Christian Bobin

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Christian Bobin (1951 – vivente), scrittore francese.

  • Ciò che in noi è ferito chiede asilo alle più minute cose della terra, e lo trova. (da La presenza pura, AnimaMundi Edizioni, 2019)
  • Amare significa aver cura della solitudine dell'altro, senza mai pretendere di colmarla né conoscerla.
Aimer c'est prendre soin de la solitude de l'autre – sans jamais prétendre la combler ni même la connaître. (da La merveille et l'obscur, Editions Paroles d'Aube, 1991)
  • Noi non abitiamo regioni. Non abitiamo nemmeno la terra. Il cuore di coloro che amiamo è la nostra vera dimora. (da Più viva che mai, AnimaMundi Edizioni, 2018)
  • Dobbiamo nascere due volte per vivere un po', anche solo un po'. (da Più viva che mai. Una storia d'amore dura per sempre, Edizioni San Paolo, 2010)
  • Ho visto un nido in rovina in cima a un grande albero e questa vista era dolce come quella di un cuore che ha compiuto il suo lavoro.[1]
  • Ciò che ci salva non ci protegge da nulla eppure è questo a salvarci. (da L'insperata, AnimaMundi Edizioni, 2018)
  • Il ventesimo secolo parla all'occhio, e siccome la vista è uno dei sensi più incostanti, bisogna urlare, strillare con luci violente, colori assordanti, immagini sconfortanti a forza di essere allegre, immagini sporche a forza d'essere pulite, svuotate di ogni ombra e di ogni dispiacere. Immagini inconsolabilmente gaie.[2]
  • Attraversiamo i miracoli come ciechi, senza vedere che il più piccolo germoglio di un fiore è fatto di migliaia di galassie. (da La vita grande, AnimaMundi Edizioni, 2018)
  • Aspetto. Ho aspettato tutta la vita. Aspetterò tutta la vita. Non saprei dire cosa sto aspettando in questo modo. Ignoro ciò che può metter fine a una così lunga attesa. Non sono impaziente di questa fine. Ciò che aspetto non è nulla che possa venire dalla parte del tempo. Non posso spiegarmi a questo proposito. Perchè dovremmo sempre spiegarci? A volte, come questa mattina, mi dico pure: “Sono atteso, non so dove, non so da cosa o da chi, ma sono sicuro di essere atteso. (da Autoritratto al radiatore, AnimaMundi Edizioni, 2012)
  • Non scrivo con l’inchiostro. Scrivo con la mia leggerezza. Non so se riesco a farmi capire: l’inchiostro, lo compro; ma non esiste un negozio per la leggerezza. Viene, oppure no: dipende. Quando non viene è già presente. (da Folli i miei passi, AnimaMundi Edizioni, 2013)
  • Ovunque, mescolate alle particelle dell’aria che respiriamo, ci sono particelle d’amore errante. A volte si condensano e cadono come pioggia sul nostro capo. A volte no. Dipende così poco dalla nostra volontà, come un acquazzone di primavera. Tutto ciò che possiamo fare è restare il meno possibile al riparo. Ed è forse questo che non funziona nel matrimonio: questo lato dell’ombrello. (da Folli i miei passi, AnimaMundi Edizioni, 2013)
  • È necessario avere doppia vita nelle nostre vite, doppio sangue nei nostri cuori, la gioia con la pena, il riso con le ombre, due cavalli attaccati allo stesso carro, ciascuno che tira dalla sua parte, a passo folle. (da Folli i miei passi, AnimaMundi Edizioni, 2013)
  • Non so nulla della tua vita, delle persone a te vicine, delle parole che ti proteggono, degli alberi o delle case o dell’azzurro che scorgi dalle tue finestre. Non immagino nulla. Non ho nulla da dirti che tu già non sappia. Se ti scrivo è per non smettere di scrivere, mai, ed è puro canto, pura celebrazione del canto, di questo vibrare dell’aria sul timpano del cuore. È da questa solitudine che ti scrivo, da questo silenzio che misura la nostra uguaglianza come il nostro essere lontani. Il dato inaggirabile della solitudine. La mia. La tua. Solitudine sempre più grande, illimitata. (da Sovranità del vuoto, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • La scrittura è una zingara che si accampa a casa mia a intervalli irregolari, che parte senza preavvertirmi. È un suo diritto che mi lasci senza alcuna spiegazione, senza discutere le ragioni della sua partenza, senza pretendere di addolcirla con ragioni che finirebbero per rivelarsi false, è un diritto elementare di coloro che amo. A coloro che amo, io non chiedo nulla. A coloro che amo chiedo solo di sentirsi liberi da me e di non rendermi mai conto di ciò che fanno o di ciò che non