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Darío Castrillón Hoyos

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Il cardinale Castrillón Hoyos l'11 luglio 2008

Darío Castrillón Hoyos (1929 – 2018), cardinale e arcivescovo cattolico colombiano.

Citazioni di Darío Castrillón Hoyos[modifica]

  • [Si è affermato che il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI «sbeffeggia il Concilio[1]» e «dà uno schiaffo[1]» ai suoi predecessori] Benedetto XVI segue il Concilio, che non ha abolito la messa di san Pio V né ha chiesto di farlo. E segue il Concilio che ha raccomandato di ascoltare la voce e i desideri legittimi dei fedeli laici. Chi afferma queste cose dovrebbe vedere le migliaia di lettere che sono arrivate a Roma per chiedere la libertà di poter assistere alla messa cui si sentono tanto legati. E non si contrappone ai suoi predecessori che sono ampiamente citati sia nel motu proprio che nella lettera autografa del Papa che ne accompagna l'uscita. Papa Montini in alcuni casi da subito concesse la possibilità di celebrare la messa di san Pio V. Giovanni Paolo II, come ho già detto, voleva preparare un motu proprio simile a quello pubblicato oggi.[2]
  • Curiosamente anche nelle nuove generazioni, sia di chierici che di laici, sembra fiorire un interesse e una stima nei confronti del rito anteriore. E si tratta di sacerdoti e semplici fedeli che a volte non hanno nulla a che fare con i cosiddetti lefebvriani. Questi sono fatti della Chiesa, a cui i pastori non possono rimanere sordi. È per questo che Benedetto XVI, che è un grande teologo con una profonda sensibilità liturgica, ha deciso di promulgare il motu proprio. [...] c'era già un indulto, ma già Giovanni Paolo II aveva capito che l'indulto non era stato sufficiente. Intanto perché alcuni sacerdoti e vescovi erano restii ad applicarlo. Ma soprattutto perché i fedeli che desiderano celebrare col rito antico non devono essere considerati di seconda categoria. Si tratta di fedeli a cui si deve riconoscere il diritto di assistere a una messa che ha nutrito il popolo cristiano per secoli, che ha nutrito la sensibilità di santi come san Filippo Neri, don Bosco, santa Teresa di Lisieux, il beato Giovanni XXIII e lo stesso servo di Dio Giovanni Paolo II che, come detto, aveva capito il problema dell'indulto e quindi aveva già in mente di estendere l'uso del Messale del 1962. Devo dire che negli incontri con i cardinali e con i capi dicastero, in cui si era discusso questo provvedimento, le resistenze erano veramente minime. Papa Benedetto XVI, che sin dall'inizio ha seguito il processo, ha fatto questo passo importante già immaginato dal suo grande predecessore. Si tratta di un provvedimento petrino emanato per amore di un grande tesoro liturgico, quale è la messa di san Pio V, e per amore di pastore anche verso un considerevole gruppo di fedeli.[2]
  • [La messa tridentina, forma di celebrazione] che è stata usata per più di 1.400 anni. Questo rito, che potremmo chiamare gregoriano, ha ispirato le messe di Palestrina, Mozart, Bach e Beethoven, grandi cattedrali e meravigliose opere di pittura e di scultura.[3]

Note[modifica]

  1. a b Cfr. Nova et vetera, 30 Giorni, n. 6, 2007.
  2. a b Dall'intervista di Gianni Cardinale, Nova et vetera, 30 Giorni, n. 6, 2007; 30giorni.it.
  3. Dall'intervista di Gianluca Biccini, Nella liturgia il senso della cattolicità e dell'unità, L'Osservatore Romano, 28 marzo 2008; riportata in vatican.va.

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