Gianfranco Ravasi

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Gianfranco Ravasi nel 2012

Gianfranco Ravasi (1942 – vivente), cardinale, teologo, biblista ed ebraista italiano.

Citazioni di Gianfranco Ravasi[modifica]

  • L'amore è un canale di conoscenza diverso da quello della ragione e per questo in esso non si deve "dimostrare" tutto, "spiegare" ogni cosa. (da Avvenire del 27 settembre 2002)
  • L'estetica è funzionale all'annunzio, bellezza e verità s'intrecciano, l'armonia è un altro volto del bene. (da L'armonia è l'altro volto del Bene, L'Osservatore Romano, 24 ottobre 2009)
  • Se non si conosce l'amore nel senso pieno e assoluto del termine, si può essere allegri ma non veramente felici, si può godere ma non si conosce la gioia, si può agire ma non creare. È la scoperta di una pienezza che l'amato ti dona in modo unico, come cantava anche Rita Pavone in una canzone degli anni Sessanta: «Come te non c'è nessuno. Tu sei l'unico al mondo». (da Avvenire del 24 febbraio 2005)
  • Il libro di Benedetto XVI [Gesù di Nazareth] ha voluto rimettere al centro proprio questa unità fondante del cristianesimo, riproponendone la compattezza contro ogni tentazione di dissociazione. Sì, perché – se stiamo solo alla ricerca moderna – si è assistito a un processo di divaricazione o anche di separazione e persino di negazione di uno dei due poli di quell'unità [umano divina di Gesù]. (da Avvenire del 14 settembre 2007)
  • La sapienza abbandonò la terra quando i dotti cominciarono a usare la loro dottrina a scopo di lucro (Giordano Bruno) Auguri #Wikipedia. (da un tweet del 15 gennaio 2016)

Da Ateismo e cristianesimo

in Jesus, agosto 2009.

  • L'ateismo drammatico – che, peraltro, ha sollecitato persino una "teologia della morte di Dio" – è ormai quasi del tutto scomparso. Ciò che al massimo sopravvive sono gli sberleffi sarcastici di certi atei di moda, alla Odifreddi, Onfray, Hitchens, tanto per distribuirne i nomi secondo le principali aree linguistiche.
  • [L'indifferenza religiosa] si basa su una lettura superficiale della storia, dalla quale Dio è assente.
  • L'idolatria moderna è l'identificazione di principi costitutivi e dinamici interni all'essere e alla storia stessa come unica ragione esplicativa: si pensi al materialismo dialettico di stampo marxiano, ma anche allo Spirito immanente nell'essere stesso, motore della storia, secondo la concezione idealistica hegeliana, oppure si consideri l'umanesimo ateo che pone l'uomo come misura e senso di tutto l'essere.
  • [L'indifferenza-incredulità] è simile a una nebbia difficile da diradare, non conosce ansietà o domande, si nutre di stereotipi e banalità, accontentandosi di vivere in superficie, sfiorando i problemi fondamentali.
  • I mezzi di comunicazione di massa ci insegnano tutto sulle mode e i modi di vivere, ma ignorano il significato dell'esistere, l'inquietudine della ricerca interiore, le interrogazioni sull'oltre e sull'"altro" rispetto a noi e al nostro orizzonte.

L'incontro[modifica]

  • Pregare è anche un'arte, un esercizio di bellezza, di canto, di liberazione interiore. È ascesi e ascesa, è impegno rigoroso, ma anche volo lieve e libero dell'anima verso Dio. (pp. 9-10)
  • La stella polare per vivere questa esperienza [della preghiera] è, allora, il Salterio biblico, folgorante rappresentazione dell'aspetto dialogico della Rivelazione. Le preghiere salmiche sono, infatti, parole umane; eppure esse recano su di sé il sigillo dell'ispirazione divina, quindi in esse anche Dio parla. (p. 10)
  • L'anima che riduce al minimo la preghiera rimane asfittica; se esclude ogni invocazione, lentamente si strangola. (p. 16)
  • La fede, come l'amore, non occupa solo alcune ore dell'esistenza, ma ne è l'anima, il respiro costante. (p. 16)
  • Anche l'islam esalta l'inattingibile gloria divina, un sole accecante che al massimo lascia un riflesso nella pozzanghera d'acqua che è l'uomo, per usare un'immagine di quella religione. Eppure, l'autentico approdo dell'orazione è l'intimità tra il fedele e il suo Dio, tant'è vero che la stessa spiritualità musulmana tende a questo abbraccio. (p. 19)
  • Nella fede cristiana l'intimità è piena perché Dio è invocato ᾿abba᾿, «babbo», nell'oratio dominica per eccellenza, il Padre nostro, scelto da Gesù come preghiera distintiva del cristiano. (p. 19)
  • [Nel Salmo 136] L'assemblea risponde costantemente a ogni asserto con un'antifona fissa: kî leʿolam hasdô, «perché per sempre è il suo amore». Affiora il vocabolo hesed, «fedeltà, amore, grazia», particolarmente caro al Salterio che lo usa centoventisette volte. Difficile è rendere la trama allusiva dei significati di questo termine con una nostra sola parola.
    Hesed, infatti, evoca quell'indecifrabile e inesauribile atmosfera di intimità che intercorre tra due persone che si amano. È per questo che diverrà il vocabolo vessillo dell'alleanza tra il Signore e il suo popolo. (p. 46)

Incipit di Ritorno alle virtù[modifica]

Ormai la parola "virtù" non si incontra più se non al catechismo, nelle barzellette, all'Accademia e nelle operette.
Così annotava ironicamente il poeta e saggista francese Paul Valery nel quarto dei cinque volumi di saggi raccolti tra il 1924 e il 1944 sotto il titolo Variétés. Sì, le virtù sembrano essersi dissolte come nebbia di un passato moralistico per lasciare spazio al successo sfolgorante raggiunto senza tante remore, alle apparenze provocatorie e non di rado al vizio sfacciato, presentato come libertà, assenza di complessi e di coercizioni. Siamo certo ben lontani dalla convinzione del filosofo e poeta statunitense Ralph Waldo Emerson che in uno dei suoi Saggi (1841) non esitava a scrivere che "l'unico premio della virtù è la virtù".


Bibliografia[modifica]

  • Gianfranco Ravasi, L'incontro: ritrovarsi nella preghiera, Oscar Mondadori, Milano, 2014. ISBN 978-88-04-63591-8
  • Gianfranco Ravasi, Ritorno alle virtù: la riscoperta di uno stile di vita, Mondadori, Milano, 2005. ISBN 88-04-55282-4

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