fanno, e, naturalmente di non esigere mai una cosa simile da me. L’amore funziona solo con la libertà. La libertà funziona solo con l’amore. (da Consumazione. Un temporale, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • Non ho mai un piano, nessun metodo. Non ci sono più regole per scrivere di quante ce ne siano per amare. In ambedue i casi bisogna inoltrarsi soli e spogli di consigli, senza la convinzione che esistano convenzioni da rispettare, conoscenze da possedere. (da Consumazione. Un temporale, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • Le ragioni non hanno mai orientato la mia vita. Le lasciavo passare come si lascia passare un acquazzone, rifugiandosi sotto il portico di una casa, e ritornavo poi al mio umore vagabondo. (da Consumazione. Un temporale, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • L’amore è quando qualcuno ci riconduce a casa, quando l’anima ritorna al corpo, stremata dopo anni di assenza. (da Consumazione. Un temporale, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • I momenti più luminosi della mia vita sono quelli in cui mi accontento di vedere il mondo apparire. Questi momenti sono fatti di solitudine e silenzio. Sono sdraiato su un letto, seduto a una scrivania o cammino per strada. Non penso più a ieri e domani non esiste. Non ho più legami con nessuno e nessuno mi è estraneo. Questa esperienza è semplice. Non c’è da volerla. Basta accoglierla quando arriva. Un giorno ti sdrai, ti siedi o cammini, e tutto ti viene incontro senza fatica, non c’è più da scegliere, tutto quello che viene porta il segno dell’amore. Forse la solitudine e il silenzio non sono nemmeno indispensabili per degli istanti così puri. L’amore da solo basterebbe. (da Mozart e la pioggia, AnimaMundi Edizioni, 2015)
  • Scrivere è un modo di rispondere alla vita. Abbiamo sempre bisogno di rispondere a un dono con un altro dono, non per sdebitarci, ma per continuare a donare e ricevere, senza fine. (da Mozart e la pioggia, AnimaMundi Edizioni, 2015)
  • La poesia è un’insurrezione dello spirito e la più grande respirazione possibile data a ciascuno di noi in questa vita. (da Mozart e la pioggia, AnimaMundi Edizioni, 2015)
  • Davanti a ciò che la vita ha di più crudele, talvolta tutti i pensieri crollano, privi di appoggio, e non ci resta altro che chiedere agli alberi che tremano sotto il vento di insegnarci quella compassione che il mondo ignora. (da Resuscitare, AnimaMundi Edizioni, 2015)
  • Talvolta vorrei entrare in una casa a caso, sedermi in cucina e chiedere agli abitanti di che cosa hanno paura, che cosa sperano e se capiscono qualcosa della nostra comune presenza sulla terra. Mi hanno ammaestrato a sufficienza perché mi trattenga da questo slancio che, tuttavia, mi sembra il più naturale del mondo. (da Resuscitare, AnimaMundi Edizioni, 2015)
  • A cosa serve leggere. A niente o quasi. E’ come amare, come suonare. E’ come pregare. I libri sono dei rosari d’inchiostro nero, ciascun grano dei quali ti scorre tra le dita, parola dopo parola. E cos’è esattamente pregare. E’ fare silenzio. E allontanarsi da sé nel silenzio. Forse è impossibile. Forse non sappiamo pregare come bisogna: sempre troppo rumore sulle nostre labbra, sempre troppe cose nei nostri cuori. Nelle chiese non prega nessuno, tranne le candele. Si dissanguano. Consumano tutto il loro stoppino. Non trattengono nulla per sé, danno ciò che sono e questo dono si trasforma in luce. (da Mille candele danzanti, Camelozampa, 2008)
  • A scuola ti hanno insegnato delle cose. Anche in famiglia. Ma le cose importanti hai dovuto impararle da solo, balbettando, andando a tentoni – ad esempio, questa: la pochezza di una volontà che faccia affidamento solo su se stessa, la follia di una vita costruita come una fortezza. Queste persone tutte certezza e volontà, queste persone di principio soffocate dal cappio della loro vita, le hai sempre fuggite. (da L'insperata, AnimaMundi Edizioni, 2018)
  • Forse – in una poesia o in una musica – riusciamo a sentire quello che i morti sentono: la vita al suo stadio più sottile, il brusio dell’eterno. Sogno un mondo in cui le cose più delicate e le più dolorose, che spesso sono le stesse, possano sciogliersi tanto delicatamente quanto i lacci di una scarpa da bambino. (da Un azzurro che non mente più, AnimaMundi Edizioni, 2021)

