Roberto de Mattei

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Roberto de Mattei (1948 – vivente), storico italiano.

Citazioni di Roberto de Mattei[modifica]

  • Costantino è ognuno di noi quando porta impresse nel cuore quelle parole che vengono dal Cielo: in hoc signo vinces; sotto questo segno, il segno della Croce, vincerai. Non dobbiamo temere di combattere in nome della Croce contro i persecutori. Quando uno Stato si fa sacrilego e assassino, come accadde in Messico e in Spagna nel ventesimo secolo, la resistenza armata è legittima e talvolta doverosa. Quando la persecuzione è giuridica, culturale e psicologica, come oggi accade in Occidente, la lotta dovrà essere pacifica, condotta sul piano spirituale, giuridico e culturale. Ma alla lotta non si può rinunziare, perché la sofferenza di una pace ingiusta che ci spoglia di ciò che abbiamo di più caro – i nostri beni spirituali –, è peggiore della sofferenza affrontata da chi combatte per difendere questi beni. E la Chiesa sulla terra si chiama militante proprio perché si purifica nella lotta e nella lotta guadagna ai suoi figli la loro ricompensa in Cielo. (citato in Celebrata dalla Fondazione Lepanto a Roma la vittoria di Costantino a Ponte Milvio, Corrispondenza Romana)
  • Le certose in cui generazioni di uomini vollero farsi dimenticare, le abbazie scoscese, i castelli che ancora si affacciano sulla Loira, sul Reno, sul Danubio, le rotte dei pellegrini verso Santiago, Loreto, Mariazell, la borghesia operosa, l'aristocrazia austera, il popolo allegro, che si intravede nei quadri e nelle pale d'altare, gli uomini che per amore della nostra civiltà combatterono a Gerusalemme e a san Giovanni d'Acri, a Lepanto, a Vienna e a Belgrado sono il nostro passato, la nostra tradizione, il nostro esercito in marcia. Questa è la nostra Europa: l'Europa della tradizione, della creatività, dello sviluppo. Perché tradizione non è trasmissione meccanica nel tempo di forme storiche sterili. La tradizione è la vita che fluisce nella storia. E la dimensione dell'Europa non è lo spazio, che la ridurebbe ad un appendice della penisola asiatica, ma il tempo, la storia, la tradizione, il passato. Siamo ricchi del nostro passato, della nostra storia, della nostra tradizione. Siamo ricchi della nostra fede, ricevuta con il Battesimo. Questa fede riassume e spiega il passato, contiene i germi del futuro. (da Conferenza a Palazzo Pallavicini, Roma 3 dicembre 1996. Citato nel retro di Le Radici Cristiane dell'Europa, a cura del Centro Culturale Lepanto)
  • [A proposito del terremoto di Sendai del 2011] Mons. Orazio Mazzella, (1860-1939) arcivescovo di Rossano Calabro, all'indomani della tragedia fece una serie di riflessioni che vi riassumo (La provvidenza di Dio, l'efficacia della preghiera, la carità cattolica ed il terremoto del 28 di Dicembre 1908: cenni apologetici, Desclée e C., Roma 1909).
    In primo luogo le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio, che ci scuote e ci richiama col pensiero ai nostri grandi destini, al fine ultimo della nostra vita, che è immortale.
    Infatti se la terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, eserciterebbe sopra di noi un fascino irresistibile, non ci accorgeremmo che essa è un luogo d'esilio, e dimenticheremmo troppo facilmente, che noi siamo cittadini del cielo. [...]
    In secondo luogo, osserva l'arcivescovo di Rossano Calabro, le catastrofi sono talora esigenza della Giustizia di Dio, della quale sono giusti castighi.
