Vittorio Spinazzola

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Vittorio Spinazzola (1934 – vivente), professore universitario, saggista e critico letterario italiano.

Citazioni di Vittorio Spinazzola[modifica]

  • La dolce vita è anzitutto il film di una crisi, la crisi del personalismo cristiano del regista; scomparsa è la speranza, scomparsa la fede; il film termina come era iniziato [...]. La dolce vita è l'attesa dell'alba di un giorno ancora ignoto, e un viaggio nella notte, durante il sonno della ragione, attraverso una civiltà corrotta e putrescente nella quale tutto crolla di schianto, valori autentici e falsi miti, tradizioni secolari e convinzioni nate appena ieri. (da Nuova Generazione, Milano, 21 febbraio 1960[1])
  • Otto e mezzo è egualmente composto da una serie di affreschi: ma dedicati all'esistenza intima, non alla vita sociale. Lungi dal trarne vantaggio, la raffigurazione del protagonista soffre di sensibili squilibri; l'opera, apparentemente più fusa, tende in realtà alla dispersione, annoverando splendidi frammenti accanto a scene di scarsa necessità. Per ricomporla ad unità al regista non resta che ricorrere al colpo di scena: ripone via in fretta l'inquietante armamentario appena sciorinato e intona un allegro girotondo scacciapensieri. (da Film 1964, Feltrinelli, Milano, 1964, p. 36[2])

Dalla narrativa d'appendice al premio Nobel[modifica]

Incipit[modifica]

In un'opera giovanile, la Deledda definisce Eugenio Sue "quel gran romanziere glorioso o infame, secondo i gusti, ma certo molto atto a commuovere l'anima poetica di un'ardente fanciulla". Queste parole illuminano efficacemente il clima in cui si svolse la sua formazione. Grazia nacque a Nuoro nel 1871, da famiglia benestante. Le elementari furono le sole scuole che frequentò regolarmente. In seguito si abbandonò a una congerie di letture, acavallando Dumas, Balzac, Byron, Sue, Scott, e la Invernizio. La precoce vocazione di scrittrice si alimentò dunque di un disordinato ultraromanticismo, incline ai vividi contrasti di colori e linee, al fervore e all'enfasi dell'orchestrazione melodrammatica.

Citazioni[modifica]

  • Gli eroi della Deledda non hanno mai alcun tratto superomistico: la passione da cui sono sospinti non conosce i compiacimenti orgogliosi che esaltano sopra se stesse le creature dannunziane. (p. 9)
  • Il metodo narrativo della Deledda consiste in una adesione immediata ala realtà vitale, sentita come luogo di un eterno contrasto fra opposte forze, che ponendo a prova tutte le doti dell'uomo ne impegnano e ne realizzano al più alto grado l'umanità. (p. 10)
  • Il vitalismo della Deledda ha una sostanza tormentosamente antiidillica che induce la scrittrice ad affaticarsi di romanzo in romanzo sui termini di una contraddizione destinata a rimanere insolubile, in quanto non illuminata da una organica concezione ideologica o fideistica. (p. 10)
  • Il senso della miglior narrativa deleddiana sta proprio nella sua irrisolutezza, poiché da essa nasce la forza drammatica degli episodi in cui la crisi delle coscienze esplode, portando finalmente in luce l'unico principio etico cui vada riconosciuto un valore integralmente positivo: il sacrificio di sé. (p. 10)

[Vittorio Spinazzola, Dalla narrativa d'appendice al premio Nobel, introduzione a Grazia Deledda, Elias Portolu, Oscar Mondadori, Milano 1970]

Incipit di alcune opere[modifica]

Il libro per tutti: saggio sui "Promessi Sposi"[modifica]

Come in ogni opera d'arte, anche nei Promessi sposi la tensione che porta a sintesi i materiali espressivi viene contrastata internamente dalla presenza di fattori ineliminabili che, pur avendo collaborato alla genesi del libro, non partecipano sino in fondo alla logica unitaria del suo sviluppo e ne contraddicono lo sforzo di conclusione totalizzante. La coerenza delle strutture artistiche appare quindi come un processo dinamico piuttosto che un dato finitamente statico: è verificabile nella direttrice che ha informato il lavoro, non nella sempre imperfetta coerenza dei risultati. Il problema compositivo che l'autore ha affrontato non trova mai, insomma, strumenti interamente adeguati a risolverlo; ché anzi, quanto piú esaltante è l'impegno di consapevolezza posto nella realizzazione, tanto maggior consistenza assumono gli elementi che ne turbano la sintassi organizzativa.

Il romanzo antistorico[modifica]

I Viceré, I vecchi e i giovani, Il Gattopardo costruiscono una sorta di caso letterario plurimo, fascinoso e sconcertante. Di solito, un'opera viene presa a modello da altri scrittori, della stessa età o di epoche successive, in quanto ha ottenuto successo. Qui invece ci troviamo di fronte a una serie di romanzi palesemente imparentati fra loro, ma senza che il primo e nemmeno il secondo abbiano incontrato fortuna, tutt'altro. Il libro di De Roberto, apparso nel 1894, è stato pressoché ignorato per oltre mezzo secolo. Quello di Pirandello, edito in volume nel 1913, è stato considerato a lungo come una delle prove meno significative di un autore, che pure era assurto a fama mondiale. Solo Lampedusa ha sollevato subito, nel 1957, quasi per compenso, un dibattito critico sostenuto, e ha raggiunto un consenso di pubblico sterminato: in sede postuma peraltro, dopo aver rischiato di non essere neanche pubblicato, e sulla scorta di circostanze esterne eccezionalmente favorevoli.

Pinocchio & C,[modifica]

Prodotto tipico della modernità, la narrativa per ragazzi è fondata sulla combinazione inedita di due fattori costitutivi. Il primo consiste nell'impostare il racconto su un protagonista d'età infantile, prepuberale. Il secondo sta nella scelta di rivolgersi a un pubblico di suoi coetanei. Questo rapporto di identità anagrafica tra personaggi e lettori rappresenta il fulcro decisivo per le fortune del nuovo genere letterario, che si istituzionalizza in Italia durante gli ultimi decenni dell'Ottocento. Padri fondatori, ovviamente, Collodi e De Amicis.

Note[modifica]

  1. Citato in Claudio G. Fava, I film di Federico Fellini, Volume 1 di Effetto cinema, Gremese Editore, 1995, p. 95. ISBN 8876059318
  2. Citato in Claudio G. Fava, I film di Federico Fellini, Volume 1 di Effetto cinema, Gremese Editore, 1995, p. 108. ISBN 8876059318

Bibliografia[modifica]