Roger Peyrefitte
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Roger Peyrefitte (1907 – 2000), scrittore francese.
- L'Italia è il solo paese dove si gusta ancora la gioia di vivere. Ci fa credere nella gioia di vivere, anche quando lei stessa non ci crede. (da prefazione a Dal Vesuvio all'Etna, traduzione di Francesca Lombardi, Ediprint, Siracusa 1991)
- Palermo di oggi e di ieri
È la città greca per le sue origini, per la luminosità del suo cielo e per le mètopi del suo museo, di bellezza non inferiore a quelle di Olimpia. È città romana per il ricordo delle sue lotte contro Cartagine e per i mosaici della villa Bonanno. È città araba per le piccole cupole di alcune sue chiese, eredi delle moschee. È città francese per la dinastia degli Altavilla che l'abbellirono. È città tedesca per le tombe degli Hohenstaufen. È città spagnola per Carlo Quinto, inglese per Nelson e Lady Hamilton. (da Du Vèsuve à l'Etna, traduzione di S. Montanelli, Leonardo da Vinci, Bari, 1954; citato in Rina La Mesa, Viaggiatori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961)
Indice |
[modifica] Eccentrici amori
[modifica] Incipit
Vi sono mille sfumature per la virtù, ma non dovrebbero essercene per il vizio, che può trovare una giustificazione soltanto nell'inesorabile compiersi del suo destino. Esso deve aspirare ai culmini o agli abissi, per tutto salvare o tutto perdere, in un'abdicazione totale o in un trionfo pieno. Ma è raro che giunga ai veri trionfi.
Le due parti di questo libro presentano, in personaggi molto diversi, i due volti dello stesso soggetto: l'ombra e la luce, il sorriso e il dramma, la pienezza della beatitudine e il dolore più cocente raggiunto attraverso la massima perversità. La maestra di pianoforte e il barone tedesco, di cui raccontiamo la storia vera, ci sembran riassumere quasi perfettamente i contrastanti aspetti delle eccentricità amorose: inoltre, a modo loro e nel quadro dei costumi contemporanei, illustrano anch'essi le antiche parole d'Ifigenia in Aulide: «L'aurocrinito amore ci fa segno agli strali della sua doppia faretra, di cui gli uni dispensano la felicità e gli altri la sventura».
[modifica] Citazioni
- Cominciò a suonare il Chiaro di luna di Beethoven e il suo braccialetto, urtando la tastiera, aggiungeva alla melodia una nota gracile e un riflesso dorato e io, che le ero vicino, sentivo quella musica salire verso di me. Mi chinai, le dissi: «State suonando il pezzo che preferisco ad ogni altro al mondo». Si fermò, poi di colpo rovesciò indietro la testa ed io vidi due lagrime scendere lungo le sue guance. Carezzai leggermente i suoi capelli, appoggiai la testa contro la sua, la sentii tremare e allora, facendomi coraggio, le baciai la bocca. Non mi rese il bacio, ma le sue labbra restaron socchiuse come se lo respirassero. (p. 41)
[Roger Peyrefitte, Eccentrici amori (Lex Amours Singulières), traduzione di Maria Lilith, Longanesi & C. 1958.]
[modifica] Giovani prede
[modifica] Incipit
Mi trovavo alle prese col lutto più crudele, quando ricevetti da un giovane belga una lettera, che mi restituì il gusto della vita:
Signore,
sei mesi fa, quando avevo ancora quattordici anni, sottrassi alla biblioteca di mio fratello un libro, il cui titolo mi sembrò curioso. Les amitiés particulaiéres. Non potevo sapere lo sconvolgimento che mi avrebbe prodotto. Voglio dirvelo oggi e ringraziarvene.
Questo libro, signore, contiene assai più di tutti i miei sogni: la scottante verità. Come è vero Georges, il quale cerca l'amicizia e la trova, perfino più bella di quanto sperasse, e che tuttavia son veri Lucien e il piccolo Alexandre. Ma di ciò bisogna che vi parli fra poco.
[Roger Peyrefitte, Giovani prede (Jeunes Proies), traduzione di Carlo Orsolini, Longanesi & C., Milano 1967.]
[modifica] La fine delle ambasciate
[modifica] Incipit
Crapote premette le lenti contro la finestra dell'ufficio per vedere Ribbentrop uscire dalla stazione degli Invalidi.
