Honoré de Balzac

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Balzac

Honoré de Balzac (1799 – 1850), scrittore francese.

Citazioni di Honoré de Balzac[modifica]

  • Bisogna che una donna ami sempre un uomo che le sia superiore o che sia talmente ingannata nel giudicarlo tale, che allora il risultato sia identico... (citato in Nino Salvaneschi, Il tormento di Chopin, dall'Oglio Editore, 1943)
  • E così voi credete nella realtà!… Mi affascinate, davvero. Non vi avrei mai supposto ingenuo a tal segno. La realtà! Avanti, parlatemene, di questa realtà! Sottraetevi a queste candide fantasie. Suvvia! Siamo noi che la creiamo, la realtà. (citato in A. Billy, Vie de Balzac, Flammarion, Parigi, 1944, t. II, p. 165)
  • [George Sand] Essa è un maschio, è artista, è grande, generosa, devota, casta; ha l'aspetto maschile: ergo, non è donna... (citato in Nino Salvaneschi, Il tormento di Chopin, dall'Oglio Editore, 1943)
  • I buoni matrimoni sono come la crema; basta un nonnulla a farli andare a male. (citato da Domenico Tarizzo in Marcel Proust, Lettere ai miei personaggi, p. 31)
  • L'abbigliamento è l'espressione della società. (da Trattato della vita elegante)
  • La chiave di tutte le scienze è senza dubbio il punto di domanda. (Citato in Focus N.105 p. 168)
  • L'astrologia è una scienza immensa che ha regnato sulle più grandi intelligenze. (citato in André Barbault, Trattato pratico di astrologia)
  • La burocrazia è un gigantesco meccanismo azionato da pigmei. (citato in Selezione dal Reader's Digest, agosto 1964)
  • La malattia del nostro tempo è la superiorità. Ci sono più santi che nicchie. (da Il medico di campagna)
  • La volontà può e deve essere motivo d'orgoglio più dell'ingegno. (da La musa del dipartimento)
  • Le meno astute delle donne hanno un'infinità di trappole; la più sciocca trionfa grazie alla poca diffidenza che ispira. (da Il giglio della valle)
  • Molière, ragazzi miei, ha avuto l'onestà e il patriottismo a base del suo genio. (da I piccoli borghesi)
  • Nessuna donna viene abbandonata senza ragione. È un assioma scritto in fondo al cuore di ogni donna; di qui il furore delle abbandonate. (da Piccole miserie della vita coniugale; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • Non vi è che l'ultimo amore di una donna capace di soddisfare il primo di un uomo. (citato in Lisi, Aria su le quattro corde, Editrice Tirrena)
  • [Ultime parole] Otto giorni di febbre! Avrei avuto il tempo di scrivere ancora un libro.
Huit jours avec de la fièvre! J'aurais encore eu le temps d'écrire un livre.[1]
  • Una notte d'amore è un libro letto in meno. (citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1205)
  • Una società di atei inventerebbe subito una religione. (Citato in Focus N.94 p. 168)

All'insegna del gatto che gioca alla palla[modifica]

Incipit[modifica]

Alla signorina Maria di Montheau.

Nel centro di via San Dionigi, quasi all'angolo della via del Piccolo Leone, c'era, or non è molto, una di quelle case preziose che, per analogia, facilitano agli storici la ricostruzione della vecchia Parigi. Le mura crollanti di quella bicocca apparivano ancora screziate di geroglifici. Quale altro nome poteva dare l'ozioso agli X e ai V tracciati sulla facciata dai travicelli trasversali o diagonali segnati sull'intonaco da piccole screpolature parallele? Evidentemente al passaggio della carrozza più leggera ognuna di quelle travi si muoveva negli incastri. Il venerando edificio era sormontato da un tetto triangolare, il cui modello va scomparendo a Parigi. Cedendo alle intemperie del clima della capitale, esso si sporgeva di circa tre piedi sulla strada, sia per proteggere dalle acque piovane la soglia del portone, sia per ospitare un solaio con la sua finestruola senza parapetto. Quest'ultimo piano era stato innalzato con assi inchiodate l'una sull'altra, come lastre d'ardesia, allo scopo certamente di non sovraccaricare la fragile casa.

Citazioni[modifica]

  • – Amate dunque la stoffa? – proruppe babbo Guillaume. – Ebbene, perbacco, brindiamo insieme, amico mio. Se apprezzate il commercio ci intenderemo facilmente. E del resto, perché disprezzarlo? Il mondo cominciò di lì, perché Adamo vendette il paradiso per una mela. Quella, per esempio, non fu una speculazione fortunata! (p. 71)
  • La gente comune non comprende le sofferenze sempre rinascenti di un essere che unito a un altro dal più intimo di tutti i sentimenti è costretto a nascondere continuamente le più care fioriture del pensiero, a ricacciar nel nulla le immagini che una magica potenza lo costringe a creare. (p. 77)
  • Bisogna vincere le sofferenze morali che finiscono per rovinar la salute, perché l'amore non resiste a lungo al letto d'un malato. (p. 97)
  • La melanconia dà a tutta prima una certa grazia che piace, ma finisce per far dimagrire e avvizzire il viso più affascinante. (p. 97)
  • Più noi amiamo e meno dobbiam lasciar scorgere a un uomo, soprattutto al marito, l'intensità del nostro affetto. Chi ama di più diventa schiavo e, peggio, è abbandonato presto o tardi. (p. 99)

[Honoré de Balzac, All'insegna del gatto che gioca alla palla, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.]