    Alla colpa del peccato originale si aggiungono infatti, nella nostra vita, le nostre colpe personali; nessuno di noi è immune dal peccato e può dirsi innocente e le nostre colpe possono essere personali o collettive: possono essere le colpe di un singolo o quelle di un popolo: ma mentre Dio premia o castiga i singoli nell'eternità è sulla terra che premia o castiga le nazioni, perché le nazioni non hanno vita eterna, hanno un orizzonte terreno. [...]
    Terzo punto infine: le grandi catastrofi sono spesso una benevola manifestazione della misericordia di Dio.
    Abbiamo detto infatti che nessuno, mettendosi la mano sulla coscienza, potrebbe dare a se stesso un certificato d'innocenza. Un giorno, quando il velo, che copre l'opera della Provvidenza, sarà sollevato, ed alla luce di Dio vedremo ciò che Egli avrà operato ne' popoli e nelle anime, ci accorgeremo che per molte di quelle vittime, che compiangiamo oggi, il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie, anche le più lievi, e grazie a questa morte tragica la loro anima è volata al cielo prima del tempo perché Dio ha voluto risparmiarle un triste avvenire. [...]
    Le grandi catastrofi sono certamente un male, però non sono un male assoluto, ma un male relativo, dal quale sorgono beni di ordine superiore e più universali. La luce della fede ci insegna che le grandi catastrofi, o sono un richiamo paterno della bontà di Dio, o sono esigenze della divina giustizia, che infligge un castigo meritato, o sono un tratto della divina misericordia, che purifica le vittime aprendo loro le porte del Cielo. Perché il Cielo è il nostro destino eterno. (da Riflessioni sul mistero del male – Intervento del prof. Roberto de Mattei a Radio Maria del 16 marzo 2011; citato in Corrispondenza Romana, 25 marzo 2011)
  • [A proposito delle affermazioni sul terremoto di Sendai del 2011] Ho parlato non come vicepresidente del CNR ma a titolo personale, come cattolico. Ho fatto una riflessione sul mistero del Male partendo da un dato di cronaca. È un mistero indagato da tanti intellettuali, non capisco come ad un cattolico non sia permesso svolgere una posizione articolata. Mi piacerebbe anzi che, come accadde nel Settecento ai tempi di Voltaire, si possa aprire un dibattito e parlare delle origini delle catastrofi naturali proponendo anche la posizione della Chiesa su questo punto. (Citato in Il terremoto un castigo di Dio? di Flavia Amabile, de La Stampa, 22 marzo 2011.)
  • Io credo che la scienza debba procedere per tentativi, errori e confutazioni. Quindi gli scienziati non dovrebbero atteggiarsi a casta intoccabile e invece aprirsi alle idee critiche. Invece non vogliono nemmeno esaminare i contributi scientifici che abbiamo portato nel nostro seminario. Perché la messa in discussione delle teorie darwiniane ha solide basi scientifiche, lo ripeto. Mentre la verità è che nessuno finora è riuscito a dimostrare la teoria evoluzionistica. Che è una vera e propria posizione filosofica, basata cioè su convinzioni generali di fondo e non su evidenze sperimentali. (Citato in Credo alla Bibbia e non a Darwin, la Repubblica, 23 dicembre 2009.)
  • Credo però che Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell'umanità. (Ibidem)
  • In hoc signo vinces. Sotto questa insegna può porsi la vita di Plinio Corrêa de Oliveira, entrato nella storia come "il crociato del secolo XX". (citato nella rivista Tradizione Famiglia Proprietà n. 1, Anno 14, pg. 22)
  • In questo periodo mi capita di avere appoggio da ambienti laici o liberali; è un certo mondo cattolico, soprattutto progressista, a vivere nella sottomissione psicologica alla cultura ultralaicista. È un po' paradossale... (citato in Il Pen club: "Censurato il cattolico De Mattei", Il Giornale, 8 giugno 2011)

