Yukio Mishima

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Yukio Mishima

Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake (1925 – 1970), scrittore giapponese.

  • Il valore di un uomo si rivela nell'istante in cui la vita si confronta con la morte. (da Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti)
  • La mia solitudine cresceva diventando sempre più obesa, come un maiale. (da Il Padiglione d'Oro)
  • La vita umana è breve, ma io vorrei vivere sempre. (biglietto d'addio lasciato prima del suicidio rituale, il 25 novembre 1970)[1]
  • La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita. [...] Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro. (da Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti, traduzione di L. Origlia, Feltrinelli)
  • Nella fervida speranza che possiate risorgere come uomini e come guerrieri. (nell'atto di uccidersi, il 25 novembre 1970; citato in Lydia Origlia, Nota a La voce degli spiriti eroici, 1998, p. 91)
  • Abbiamo veduto il Giappone del dopoguerra rinnegare, per l'ossessione della prosperità economica, i suoi stessi fondamenti, perdere lo spirito nazionale, correre verso il nuovo senza volgersi alla tradizione, piombare in una utilitaristica ipocrisia [...] Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l'esistenza di un valore superiore all'attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo. (prima del suicidio, il 25 novembre 1970)[2]
  • Quando pensiamo all'altrui felicità, affidiamo agli altri, e sogniamo a nostra insaputa, una nuova forma di realizzazione dei nostri desideri e ciò può renderci più egoisti di quando pensiamo alla nostra felicità personale. (da Colori proibiti)

Confessioni di una maschera[modifica]

  • Quella sera, arrivato a casa nei sobborghi, contemplai seriamente il suicidio per la prima volta nella mia vita. Mentre però vi riflettevo, la prospettiva divenne fastidiosa oltre ogni sopportazione, e finii col concludere che sarebbe stata una faccenda grottesca. Rifuggivo, per indole dall'ammettere una sconfitta. E poi, mi dissi, non c'è nessun bisogno ch'io prenda un'iniziativa così radicale per conto mio, no davvero, quando mi attornia un così largo stuolo dei più svariati tipi di morte: morte durante un'incursione aerea, morte nell'adempimento del proprio dovere, morte sotto le armi, morte sul campo di battaglia, morte per investimento di un veicolo, morte per malattia... Certo il mio nome è già stato segnato nell'elenco di uno di questi tipi [...] No... per qualunque verso mettessi la questione, il momento non appariva propizio. Meglio semmai aspettare che qualcosa mi usasse il favore di uccidermi.
  • La personalità romantica è pervasa di sottile sfiducia nell'intellettualismo, e questo sentimento sfocia di frequente in quell'atto immorale che va sotto il nome di sogno a occhi aperti. Contrariamente a quanto si crede, il sognare a occhi aperti non è un processo intellettuale, ma piuttosto un mezzo di evasione dall'intellettualismo.
  • Ripetei quel nome fra me a ogni oscillazione del treno. Risuonava indicibilmente misterioso. E a ogni rintocco il mio cuore si sentiva più greve, a ogni palpito del suo nome una spossatezza tagliente, inesorabile, mi affondava sempre più nelle viscere.
  • Quando non si è mai conosciuta la felicità non si ha il diritto di disprezzarla. Ma io do un'impressione di esser felice in cui nessuno potrebbe scoprire la benché minima incrinatura, e quindi ho il diritto di disprezzarla né più né meno di chiunque altro.
  • Nonostante avessi il cuore colmo d'inquietudine e d'una pena indicibile, atteggiai la faccia a un sorriso sardonico, sfrontato.
  • Non esiste virtù nella curiosità. Anzi, c'è caso che sia addirittura la voglia più immorale che un uomo può racchiudere in sé.
  • Nulla mi pungolava a procedere fuorché il mio senso di irrequietezza, identico a quello di un bambino impaziente di avere la merenda.
  • Tutt'a un tratto mi assalì quel dolore acerbo che deriva dal fissare troppo a lungo un oggetto. Il dolore proclamava: Tu non sei umano. Sei un essere incapace di rapporti col prossimo. Non sei nient'altro che un animale, inumano e in certo qual modo stranamente patetico.
  • Ammesso che la passione umana abbia la virtù d'innalzarsi al di sopra di ogni assurdo, come si può sostenere che non abbia anche quella d'innalzarsi al disopra dei propri assurdi?
  • L'anno successivo lo passai cullandomi in vaghi sentimenti ottimistici. C'era lo studio della legge, che sbrigavo svogliatamente, e c'erano le gite macchinali di andata e ritorno fra casa mia e l'università... Non mi curavo di nulla, e nulla d'altronde si curava di me. Avevo imparato a atteggiare le labbra al sorriso di chi la sa lunga sulle vicende del mondo, un sorriso simile a quello di un giovane sacerdote. Avevo il senso di non essere né vivo né morto. Pareva che il mio antico desiderio del suicidio naturale e spontaneo sotto forma della morte in guerra fosse stato divelto radicalmente e seppellito. Il dolore genuino può maturare soltanto a grado a grado. Somiglia strettamente alla tubercolosi, in quanto il male è già progredito e ha raggiunto lo stadio critico prima che il paziente si sia reso conto dei suoi sintomi.
  • Le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso.