Eugénie Grandet[modifica]

Incipit[modifica]

Grazia Deledda[modifica]

In alcune provincie si trovano case la cui vista ispira una malinconia simile a quella dei chiostri più tetri, delle lande più desolate, delle rovine più tristi: in queste case vi sono forse qualche volta e il silenzio del chiostro, e l'aridità delle lande, e le rovine. Vita e movimento vi sono così tranquilli che un forestiero le riterrebbe inabitate, se d'un tratto non incontrasse lo sguardo smorto e freddo di una persona immobile, la cui figura, mezzo monastica, sporge dal parapetto della finestra al rumore di un passo insolito. Tale melanconia esiste anche in una casa di Saumur, in cima alla via montagnosa che mena al castello nella parte alta della città.

[Honoré de Balzac, Eugénie Grandet, traduzione di Grazia Deledda, Newton Compton editori, 1994.]

Raoul Vivaldi[modifica]

Si incontrano, in certe cittadine di provincia, alcuni edifici la cui vista infonde nell'animo una melanconia pari a quella che si prova nei chiostri più oscuri, nelle lande più desolate o dinanzi alle rovine più tristi. Può darsi infatti che si riuniscano in quegli edifici il silenzio dei chiostri, l'aridità delle lande o l'apparenza scheletrica delle rovine; la vita e il movimento hanno in essi un ritmo così tranquillo che un forestiero potrebbe crederli disabitati se, passando, non sentisse ad un tratto fisso su di sé lo sguardo pallido e freddo di una persona immobile il cui solo viso, quasi monastico, appare dietro i vetri di una finestra, al rumore di un passo sconosciuto. Simili elementi di melanconia esistono nella fisionomia di un edificio di Saumur, in cima alla ripida strada che conduce al castello, sull'alto della città.

[Honoré de Balzac, Eugenia Grandet (Eugénie Grandet), traduzione di Raoul Vivaldi, De Carlo Editore, Roma, 1944.]

Bietti[modifica]

In certe città di provincia vi sono delle case il cui aspetto dà un'indicibile melanconia: ò la stessa malinconia che suscitano i vecchi chiostri, le aride lande e le cadenti rovine. Vita e movimento vi appaiono così tranquilli, che un forestiere le vrederebbe disabitate, se non incontrasse d'improvviso lo sguardo pallido e freddo d'una persona immobile, la cui figura claustrale viene ad appoggiarsi al parapetto della finestra, al suono di un passo insolito. Quest'aria di malinconia caratterizza appunto una casa posta a Saumur, all'estremità che mena al castello dalla parte alta della città.

[Honoré de Balzac, Eugenia Grandet, Bietti, Torino 1963.]

Citazioni[modifica]

  • L'adulazione non viene mai dalle anime grandi, è appannaggio degli spiriti piccini, che riescono a rimpicciolirsi ancor più per meglio entrare nella sfera vitale delle persone intorno a cui gravitano.
  • Lo sguardo d'un uomo abituato a trarre dai suoi capitali un interesse straordinario, contrae fatalmente, come quello del voluttuoso, del giocatore, o del cortigiano, certe abitudini indefinibili, certi moti furtivi, avidi, che possono sfuggire a quelli che provano le identiche inclinazioni; e questo segreto linguaggio forma in certo qual modo la framassoneria delle passioni.
  • Se la luce è il primo amore della vita, l'amore non è forse la luce del cuore?
  • La burla fa appassire il cuore e dissipa ogni sentimento...
  • Vi son donne che non tollerano l'abbandono e che, pur di strappare l'amante alla rivale, lo uccidono e fuggono in capo al mondo, sul patibolo o nella tomba, vinte da un impeto sublime di passione superiore ad ogni giustizia umana; ma ve ne sono altre che piegano il capo e soffrono in silenzio; esse vanno morenti e rassegnate, pregando e perdonando, pregando e ricordando fino all'ultimo respiro. Ed è questo l'amor vero, l'amore degli angeli, l'amor dignitoso che vive della propria angoscia e ne muore.
  • Nelle circostanze solenni della vita, l'anima resta legata ai luoghi ove piaceri e dolori ci colpiscono [...]. (1994, p. 101)
  • Il denaro senza l'onore è una malattia. (1994, p. 136)
  • Quasi sempre gli errori di una donna derivano dalla sua fede nel bene o nel vero. (1994, p. 147)
  • Nella vita, la donna ha più cagioni di sofferenza dell'uomo e soffre, in realtà, più di lui. (1994, p. 177)

Il ballo di Sceaux[modifica]

Incipit[modifica]

A Enrico di Balzac
il fratello
Onorato
.

