Attila (film 1954)

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Attila

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Guerrieri unni raffigurati durante un festival a Buriazia

Titolo originale

Attila

Lingua originale italiano
Paese Francia, Italia
Anno 1954
Genere storico, azione
Regia Pietro Francisci
Sceneggiatura Primo Zeglio
Ennio De Concini
Produttore Carlo Ponti, Dino De Laurentiis
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Attila, film del 1954 con Anthony Quinn e Sophia Loren, regia di Pietro Francisci.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Sono passati gli unni, un mare irresistibile di barbari che, dai lontani deserti dell'Asia, spinti da un insaziabile desiderio di preda, dilagano verso la terra ricca dell'occidente. Gli unni, un mare di sangue, di distruzione, di morte. Li guida un capo fanatico e feroce dal nome mormorato come quello del demonio, minaccioso come una spada: Attila. È l'anno 450 d.c. L'impero d'occidente agonizza. Verso i confini orientali sul Danubio avanza un ambasceria romana. La comanda l'unico uomo che conosca profondamente Attila e che sia in grado di penetrare i segreti dei suoi piani ambiziosi. Un uomo nato in Pannonia, ma che da molti anni vive sotto le insigne dell'impero d'occidente: Ezio, generale di Roma. (Narratore)
  • La storia si scrive col sangue, non col vino. Col sangue abbiamo conquistato la terra per i nostri aratri, la legna per i focolari, il cibo per le nostre donne e i nostri figli. Ancora pochi anni fa, le nostre tribù decimate dalla fame e dal freddo erravano sulle desolate terre del nord. Ancora pochi anni fa, dal passaggio d'un branco di bufali dipendeva l'esistenza di migliaia di unni. Adesso abbiamo anche noi una terra fertile da coltivare, una terra sulla quale costruiremo le nostre case. Saremo buoni amici con tutti i nostri vicini, e vivremo in pace perché noi vogliamo la pace. Il mondo è grande, c'è terra per tutti. Unni e romani possono vivere fraternamente vicini. Io mi auguro che essi non impugnano le armi gli uni contro gli altri, e che ansi possono combattere insieme contro i nemici comuni. A questo bevo, alla pace fra gli unni e i romani. (Bleda)
  • Mio fratello non sopporta la vista del sangue, neanche per gioco. (Attila)
  • Un unno non snuda la spada se non per usarla. A un vile non serve la mano destra. (Attila)
  • Sei un selvaggio! Hanno ragione di chiamarci barbari. Non concepisci altro che la violenza, e non hai altro ideale che la tua ambizione. Con la violenza credi di poter conquistare il mondo. Distruggeresti interi popoli per poter soddisfare la tua sete di potenza. Ne abbiamo anche troppa di potenza adesso. (Bleda) [ad Attila]
  • Sei tu che hai torto. Noi siamo un popolo, una razza. Nostro padre combatté per unirci, e tu ci hai divisi. E io di questo non potrò mai perdonarti. (Attila) [a Bleda]
  • Gli imperi si fanno col ferro, non con gli intrighi di donne. (Attila)
  • Attila! Fratello, ascoltami! Uccidendomi, tu credi di far tacere l'ultima voce che si leva contro la tua sete di dominio. Ma tu non puoi conquistare il mondo a prezzo del sangue degli innocenti, perché il sangue degli innocenti non si cancella. Ricadrà su di te. (Bleda)
  • Finora io ho combattuto i nemici di Roma per salvare ciò che di essa ci resta, il suo prestigio, la sua grandezza, la civiltà che in tanti secoli di storia essa ha creato. Ma da questo momento, io mi batterò per il suo popolo, perché possa lavorare libero, felice, perché esso è il vero erede delle tradizioni di Roma. Io ti giuro che finché avrò respiro, Attila non occuperà l'Italia. (Ezio)
  • Romani, da cinquant'anni, la difesa delle frontiere grava sulle spalle degli alleati di Roma. D'allora, nessuno vi ha chiesto di rischiare la vita per la salvezza delle vostre famiglie, delle vostre case, delle vostre terre. Oggi la salvezza dipende da voi o sarà la rovina di tutto. Sarà la morte e la schiavitù per voi e i vostri, ma io ho fede. Ho fede che dei soldati romani non si faranno battere da un branco di barbari. I vostri avi conquistarono il mondo. Mostratevene degni, e soprattutto ricordatevi che dietro di voi non c'è più nessuno per salvare la patria. Romani, tutto oggi dipende da voi. (Ezio)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Onegesio: Io, Onegesio, auguro lunga vita ad Ezio di Pannonia. Noi sappiamo che l'imperatore ti ha mandato a rinnovare i patti d'amicizia con noi unni. Però non possiamo più fidarci. Voi avete trattenuto oltre i termini i nostri ostaggi e li avete obbligati a diventare cristiani, e avete violato i nostri confini.