Lezioni spirituali per giovani Samurai[modifica]

  • Lo dimostra con efficacia ciò che accadde all'Università di Tokyo, quando un gruppo di studenti del club di ginnastica fece irruzione brandendo spade giapponesi, e venne subito disarmato e sopraffatto. Sembra incredibile che costoro si siano lasciati togliere le spade senza neppure scalfire gli avversari. Probabilmente le avevano snudate non per uccidere, ma soltanto per minacciare. Questo è un obbiettivo estraneo alla natura delle spade giapponesi, e quando un'arma viene usata per uno scopo diverso da quello per cui è stata forgiata, perde istintivamente la sua forza. (introduzione alla filosofia dell'azione)
  • Ma più potere acquisiamo, più ci separiamo dalla nostra forza fisica.
  • Non sappiamo sino a qual punto sia sincera la nostra riluttanza a compiere certe azioni.
  • Viviamo in una società angusta, tentando di non entrare in conflitto tra noi, di armonizzare i nostri egoistici interessi per vivere piacevolmente. E tuttavia nel nostro animo vive una segreta insofferenza per questo tipo di morale, soprattutto nei periodi in cui la pace dura da lungo tempo a causa di un governo democratico.
  • Più un'azione è giusta e solitaria e più è attenta all'opinione popolare.
  • Avrebbero allora capito che non esiste azione più efficace del terrorismo, che si propone risultati molto più radicali e si basa sul sacrificio individuale. Ma è impossibile ad un essere umano concepire un vantaggio individuale che oltrepassi i limiti della propria morte.
  • Penso che l'essenza di un'azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l'abisso dello scacco.
  • La vita è una danza nel cratere di un vulcano: erutterà, ma non sappiamo quando.


Il padiglione d'oro[modifica]

  • Ognuno è un testimone. Se nessuno esistesse, la vergogna non avrebbe dimora nel mondo.
  • Ecco come posso definire in una sola frase il cosiddetto amore: è l'illusione di poter congiungere il fenomeno con la realtà.
  • Nell'altra tasca le mie dita urtarono contro le sigarette. Ne presi una e l'accesi. Mi sentivo come chi, ultimato un lavoro, si siede a tirare una meritata boccata di fumo. Volevo vivere.

Il sapore della gloria[modifica]

  • Le cose perdonabili sono, in verità, pochissime.
  • Come tutti sanno, il sapore della gloria è amaro.

L'amore dell'abate di Shiga[modifica]

  • La sua unica preoccupazione era trovare un uomo che potesse darle l'amore più forte e più profondo possibile. Una donna con simili aspirazioni è una creatura terrificante.
  • Solo gli uomini sono davvero capaci di rinunciare a tutto ciò che posseggono.

La casa di Kyōko[modifica]

  • "Il mondo di certo finirà in rovina, però prima che ciò avvenga per alcuni attimi si materializzeranno splendide movenze che in un altrettanto breve intervallo scompariranno" pensò. (p. 1252)
  • La genialità era un tipo di destino, e il destino era spesso il nemico della vita borghese. (p. 1261)
  • "Credere che si debba essere felici per il solo fatto di vivere, pur conducendo un'esistenza orrenda, è un modo di pensare da schiavi; pensare che sia piacevole avere una vita ordinaria e confortevole, è il modo di provare emozioni degli animali; gli uomini, però, diventano ciechi pur di non vedere che non vivono e non pensano da esseri umani. La gente si agita davanti a un muro buio e sogna di comprare lavatrici elettriche e televisori, aspetta con ansia il domani anche se esso non porterà a niente. Ed è lì che compaio io, e per il solo fatto che mostro la realtà nella sua crudezza, si scatena un gran trambusto, tutti si terrorizzano, si ammazzano o compiono un doppio suicidio. Io mostro la forma esatta del tempo, come le vendite rateali o le assicurazioni, soltanto che di sicuro sono più gentile; e poi metto in evidenza il tempo che rotola, quello obliquo, quello accelerato, vale a dire il tempo reale; invece gli addetti alle vendite rateali mostrano il tempo del finto perbenismo, quello piatto, quello edulcorato." (p. 1444)

Il mare della fertilità[modifica]

Neve di Primavera[modifica]

Incipit[modifica]

Un giorno che a scuola si venne a parlare della guerra russo-giapponese, Kiyoaki Matsugae domandò a Shigakumi Honda, il suo più caro amico, che cosa riuscisse a ricordarsene. I ricordi di Shigekuni erano vaghi.