Il conte di Fontaine, capo di una delle più antiche famiglie del Poitou, aveva servita la causa dei Borboni con intelligenza e valore nella guerra che i Vandeani mossero contro la Repubblica. Dopo essere sfuggito a tutti i pericoli che minacciavano i capi realisti in quel burrascoso periodo della storia contemporanea, egli diceva allegramente di se stesso:
– Sono uno di quelli che si son fatti uccidere sui gradini del trono!
Questa frase scherzosa aveva un fondo di verità: l'avevano infatti lasciato tra i morti della sanguinosa giornata dei Quatre-Chemina!
Benché rovinato dalla confisca dei beni, il fedele Vandeano rifiutò tenacemente i posti lucrosi che gli aveva fatto offrire l'imperatore Napoleone. Irremovibile nella sua fede aristocratica, ne seguì ciecamente le massime quando gli parve conveniente scegliersi una moglie.

Citazioni[modifica]

  • Il Consiglio dei ministri è una specie d'albergo dove l'opinione pubblica ci invia di sovente strani viaggiatori, ma infine sapremo sempre dove mettere i nostri fedeli seguaci. (p. 115)
  • Una nobiltà senza privilegi [...] è come un utensile senza manico. (p. 122)
  • L'ammirazione prolungata è sempre una fatica per il genere umano. (p. 132)
  • Quelli che piacciono a tutti [...] non piacciono a nessuno e il peggiore dei difetti è quello di non averne. (p. 165)

[Honoré de Balzac, Il ballo di Sceaux, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.]

Il colonnello Chabert[modifica]

Incipit[modifica]

Toh! ancora la nostra vecchia palandrana! L'esclamazione era sfuggita a uno scrivano, del genere di quelli che negli studi vengon chiamati galoppini e che in quel momento affondava i denti mangiando con grande appetito, un pezzo di pane. Lo scrivano ne staccò un po' di mollica per farne una pallottola che lanciò attraverso lo sportello d'una finestra alla quale si appoggiava. Ben diretta, la pallottola rimbalzò quasi all'altezza della finestra, dopo aver colpito il cappello d'uno sconosciuto che attraversava la corte d'una casa posta in via Vivienne, ove dimorava il signor Derville, procuratore legale.

Citazioni[modifica]

  • Ci sono dei sentimenti che le donne indovinano, nonostante la cura che gli uomini si danno per seppellirli.

Il giglio della valle[modifica]

Incipit[modifica]

ALLA CONTESSA NATALIE DI MANERVILLE
«Cedo al tuo desiderio. Il privilegio della donna che amiamo più di quanto ella ci ami è ben quello di renderci dimentichi delle regole del buon senso. Pur di non vedere una ruga sulle vostre fronti, pur di dissipare l'espressione imbronciata delle vostre labbra che il menomo rifiuto rattrista, noi superiamo miracolosamente le distanze, doniamo il nostro sangue, spendiamo l'avvenire. Oggi tu vuoi il mio passato: eccolo. Però, sappilo, Natalie, per obbedirti ho dovuto calpestare inviolate repugnanze.»

Citazioni[modifica]

  • «Le leggi penali son state fatte da gente che non ha conosciuto la sventura.»
  • La rassegnazione della vigilia ha sempre preparato quella dell'indomani.
  • I dolori, le meditazioni, le disperazioni, le melancolie passate e non dimenticate sono altrettanti legami con i quali l'anima si allaccia all'anima confidente.
  • Lo schiavo ha la propria vanità, non vuole obbedire che al più grande dei despoti;
  • Il rispetto è una barriera che protegge egualmente il grande e il piccolo, ciascuno dal suo lato può guardarsi in faccia.
  • L'amore ha in orrore tutto ciò che non è esso stesso.
  • Le passioni vere sembrano essere dei bei fiori che più dànno piacere al vederli quanto più è ingrato il terreno ove fioriscono.
  • Vi sono nella natura effetti i cui significati sono senza contorni, e che si elevano all'altezza delle più grandi concezioni morali.
  • L'astinenza ha dei mortali mancamenti che alcune briciole, cadute a una a una da quel cielo che da Dan al Sahara dà la manna al viandante, prevengono.
  • Le anime dolci e pacifiche in cui la collera è impossibile, che vogliono far regnare attorno a sé la loro profonda pace interiore, sanno esse sole quanta forza sia necessaria per tali lotte, quali abbondanti fiotti di sangue affluiscono al cuore prima di intraprendere il combattimento, quale stanchezza si impadronisca dell'essere loro quando dopo aver lottato, nulla è raggiunto.
  • I sentimenti corrono sempre vivi in questi ruscelli scavati che trattengono le acque, li purificano, rinfrescano incessantemente il cuore e fertilizzano la vita con gli abbondanti tesori di una fede nascosta, divina sorgente ove si moltiplica l'unico pensiero di un unico amore.
  • I godimenti che la passione dà, sono orribilmente tempestosi, pagati con snervanti inquietudini che spezzano le corde dell'anima.
  • Nessuna donna, per quanto gran moralista può essere, può essere eguale a un uomo.
  • La lingua di una inglese spiritosa assomiglia a quella di una tigre che strazia la carne fino all'osso volendo giocare.

