Francesco Bonami

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Francesco Bonami (1955 – vivente), critico d'arte e curatore italiano naturalizzato statunitense.

Si crede Picasso[modifica]

  • Se lo avessero avuto gli americani ne avrebbero fatto un Rauschenberg. Noi, avessimo avuto un Rauschenberg, ne avremmo fatto, al massimo, un Burri. (cap. XIX, Taglia, cuci e poi bruci – Alberto Burri, p. 49)
  • [...] Morandi guarda le bottiglie, Burri il vetro. Da medico, controlla la superficie, la pelle, i pori, il pelo, come un dermatologo dell'arte. (cap. XIX, Taglia, cuci e poi bruci – Alberto Burri, p. 49)
  • Burri mette sotto il microscopio il saio di San Francesco, le zolle dell'Umbria. (cap. XIX, Taglia, cuci e poi bruci – Alberto Burri, p. 50)
  • Sulla tomba di Emilio Vedova dovrebbe esserci il cartello «Vietato toccare». infatti, se a Venezia uno osasse dire qualcosa contro questo grande maestro della pittura informale, potrebbe essere messo in prigione o quanto meno multato. Vedova è intoccabile. Dai veneziani è considerato una specie di Tintoretto dell'arte contemporanea. Se avesse avuto un soprannome, come lo avevano gli artisti del Rinascimento, si sarebbe potuto chiamare «Spatascetto», visto che sulle sue tele spatasciava di brutto con il colore.
  • Diciamo che Vedova ha finito di svilupparsi come artista a metà degli anni '60. Anche se ha continuato a masturbarsi creativamente per tutta la vita. Le sue opere sembrano spesso delle grandi eiaculazioni di colore. (cap. XX, Vietato toccare – Emilio Vedova, p. 51)
  • Più che espressionista astratto è stato un espressionista distratto. Nel senso che, concentrato su se stesso, si è distratto da quello che succedeva nel resto del mondo. Un guaio per qualcuno che pensava di essere il Jackson Pollock della laguna. Come in una di quelle palle con la neve che fanno a Murano, Emilio Vedova è rimasto protetto dalla delusione di sapere che onnipotente non era e che oltre un certo chilometraggio la sua patente di artista non era più valida. (cap. XX, Vietato toccare – Emilio Vedova, p. 51-52)
  • [Sull'opera Ghost (1990) di Rachel Whiteread] [...] nel 1993 fece una scultura che era il negativo di un'intera casa e che si potrebbe definire un monumento al mercato immobiliare. (cap. XXII, L'artista negativa – Rachel Whiteread, p. 55)
  • [Su Rachel Whiteread] Quando il vuoto ricorda qualcosa va bene, ma quando il vuoto è solo vuoto allora anche l'opera d'arte rischia di svuotarsi e le sculture rischiano di fare la fine dei vuoti a rendere, e se va proprio male dei vuoti a perdere. Si può essere artisti di successo, ma se le idee scarseggiano si rischia di diventare artisti di decesso. (cap. XXII, L'artista negativa – Rachel Whiteread, p. 56)
  • Spesso le figure scolpite da Vangi hanno la bocca spalancata dalla disperazione: «Perché ci hai creato?» sembrano urlare all'artista. «Siamo talmente brutte che ci vergogniamo a farci chiamare arte!» (cap. XXIV, Vangi, Vangi, fanciulla – Giuliano Vangi, p. 59)
  • Gilbert & George, più che una coppia, sono una sigla, un simbolo della cultura londinese, come gli autobus rossi a due piani, i taxi neri o il Big Ben. Se avessero usato i loro due cognomi, Passmore & Proesch, qualcuno avrebbe potuto scambiarli per uno studio legale; oggi invece, sentendo Gilbert & George, nessuno può confonderli e nessuno può imitarli [...] (cap. XXV, La coppia perfetta – Gilbert & George, p. 61)

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