Fight Club (romanzo)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Chuck Palahniuk.

Fight Club, copertina dell'edizione polacca

Fight Club, romanzo di Chuck Palahniuk del 1996.

Incipit[modifica]

Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden.
Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: «Non moriremo sul serio». (p. 7)

Citazioni[modifica]

  • Forse diventeremo leggenda, forse no. (cap. 1, p. 10)
  • È così che va con l'insonnia. Tutto è così lontano, una copia di una copia di una copia. L'insonnia ti distanzia da ogni cosa, tu non puoi toccare niente e niente può toccare te. (cap. 2, p. 15)
  • Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta. (cap. 3, p. 23)
  • Un minuto era abbastanza, ha detto Tyler, c'era da lavorare duro per ottenerlo, ma un minuto di perfezione valeva la fatica. Un momento era il massimo che ci si poteva aspettare dalla perfezione. (cap. 3, p. 26)
  • L'uomo della sicurezza mi ha chiesto nome e indirizzo e recapito telefonico, poi mi ha chiesto che differenza c'è tra un preservativo e un aereo.
    «In un preservativo ci entra una sola testa di cazzo» ha detto. (cap. 5, p. 36)
  • Compri mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. Compri il divano, poi per un paio d'anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto.
    Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te. (cap. 5, p. 37)
  • La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. (ricorrente, cap. 6, p. 41)
  • La seconda regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. (ricorrente, cap. 6, p. 41)
  • Questa è la terza regola del Fight Club, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito. (cap. 6, p. 41)
  • Forse l'automiglioramento non è la risposta. [...] Forse la risposta è l'autodistruzione. (cap. 6, p. 42)
  • Quella che vedi al Fight Club è una generazione di uomini cresciuti da donne. (cap. 6, p. 43)
  • Tyler sotto l'unica luce nell'oscurità del dopo mezzanotte in uno scantinato pieno di uomini, Tyler che snocciola le altre regole: due uomini per combattimento, un combattimento per volta, niente scarpe niente camicia, il combattimento dura finché vogliono i combattenti. (cap. 6, p. 43)
  • La settima regola [...] è che se questa è la vostra prima sera al Fight Club, dovete combattere. (Tyler Durden, cap. 6, p. 43)
  • Sono un ragazzo trentenne e mi domando se un'altra donna è davvero la risposta che mi occorre. (cap. 6, p. 43)
  • Certe volte fai una cosa e finisci fottuto. Certe volte sono le cose che non fai e finisci fottuto. (cap. 7, p. 50)
  • No, dico io, tutto a posto.
    Puntami una pistola alla testa e pittura le pareti con le mie cervella.
    Strepitoso, dico io. Davvero. (cap. 7, p. 54)
  • [Haiku] Api operaie | e fuchi in libertà | schiava regina (cap. 8, p. 55)
  • [Haiku] Privo di nido | l'uccello abita il mondo | vivi la vita (cap. 8, p. 56)
  • Sai, la scarpetta di vetro della nostra generazione è il preservativo. Te la infili quando incontri uno sconosciuto. Balli tutta notte, poi lo butti via. Il preservativo, voglio dire. Non lo sconosciuto. (Marla Singer, cap. 8, p. 58)
  • [Haiku] Sbocciano e sfioriscono i fiori | il vento porta farfalle o neve | sordo è il sasso (cap. 8, p. 58)
  • Non è perché ti ficchi penne nel culo che diventi una gallina. (Tyler Durden, cap. 8, p. 60)
  • È solo dopo che hai perso tutto [...] che sei libero di fare qualunque cosa. (Tyler Durden, cap. 8, p. 61)
  • [Haiku] La tigre ride | la serpe ti lusinga | malo spirito (cap. 8, p. 62)
  • [Haiku] Le stelle in cielo | non conoscono l'ira | bla, bla, bla, fine (cap. 11, p. 78)
  • RUGHE SPAVENTOSE (stop) AIUTO! (fine) [telegramma] (cap. 11, p. 79)
  • Se Marilyn Monroe fosse viva in questo momento, che cosa starebbe facendo? [...] Starebbe grattando il coperchio della sua bara. (cap. 11, p. 84)
  • È l'insonnia. Hai i pensieri in onda per tutta la notte. (cap. 12, p. 89)
  • Marla è fredda e suda mentre racconto della volta che, al college, mi è venuto un porro. Sul pene, solo che io dico uccello. Sono andato alla facoltà di Medicina per farmelo asportare. Il porro. Poi l'ho detto a mio padre. È stato anni dopo e mio padre ha riso e mi ha detto che sono stato uno stupido perché i porri come quello sono i grandi stimolatori di cui ci fa dono la natura. Le donne li adorano e Dio mi stava facendo un favore. (cap. 13, p. 92)
  • Per questo amo tanto i gruppi di sostegno, se la gente pensa che stai morendo, ti presta tutta la sua attenzione.
    Se questa può essere l'ultima volta che ti vedono, ti vedono davvero. Tutto il resto finisce fuori della finestra, il conto in rosso e le canzoni alla radio e i capelli in disordine.
    Hai la loro piena attenzione.
    La gente ti ascolta invece di aspettare il suo turno per parlare.
    E quando qualcuno ti parla, non ti sta cacciando balle. Quando chiacchierate, costruite qualcosa e dopo siete tutt'e due diversi da prima. (cap. 14, p. 96)
  • Non c'è niente di statico. Tutto va a pezzi. (cap. 14, p. 97)[1]
  • Sto sciogliendo i miei legami con il potere fisico e gli oggetti terreni [...] perché solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito. (Tyler Durden, cap. 14, p. 98)