[Honoré de Balzac, Il giglio della valle, traduzione di Giampaolo Tolomei, CDE, 1972]

Il medico di campagna[modifica]

Incipit[modifica]

Nel 1829, in una bella mattina di primavera, un uomo di una cinquantina d'anni seguiva a cavallo un sentiero di montagna che conduce a un grosso borgo vicino alla Grande Certosa, e capoluogo d'un cantone popoloso circoscritto da una lunga valle. Un torrente dal letto sassoso e spesso a secco, ma in quel momento gonfio per le nevi disciolte, bagna la valle chiusa tra due montagne parallele dominate da tutte la parti dai picchi della Savoia e da quelli del Delfinato. Benché i paesaggi compresi tra la catena delle due Moriane abbiano un'aria di famiglia, il cantone attaraversato dal forestiero presenta movimenti di terreno ed effetti di luce che invano si cercherebbero altrove.

Citazioni[modifica]

  • Nei luoghi in cui si trovano cretini, la popolazione crede che la presenza d'uno di essi porta fortuna alla famiglia. Tale credenza serve a render dolce una vita che, in una città, sarebbe condannata ai rigori d'una falsa filantropia e alla disciplina d'un ospizio. (p. 183)
  • Il male possiede una voce poderosa che desta le anime volgari e le riempie d'ammirazione, mentre il bene è largamente muto. (p. 206)
  • Se abbiamo tanti cattivi amministratori, è che l'amministrazione, come il gusto, procede da un sentimento elevatissimo, purissimo. In questo il genio viene da una tendenza dell'animo e non da una scienza. (p. 206)

L'ultima incarnazione di Vautrin[modifica]

Incipit[modifica]

– Che c'è Maddalena? – disse la signora Camusot vedendo entrare nella stanza la sua cameriera con quell'aria che sanno prendere i domestici nelle circostanze critiche.
– Signora, – rispose Maddalena, – il signore è tornato dal Palazzo di Giustizia; ma egli ha la fisionomia così stravolta, e si trova in uno stato tale, che la signora farebbe meglio ad andare da lui, nel suo studio.
Ha detto qualche cosa? – domandò la signora Camusot.
– No, signora; ma non abbiamo mai vista una fisionomia simile al signore, si direbbe che sta per venirgli una malattia; è giallo, sembra che stia per disfarsi, e...

Citazioni[modifica]

  • Il pericolo estremo ha sull'anima una potenza così terribile quanto quella dei più potenti reattivi sul corpo. È una pila di Volta morale. Forse non è lontano il giorno in cui si scoprirà che il sentimento si condensa chimicamente in un fluido, quasi simile a quello dell'elettricità.
  • Il potere non prova la propria forza a sé stesso che collo strano abuso d'incoronare con le palme della vittoria qualche assurdità, insultando il genio, sola forza che il potere assoluto non possa toccare. La promozione del cavallo di Caligola, questa farsa imperiale ha avuto e avrà sempre un gran numero di rappresentazioni.
  • Il ricatto è uno dei più vili assassini. E ai miei occhi un delitto d'una scellerataggine più profonda dell'omicidio.
  • La vendetta che sopravvive alla morte dell'essere odiato, che non è mai sazia, causa un tetro spavento.
  • Quando la legge è soddisfatta, la società non lo è, essa conserva le sue differenze, e fa di tutto per giustificarle a sé stessa; essa rende il forzato liberato un essere impossibile; essa deve rendergli tutti i suoi diritti, ma gli interdice di vivere in una certa zona.
  • Sono i paesi atei o filosofi che fanno pagar cara la vita umana a quelli che la turbano, ed hanno ragione, poiché essi non credono che alla materia, presentemente!

La borsa[modifica]

Incipit[modifica]

A SOFKA.

Non avete mai notato, signorina, che mettendo due visi in adorazione da parte e parte d'una bella santa, i pittori o gli scultori medioevali non hanno mai trascurato di dar loro una somiglianza filiale? Vedendo il vostro nome tra quelli che mi sono cari, e sotto l'egida dei quali metto i miei libri, ricordatevi di quella dolce rassomiglianza e troverete, qui, più che un omaggio, l'espressione dell'affetto fraterno che nutre per voi.

il vostro servitore

Di Balzac.

Le anime sentono tante volte il fiorire d'un'ora deliziosa proprio nel momento in cui non è ancor notte e il giorno non è più; la luce crepuscolare illumina, allora, con le sue sfumature e i suoi bizzarri riflessi tutti gli oggetti, e ridesta un sogno che si sposa vagamente ai giochi d'ombra e di luce. Il silenzio che regna quasi sempre in quei momenti, li fa tanto cari agli artisti, che si raccolgono, si mettono a qualche passo dalle loro opere lasciate incompiute e le giudicano e s'inebriano del soggetto, il cui senso intimo spicca allora agli occhidel genio. Chi non è rimasto pensieroso accanto a un amico in quegli istanti di sogno e di poesia difficilmente ne comprenderà le indicibili bellezze.

Citazioni[modifica]

  • Un uomo costretto a prodigare a molte donne il suo tempo e i suoi fascini non poteva essere degno d'un vero affetto.

[Honoré de Balzac, La borsa, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.]