Citazioni su Christian Bobin[modifica]

  • Bobin è fra coloro che hanno il compito di portare in salvo due entità così vessate dall’onnipresente impero: la lingua, la sfinita vitalità della lingua e quella che potremmo chiamare la salute ritmica del mondo, attaccata ora da quella misteriosa, sinistra forza che ci impone una generale corsa, una generale fretta, ed una conseguente mancanza di cura, di profondità, di compassione, di ispirazione – tutte entità che richiedono una ritmica lenta, di ascolto, di attesa, di rivelazione. Per questo mi rinfresca leggere Bobin: ho sempre l’impressione di una bolla di terra ferma e assolata, ombreggiata, stellata, nel bel mezzo di un prepotente, coatto sgambettare di tutto. (Mariangela Gualtieri)
  • Bobin fa venir voglia di scrivere. Cioè di vivere. Fa sentire che si può. Si può vivere con un mazzo di fiori, con una passeggiata, un acquazzone, vivere di un cavallo, una bambina, neve, libri. Con Bobin tornano a essere rituali le passeggiate, sacri i luoghi già visti, già annusati e misurati dai passi. Lui stesso dice di parlare di un tempo non registrato, il tempo della neve, il tempo della notte. Bobin ci invita a una purificazione contemporanea, non contro qualcosa ma a spalla di qualcosa. Parla di bel silenzio sonnambulo, quel silenzio che dorme dentro di noi tutto squarciato dall’obbligo di parlare, di avere risposte pronte, di essere intelligenti a orario, di essere sociali. Chandra Livia Candiani (dall'introduzione al libro Sovranità del vuoto, AnimaMundi Edizioni, 2014)
  • Bobin sembra che scriva frasi fatte apposta per essere citate. E ancora più incredibile è che questo autore riesce sempre ad assomigliarti. Tu leggi e pensi che sta scrivendo come scrivi tu, come pensi tu, come senti tu. Penso che tanti lettori abbiano questa sensazione rispetto a Bobin. Lui è lo scrittore che ci somiglia, ci fa credere in Dio anche se non crediamo in Dio, ci fa credere all’amore anche se non crediamo all’amore, ci fa essere buoni anche se non siamo buoni. Franco Arminio (dall'introduzione al libro Più viva che mai, AnimaMundi Edizioni, 2018)[3]

Note[modifica]

  1. Da Resuscitare, citato in Gianfranco Ravasi, Breviario laico. 366 riflessioni giorno dopo giorno, Mondadori, Milano, 2007, p. 264. ISBN 978-88-04-57200-8
  2. Citato da Massimo Baldini; in Elogio del silenzio e della parola. I filosofi, i mistici e i poeti, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2005, p. VII. ISBN 88-498-1129-2
  3. Franco Arminio nell'introduzione a Più viva che mai

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