Ettore Muti

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Ettore Muti

Ettore Muti (1902 – 1943), militare, aviatore e politico italiano.

Citazioni di Ettore Muti[modifica]

  • [A Palermo, rivolto a Giuseppe Bottai] Non sapevo che tu fossi qui. Non te ne meravigliare. Io non leggo mai i giornali. Da ragazzo, in Romagna, me ne capitò uno in mano. Mi ha tanto annoiato che non ci ho più provato.[1]

Citazioni su Ettore Muti[modifica]

  • Ettore Muti era un giovane di scarsa cultura e di altrettanto scarsa esperienza politica, ma di un brillante passato militare e di un solido buon senso paesano. (Dino Grandi)
  • Ho parlato a lungo con Muti e gli ho tracciato le direttive. Muti mi seguirà come un bambino: nonostante il mio crescente scetticismo sugli uomini, Muti è uno dei rarissimi che credo sincero. (Galeazzo Ciano)
  • L'arresto di Muti ebbe un tragico epilogo: i carabinieri si recarono nottetempo a Fregene, dove il Muti abitava in un villino insieme con un'amica. I carabinieri picchiarono, Muti uscì di casa; vistosi circondato, tentò di fuggire verso un vicino accampamento militare e i carabinieri gli tirarono dietro: un colpo lo raggiunse in parte vitale e morì immediatamente.
    La sua fine fece pessima impressione in Roma. Muti era stato un violento; ma succeduto a Starace aveva avuto il gran merito di abolire le intollerabili disposizioni da questi adottate per rendersi gradito al Capo del Governo. Di ciò fascisti e non fascisti gli erano grati.
    Non tutti credettero che la morte di Muti fosse avvenuta come ho narrato riportando nella cruda verità il rapporto dell'Arma; si fecero anzi molte congetture e si arrivò persino ad attribuire a Badoglio e a me la responsabilità di un assassinio. (Carmine Senise)
  • Muti dopo il 25 luglio [1943][2] offrì i suoi servigi a Badoglio; «Ma se mi fate arrestare,» disse, «mi ammazzo». I suoi servigi furono accettati, ebbe l'incarico di tener dietro ai maneggi dei tedeschi; ma una notte il capo del S.I.M.[3], Carboni, succeduto al generale Amé, mandò ad arrestarlo nella sua villa di Fregene. Muti, fu narrato, tentò di fuggire, i carabinieri spararono e l'uccisero. Carboni disse a Badoglio che Muti tramava contro di lui; ma altri affermano che non c'eran motivi per l'arresto, che non tentò affatto di fuggire, e che fu proditoriamente ucciso. (Paolo Monelli)
  • Non meritava di morire con un colpo alla nuca, in un boschetto. Era decorato di una medaglia d'oro, due d'argento e aveva avuto tre promozioni per meriti speciali. (Enzo Biagi)
  • Quando comandava la milizia portuaria a Trieste, dovette andare a ricevere un principe africano arrivato con uno yacht.
    Il personaggio invitò Muti a bordo, gli fece grandi feste e, manifestando deplorevoli tendenze, si lasciò andare a confidenziali abbandoni ai quali Muti rispose con alcuni cazzotti. Ne nacquero complicazioni diplomatiche e Mussolini lo chiamò a rapporto. A conclusione di un severo «cicchetto» il Duce gli rivolse un ammonimento: «Adoperate giudizio. Come mai a me queste cose non accadono?».
    E Muti senza scomporsi: «Me vo an si miga un bell'oman come me»[4]. (Enzo Biagi)

Silvio Bertoldi[modifica]

  • Muti piacque subito. Era un uomo molto bello, con un fisico atletico, una piccola testa volitiva da etrusco, un passato – come disse Ciano – «da guerriero dell'alto Medioevo»: volontario di guerra a sedici anni, a Fiume con D'Annunzio, combattente in Etiopia e in Spagna, medaglia d'oro, pluridecorato al valore.
  • Romagnolo, aveva il carattere estroverso e gaudente della gente della sua terra. Gli piacevano gli scherzi e le tagliatelle al ragù, aveva un suo clan di amici, diceva sempre ciò che pensava. Una specie di D'Artagnan del littorio, gran corridore di gonnelle e gran collezionista di scalpi femminili. Come è noto, quest'ultima caratteristica rende assai popolari in Italia e Muti la possedeva in larga misura.
  • Uno [tra i capi fascisti, dopo l'arresto di Mussolini] è stato assassinato senza un perché, primo delitto di Stato d'una lunga serie futura.
    La vittima è Ettore Muti, l'ex segretario del partito, uomo senza nemici, coraggioso in guerra, decorato delle massime ricompense al valore, schietto fino all'ingenuità, negato alla retorica e ai miti. Fu detto che si temeva una sua ribellione al nuovo governo, l'eventualità di vederlo capeggiare una congiura di ex fascisti per liberare Mussolini (cosa che, se avesse voluto, a Muti sarebbe probabilmente riuscita). Ma non era vero. Muti aveva anzi proposto qualche tempo prima, visto il precipitare delle cose, di togliere di mezzo lui stesso Mussolini, era un guerrigliero e non un politico. Se ne stava nel pieno dell'agosto in una sua villetta dentro la pineta di Fregene, con una delle tante amanti, più tardi rivelatasi una spia. Lo prelevò una pattuglia di carabinieri e, nel folto, gli spararono nella nuca. Una vicenda disonorante. Non l'unica d'un periodo, i quarantacinque giorni di Badoglio, definibile senza timore nefando.

Note[modifica]

  1. Giuseppe Bottai, Diario 1935-1944, Rizzoli, Milano, 1982, p. 173; citato in Silvio Bertoldi, La chiamavamo Patria, Rizzoli, Milano, 1989, p. 174.
  2. Giorno dell'arresto di Mussolini e della sua sostituzione, come capo del Governo, con Pietro Badoglio.
  3. Servizio informazioni militare (SIM), servizio segreto italiano dal 1925 al 1945.
  4. «Ma voi non siete mica un bell'omone come me». Muti era romagnolo come Mussolini.

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