  • Io sono immondizia e merda e follia per te e questo piccolo mondo del cazzo [...] A te non importa dove vivo o come mi sento o che cosa mangio o che cosa do da mangiare ai miei bambini o come pago il dottore se sto male, sì, io sono stupido e stufo e debole, ma sono sempre e ancora una tua responsabilità. (cap. 15, p. 103)
  • La prima regola del Progetto Caos è che non si fanno domande sul Progetto Caos. (cap. 16, p. 107)
  • Tutto quello che fa una pistola è focalizzare un'esplosione in una sola direzione. (cap. 16, p. 107)
  • La seconda regola del Progetto Caos è che non si fanno domande. (cap. 16, p. 109)
  • La terza regola del Progetto Caos è niente scuse. (cap. 16, p. 110)
  • La quarta regola [del Progetto Caos] è niente bugie. (cap. 16, p. 110)
  • Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comperare e annerire le spagge della Costa Azzurra che non avrei mai visto.
    Volevo che il mondo intero toccasse il fondo. (cap. 16, p. 111)
  • Il riciclaggio e i limiti di velocità sono cazzate [...] È come uno che smette di scopare quando è sieropositivo. (Tyler Durden, cap. 16, p. 112)
  • La quinta regola del Progetto Caos è che bisogna fidarsi di Tyler. (cap. 16, p. 113)
  • Tu non sei un delicato e irripetibile fiocco di neve. Tu sei la stessa materia organica deperibile di chiunque altro e noi tutti siamo parte dello stesso cumulo in decomposizione. (cap. 17, p. 121)
  • «Se sei maschio e sei cristiano e vivi in America, tuo padre è il tuo modello di Dio» dice il meccanico. «E se non hai mai conosciuto tuo padre, se tuo padre prende il largo e muore o non è mai a casa, che idea ti fai di Dio?»
    [...] «La fine che fai» dice il meccanico «è passare la vita a cercare un padre e Dio.»
    «Quello che devi considerare» dice «è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che ti può capitare.»
    Il modo in cui la vedeva Tyler era che attirare l'attenzione di Dio per essere stati cattivi era meglio di non ottenere attenzione per niente. Forse perché l'odio di Dio era meglio della sua indifferenza.
    Se tu potessi essere o il peggior nemico di Dio o niente di niente, che cosa sceglieresti?
    Noi siamo i figli di mezzo di Dio, secondo Tyler Durden, senza un posto speciale nella storia e senza speciale attenzione.
    Se non otteniamo l'attenzione di Dio non abbiamo speranza di dannazione o redenzione.
    Che cos'è peggio, l'inferno o niente?
    Solo se veniamo presi e puniti possiamo essere salvati. «Brucia il Louvre» dice il meccanico «e pulisciti il culo con la Gioconda. Almeno così Dio saprà come ci chiamiamo.»
    Più in basso cadi, più in alto volerai. Più lontano corri, più Dio ti vuole indietro. (cap. 18, p. 127)
  • Se il figliol prodigo non avesse mai lasciato casa sua, [...] il vitello grasso sarebbe ancora vivo. (cap. 18, p. 128)
  • La regola nuova è che nessuno deve essere il centro del Fight Club [...] Nessuno è il centro di un Fight Club oltre ai due uomini che combattono. La voce del capo griderà, mentre lui cammina adagio intorno alla gente, restando nel buio. Gli uomini disposti in circolo si guarderanno l'un l'altro attraverso il centro vuoto. (cap. 18, p. 129)
  • Un'altra nuova regola del Fight Club è che il Fight Club sarà sempre gratuito. Non si pagherà mai per entrare. (cap. 18, p. 129)
  • La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno. (cap. 19, p. 135)
  • Dobbiamo mostrare la libertà a questi uomini e a queste donne rendendoli schiavi e mostrare loro il coraggio spaventandoli. (cap. 19, p. 135)
  • Napoleone si vantava di poter addestrare uomini a sacrificare la vita per un nastrino. (cap. 19, p. 135)
  • Ricordati bene [...] Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle le persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie d'assicurazione e gli addebiti sulla tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita.
    Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto. (Tyler Durden, cap. 22, pp. 150-151)
  • Io sono la merda canterina e ballerina del mondo. [...] Io sono il sottoprodotto tossico della creazione di Dio. (cap. 23, p. 153)
  • [Haiku] Pioggia su rose | disneyzoologia | mi fanno male (cap. 23, p. 153)
  • Il suo nome è Robert Paulson[2] e ha quarantotto anni. Il suo nome è Robert Paulson e Robert Paulson avrà quarantotto anni per sempre. (cap. 24, p. 159)
  • Dato un lasso di tempo abbastanza lungo per tutti, la percentuale di sopravvivenza precipita a zero. (cap. 24, p. 159)
  • Un esplosivo abbastanza divertente è il permanganato di potassio mescolato con zucchero a velo. L'idea è di mescolare un ingrediente che brucia molto veloce con un secondo ingrediente che fornisca abbastanza ossigeno per la combustione. Avviene così rapidamente che ne risulta un'esplosione.
    Perossido di bario e polvere di zinco.
    Nitrato di ammonio e alluminio in polvere.
    La nouvelle cuisine dell'anarchia.
    Nitrato di bario in salsa di zolfo e guarnito con carbonella. Non c'è polvere da sparo migliore.
    Bon appétit. [ricetta] (cap. 26, pp. 167-168)
  • Io guardo Dio sulla sua scrivania che prende appunti su un bloc-notes, ma Dio non ha capito un bel niente.
    Noi non siamo speciali.
    Non siamo nemmeno merda o immondizia.
    Noi siamo.
    Noi siamo soltanto e quello che succede succede soltanto. (cap. 30, p. 186)