«Ecco l'uomo da far fuori!» esclamò.
«Accontentiamoci di aver fatto fuori, qui, uno dei diplomatici», disse Giorgio de Sarre.
Comunque dal disordine che l'accolse, il ministro degli esteri del Reich poté capire molte cose della Francia: sballottato dai giornalisti, preso d'assalto dai fotografi, mentre i funzionari che avrebbero dovuto seguire il suo bagaglio erano sfilati prima di lui. Così ebbe inizio quella storica giornata di dicembre 1938, in cui doveva essere firmato un patto di amicizia tra la Germania di Hitler e la repubblica francese. L'assassinio di un segretario dell'ambasciata tedesca a Parigi, avvenuto soltanto un mese prima, non aveva per nulla intiepidito il desiderio dei nostri vicini di firmare questo patto, ma le prevenzioni del Quai d'Orsay avevano finito col diminuirne l'importanza.
[Roger Peyrefitte, La fine delle ambasciate (La Fin des Ambassades ), traduzione di Antoni Fini, Longanesi & C., Milano 1968.]
[modifica] Dal Vesuvio all'Etna
[modifica] Incipit
Ero riuscito ad ottenere il prezioso cartoncino verde recante le parole: «Cappella del Tesoro di San Gennaro. Biglietto per assistere al miracolo, il 19 settembre, alle ore 8 e 30. L'ingresso è dal cancello, sotto il portico a destra». La formula mi ricordava le parole di quell'americana che, sbarcando a Lourdes, chiese: «A che ora è iò miracolo?».
Avrei dunque fatto parte dell'esiguo numero di eletti aventi diritto di stare presso l'altare, faccia a faccia con San Gennaro, faccia a faccia col più famoso miracolo del mondo cristiano.
[modifica] Citazioni
- La vera Napoli, meravigliosa, pittoresca, commovente: quella della strada. (p. 49)
- Risa e sorrisi – la sola Corte d'Europa dove Casanova abbia sentito ridere fragorosamente fu quella di Napoli. (p. 49)
- [A Napoli] Ci si chiama, facendo: «Cs! Cs!» (p. 52)
- [Napoli] «Posillipo»: «che calma il dolore». Questo luogo d'incanto deve il nome a una villa di Pollione, il Romano che gettava gli schiavi alle murene. Un nome così di buon augurio non era che un'antifrasi. (p. 53)
- Costumi tranquilli del popolo napoletano, che ci si immagina inquietante: la sorveglianza notturna di questa città è affidata a dodici carabinieri. (p. 54)
- [A Napoli] Un incidente qualunque fornisce immediatamente dei numeri per giocare al lotto. Un vaso da fiori è caduto in testa ad una passante: i testimoni, dopo averla soccorsa, vanno a giocare 17 (disgrazia), 21 (ad una donna), 34 (sulla testa). (p. 67)
- Quando si ama la Campania, si amano tutte le razze che l'hanno abitata, compresi gli Oschi. (p. 117)
- San Paolino di Nola era francese d'origine. È anche uno dei pochi santi che abbiamo avuto l'onore di fornire all'Italia. (p. 117)
- [San Paolino di Nola] Pochi hanno fatto più di lui per la Chiesa: si deve a lui, infatti, l'invenzione delle campane. (p. 117)
[Roger Peyrefitte, Dal Vesuvio all'Etna, Du Vèsuve à l'Etna, traduzione di Francesca Lombardi, introduzione di Emanuele Giliberti, prefazione di Roger Peyrefitte, Ediprint, Siracusa 1991]
[modifica] Bibliografia
- Roger Peyrefitte, Eccentrici amori (Lex Amours Singulières), traduzione di Maria Lilith, Longanesi & C. 1958.
- Roger Peyrefitte, Giovani prede (Jeunes Proies), traduzione di Carlo Orsolini, Longanesi & C., Milano 1967.
- Roger Peyrefitte, La fine delle ambasciate (La Fin des Ambassades ), traduzione di Antoni Fini, Longanesi & C., Milano 1968.
- Roger Peyrefitte, Dal Vesuvio all'Etna, Du Vèsuve à l'Etna, traduzione di Francesca Lombardi, introduzione di Emanuele Giliberti, prefazione di Roger Peyrefitte, Ediprint, Siracusa 1991.
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