Editoriali in Radici Cristiane[modifica]

  • Non vi è futuro senza radici, così come non ci sono edifici senza fondamenta. Le radici irrorano un organismo e ne permettono la vita e lo sviluppo. Quando questo organismo è una società umana, le sue radici sono le fondamenta spirituali e culturali. (N. 0, pg. 2)
  • Ovunque il Cristianesimo è arrivato, nel corso dei secoli, ha portato con sé non solo la fede, ma la civiltà. Il Cristianesimo ha insegnato agli uomini e ai popoli a conoscere e adorare l'unico vero Dio; a onorare, dopo Dio, tutte le autorità terrene, operando una distinzione capitale tra la sfera temporale e quella spirituale; ha ammonito a non uccidere l'innocente, a proteggere i deboli, a soccorere i miseri e gli affliti, a combattere la menzogna, a praticare e a diffondere la purezza dei costumi, a rispettare la libertà dell'uomo e il suo diritto ad avere una famiglia, una proprietà personale ed a vivere in una società ordinata al bene comune. (Ibidem)
  • Le radici dell'Europa non sono le cattedrali, i monumenti, i dipinti, i borghi che la costellano, né le grandi espressioni della sua musica, della sua poesia, della sua letteratura. Tutto questo è certamente espressione della grande Civiltà cristiana di Occidente, ma le radici di questa Civiltà appartengono al patrimonio invisibile dello spirito, sono immateriali e perciò indistruttibili. (Ibidem)
  • L'Europa non ha bisogno di burocrazia, ma di un'anima. E la sua anima, ossia il suo principio vitale e unificatore non può non essere che il Cristianesimo. (Da "Radici" e "Frontiere" Cristiane, Radici Cristiane, n. 11, gennaio 2006, p. 3).
  • Non era facile riconoscere in quel Bambino che vedeva la luce nella grotta di Betlemme il Salvatore e il Signore del Cielo e della Terra. Era necessario farsi bambini come lui, perché i cuori induriti degli orgogliosi non possono comprendere ciò che brilla evidente davanti agli occhi dei semplici. (n. 20, p. 3)
  • Di fronte a questo imbarbarimento, il Santo Bambino resta l'unica via, l'unica verità, l'unica vita dell'universo. Gli sforzi per costruire un mondo giusto e pacifico, al di fuori di Cristo, non sono che schiuma in un mare in tempesta. per raggiungere la pce e la tranquillità, il mondo non ha bisogno di incontri al vertice, di convegni internazionali, di discussioni tra esperti, ma solo di quella semplicità di cuore che penetra fin nel fondo delle cose, svelandone gli aspetti più reconditi. Oggi la pace è lontana dal mondo, quanto lo è la ricerca della gloria di Dio. Le radici cristiane sono estirpate e la notte è tornata a calare nel mondo, con il brivido di paura che l'accompagna. La Chiesa e la società vivono ore non di pace e di tranquillità, ma di dramma. Gli occhi si volgono verso il cielo e non vi scorgono che l'oscurità della notte più fonda. Ma il cristiano sa che il mistero del Natale, come quello della Resurrezione, è il simbolo, e la luminosa realtà, della luce che squarcia le tenebre più profonde. Così avvenne a Betlemme, così accadde spesso nella storia. "Natale" fu il grido di entusiasmo con cui nella notte del 25 dicembre dell'anno 496, i Franchi salutarono il battesimo del loro Re Clodoveo. La stessa acclamazione riecheggiò sotto le volte di San Pietro nella notte di Natale dell'anno 800, quando Carlo Magno fu incoronato Imperatore dal Papa san Leone III. I cuori orgogliosi rifiutano con sufficienza l'idea di una grande rinascita cristiana nel secolo XXI. I cuori semplici, pregando ai piedi del presepio, vedono nel Natale una luce di speranza nella tragedia del nostro tempo. Nel mondo, oggi, tutto è frastuono e disordine; nel Presepio tutto è ordine, raccoglimento, spirito soprannturale. Il Presepio è lo specchio di una società capace di rendere gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà. (N. 20, p. 3)
  • Il Cristianesimo, nel corso della storia, si è tradotto in leggi ed istituzioni, ma anche in ambienti, simboli, riti, monumenti, che parlano ai nostri sensi attraverso forme, suoni, colori. Tutto ciò che cade sotto i nostri sensi ha una certa somiglianza con la realtà soprannaturale che non vediamo eci offre un'immagine del mondo invsibile. A differenza degli animali, che godono del piacere dei sensi solo per mangiare, bere e riprodursi, l'uomo, attraverso la propria sensibilità è in grado di ascendere alla conoscenza e di provare diletto nella bellezza. (n. 25, p. 2)
