Luigi Einaudi

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Luigi Einaudi

Luigi Einaudi (1874 – 1961), economista, pubblicista, uomo politico e 2º Presidente della Repubblica Italiana.

Citazioni di Luigi Einaudi[modifica]

  • Dove sono troppi a comandare, nasce la confusione.[1]
  • È vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell'unità e dell'indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell'asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici.[2]
  • Giustizia non esiste là ove non vi è libertà.[3]
  • I socialisti italiani dell'Avanti! proclamano che l'esperimento [comunista in Russia], nonostante le difficoltà enormi degli inizi, va bene; e va tanto bene che essi non esitano ad additarlo all'imitazione immediata dell'Italia. Noi affermiamo che, prima di tentare un salto nel buio, i capi del socialismo italiano hanno il dovere morale di fornire, non a noi, ma ai loro seguaci, a coloro che essi vogliono trascinare a compiere l'esperimento, la dimostrazione che, così operando, essi sul serio miglioreranno le loro sorti e non cadranno in una miseria peggiore di quella che essi asseverano esistere oggidì. (da Non sorge a Mosca il sole dell'avvenire, Corriere della Sera, 1919; in Le lotte del lavoro, P. Gobetti, 1924)
  • Il grido: "Vogliamo la Pace!" è troppo umano, troppo bello, troppo naturale per un'umanità uscita da due spaventose guerre mondiali e minacciata da una terza guerra sterminatrice, perché ad esso non debbano far eco e dar plauso tutti gli uomini i quali non abbiano cuore di belva feroce.[4]
  • La biblioteca è come lo specchio del raccoglitore. Contiene il materiale dei suoi studi, gli amici spirituali nella cui compagnia egli visse, fa conoscere di quali autori e di quali problemi egli si sia interessato. Essa ha un'anima.[5]
  • La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.[6]
  • La pianta della concorrenza non nasce da sé, e non cresce da sola; non è un albero secolare che la tempesta furiosa non riesce a scuotere; è un arboscello delicato, il quale deve essere difeso con affetto contro le malattie dell'egoismo e degli interessi particolari, sostenuto attentamente contro i pericoli che da ogni parte lo minacciano sotto il firmamento economico.[7]
  • Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.[8]
  • Tutti nasciamo spontaneamente virtuosi, intelligenti, liberali e juventini. Taluni, poi, crescendo si corrompono e diventano imbecilli, interisti o milanisti.[9]

Il problema delle abitazioni[modifica]

Incipit[modifica]

Il problema delle abitazioni è fra quelli che al momento presente interessano maggiormente, perché molto diffusa in tutte le classi della popolazione è la preoccupazione di trovare case o stanze per alloggio.

Citazioni[modifica]

  • Altro è [...] comandare una cosa, altro è ottenere che quella cosa si faccia. (p. 43)
  • Gli inquilini uscenti negoziano la casa di cui sono in possesso e se ne vanno via quando dall'inquilino nuovo, all'insaputa del proprietario, abbiano potuto ottenere una mancia sufficiente. Tutto questo mercato clandestino che si è andato formando ha fatto che le case per gli inquilini nuovi salgono i prezzi sempre più inaccessibili. (pp. 45-46)

Lo scrittoio del Presidente[modifica]

  • Amante del paradosso è colui il quale ricerca e scopre la verità esponendola in modo da irritare l'opinione comune, costringendola a riflettere ed a vergognarsi di se stessa e della supina inconsapevole accettazione di errori volgari.
  • Nella vita delle nazioni di solito l'errore di non saper cogliere l'attimo fuggente è irreparabile. (1954)
  • Non le lotte e le discussioni dovevano impaurire, ma la concordia ignava e le unanimità dei consensi.

Prediche inutili[modifica]

  • Conoscere per deliberare.
  • Gli esportatori illegali di capitale sono benefattori della Patria, perché i capitali scappano quando i governi dissennati e spendaccioni li dilapidano, e allora portandoli altrove li salvano dallo scempio e li preservano per una futura utilizzazione, quando sarà tornato il buon senso.
  • Il solo fondamento della verità è la possibilità di negarla.
  • L'azione va incontro all'insuccesso anche perché non di rado le conoscenze radunate con fervore di zelo non erano guidate da un filo conduttore. Non conosce chi cerca, bensì colui che sa cercare.
  • La maggior parte delle parole comunemente adoperate [dagli uomini politici] sono sovratutto notabili per la mancanza di contenuto. Ciò è probabilmente la ragione del loro successo; essendo legittimo il sospetto che le parole più divulgate siano state consaputamente o inavvertitamente scelte appunto perché esse sono adattabili a qualsiasi azione il politico deliberi poscia intraprendere, quando abbia acquistato il potere. (Discorso elementare sulle somiglianze e sulle dissomiglainze fra liberalismo e socialismo)
  • La verità essenziale qui affermata [è:] non avere il diploma per sé medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l'uomo vergine di bolli. (Scuola e libertà)
  • Le formule mutano e passano. La dottrina di una verità la quale, scoperta, deve essere riconosciuta ed ubbidita, rimane.
  • Non il voto dei cittadini, ma il riconoscimento degli dèi afferma la volontà generale.