La cugina Betta[modifica]

Incipit[modifica]

I PARENTI POVERI
A don Michele Cajetani,
principe di Teano

[...] Che il vostro spirito, e la poesia che è in voi, proteggano i
due episodi dei Parenti Poveri
del vostro affezionato servitore
DE BALZAC
Parigi, agosto-settembre 1846
Verso la metà di luglio dell'anno 1838, una di quelle carrozze da poco messe in circolazione per le piazze di Parigi, e chiamate milord, correva in via dell'Università, con sopra un uomo piuttosto grasso, di statura media, in uniforme di capitano della Guardia nazionale.
I parigini passano per gente di spirito, ma si trovano tra loro anche di quelli che si credono più belli in uniforme che in abito borghese, e s'immaginano che le donne siano favorevolmente colpite alla vista di un berrettone di pelo e di una divisa militare; il che equivale a supporre nelle donne gusti alquanto depravati.

Citazioni[modifica]

  • Le vere passioni hanno un loro istinto molto preciso. Mettete un piatto di frutta davanti a un goloso; non si sbaglierà, sceglierà, anche ad occhi chiusi, il frutto migliore. Così è anche per le ragazze che abbiano avuto una buona educazione: date loro la possibilità di scegliersi il marito che fa per loro, e raramente sbaglieranno. La natura è infallibile. E il modo con cui si manifesta la natura in questi casi è: innamorarsi al primo sguardo. In amore, il primo sguardo è semplicemente e precisamente una seconda vista.
  • A Parigi la generosità è il più delle volte niente altro che una speculazione; come l'ingratitudine è quasi sempre una vendetta!...Con una parente povera si tratta come con i cani ai quali si dànno le ossa.

[Honoré de Balzac, La cugina Betta, traduzione di M.A. Denti e E. Villa, BMM, 1952.]

La fisiologia del matrimonio[modifica]

  • Il matrimonio è una scienza.
  • La potenza non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto.
  • Mai un marito sarà così ben vendicato come dall'amante di sua moglie.
  • Una moglie è uno schiavo che bisogna saper mettere su un trono.

La pelle di zigrino[modifica]

  • C'è tutta una vita in un'ora d'amore. (ed. Rizzoli, Milano, 1957)
  • Chi dice arte, dice menzogna.
  • Ci sono abissi che l'amore non può superare, nonostante la forza delle sue ali.
  • L'amore è un lusso.
  • L'odio è un tonico, fa vivere, ispira vendetta; invece la pietà uccide, indebolisce ancora di più la nostra debolezza.
  • La gloria è il sole dei morti.
  • Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri?

La ricerca dell'assoluto[modifica]

Incipit[modifica]

A Douai, in rue de Paris, c'è una casa il cui aspetto esteriore, la disposizione interna e i particolari hanno conservato, più che quelli di ogni altra dimora, il carattere delle vecchie costruzioni fiamminghe, così naturalmente rispondenti ai consumi patriarcali di quel paese; ma prima di descriverla, è forse necessario ribadire, nell'interesse degli scrittori, la necessità di quelle premesse didattiche contro le quali protestano taluni individui ignoranti e voraci, che vorrebbero emozioni senza ammettere i principi generatori, il fiore senza il seme, il bambino senza la gestazione. L'Arte dovrebbe essere più forte di quanto non lo sia la natura?

Citazioni[modifica]

  • L'archeologia sta alla natura sociale così come l'anatomia comparata sta alla natura organizzata. (p. 23)
  • Un mosaico rivela tutta una società, come uno scheletro di ittiosauro sottintende una creazione. (p. 23)
  • La causa fa intuire un effetto, come ogni effetto consente di risalire a una causa. (p. 23)
  • La materialità più squisita si ritrova in tutte le abitudini fiamminghe. Il comfort inglese presenta tinte secche, toni duri; mentre in Fiandra i vecchi interni delle case rallegrano lo sguardo con morbidi colori e con una schietta bonomia; suggeriscono un lavoro senza fatica, e il piacere della pipa rivela una felice applicazione del far niente napoletano; [...] (pp. 24-25)
  • Troppo spesso il vizio e il genio producono effetti simili, che ingannano l'uomo comune. Il genio non è forse un eccesso costante che divora tempo, denaro, corpo, e conduce all'ospedale ancor più rapidamente delle cattive passioni? (p. 38)
  • Sembra che gli uomini abbiano addirittura più rispetto per i vizi che per il genio, giacché rifiutano di dargli credito. (p. 38)
  • Una donna bella può tranquillamente esser se stessa, il mondo ne tollera sempre una sciocchezza o una goffaggine; mentre invece un solo sguardo spegne anche la più meravigliosa delle espressioni sulle labbra di una donna brutta, le intimidisce gli occhi, aumenta la malagrazia dei suoi gesti, imbarazza il suo compagno. (p. 44)
  • L'amore che si basa sul denaro e sulla vanità genera la più ostinata delle passioni [...]. (p. 131)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Pubblicato in quello stesso 1834 in cui Balzac lo aveva scritto, La Recherche de l'Absolu fa parte degli «Studi Filosofici» nella ripartizione in cui si articola il grande edificio della Comédie Humaine. (Luciano Poggi, in prefazione al libro)
  • Senza averci ancora detto nulla di lui [Balthazar Claës], Balzac ce lo fa sentire come un essere straordinario, avvolto di mistero, presenza prevalente in quella casa, di certo causa e origine di molto per sé e i suoi. Tutto in questa inquietante figura ci rivela un homo melancholicus, un saturnino. (Luciano Poggi, in prefazione al libro)

Le illusioni perdute[modifica]

  • Che cos'è l'arte, signore? È la natura concentrata.
  • L'avarizia comincia dove finisce la povertà.
  • La critica è una spazzola che non si può usare sulle stoffe leggere, dove porterebbe via tutto.
  • La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata.
  • Quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali.
  • Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad 'usum delphini', e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.