    Ezio: Ma che dici? Queste vostre accuse sono infondate. Gli ostaggi sono restati a Ravenna di loro volontà. Molti hanno sposato donne latine. È vero che alcuni sono diventati cristiani, ma spontaneamente. E in quanto riguarda...
    Onegesio: Il vescovo di Margus ha violato le tombe dei re unni.
    Ezio: Ma a Margus non c'è il vescovo.
    Attila: Poco importa se non era un vescovo. È quello che ha fatto che importa per noi.
    Ezio: Ma io non posso credere che un sacerdote...
    Bleda: Abbiamo le prove che uno della vostra chiesa, magari un semplice prete, ha violato a Margus le tombe dei nostri avi, e questo per noi è un affronto.
    Attila: E io ho giurato sui miei figli di vendicarlo.
    Bleda: Dopo fatti simili, prima di rinnovare il trattato d'amicizia, pretenderemo anche garanzie.
    Ezio: Ci metteremo d'accordo, lo vedrai.
    Bleda: Discuteremo...
    Attila: No! Qui non c'è proprio niente da discutere, Bleda. Voglio la testa del colpevole, vescovo o prete che sia.
    Ezio: Tu vuoi soltanto questo?
    Attila: No, non solo questo. Ci restituirete tutti gli ostaggi e i disertori, e ci pagherete un tributo doppio di quello che abbiamo stupidamente pagato a voi fino a questo momento. Questa è la nostra proposta, e non la cambieremo.
  • Ezio: Devo parlarti, Attila. Hai fatto male poco fa. Hai insultato il mio imperatore, ma voglio dimenticarlo perché ti sono amico.
    Attila: O perché l'impero romano è debole?
    Ezio: L'impero ha molte pecche, però è forte, perché ha la fede.
    Attila: Voi avete un dio. Uno solo. Noi molti. Sù, Ezio. Deciditi. Qual è la tua risposta?
    Ezio: Il tuo prezzo è troppo alto.
    Attila: Rifiuta, allora.
    Ezio: Se rifiutassi, che accadrebbe?
    Attila: Guarda! [indica un esercito che lo acclama] Eccoli, gli unni. Nessuno li ha mai sconfitti.
    Ezio: Lo so. Tua cavalleria è famosa per il suo valore.
    Attila: Ventimila cavalieri sono qui, centomila uomini su quelle colline, e tutto un popolo li segue. Né città, né fortezze li potranno mai fermare.
  • Attila: Questo è il nostro destino. Combattiamo per vivere.
    Ezio: Ormai hai un impero, Attila.
    Attila: Circondato da nemici.
  • Attila: Tu sei un soldato come lo sono io, Ezio, non un diplomatico. Lascia Ravenna e vieni da me. Insieme, conquisteremo il mondo.
    Ezio: A che prezzo? Paesi devastati? Città incendiate? Eccidi e distruzione? L'odio d'interi popoli? No, Attila.
    Attila: Stai diventando filosofo!
    Ezio: Chiamami come vuoi. Preferisco amare che odiare, e costruire anziché distruggere, e ho fede nella fratellanza degli uomini.
    Attila: La fratellanza dei cristiani, al massimo.
  • Ezio: Ma perché devi odiare così tanto la civiltà?
