Frances Yates

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Frances Amelia Yates (1899 – 1981), storica, insegnante e saggista britannica.

Citazioni[modifica]

  • [Su Giordano Bruno] Il suo copernicanesimo era strettamente collegato alla sua concezione magica della natura; egli associava l'eliocentrismo alla magia solare di Ficino e basava le sue argomentazioni in favore della teoria del moto terrestre su di un testo ermetico nel quale si asseriva che la terra si muove in quanto essa è viva.[1]

Giordano Bruno e la tradizione ermetica[modifica]

Incipit[modifica]

I maggiori e più avanzati movimenti del Rinascimento derivano tutti il loro vigore, il loro impulso essenziale, guardando al passato. La concezione ciclica del tempo inteso come un moto perpetuo avanzante da primitive età dell'oro, dominio della purezza e della verità, attraverso successive età bronzee e ferree, era quella dominante e perciò la ricerca della verità veniva a identificarsi con la ricerca di quell'oro primitivo, antico e originario, rispetto al quale i più vili metalli dell'età presente e di quella immediatamente trascorsa costituivano corrotte degenerazioni. La storia dell'uomo non si presentava come una evoluzione da primitive origini animali verso forme sempre più complesse e progredite; il passato era sempre meglio del presente e progresso significava ritorno, rinascita, rinascimento dell'antichità. L'umanista, mentre veniva recuperando la letteratura e i monumenti dell'antichità classica, provava la sensazione di fare ritorno ad un'aurea e genuina civiltà di gran lunga superiore alla propria. Il riformatore religioso tornava allo studio delle Scritture e degli antichi Padri provando la sensazione di un recupero del tesoro genuino del Vangelo, rimasto sepolto sotto le successive degenerazioni. 

Citazioni[modifica]

  • I decani, come vennero chiamati in età ellenistica, erano, di fatto, divinità sideree egiziane del tempo, che erano state assorbite nell'astrologia caldea e collegate con lo zodiaco. Tutti avevano proprie immagini, varianti a seconda delle diverse liste in cui venivano elencati, e queste liste delle immagini miracolose dei decani provenivano tutte dagli archivi dei templi egiziani. I decani avevano vari aspetti. Essi avevano un preciso significato astrologico, in quanto "Oroscopi" che presiedevano alle forme di vita nate nei periodi di tempo da essi controllati; erano inoltre assimilati ai pianeti posti sotto il loro dominio, e ai segni dello zodiaco (tre decani erano collegati con ciascun segno, del quale costituivano le tre "facce"). Ma erano anche dèi, potenti dei egiziani, e questa loro natura, mai dimenticata, attribuiva ad essi una misteriosa importanza. (p. 61)

L'arte della memoria[modifica]

  • Noi moderni, che non abbiamo sistemi di memoria, possiamo, come quel professore, adottare di volta in volta mnemotecniche personali, non di vitale importanza per noi nella vita e nella nostra professione. Ma nel mondo antico, privo della stampa, senza la possibilità di disporre di carta per prendere appunti o per battere a macchina le conferenze, una memoria educata era di importanza vitale. E la memoria degli antichi veniva appunto educata da un'arte che rifletteva l'arte e l'architettura del mondo antico e che doveva dipendere da facoltà di intensa memorizzazione visiva, da noi perdute. (p. 6)
  • Giulio Camillo o Giulio Camillo Delminio, per dargli il suo nome completo, fu uno degli uomini più famosi del secolo XVI. Era uno di quegli uomini che i contemporanei guardano con timore riverenziale, perché attribuiscono loro immensi poteri. (p. 121)
  • Pico della Mirandola fu il primo – per quel che mi risulta – che formulò esplicitamente un accostamento del genere. Discutendo della Cabala, nelle sue Conclusiones e nell'Apologia, Pico sostiene che un tipo di Cabala è un'ars combinandi, fatta con alfabeti ruotanti, e afferma più oltre che quest'arte è come «quella che si chiama, fra noi, l'ars Raymundi», vale a dire l'arte di Raimondo Lullo. A torto o a ragione, Pico pensava quindi che l'arte cabalistica di combinare le lettere fosse come il lullismo. (p. 174)
  • [Su De umbris idearum] Quest'opera straordinaria, la prima opera di Bruno, è, io penso, una "Grande Chiave" di tutta la sua filosofia e del suo modo di vedere, che avrebbe espresso ben presto nei dialoghi italiani pubblicati in Inghilterra. (p. 210)
  • Con Bruno gli esercizi di memoria ermetica sono divenuti gli esercizi spirituali di una religione. E c'è una certa grandezza in questi sforzi che rappresentano, al vertice, una grande tensione religiosa. La religione di amore e magia è basata sulla potenza dell'immaginazione e su un'arte dell'immaginario, per il cui tramite il mago cerca di catturare e tenere entro di sé l'universo in tutte le sue forme sempre cangianti, attraverso immagini che passano l'una nell'altra in intricati ordini associativi, riflettendo i movimenti sempre variabili dei cieli, cariche di sensi emotivi, unificando o sempre tendendo a unificare, a riflettere la grande monade del mondo nella sua immagine, la mente dell'uomo. C'è sicuramente qualcosa che impone rispetto in un tentativo così vasto nei suoi obiettivi. (p. 241)
  • I dialoghi italiani, con i sigilli di memoria su cui si basano, debbono riportare il lettore ai Sigilli, come all'opera di Bruno che contiene un programma di lavoro, l'opera con cui egli inaugurò tutta la sua azione in Inghilterra, facendo dell'arte della memoria una questione cruciale. Un lettore dei Sigilli che si fosse spinto sino al Sigillo dei Sigilli era in grado di sentire dialoghi italiani sul piano della poesia, vederli sul piano dell'arte e capirli filosoficamente, come prediche sulla religione di Amore, Magia, Arte e Mathesis. (p. 295)

Note[modifica]

  1. Da Giordano Bruno e la cultura europea del Rinascimento, Laterza, 1995.

Bibliografia[modifica]

  • Frances Yates, L'arte della memoria, Einaudi, Torino, 1993, ISBN 978-88-06-18140-6.
  • Frances Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, ISBN 978-88-420-9239-1

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