Papà Goriot[modifica]

Incipit[modifica]

La signora Vauquer, nata de Conflans, è una vecchia donna che, da quarant'anni, conduce a Parigi una pensione borghese situata in via Neuve-Sainte-Geneviéve, tra il quatier latino e il sobborgo Saint-Marceau. La pensione, conosciuta sotto il nome di Casa Vauquer, accoglie senza distinzione uomini e donne, giovani e vecchi, senza che la maldicenza abbia mai potuto fare appunti alla moralità di questa rispettabile casa. Ma è pur vero che da trent'anni non vi si era mai veduta persona giovane, e, se un giovane vi dimorava, gli è perché la sua famiglia deve corrispondergli un ben magro mensile.

Citazioni[modifica]

  • Il segreto delle grandi fortune senza causa apparente è un delitto dimenticato, perché fu fatto a puntino.
  • Tra i diciotto commensali si trovava, come nei collegi, come dappertutto, una povera creatura abbandonata, una vittima su cui fioccavano gli scherzi. Al principio del secondo anno, questa figura divenne per Eugenio de Rastignac la più saliente fra tutte quelle in mezzo a cui era condannato a vivere ancora per due anni. Questo Patirai era l'antico vermicellaio, papà Goriot, sul quale un pittore, lo storico, avrebbe fatto cadere tutta la luce del quadro. (p. 14)
  • Il nostro cuore è un tesoro, vuotatelo di colpo, siete rovinati. Noi non perdoniamo ad un sentimento d'essersi manifestato nella sua interezza più di quanto non perdoniamo ad un uomo di non possedere un soldo di suo. (p. 58)
  • Quando non si vuol essere ingannato dal giuoco delle marionette, bisogna entrare senz'altro nella baracca, e non contentarsi di guardare attraverso i buchi della tenda. (p. 62)
  • Chiedete alle donne quali uomini preferiscono: gli ambiziosi. Gli ambiziosi hanno le reni più resistenti, il sangue più ricco di ferro, il cuore più caldo, degli altri uomini. E la donna è così felice e così bella nelle ore in cui è forte, che preferisce a tutti gli uomini quello che ha una forza enorme, a costo d'essere spezzata da lui. (p. 77)
  • È noioso desiderare sempre e non soddisfarsi mai. (p. 77)
  • Di corruzione ce n'è tanta, il talento è raro. Perciò, la corruzione è l'arma della mediocrità che abbonda, e voi ne sentirete ovunque la punta. (p. 79)
  • La virtù è inscindibile: o è o non è. Si dice che basta far penitenza dei propri peccati. Un altro bel sistema, in virtù del quale si è assolti da un delitto con un atto di contrizione! (p. 83)
  • Che cosa c'è di più bello del contemplare la propria vita e trovarla pura come un giglio? Io e la vita siamo come un giovane e la sua fidanzata. (p. 84)
  • La beneficenza, che unisce due esseri in uno solo, è una passione celeste, tanto incompresa, tanto rara quanto il vero amore. L'una e l'altro sono la prodigalità delle anime belle. (p. 87)
  • È proprio nella natura femminile provare l'impossibile col possibile e distruggere i fatti con presentimenti. (p. 109)
  • L'insuccesso ci fa sentire sempre il potere delle nostre pretese. (p. 109)
  • Ricchi o poveri, non hanno mai denaro per le necessità della vita, mentre ne trovano sempre per i loro capricci. (p. 112)
  • Le donne sono sempre sincere, anche nelle loro più grandi falsità, perché cedono a qualche sentimento naturale. (p. 114)
  • Un sentimento non è forse il mondo in un pensiero? (p. 118)
  • L'amore è una religione, e il culto deve costar più caro che quello d'ogni altra religione; esso passa rapidamente, e passa come un monello che vuol lasciar traccia del suo passaggio con le devastazioni. Il lusso del sentimento è la poesia delle soffitte; senza tale ricchezza, che diverrebbe l'amore? (p. 161)
  • Rastignac, come la maggior parte dei giovani i quali, in anticipo, hanno assaporato il gusto del grandioso, voleva presentarsi completamente armato nella lizza del mondo, ne aveva contratto la febbre e sentiva forse di avere il potere di dominarlo, ma senza ancora conoscere né i mezzi né il fine di quella ambizione. Quando manca l'amore puro e sacro, che riempie una vita, questa sete del potere può divenire un nobile sentimento; basta abbandonare ogni interesse personale e proporsi qual meta la grandezza del proprio paese. (p. 161)
  • – Sacramento!, signori – disse il ripetitore – lasciate stare papà Goriot, e non ce ne fate fare un'indigestione; è da un'ora che ci è servito in tutte le salse! Uno dei privilegi della brava città di Parigi è quello di poter nascere, vivere, morire senza che nessuno vi faccia attenzione. Approfittiamo perciò dei vantaggi della civiltà. Oggi sono morte sessanta persone; vi volete proprio impietosire delle ecatombi parigine? Se papà Goriot è crepato, tanto meglio per lui! Se lo adoravate, andate a vegliarlo, e a noi lasciateci mangiare in pace.
    Oh!, sì – disse la vedova – meglio per lui che sia morto! Pare che il pover'uomo abbia avuto parecchi dispiaceri, durante la sua vita. (p. 205)
  • Provò quei bei rimorsi intimi e nobili – il cui merito raramente è apprezzato dagli uomini quando giudicano i propri simili – che fanno sovente assolvere dagli angeli del cielo il criminale condannato dai giuristi della terra. (p. 86)
  • La gioventù non osa guardarsi allo specchio della coscienza quando precipita dalla parte dell'ingiustizia, mentre l'età matura vi si è già specchiata: qui sta tutta la differenza fra queste due fasi della vita. (p. 108)
  • In questo assomigliava a molta gente che non si fida dei parenti e si abbandona al primo venuto. Fatto di costume curioso, ma vero, di cui è facile trovare radice nel cuore umano. Forse alcuni non hanno più nulla da guadagnare vicino alle persone con cui vivono; anzi dopo aver mostrato loro il vuoto della propria anima si sentono intimamente giudicate da quelle con una severità meritata; e così, provando un bisogno invincibile di adulazioni che non ricevono mai, oppure rosi dalla voglia di apparire possessori di qualità che non hanno, sperano di sorprendere la stima o il cuore degli estranei, a rischio, un giorno o l'altro, di abbassarsi. (p. 23)
  • Come tutte le menti ristrette, Mme Vauquer aveva l'abitudine di non uscire dalla cerchia degli eventi e di non giudicarne le cause. Preferiva incolpare gli altri dei propri errori. (p. 23)
  • Ecco com'è la vita. È un po' come la cucina, puzza altrettanto e bisogna sporcarsi le mani se si vuol far da mangiare; sappia soltanto sbrogliarsela con eleganza. È tutta qui la morale della nostra epoca.[2]