    Attila: E qual è la civiltà? Quella di Ravenna? Corruzione, intrighi, schiavitù. Un impero di gente imbelle e un imperatore che si dipinge.
    Ezio: No, Attila. Se tutto fosse così, io verrei con te. Ma legge e ordine, libertà e giustizia, un dio che ci promette la risurrezione, questa è la nostra civiltà. Non sono cose materiali, ma valori morali e molti unni l'hanno capito, incluso tuo fratello. Quanto a me, combatterò fino alla morte per questi ideali.
  • Ippolito: Che cosa ti può averti fatto dimenticare il tuo passato glorioso di generale tanto da firmare un patto simile? È un umiliazione senza precedenti per l'impero. Chi pagherà i tributi che ti sei fatto imporre da Attila? E non soddisfatto di aver recato tanto danno all'impero, pretendi anche che venga costituito un esercito stabile che servirebbe solo ad appagare la tua ambizione.
    Valentiniano: Avanti, parla. Difenditi!
    Ezio: Che dovrei dire? Sono parole. Non mi abbasso a difendermi dalle parole.
    Galla Placidia: Non sono parole. Sono accuse precise. Il trattato che tu hai firmato in nome dell'imperatore è indegno di Roma e ci disonora. Accettandolo, tu hai tradito il tuo imperatore e il tuo popolo, e forse hai anche tramato con Attila contro la sua vita. Tutto ti accusa!
    Ezio: Va bene! Dai ai pretoriani l'ordine che essi aspettano. Ma ricorda, Attila non avrà pietà ne dell'impero ne di tuo figlio.
  • Valentiniano: Ho paura, e io non sopporto la paura. Mi fa stare male.
    Ezio: Anch'io là ho avuto paura, paura per te, Valentiniano, per l'impero. E se ho accettato le condizioni degli unni, l'ho fatto per prendere tempo. Sì, possiamo ancora organizzare una difesa, armare delle legioni e stringere alleanze, ma presto! Se non si prendono subito tutti questi provvedimenti, il giorno in cui Attila invaderà l'Italia, nessun cavallo per quanto veloce potrà salvarti, nessuna foresta potrà nasconderti.
  • Onegesio: L'impero romano non è mai stato così debole.
    Bleda: Ma come è possibile muovere guerra ai romani? Abbiamo appena rinnovato i nostri trattati con loro.
    Attila: I trattati se li porta il vento!
    Bleda: Ma la parola di un re è sacra. E poi, chi ci assicura che vinceremo noi questa guerra?
    Attila: Abbi pazienza e ti spiegherà Onegesio.
    Onegesio: Noi non siamo mai stati così forti. Abbiamo soldati più valorosi ed armi migliori dei romani, e abbiamo potenti amicizie. Sono arrivati oggi i capi mongoli per allearsi con noi contro l'impero romano.
    Attila: Ora è il momento di colpire. Due mesi di tempo e vi porterò a Roma.
    Bleda: Questo può anche darsi, Attila. Ma ricordati come è finito Alarico.
    Attila: Alarico non era un unno!
    Soldato unno: Un solo soldato unno ne vale cento!
    Bleda: Si dice che l'abbia ucciso il dio dei cristiani.
    Soldato unno: Dicono che sia morto di una misteriosa malattia subito dopo aver preso Roma.
    Attila: Favole da donnicciole! State a sentire, tutti quanti. Questa è l'occasione per conquistare l'Italia e il mediterraneo. Dopo di che, conquisteremo il mondo.
    Bleda: Con il sangue di migliaia dei nostri uomini? No, fratello. Il nostro popolo ha già troppo sofferto. Fermiamoci su queste terre. La nostra gente vive tranquilla, i nostri vicini ci pagano forti tributi. Che vuoi pretendere di più?
    Capo tribù unno: Il trattato coi romani è vantaggioso.
    Bleda: Noi due abbiamo combattuto molto, Attila. Dedichiamo il resto della nostra vita al benessere del popolo.
    Attila: Nostro padre c'insegnò a combattere, non a poltrire.
