Ferruccio De Bortoli

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Ferruccio De Bortoli

Ferruccio De Bortoli (1953 – vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Ferruccio De Bortoli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Lei, combattente irriduci­bile dal suo eremo americano, amava andare con­trocorrente. Ma da sola.[1]
  • Martini sempre attento a non sommergere con la propria cultura l'interlocutore, discreto nell'entrare nelle vite degli altri ma generoso nel comprenderne le debolezze, nel porsi umilmente nella condizione di chi soffre, di chi non crede più o non ha mai creduto. [2]
  • La corruzione è una tassa occulta, frena gli investimenti esteri, distorce i mercati, umilia il merito e calpesta la cittadinanza. [3]
  • Uno Stato di diritto si regge sulla separazione dei poteri e sul principio costituzionale di uguaglianza, anche e soprattutto di fronte alla legge.[4]
  • [In seguito all'appello proveniente da alcuni parlamentari del Popolo della Libertà di concessione di grazia a Silvio Berlusconi.] La pretesa di ottenere una grazia, la cui concessione spetta esclusivamente al capo dello Stato ed è rigidamente regolata per legge, assomiglia a un moto irrituale e scomposto, a una pressione indebita, inutile nella sostanza, pericolosa nella forma, che darebbe al mondo la spiacevole impressione che atti meditati – e per loro natura decisi a mente fredda e lontano dagli eventi (altrimenti suonerebbero come una delegittimazione della magistratura) – siano possibili con uno sfondamento quirinalizio di porte.[4]
  • Con il tempo, cari lettori, ho imparato che i giornali devono essere scomodi e temuti per poter svolgere un'utile funzione civile. Scomodi anche quando sono moderati ed equilibrati come il Corriere. La verità è che i bravi giornalisti spesso ne sanno di più di coloro che vorrebbero zittirli. In questo Paese, di modesta cultura delle regole, l'informazione è considerata da gran parte della classe dirigente un male necessario. Uno dei tanti segni di arretratezza. Piaccia o no, le notizie sono notizie. I fatti sono i fatti, anche quando smentiscono le opinioni di chi scrive. E le inchieste sono un dovere civile, oltre che professionale. Perché le democrazie si nutrono di trasparenza e confronto, di attenzione e rispetto. Dove c'è trasparenza c'è riconoscimento del merito, concorrenza e crescita. Nell'opacità si regredisce. Una società democratica non deperisce solo se ha un’opinione pubblica avvertita e responsabile, alla quale – come diceva Luigi Einaudi, collaboratore del Corriere e presidente della Repubblica – devono essere forniti gli ingredienti utili per scegliere. Non solo nelle urne ma nella vita di ogni giorno. Conoscere per deliberare. L'opinione pubblica, architrave di una democrazia evoluta, è composta da cittadini con spirito critico non da sudditi che se le bevono tutte. E le opinioni vanno rispettate. Tutte.[5]
  • Del giovane caudillo Renzi, che dire? Un maleducato di talento. Il Corriere ha appoggiato le sue riforme economiche, utili al Paese, ma ha diffidato fortemente del suo modo di interpretare il potere. Disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche.[5]
  • Besozzi smontò la goffa verità ufficiale sulla fine del bandito di Montelepre [Salvatore Giuliano] e consentì di capire meglio i legami tra la mafia non solo siciliana — che si sbarazzò dell’ormai scomodo Turiddu — la politica e diversi apparati dello Stato.[6]
  • [Tommaso Besozzi] È insieme cronista e storico. Scopre i fili invisibili del potere mafioso, le convenienze che spingono i poteri forti dell'isola a servirsi del bandito giustiziere, a commissionargli la strage di Portella della Ginestra del primo maggio del 1947.[6]

Note[modifica]

  1. Dalla prefazione a Oriana Fallaci, La rabbia e l'orgoglio, Bur-Rizzoli, 2009; citato in Così nacque la rabbia. E l'orgoglio, Corriere.it, 8 settembre 2009.
  2. Dalla prefazione a Carlo Maria Martini, Il comune sentire, Bur, 2011.
  3. Da perduti scelte urgenti, Corriere della sera 12 febbraio 2012, p. 1.
  4. a b Da Prima di tutto viene il Paese, Corriere della Sera, 13 agosto 2013.
  5. a b Da Il saluto di Ferruccio de Bortoli ai lettori del Corriere della Sera «I giornali devono essere scomodi», Corriere.it, 30 aprile 2015.
  6. a b Citato in Ferruccio De Bortoli, E Besozzi smontò le bugie. Luce sul bandito Giuliano, Corriere.it, 12 aprile 2017

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