  • I sensi colgono la bellezza e l'armonia di ciò che esiste nell'universo e lo trasmettono alla nostra intelligenza, che ha come oggetto specifico la conoscenza della verità. La volontà, a sua volta, ama il bene che l'intelligenza gli propone come vero. Verum, bonum, pulchrum, verità, bene e bellezza, sono proprietà stabili e permanenti dell'essere che in Dio, Essere perfettissimo, coincidono e costituiscono un'unica perfezione. La bellezza è dunque l'espressione visibile del vero e del bene. La bruttezza nasconde in sé la perfidia del male e la deformazione della verità. (n. 25, p. 2)
  • L'uomo della strada incontra, infatti, il Cristianesimo in due modi: o attraverso l'immagine negativa che ne offrono i mass-media, i libri, le pubblicità blasfeme; o attraverso la testimonianza muta, ma eloquente, dei beni artistici e cultrali che riempono ogni città, ogni comune, ogni paesaggio. (n. 25, p. 3)
  • L'arte era un tempo chiamata "Bibbia dei poveri". Quattro cattedrali, quelle di Amines, di Chartres, di Oviedo e di San Marco sono tate definite le "quattro bibbie nel marmo" per l'evidenza plastica con cui le immagini vi riproducono visivamnte la Bibbia. Quella Bibbia pauperum che un tempo era destinata agli illetterati oggi può rivolgersi alle tantissime persone che sono povere nella conoscenza della fede. Uomini e donne di tutti i Paesi e di ogni provenienza ideologica ammirano la bellezza delle opere d'arte cristiane, dimenticando che queste opere non sarebbero state realizzate se non fossero state prima concepite secondo un modo di pensare he era la filosofia del Vangelo. (N. 25, p. 3)
  • Le cattedrali, gli affreschi, gli oggetti che fanno parte del nostro patrimonio culturale hanno alle spalle una visione del mondo che va ritrovata, un significato che va riscoperto. I beni visibili che ci circondano devono cominciare a raccontarci la loro storia, aiutarci a recuperare le ragioni della nostra fede. (N. 25, p. 3)
  • La storia della Chiesa e dell'Europa è anche quella di modelli femminili che hanno onorato la purezza fino all'offerta della vita. (da La vera malattia mortale del nostro tempo, Radici Cristiane, n. 44, maggio 2009.)
  • Chi professa l'ecumenismo e il pacifismo a oltranza dimentica che esistono mali più profondi di quelli fisici e materiali, e confonde le conseguenze rovinose della guerra sul piano fisico, con le sue cause, che sono morali e risalgono alla violazione dell'ordine, in una parola a quel peccato che solo può essere sconfitto dalla Croce. (da La Crociata, categoria dello spirito cristiano, Radici Cristiane, n. 56, luglio 2010, p. 3)
  • Si può militare per il bene o per il male, in un campo o nell'altro, ma solo chi milita lascia il suo segno nelle vicende storiche. (da La Crociata, categoria dello spirito cristiano, Radici Cristiane, n. 56, luglio 2010, p. 3)
  • Nel Cielo non solo vedremo Dio, fonte di ogni bellezza, non solo possederemo Dio, origine di ogni bene, ma diverremo simili a Lui. Questa sarà la suprema gioia. Ma un giorno avremo anche la gioia di rivedere i nostri cari, e di godere con i cinque sensi del nostro corpo risorto, che avrà le caratteristiche della luminosa chiarezza, della agilità, della sottigliezza, della impassibilità. (da La nostra casa è il cielo, Radici Cristiane, n. 80, dicembre 2012, p. 3)
  • Si può essere felici affrontando le difficoltà, abbracciando i sacrifici, soffrendo e lottando per quei grandi ideali che riempono di gioia l'anima degli uomini. I santi non sono mai stati lugubri o tristi, ma allegri e gioiosi. Vi sono due note che distinguono chi cerca il cielo: una è lo spirito militante, l'altra è l'allegria che nasce dalla pace dell'anima di chi combatte nel tempo per conquistare la felicità eterna in cielo. (da La nostra casa è il cielo, Radici Cristiane, n. 80, dicembre 2012, p. 3)

Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta[modifica]

  • Vero storico non è né il ricercatore che "scova" nuovi documenti, né il ""cronista" che affastella quelli già conosciuti, ma colui che, basandosi sulla documentazione edita o inedita a sua disposizione, è capace di ordinarla, di comprenderla, di narrarla, inquadrando le vicende in una filosofia della storia che, per lo storico cattolico, è innanzitutto una teologia della storia.
  • Nessun Concilio, neppure Trento o il Vaticano I, e tantomeno il Vaticano II, è più alto della Tradizione. Benedetto XVI afferma che i documenti del Concilio Vaticano II vanno letti nella loro continuità con la Tradizione della Chiesa. La Tradizione non è un evento, non è una parte, è il tutto. La Tradizione è come la Sacra Scrittura: una fonte della Rivelazione, divinamente assistita dallo Spirito Santo.
    È privo di senso logico, prima che teologico, voler contrapporre, come fa qualcuno, Tradizione e magistero cosiddetto "vivente", come se la Tradizione fosse il passato e il magistero vivente fosse il presente. La Tradizione è il magistero presente, passato e, potremmo dire, futuro.
    Il magistero della Chiesa non è frutto della volontà definitoria del papa e dei vescovi, ma dipende, e non può essere separato, dalla Tradizione. Prima del magistero della Chiesa c'è la Tradizione, prima della Tradizione c'è la Rivelazione e prima della Rivelazione il Rivelatore, che è Cristo stesso.

Citazioni su Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta[modifica]

  • Il volume di de Mattei costituisce una originale e completa ricostruzione del Concilio Vaticano II, in una prospettiva storiografica attenta anche al contesto generale dell'epoca e non solo alle vicende ecclesiali e teologiche, queste ultime per altro trattate con grande competenza e rigore scientifico. Basata su un'ampia letteratura e su accurate ricerche d'archivio, l'opera si colloca in maniera originale nel dibattito sulla continuità o rottura rappresentata dal Concilio. (Comunicato Premio Aqui Storia; Carlo Sburlati, All'Acqui Storia niente ideologie, de Mattei votato all'unanimità, Il Giornale, 3 ottobre 2011; citato in robertodemattei.it)

Citazioni su Roberto de Mattei[modifica]