Explicit[modifica]

Rimasto solo, mosse qualche passo verso la sommità del cimitero e vide Parigi tortuosamente adagiata lungo le due rive della Senna, dove cominciava a brillare qualche luce, [...] Gettò su quell'arnia ronzante uno sguardo che pareva volesse succhiarne il miele in anticipo, e pronunciò queste solenni parole:"A noi due, ora!". E, come primo atto della sfida che egli lanciava alla società, Ratignac si recò a pranzo dalla signora di Nucingen.

[Honoré de Balzac, Papà Goriot, traduzione di Renato Mucci, Fratelli Melita Editori, 1989.]

Sarrasine[modifica]

Incipit[modifica]

Ero immerso in una di quelle meditazioni profonde che capitano a tutti, anche a un uomo frivolo, nel corso delle feste più tumultuose. Mezzanotte era suonata da poco all'orologio dell'Elysée-Bourbon.

Citazioni[modifica]

  • Parigi è è un paese molto ospitale; accoglie tutto, sia le fortune vergognose che quelle insaguinate. Il delitto e l'infamia vi godono diritto d'asilo, v'incontrano simpatie; solo la virtù non vi possiede altari. (p. 94)

Splendori e miserie delle cortigiane[modifica]

Incipit[modifica]

Nel 1824, all'ultimo ballo dell'Opéra, parecchie maschere furono colpite dalla bellezza di un giovane che passeggiava per i corridoi e nel ridotto, con l'aria di chi cerchi una donna trattenuta a casa da circostanze impreviste. Il segreto di quell'andatura, ora indolente ora affrettata, è noto solo alle donne d'età e ad alcuni emeriti perdigiorno. In quell'immenso convegno di folla, non osserva molto la folla, gli interessi sono vibranti di passione e persino l'ozio assume un volto preoccupato. Il giovane dandy era talmente assorto nella sua inquieta ricerca che non si accorgeva del proprio successo; le esclamazioni ironicamente ammirative di certe maschere, la serietà di certi stupori, i frizzi pungenti, le più dolci parole, egli non li udiva, non li vedeva.

Citazioni[modifica]

  • Quando si è in cammino sotto un sole cocente, non ci si ferma neppure per cogliere il più splendido fiore.
  • Gli ebrei, quantunque siano così spesso imbastarditi dai contatti con altri popoli, tra le loro numerose tribù conservano la traccia della sublime bellezza asiatica. Quando non sono brutti, d'una bruttezza repellente, gli israeliti presentano gli stupendi caratteri dei volti armeni. Esther avrebbe ottenuto la palma in un harem, poiché possedeva le trenta bellezze armoniosamente fuse insieme.

Un principe della Bohème[modifica]

Incipit[modifica]

AD HEINE
Mio caro Heine, dedico a voi questo studio, a voi che rappresentate a Parigi lo spirito e la poesia della Germania, come in Germania rappresentate l'ardente e briosa critica francese, a voi che sapete meglio di chiunqu'altro ciò che può esservi qui di critica, di celia, d'amore e di verità.
Di Balzac.
– Amico mio caro, – disse la signora della Baudraye cavando un manoscritto di sotto al guanciale del suo canapè, – mi perdonerete se, nell'estremo bisogno in cui ci troviamo, io ho tratta una novella da ciò che ci avete detto alcuni giorni fa?