Citazioni[modifica]

  • "Sarebbe meraviglioso", pensò, "se potessimo unire così saldamente l'essenza del mondo con quella del nostro cuore!"

Cavalli in fuga (A briglia sciolta)[modifica]

  • Possano gli Dei credere alla mia profonda devozione.
  • Sapere e non agire equivale a non sapere.
  • Gli ufficiali hanno sempre solo pensato alla carriera.
  • Con il passare degli anni, quanto è stato sublime ed elevato va tramutandosi a poco a poco in una farsa.
  • In qualunque epoca, una politica di austerità finanziaria risulta sempre impopolare.
  • Non indietreggiare. È questo il punto debole su cui devi ancora lavorare.

Il tempio dell'alba[modifica]

  • In fin dei conti, nella vita umana non vi sono misteri. Il mistero permane solo nell'arte, e il motivo di ciò è che il mistero è necessario all'arte. (p. 1172, ed. I Meridiani Mondadori)
  • I sogni spesso combinano i simboli di più alto livello con i più volgari pensieri. (p. 1201, ed. I Meridiani Mondadori)

Lo specchio degli inganni (La decomposizione dell'angelo)[modifica]

  • I calzoni strazzonati della politica erano un grosso guaio, ma dopotutto la cosa che importanza aveva?
  • In quella ragazza laida e folle, che aveva cinque anni più di lui, ravvisava una creatura che condivideva la sua solitudine. Il loro status esistenziale non differiva gran che. Gli piacevano coloro che rifiutavano di riconoscere l'esistenza del mondo. (p. 23)
  • "Nell'istante della mia morte, tutto scomparira," si era detto Honda. Quel pensiero alimento in lui una sorta di appagamento, simile a quello di una vendetta consumata. Smantellare il mondo alle radici, affondarlo nel nulla, non avrebbe comportato alcuna difficoltà. Gli bastava morire, tutto qui. (p. 56)
  • Coloro che sono nati con il lieto auspicio degli dei; Hanno il dovere di morire in bellezza; Senza disperdere i doni ricevuti. (p. 150)
  • Per me, la vita intera essendo un dovere, un simile dovere non esiste. Non ho coscienza infatti di avere ricevuto beneficio alcuno. (p. 150)
  • Ma Honda, dopo aver nutrito la speranza di non avere più nulla da perdere in termini di onore e di prestigio, comprese, perdendoli, che in realtà onore e prestigio esistevano ancora.
  • La bellezza della carne, la bellezza spirituale, tutto ciò che concerne la bellezza nasce solo dall'ignoranza e dalle tenebre. Non è consentito sapere e conservare la bellezza. (2006, p. 1572)
  • Per tutto ciò non vi è rimedio. Non vi è ospedale. Sarà scritto da qualche parte nella storia della razza umana in minuscoli caratteri dorati, sarà scritto che io ero il male. (2006, p. 1659)
  • Tōru, completamente cieco, non disse quasi nulla. Poi, con l'inizio del nuovo anno, Honda gli chiese di restituirgli il diario dei sogni di Kiyoaki. "L'ho bruciato prima di prendere il veleno" rispose laconicamente il giovane. Quando gli fu chiesto di fornire una spigazione di quel gesto, la sua risposta apparve del tutto logica: "Perché non sogno mai". (2006, p. 1717)
  • "Sono venuto" pensò Honda "nel luogo del nulla, dove ogni ricordo è cancellato." (2006, p. 1748)

La voce degli spiriti eroici[modifica]