    Bleda: Ma, i trattati...
    Attila: Ezio li ha firmati per prender tempo. Sta reclutando nuove legioni.
    Bleda: Ma i romani non tradiscono i patti!
    Attila: Tu sei un ingenuo, perché ti fidi! Non tutti sono così. Dobbiamo schiacciare i romani! Se non lo facciamo ora, ci ricacceranno sulle rive fangose del Danubio! E questo sarebbe il tuo benessere?!
    Bleda: Ma tu tradisci le mie parole! Io ho soltanto detto di non versare sangue inutilmente.
    Capo tribù unno: Io dico "vivi e lascia vivere".
    Attila: E io dico "uccidi se vuoi vivere"!
  • Attila: Soffrite? Io più di voi. Per voi era re, ma per me era fratello, carne della mia carne, e sangue del mio sangue. Però l'ho ucciso. Perché? Per la corona? Ho già una corona, e non la porto. Perché l'odiavo? Ho dato il suo nome a mio figlio. Io lo amavo, e se l'ho ucciso, l'ho ucciso per il bene del mio popolo. Noi abbiamo combattuto insieme per deserti e montagne. Abbiamo sofferto il freddo e la fame, seminando di morti la nostra via. Ma a quale scopo? Non per conquistarci la miseria, ma per conquistare la dignità, per fare degli unni un popolo unito. Che sia inattaccabile e invincibile! E ora che stiamo per raggiungere ciò per cui abbiamo tanto combattuto, Bleda voleva tradire ogni nostro ideale e accettare un'esistenza mediocre. Il re, mio fratello, ci avrebbe divisi. Egli avrebbe distrutto l'unità del popolo unno, e per questo io l'ho ucciso. Per la gloria del nostro popolo, nessun sacrificio è troppo grande. Per essa, sacrificherei la vita dei miei figli. E vi affido adesso qui la mia. Prendetela, se merito la morte!
    Soldato unno: No, Attila! Devi vivere! Devi portarci alla vittoria!
    Attila: Allora, bruci il rogo! Possano queste fiamme unirci e concederci altra forza. Oltre quelle montagne c'è il nemico. È il momento di affrontarlo, e prendere il posto cui abbiamo diritto. Gente d'una razza, di un sangue, di un solo destino. Unni! Attila vi guiderà alla conquista. Oggi solo di Roma, domani del mondo.
  • Onegesio [mentre gli unni crocifiggono un prete]: È meglio ammazzarlo subito, non così.
    Attila: Morirà anche troppo presto.
    Onegesio: Ma è un prete, un sacerdote.
    Attila: Ha violato le tombe dei nostri avi.
    Onegesio: Guardati dal dio dei cristiani, Attila.
  • Prete di Margus: Tu potrai devastare le nostre città e le nostre terre, ma non potrai distruggere la nostra fede. Non potrai mai vincere, Attila.
    Attila: Fatti salvare dal tuo dio!
    Prete di Margus: Io sono già salvo, perché muoio per lui, come Lui morì per me. Per ognuno di noi che ucciderai, cento ne sorgeranno contro di te. Non si vince uccidendo, Attila.
    Attila: La storia mi darà ragione.
    Prete di Margus: Ti ricorderà la storia, ma come il flagello di Dio.
  • Attila: Chi sei tu, che osi attraversare la mia strada?
    Papa Leone I: Sono il papa Leone, il servo dei servi di Dio.
    Attila: Io non conosco il tuo Dio.
    Papa Leone I: Ma Egli conosce te, Attila. Sorveglia ogni tuo gesto, legge nel tuo cuore, parla al tuo spirito con la voce di coloro che hai sacrificato alla tua ambizione.
    Attila: Non ho varcato le Alpi per sentire prediche.
    Papa Leone I: Lo so. Sei impaziente d'arrivare a Roma. Non c'è più nessuno a difenderla ora. Puoi ridurlo a un cumulo di rovine, puoi uccidere tutti, vecchi, donne, bambini. Ma ricorda, Attila; "il sangue degli innocenti non si cancella."

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