  • Ci si può domandare che indirizzo o programmazione possano mai venire da chi scrive e dice che i dinosauri sono scomparsi non sessanta milioni, ma poche migliaia di anni fa, o che le specie sono state create immutabili dal Creatore. E ci si può chiedere fino a quando non avranno niente da dire gli elettori in generale e gli scienziati in particolare, costretti a sopportare con vergogna un tale vicepresidente al C.N.R. (Piergiorgio Odifreddi)
  • [A proposito delle affermazioni sul terremoto di Sendai del 2011] De Mattei si pone però il problema morale e filosofico dell'inesplicabilità di certi avvenimenti, terribili e angosciosi, che ci colpiscono tutti, laici e credenti, quando ci troviamo davanti per esempio alla morte in culla di un bambino che non ha ancora avuto tempo di vivere e di scegliere, alla distruzione per annegamento di una comunità intiera in cui i buoni sono almeno tanti quanti i cattivi, alla morte per investimento di una brava madre che andava a prendere i figli a scuola. Avvenimenti inesplicabili, proprio perché non sono causati da alcuna "colpa".
    (Luca Codignola, Quei progressisti che attaccano De Mattei solo perché è cattolico, L'Occidentale, 28 marzo 2011)
  • De Mattei, nei confronti della Chiesa, ha avuto, in questi anni, un compito preciso: ribaltare ogni apertura al mondo scientifico della fede per spostare definitivamente la rotta della barca di Pietro verso un tradizionalismo neoconservatore costruito sul modello del fondamentalismo evangelico americano. Per questo il professore ha dato battaglia a Charles Darwin e all'evoluzionismo e promosso convegni, sponsorizzati dalla galassia conservatrice cattolica dei pro life Usa, contro il criterio scientifico della morte cerebrale, metodo universalmente riconosciuto negli ospedali e in base al quale sono possibili i trapianti d'organi.
    (Francesco Peloso, da Bufera su De Mattei, scienziato che "vede" le folgori divine, ilsecoloxix.it, 29 marzo 2011)
  • Il pensiero di De Mattei, dichiaratamente antidarwiniano, si nutre della retorica cattolica più intransigente, e viene rilanciato da siti come Pontifex, noti per ospitare spesso tesi antisemite, omofobe e razziste. Tra video e interviste, il docente si scaglia contro la costituzione Europea e sembra persino voler criticare la lotta alle discriminazioni.
    (Marco Pasqua, da Invertìti, musulmani, darwiniani Le crociate dello scienziato De Mattei, repubblica.it, 6 aprile 2011)
  • Inutile replicare alle sue farneticazioni, offensive per qualsiasi credente dotato di un cervello e soprattutto di un cuore. Chissà se avrebbe il coraggio di ripeterle in faccia ai frati che si videro cascare addosso la basilica di Assisi: immagino che, per De Mattei, il Dio dei terremoti avesse deciso di castigare anche loro. Ma in quale Paese l'autore di simili affermazioni può restare ai vertici della ricerca finanziata dal denaro pubblico, senza che si muova il governo o almeno la Croce Rossa? Forse solo nel migliore dei mondi possibili vagheggiato da Pangloss. E in Italia, naturalmente. (Massimo Gramellini)
  • Leggere gli atti del suo convegno o discutere col professor De Mattei, come ho avuto il dubbio onore di poter fare il 20 novembre 2009 a Chiasso, è un'esperienza sconcertante: in contrapposizione ai suoi modi raffinati e gentili, le sue affermazioni sono infatti una vera e propria summa della disinformazione più grossolana e presuntuosa a proposito di Darwin e del darwinismo in particolare, e della scienza in generale. (Piergiorgio Odifreddi)
  • Ogni volta che il professor De Mat­tei critica Darwin, l'evoluzionismo e il rela­tivismo, combatte l'aborto e l'eutanasia, e infine sostiene che le catastrofi sono un castigo divino, i difensori della libertà e della tolleranza insorgono indignati non per criticarlo, come è comprensibile, ma per cacciarlo dal Cnr. (Marcello Veneziani)
  • Siamo tornati al Medioevo se il vice presidente del più grande ente di scienza e di ricerca del paese dice questa bischerate. [...] Lui è padrone di credere e di avere fede, nella misura che più lo aggrada. Ma non può in alcun modo pretendere di professare teoremi antiscientifici. O certamente non provabili scientificamente. [...] È da andare a nascondersi, da vergognarsi. Infatti all'estero ci chiedono soprattutto come sopportiamo un governo come quello attuale. E per fortuna che le nostre università invece, malgrado tutti i problemi che hanno, riescono ad essere buone università. Quando i nostri ricercatori vanno all'estero fanno fortuna, quando presentano progetti al Consiglio europeo delle ricerche arrivano alle primissime posizioni: per fortuna questo ci salva. (Margherita Hack)

Bibliografia[modifica]

  • Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau, 2011.

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