  • Nel mare che circonda il Giappone circola ancora il sangue. Il sangue versato da schiere di giovani forma il nucleo delle maree. Non l'avete mai veduto? Noi lo distinguiamo chiaramente sulla superficie, nelle notti di luna. Il sangue versato invano tinge i neri flutti. Ondeggia una rossa corrente, vaga intorno a queste piccole isole ululando tristemente come una belva. (cap. II, p. 25)
  • Lacrime di dolore per la sincerità dei nostri sentimenti, lacrime di dolore per la nostra morte rigano le guance del Volto di Drago!
    La morte ci visita in forma di felicità suprema... (i ribelli; cap. IV, p. 42)
  • Non era quello il cuore di una Divinità | poiché odiava la violenza come un essere umano. [...] L'Imperatore, come un essere umano, | disprezza la dilagante, disperata | povertà del popolo | e l'animo stoltamente sincero | dei giovani ufficiali. [...] | Sua Maestà, come un essere umano, ha | distolto il viso | da quelle ingenue, pure anime. | Perché un Divino Imperatore | ha voluto farsi uomo? (cap. IV, p. 45)
  • Dovevamo togliere al futuro ogni cenno di vita possibile. Sarebbe bastata una seppur piccola commistione di vita per togliere efficacia alla nostra morte. (i kamikaze; cap. VI, p. 59)
  • Ma sebbene il loro sentimento fosse purissimo, il Vento Divino non soffiò. Perché mai? [...]
    E avrebbe dovuto alzarsi anche durante il nostro assalto, testimoniando così che il nostro è un paese Divino. Ma entrambe le volte – sì, entrambe le volte – il vento non soffiò.
    Perché?
    [...] Sia i nostri fratelli che noi abbiamo rappresentato la fine terribile e vana di un grande mondo di cristallo ridotto in frantumi. Noi non siamo ricordati per la gloria cui ambivamo, ma come simbolo di una fine. Proprio noi, che anelavamo ardentemente a essere l'alba, la luce del mattino, l'inizio.
    Perché? (cap. VII, pp. 67 sgg.)
  • Ma in quei momenti, in entrambi quei momenti, Sua Maestà fu un essere umano e, in quanto tale, la prima volta annientò lo spirito dell'esercito, la seconda volta lo spirito della nazione. Il governo dell'Imperatore fu tinto da due colori: rosso sangue fino al termine della guerra, e dopo iniziò l'epoca del languido grigio cenere. L'Impero fu realmente inondato di sangue dal giorno in cui Sua Maestà abbandonò alla loro sorte i nostri fratelli maggiori, e si ricoprì di vana cenere il giorno in cui dichiarò la sua umanità, il giorno in cui definì tutto ciò che era accaduto "una concezione immaginaria".
    [...] L'immortalità della nostra morte fu profanata... (cap. VII, p. 73)
  • Le parole di un principe sono come il sudore. [Cioè irrevocabili.] (cap. VII, p. 75)

Incipit di Stella meravigliosa[modifica]

In una serena notte di novembre, a ora tarda, dal garage di una grande villa della cittadina di Hannō, nella prefettura di Saitama, uscì velocemente una rombante Volkswagen del '51. Il motore emetteva un terribile frastuono a causa del freddo e indugiava a partire, mentre i passeggeri volgevano qua e là sguardi inquieti.
L'antica dimora era stata dotata da poco tempo di un garage e di una vecchia auto. Oltre al recinto di sasaragi che incominciava a marcire, v'era la porta del garage dipinta con vernice verde. Era evidente che, dopo un lungo periodo di quiete, la casa era nuovamente animata da un'insolita attività. Tuttavia erano in pochi a sapere in che consistesse tale attività. Presumibilmente qualcosa di assai differente da quella, aperta e comprensibile a tutti, esercitata dagli avi, che avevano fatto fortuna con il commercio ed erano diventati i più grandi venditori di legno a Hannō.

Bibliografia[modifica]

  • Yukio Mishima, Confessioni di una maschera, traduzione di Marcella Bonsanti, Feltrinelli, 1981.
  • Yukio Mishima, Colori proibiti, traduzione di Lydia Origlia, De Agostini, 1986.
  • Yukio Mishima, Colori proibiti, traduzione di Lydia Origlia, Mondadori, 1989.
  • Yukio Mishima, La voce degli spiriti eroici, traduzione di Lydia Origlia, SE, Milano, 1998.
  • Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo (Tennin Gosui), traduzione di Emanuele Ciccarella, I Meridiani Mondadori, 2006.
  • Yukio Mishima, La casa di Kyōko, traduzione di Matilde Mastrangelo, I Meridiani Mondadori, 2006.
  • Yukio Mishima, Lo specchio degli inganni (Tennin Gosui), traduzione di Riccardo Mainardi, Bompiani, 2002.
  • Yukio Mishima, Neve di primavera, traduzione di R. Mainardi, 1953.
  • Yukio Mishima, Stella meravigliosa, traduzione di Lydia Origlia, Guanda, 2002. ISBN 8882464873

Altri progetti[modifica]

Note[modifica]

  1. Rereading: The Sea of Fertility tetralogy by Yukio Mishima. URL consultato il 30 luglio 2012.
  2. traduzione in Raido – Contributi per il Fronte della Tradizione, Anno V – Numero 21/22 – Autunno/Inverno 2000