Unione Nazionale Apicoltori francesi, in rivolta a causa della concorrenza del miele d'importazione. È quindi probabile che la citazione sia stata creata ad hoc per avvalorare la protesta.
Questa citazione è tradizionalmente attribuita a Maria Antonietta, che l'avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane. In realtà la frase è stata scritta da Jean-Jacques Rousseau nelle Confessioni, in riferimento ad un evento del 1741, quando Maria Antonietta non era ancora nata.
La frase non compare in nessuno degli scritti di Mark Twain.
  • Solo i morti hanno visto la fine della guerra. (Platone)
Attribuita a Platone nel film Black Hawk Down, non trova riscontri nelle sue opere. È in realtà una frase di George Santayana, tratta da Soliliquies in England (1924).
Una delle battute più famose del film Casablanca viene spesso ricordata in maniera errata. Nell'immaginario collettivo infatti Rick (interpretato da Humphrey Bogart) rivolge tali parole a Sam, il pianista del night club. Nel doppiaggio originale la citazione comunemente ricordata è «Play it again, Sam», titolo tra l'altro di un film di Woody Allen. In realtà a pronunciare una frase molto simile a questa è Ilsa (interpretata da Ingrid Bergman). Nel doppiaggio italiano tale citazione è «Suonala Sam. Suona "Mentre il tempo passa"» mentre in quello originale è «Play it, Sam. Play "As Time Goes By"».
  • Tutto ciò che è necessario per il trionfo del diavolo è che gli uomini buoni non facciano nulla. (Edmund Burke)
La frase comunemente attribuita a Burke, non è presente in nessuna delle opere dello statista. La falsa attribuzione potrebbe essere nata da un celebre libro di citazioni, il Bartlett's Familiar Quotations uscito nel 1905.
La citazione potrebbe derivare da una frase simile di John Stuart Mill: «Gli uomini malvagi non hanno bisogno che di una cosa per raggiungere i loro scopi, cioè che gli uomini buoni guardino e non facciano nulla». Mill sembrerebbe essersi ispirato a una citazione dello stesso Burke, contenuta in Pensieri sulle cause dell'attuale malcontento (1770): «Quando i malvagi si uniscono, i buoni devono associarsi. Altrimenti cadranno uno ad uno, un sacrificio spietato in una lotta disprezzabile». La citazione è talvolta attribuita anche a John Fitzgerald Kennedy e Charles F. Aked.
Questa frase viene spesso attribuita all'impiegato dell'ufficio brevetti statunitense, Charles Duell. Secondo il bibliotecario Samuel Sass tuttavia la frase sarebbe un falso, anche perché Duell aveva spesso dichiarato l'esatto contario.
Nel 1902 ad esempio disse: «A mio parere, tutti i precedenti progressi che si sono avuti con le varie invenzioni, appariranno del tutto trascurabili rispetto a quelli di cui sarà testimone questo secolo. Desidererei quasi poter vivere la mia vita di nuovo per vedere quali meraviglie sono alle soglie.»
La citazione non è presente nei frammenti della sua opera a noi pervenuti. Si tratta, molto probabilmente, di una formula con la quale si è voluto condensare il pensiero del filosofo sul perenne divenire delle cose, e la fonte principale di questa attribuzione risalirebbe a Platone, che nel suo Cratilo scrive: «Dice Eraclito "che tutto si muove e nulla sta fermo" e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che "non potresti entrare due volte nello stesso fiume"». Il riferimento è al frammento 91DK, dove si può constatare che l'espressione "tutto scorre" non è presente: il divenire è simboleggiato dallo scorrere dell'acqua nel fiume, che rende impossibile bagnarsi nella stessa acqua più di una volta. Per approfondire vedi qui.
  • Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. (Alcide De Gasperi)
La frase è spesso attribuita a De Gasperi, ma molto probabilmente egli la riprese da James Freeman Clarke, predicatore e politico statunitense.
  • Un taxi vuoto si è fermato davanti al n. 10 di Downing Street, e ne è sceso Attlee. (Winston Churchill)
Questa battuta sui giri di Clement Attlee dopo la seconda guerra mondiale venne erroneamente attribuita a Churchill, che smentì riferendo a John Colville che «Attlee è un gentiluomo onorevole e prode, e un fedele collega che ha servito bene il suo Paese nel momento del massimo bisogno. Le sarei obbligato se chiarisse, alla prima occasione, che non avrei mai fatto una simile osservazione su di lui, e disapprovo fortemente chiunque lo faccia».
  • Una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica. (Stalin)
Questa citazione viene classicamente attribuita a Stalin. Nel 1958 in un articolo del New York Times la massima «A single death is a tragedy, a million deaths is a statistic.» viene attribuita a Stalin. Nel 1965 John le Carré cita nel romanzo The Spy Who Came in from the Cold la frase «Half a million liquidated is a statistic, but one man killed in a traffic accident is a national tragedy.», attribuendola a Stalin. Tuttavia in questi ed altri casi simili, non viene mai indicata una fonte. Inoltre la citazione non è presente in alcuna biografia credibile di Stalin, né tanto meno nelle sue lettere. Per questo si può concludere con ragionevole sicurezza che tali parole siano state messe in bocca a Stalin.
  • Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.
La citazione appartiene in realtà a Julius Evola, ma viene erroneamente attribuita anche a Giorgio Almirante e Moana Pozzi. Almirante aveva fatto apporre la frase su un poster destinato alle sedi dell'MSI e l'aveva utilizzata come frase conclusiva del suo libro Autobiografia di un fucilatore. Moana Pozzi invece amava ripetere questa frase nel periodo in cui si occupava dell'edizione di un giornale erotico, poco prima di morire.