Citazioni[modifica]

  • Tutte le donne sono eguali davanti all'uomo.
  • Non è più la morbidezza del fiore, ma vi è del grano disseccato, pieno, fecondo, che rende sicura la stagione invernale.
  • La speranza è una memoria che desidera, il ricordo è una memoria che ha goduto. Quale bella esistenza nell'esistenza ci fa così il pensiero!

Incipit di alcune opere[modifica]

Farragus, capo dei Divoranti[modifica]

Ci sono strade, a Parigi, non meno disonorate di quanto possa esserlo un uomo colpevole di infamie; ce ne sono di nobili, poi, o di semplicemente oneste; poi strade giovani, sulla cui moralità il pubblico non ha ancora avuto modo di farsi un'opinione; poi strade assassine; poi strade più vecchie di quanto non siano vecchie le più antiche vegliarde; e poi strade rispettabili, strade sempre pulite, strade sempre sporche, strade operaie, strade laboriose, strade mercantili. Le strade di Parigi hanno qualità umane, insomma, e la loro fisionomia suscita idee a cui non è possibile sottrarsi.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il parroco del villaggio[modifica]

All'angolo della rue de la Vieille-Poste e della rue de la Cité, a Limoges, esisteva ancora trent'anni or sono una di quelle botteghe che sembrano essere rimaste tali e quali dal Medioevo in qua.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni su Honoré de Balzac[modifica]

  • In Balzac vi sono tre categorie della passione: cercatori, collezionisti, quelli che se la godono. Oggi è il tempo dei collezionisti. (Corrado Alvaro)
  • Narratore ineguale, poeta a sbalzi, moralista compromesso dal valer troppo provar, Balzac non sarà per avventura uno storico? Il fascino che la storia esercitò sempre su lui ha senza dubbio gran parte nella sua vocazione di romanziere. Per un momento egli aspirò ad essere il Walter Scott francese, e per sua e nostra fortuna fu invece lui, Balzac, e lasciò a Dumas padre il facile mestiere di mettere a sacco la storia di Francia. (Pietro Paolo Trompeo)
  • Se avesse avuto la libera fantasia del suo amico Stendhal, si sarebbe abbandonato alla gioia di veder agire le proprie creature quasi per se stesse mosse, senza interventi programmatici, secondo la logica della loro natura. (Pietro Paolo Trompeo)
  • Se non fu l'Omero della borghesia, Balzac ne fu almeno il Tacito e il Saint-Simon. Chi voglia avere il quadro totale della società francese durante la prima metà dell'Ottocento non può lasciar da parte Balzac. (Pietro Paolo Trompeo)

Note[modifica]

  1. René Benjamin, La vie prodigieuse de Balzac, Union générales d&éditions, 1962, p. 310.
  2. Da Papà Goriot, traduzione di Giuseppe Pallavicini Caffarelli, Ardonldo Mondadori Editore, Milano 1995, ed. 1. p. 109.

Bibliografia[modifica]

  • Marcel Proust, Lettere ai miei personaggi, a cura e con un saggio critico di Domenico Tarizzo, Rizzoli, Milano, 1966.
  • Honoré de Balzac, L'ultima incarnazione di Vautrin, traduzione di Galeazzo Falconi, Fratelli Treves, Milano 1910
  • Honoré de Balzac, Splendori e miserie delle cortigiane (Splendeurs et miséres des courtisanes), traduzione di Anna Premoli e Francesco Niederberger, Garzanti, 1968.
  • Honoré de Balzac, Un principe della Bohème, traduzione di Galeazzo Falconi, Fratelli Treves, Milano, 1910.
  • Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, traduzione di Alfredo Fabietti, Treves, Treccani, Tuminelli – Milano-Roma, MCMXXXII.
  • Honoré de Balzac, La cugina Betta, traduzione di M.A. Denti e E. Villa, BMM, 1952.
  • Honoré de Balzac, Il giglio della valle, traduzione di Giampaolo Tolomei, CDE, 1972}}
  • Honoré de Balzac, Eugénie Grandet, traduzione di Grazia Deledda, Newton Compton editori, 1994.
  • Honoré de Balzac, Eugenia Grandet (Eugénie Grandet), traduzione di Raoul Vivaldi, De Carlo Editore, Roma, 1944
  • Honoré de Balzac, All'insegna del gatto che gioca alla palla, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.
  • Honoré de Balzac, Il ballo di Sceaux, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.
  • Honoré de Balzac, La borsa, traduzione di Amilcare Locatelli, Edizioni "Corbaccio" Milano, 1930.
  • Honoré de Balzac, Papà Goriot, traduzione di Renato Mucci, Fratelli Melita Editori, 1989.
  • Honoré de Balzac, Sarrasine, traduzione di Maria Ortiz, Oscar Mondadori, 1993.
  • Honoré de Balzac, Il medico di campagna (Le médecin de campagne), traduzione di Maria Ortiz, Fratelli Melita Editori, La Spezia 1989.

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Opere[modifica]