Explicit[modifica]

Marla è ancora sulla Terra e mi scrive. Un giorno, mi dice, mi riporteranno giù.
E se ci fosse un telefono in Paradiso, chiamerei Marla dal Paradiso e appena mi dice: "Pronto?" non riattaccherei. Direi: "Ciao. Come va? Raccontami tutto tutto".
Ma io non voglio tornare giù. Non ancora.
Perché perché.
Perché di tanto in tanto qualcuno mi porta il mio vassoio con il pasto e le medicine e ha un occhio nero o un gonfiore sulla fronte con tutti i punti e mi dice:
«Sentiamo la sua mancanza, signor Durden.»
Oppure passa qualcuno accanto a me spingendo uno spazzolone e sussurra:
«Va tutto secondo i piani.»
Sussurra:
«Distruggeremo la civiltà per poter cavare qualcosa di meglio dal mondo.»
Sussurra:
«Non vediamo l'ora di riaverla con noi.» (p. 186)

Citazioni su Fight Club[modifica]

  • Forse il libro aprirà una nuova vena narrativa; forse il linguaggio del futuro sarà questo revival di ripetizioni nel tentativo di raggiungere una tensione che va al di là perfino dell'anarchia fondamentale dell'autore. (Fernanda Pivano)
  • Il libro, tra il sadico e il noir, è ispirato dalla disperazione, dalla alienazione, dalla violenza che conducono la Generazione X alla più completa anarchia, affondata nell'angoscia, dei giovani contemporanei.
    Ne risulta un esempio di nichilismo quasi psicopatico, o se si vuole di fondamentalismo anarchico, realizzato con invenzioni contenutistiche del tutto inconsuete e una struttura vagamente alla William Burroughs, dove associazioni e gruppi perversi vengono presentati in un linguaggio basato su ripetizioni fin troppo letterarie, su espressioni vernacolari del più recente slang e su termini medici a volte esoterici. (Fernanda Pivano)

Note[modifica]

  1. Ripresa nel capitolo 15 nella forma: "Niente è statico.
    Tutto va a pezzi".
  2. Ripresa successivamente dai capi sezione e dagli uomini nei Fight Club.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]