Incipit di Lezioni di politica sociale[modifica]

Siete mai stati in un borgo di campagna in un giorno di fiera? In mezzo al chiasso dei ragazzi, alle gomitate dei contadini e delle contadine le quali vogliono avvicinarsi al banco dove sono le stoffe, i vestiti, le scarpe ecc. da osservare, confrontare, toccare con mano ed alle grida dei venditori, i quali vi vogliono persuadere che la loro roba è la migliore di tutte, la sola che fa una gran bella figura quando l'avete addosso, la sola che vi farà prima infastidire voi di portarla che essa di essere frustata, quella che è un vero regalo in confronto al poco denaro che dovete spendere per acquistarla? Quella fiera è un mercato, ossia un luogo dove, a giorno fisso e noto per gran cerchia di paesi intorno, convengono a centinaia i camion, i carri ed i carretti dei venditori carichi delle merci, delle cose più diverse, dai vestiti alle scarpe, dalle casseruole da cucina ai vomeri per l'aratro, dalle lenzuola alle federe, dalle cianfrusaglie per i ragazzi ai doni alla fidanzata per le nozze.

Citazioni su Luigi Einaudi[modifica]

  • Durante il fascismo, due autori confortavano principalmente me e qualche altro solitario: Courier e Hugo (col Napoleone il piccolo, La storia di un delitto, I castighi); furon libri che imparammo quasi a memoria, e che Piero Gobetti voleva ristampare. Anche Luigi Einaudi rileggeva assiduamente Paul-Louis, di cui è grande estimatore. Il nostro Presidente, vignaiuolo, ha delle buone ragioni per gustar l'uomo della Chavonnière; giornalista, ha sempre avuto per guida «beaucoup de raison et beaucoup d'humanité», le due doti che Anatole France riconosceva a Paul-Louis. Mi sarà lecito dedicargli questa ristampa? (Arrigo Cajumi)
  • E in quei pochi minuti aveva ancora tante cose da dire a due giornalisti per ricordare loro, manzonianamente, che l'uomo è «buono», come dice Rousseau, ma tale può diventare solo in grazia delle buone istituzioni (in ciò consiste la sua posizione conservatrice e cattolicamente pessimistica). (Indro Montanelli)
  • [Principi di Scienza delle finanze] Lo considero il libro più importante che sia mai stato scritto da un italiano nel secolo ventesimo. Dopo di lui finì l'economia come scienza umana e arrivò l'economia dominata dalla matematica. (Elémire Zolla)
  • Luigi Einaudi può essere orgoglioso di aver messo al servizio del paese la sua profonda cultura, il suo alto intelletto, la sua lunga esperienza, la sua fede nella democrazia e nella libertà. (Giovanni Leone)
  • Ogni buon padre di famiglia deve, al principio della giornata, sapere quanto la famiglia ha in cassa e quanto può spendere.
    Einaudi conosce a memoria le cifre dell'economia italiana, come i re che lo precedettero conoscevano a memoria i nomi e i motti dei reggimenti. (Indro Montanelli)

Note[modifica]

  1. Da La riforma tributaria, Corriere della Sera, 2 agosto 1919. Riportato anche in Il buongoverno.
  2. Da La parola di un settentrionale; in Il buongoverno.
  3. Da Giustizia e libertà, Corriere della Sera, 25 aprile 1948. Riportato anche in Il buongoverno.
  4. Da Chi vuole la pace?, Corriere della Sera, 4 aprile 1948. Riportato anche in Il buongoverno.
  5. Citato in L'eredità di Luigi Einaudi, Skira, Milano, 2008, p. 209.
  6. Da Chi vuole la libertà?, Corriere della Sera, 13 aprile 1948.
  7. Da Economia di concorrenza e capitalismo storico, giugno 1942, p. 65.
  8. Da Dedica all'impresa dei Fratelli Guerrino di Dogliani, 15 settembre 1960; citato in Antonio Thomas, Il legame biunivoco tra imprenditorialità e sviluppo economico: origini, evoluzioni e scelte di policy, Guida Editori, 2009, p. 114. ISBN 8860428297
  9. Citato in Fulvio Paglialunga, I presidenti della Repubblica del pallone, Rivista Studio, 9 febbraio 2015.

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Einaudi, Il buongoverno: Saggi di economia e politica (1897-1954), a cura di Ernesto Rossi, Massimo L. Salvadori, Eugenio Scalfari, Gius.Laterza & Figli Spa. ISBN 8858103890
  • Luigi Einaudi, Il problema delle abitazioni, Fratelli Treves, Milano, 1920; ristampa anastatica, Confedilizia Edizioni, Roma, 2001.
  • Luigi Einaudi, Lezioni di politica sociale, RCS Quotidiani, 2010.
  • Luigi Einaudi, Lo scrittoio del Presidente, Einaudi, 1956.
  • Luigi Einaudi, Prediche inutili (1956 – 1959), Einaudi.

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