Gianfranco Miglio

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Gianfranco Miglio negli anni '60

Gianfranco Miglio (1918 – 2001), giurista, politologo e politico italiano.

Citazioni di Gianfranco Miglio[modifica]

  • Bossi è un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo caccio a pedate nel sedere. (18 maggio 1994[1])
  • Che la politica sia maligna, per un machiavelliano come io sono, è del tutto normale. Soltanto gli spiriti deboli credono che la politica sia il luogo della collaborazione. La politica è il regno della sopraffazione. Ma la politica così concepita puo' stare in piedi solo se ha delle regole spietate di selezione interna: cioe' se la competizione è effettivamente aperta e c'è un continuo ricambio. Laddove, invece, i sistemi degenerano e la politica si riduce a gestione del potere di posizione, allora la situazione diventa pericolosa perché provoca reazioni assai violente. Come il caso italiano insegna.[2]
  • Dai tempi di Machiavelli – anzi, da quelli di Tucidide – è sempre toccato a coloro che scrutano per mestiere la natura della politica – anche ai più umili artigiani di questa professione – il duro privilegio di chiamare le cose con il loro nome e di aiutare gli uomini a non confondere la realtà effettuale con i propri sogni.[3]
  • Dal confine alpino al crinale dell'appennino tosco-emiliano l'Italia transpadana e cispadana ha una sua specifica ragion d'essere, una sua fisionomia economica produttiva storica e perfino linguistica da richiedere, per il suo pieno sviluppo, anche a beneficio dell'intera nazione, una sua posizione esatta e spiccata in seno all'Italia che sta nascendo. L'unità d'Italia non potrà essere fatta che su altre basi [...] La Liguria, il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia e le Tre Venezie, ossia tutta l'Italia settentrionale nel suo insieme costituisce un'armonica unità geografica, economica, etnica e spirituale, ben degna di governare se stessa.[4]
  • Gli omosessuali sono degli ammalati: è un forma di malattia largamente diffusa, di tipo genetico, e non possono essere considerati normali.[2]
  • Il linciaggio è la forma di giustizia nel senso più alto della parola. C'è la giustizia dei legulei, che è il modo di imbrogliare il prossimo, e c'è la giustizia popolare che si esprime nei moti rivoluzionari. Quando il sistema non garantisce più la giustizia, è il popolo che si appropria del diritto di punire. Il linciaggio è un fatto estremo e riprovevole, per etica e stile.[5]
  • Io sono per il mantenimento anche della mafia e della 'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos'è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate.[6]
  • La miseria e la grandezza dello Stato moderno si gioca, in larga parte, nella perenne contesa fra lo Stato che cerca di spremere i cittadini per avere le risorse di cui ha bisogno, e questi che gli resistono, o che almeno cercano di difendersi.[7]
  • La storia insegna che i prìncipi di tutti i tempi non hanno mai perso l'occasione di impiccare gli oppositori parlamentari, e questi ultimi di tagliare la testa al principe; né occorre molto ingegno per scorgere la stessa vicenda nelle esperienze politiche dei nostri giorni. La conflittualità 'totale' è l'essenza stessa della politica, e sonnecchia anche nel profondo dei più sofisticati e 'garantisti' fra i sistemi istituzionali.[8]
  • Le Costituzioni "libere" più rispettate sono quelle dei paesi nei quali elevato è il numero dei cittadini che disertano le urne, perché convinti che la sfera del 'privato' – da cui dipendono i loro interessi individuali – è intangibile dalle iniziative del potere.[9]
  • Le ideologie sono la maschera con cui si fa la politica, per celarne le asprezze e inseguire il consenso.[10]
  • [Su Umberto Bossi] Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto. (10 agosto 1994[1])
  • [Su Umberto Bossi] Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi.[1]

Citazioni su Gianfranco Miglio[modifica]

  • [Nel 1994] Vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona. (Umberto Bossi)

Note[modifica]

  1. a b c Citato in Marco Travaglio, Miglio col bene che ti voglio, Espresso.Repubblica.it 24 aprile 2009.
  2. a b Dall'intervista Miglio: «la politica è sopraffazione», La Stampa, 15 marzo 1993, p. 5.
  3. Da Le trasformazioni dell'attuale regime politico, discorso letto l'8 dicembre 1964 durante la cerimonia inaugurale dell'anno accademico, in Annuario dell'Università Cattolica, anno accademico 1964-1965, Milano, Vita e Pensiero, 1965, p. 84.
  4. Da Il Cisalpino, 22 luglio 1945.
  5. Dall'intervista di Gianluigi Da Rold,Linciaggio è bello, sentenzia Miglio, Corriere della Sera, 11 marzo 1993, p. 3.
  6. Dall'intervista di Stefano Lorenzetto «Non mi fecero ministro perché avrei distrutto la Repubblica», il Giornale, 20 marzo 1999.
  7. Da Lezioni di politica, vol. I., Il Mulino, Bologna, 2011, p. 263.
  8. Da Utopia e realtà nella Costituzione. Tre schede ed una considerazione generale in AA.VV., La Costituzione italiana. Il disegno originario e la realtà attuale, Giuffré, Milano, 1980, pp. 249-262.
  9. Da Una Repubblica migliore per gli italiani, Giuffré, Milano, 1983, p. 4.
  10. Da Lezioni di politica vol. I., Il Mulino, Bologna, 2011, pp. 345-346.

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