Aron Jakovlevič Gurevič

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Aron Jakovlevič Gurevič (1924 – 2006), storico russo.

Il mercante[modifica]

  • Ai nove cori angelici descritti un tempo dallo Pseudo-Dionigi corrispondono nove ordini comprendenti gli individui che svolgono i vari servizi. Come i cori inferiori degli angeli servono quelli superiori, così gli ordini inferiori degli uomini sono sottomessi a quelli superiori. Se nella gerarchia angelica tre cori sono i superiori, esattamente nello stesso modo tre ordini di uomini si innalzano al di sopra di tutti gli altri, poiché lo stesso Creatore li ha scelti affinché tutti gli altri ubbidiscano. Questi tre ordini sono i sacerdoti con a capo il papa, i monaci e i giudici laici, comprendendo l'imperatore, i re, i duchi, i conti e tutti i signori secolari. I primi due hanno cura delle anime dei cristiani, il terzo del loro benessere terreno, difendendo anche le vedove e gli orfani. (p. 285)
  • Il banchiere Jacques Coeur, «il primo magnate finanziario d'Europa» (circa 1395–1456), che ha investito i suoi capitali in tutte le possibili imprese di lucro e ha interessi nell'Europa intera, diventa tesoriere e ministro del re di Francia, Carlo VII, partecipando all'attuazione delle riforme dello Stato nonché alla politica militare e diplomatica francese. (p. 294)
  • L'ascesa e il tracollo senza precedenti di Coeur, che dopo essere caduto in disgrazia dovette fuggire dalla Francia e morire in esilio, produssero un'impressione indelebile sui contemporanei sollevando dopo la morte di questo mercante reale il dubbio di François Villon circa il posto riservato nell'aldilà all'anima di Coeur. (p. 294)
  • La vita di Jacques Coeur è piena d'avventure e vicissitudini. Ma lo è anche quella di un commerciante di livello incomparabilmente più modesto come Buonaccorso Pitti, un contemporaneo più anziano di lui (1354 – 1430). Egli prese parte attiva agli affari pubblici di Firenze e, sentendosi alla pari con la più alta aristocrazia, partecipò alle guerre e agli intrighi politici, immischiandosi nella lotta dei partiti della sua città. (pp. 294-295)
  • Alla ricerca della «fortuna» Pitti si muove da Firenze a Nizza, da Avignone all'Aja e a Bruxelles, da Augusta a Zagabria, svolge incarichi diplomatici a Londra e a Parigi, presso la corte dell'imperatore del Sacro Romano Impero, occupa alti uffici nella repubblica fiorentina. Mercante avveduto, è anche un accanito giocatore di dadi, il quale perde e vince somme di denaro che poi annota con meticolosa cura. (p. 295)
  • Pitti è un avventuriero, un uomo d'affari e uno scrittore il quale ha lasciato memoria di sé in una Cronaca che scrisse riempiendola di notizie su tutti gli avvenimenti della sua vita ricca d'avventure, sui membri della sua famiglia e sui parenti prossimi e lontani, su duelli e gli intrighi ai quali partecipava, ma anche sulle collisioni politiche di cui gli capitò di essere testimone. (p. 295)
  • La personalità e i principali valori di vita del mercante italiano della fine del XIV secolo - inizio del XV secolo emergono non meno chiaramente nei Ricordi di Giovanni di Pagolo Morelli (1371–1444), abbraccianti il periodo tra il 1393 e il 1421. Questo rampollo di tintori e di drappieri non apparteneva alle famiglie eminenti dell'oligarchia fiorentina né possedeva grandi ricchezze. Mercante di medio rango che con operosità e parsimonia aveva messo insieme un certo patrimonio, nelle sue memorie non destinate alla pubblicazione, espose in maniera sufficientemente aperta i suoi princìpi, i quali erano senza dubbio anche quelli di molti suoi compatrioti-confratelli di classe. (pp. 301-302).
  • Morelli è un uomo estremamente cauto e prudente. Egli insegna come arricchirsi senza rischio e senza correre dietro al profitto di ciò che è pericoloso. In questo senso Morelli è forse più rappresentativo del ceto mercantile tardo-medievale con la sua fedeltà al principio della «moderatezza». (p. 302)
  • Il patriottismo di Morelli viene respinto in secondo piano dall'amore per la propria casa e la propria famiglia. Le sue Memorie abbondano di consigli di questo genere: cerca di nascondere al comune l'entità dei tuoi redditi per evitare di pagare le tasse e dimostra con ogni mezzo di avere solo la metà di ciò che effettivamente possiedi [...]. (p. 302)
  • Il calo dell'attività economica, il colossale decremento della popolazione in seguito alla Grande Peste del 1348-49 (intesa dai contemporanei come la manifestazione dell'ira divina per i peccati degli uomini) costituiscono la fonte di una seria crisi psicologico-sociale e morale che colpì anche il ceto mercantile. La morte diventa una vicina conoscente e una permanente minaccia. (p. 308)

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