Giorgio Saviane

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Giorgio Saviane (1916 – 2000), scrittore italiano.

Citazioni di Giorgio Saviane[modifica]

  • L'affetto del gatto è qualcosa che ogni volta deve essere interpretato, decifrato, capito attraverso mille curiose sfumature.[1]

La donna di legno[modifica]

Incipit[modifica]

Il quadro
Maurice andava per il sentiero. Gli avevano detto che bere faceva male, che era vergognoso. Tutti lo disprezzavano, anche sua madre. Era un fallito. Perché, si chiedeva, se uno non vuole nulla può lo stesso essere fallito? A lui bastava non pensare. Oppure pensare cose piccole, le parole di un dialogo sulla temperatura che oggi era buona. Si era d'autunno o in primavera? Quasi non lo sapeva. O era inverno, con quel cielo plumbeo, da neve? Queste cose erano facili, si potevano dire anche se gli altri ti giudicavano strano. Forse racchiudono un significato, sì, vengono da dentro, ma non devi scavare nella mente. Vengono come l'aria tiepida contro la mano che tiene il pomo del bastone.

Citazioni[modifica]

  • Se sperassi nella preghiera, chiederei di limitare le forme sulla terra, le voglie dell'uomo, l'evoluzione dell'uomo: chiederei di fermarci, così come siamo, capaci di amare e di vivere per il tempo di una vita, ora corta ora lunga, piena di aiuto, di compagnia. (p. 110)
  • Solo da morti, scrittore e asino, trovano la loro glorificazione. (p. 119)
  • Eutanasia di un amore
    Paolo è tornato a Firenze, all'Università. Qui tutto gli parla di Sena, ma dolcemente come ogni passato. E Silva? Inghiottita dall'accadere; e tuttavia è lei la principale suggeritrice dell'idea nata dalla sua complessa avventura d'amore.
    «I fatti coinvolgono quanto le idee» aveva divagato stamani a lezione. Sarebbe come chiedersi se è nata prima la parola del fonema o del sintagma; sembra evidente. Prima il fonema della parola, dopo il sintagma, e quindi la grammatica e la sintassi. Invece si hanno fondati sospetti che il bambino pronunci la prima parola perché gli si è chiarito anche il contesto. Allora? I fatti hanno forse una predestinazione semantica? Un'armonia cosmica che ci sfugge? E vuol dire qualcosa durante gli anni o i giorni o le ore? Come il rosso e il nero alla roulette, conta che sia uscito la volta prima il rosso perché ci siano probabilità che esca il nero? no: neppure se fosse uscito cento volte. (p. 161)

Diario intimo di un cattivo[modifica]

Incipit[modifica]

Firenze, gennaio 1946

«Perché chiedete la carità, fratello, se non siete cieco?»
«Come fate a saperlo?»
«Si vede...»
«Forse che solo i ciechi hanno diritto di mangiare?»
«Io non sono cieco, e mangio.»
«Voi non chiedete l'elemosina...»
«E voi perché la chiedete?»
Perché sono cieco.» e indicava il cartello appeso al collo.
M'avvicinai chiedendogli a voce bassa: «Costa caro il tabacco?»
«Non posso farne a meno, signore...» Tolse la pipa di bocca nascondendola in mano.
«No, vi chiedo se costa caro il tabacco.»
«Proprio non posso stare senza fumare.»
«Vedete», gli dissi, e avrei voluto fargli capire che lo disapprovavo, ma oramai la gente aveva fatto crocchio intorno al mendicante e rabbrividii al pensiero di nuocergli. Trassi una moneta, e non avrei desiderato che la gente vedesse, e poi invece volli che la gente la vedesse. «Fumate», gli dissi e gli misi una mano sulla spalla: «Fumate», ripetei, «solleva dai guai.»

Citazioni[modifica]

  • La violenza
    Porto Sant'Angelo nell'isola d'Ischia è un paesetto di quattrocento abitanti: da qualunque parte lo guardi ti sembra irreale. Tutto archi e casine dal tetto piatto, è attore e sfondo di una vita insospettata. Il mare è lì, lo puoi toccare se allunghi la mano. È calmo. A est è sempre calmo, mi racconta Francesco portandomi con la sua barca alla spiaggia dei Maroni. Al di là dell'istmo, che congiunge l'estrema punta a forma di panettone contro cui si accovacciano tre casette, il mare è già più nervoso, più scuro, le onde racchiudono una forza inquieta. Ma appena rientri al di qua del piccolo monte sul mare, dimentichi quell'inquietudine nella bonaccia e nel colore più familiare dell'acqua. (p. 67)

Getsèmani[modifica]

Incipit[modifica]

Lo vidi camminare lungo il treno. Veniva verso di me. A ogni passo gli tremavano la testa, le braccia, le spalle; il tronco si disarticolava e le gambe parevano muoversi per un atto di volontà estraneo a quel corpo ripugnante. Quando, scosso dai sussulti del collo, alzava il volto, notai le smorfie della bocca e degli occhi, perfino le guance si spostavano l'una rispetto all'altra, solo il naso era incredibilmente fermo in quella materia dondolante ribrezzo. Una cimice sull'immacolato biancore della giornata di giugno.

Citazioni[modifica]

  • Amalfi era un punto di riferimento ormai. Prima di Amalfi, dopo di Amalfi non aveva soltanto un significato temporale.
    Ma una sera il riferimento fu crudo.
    Guardavamo il tramonto a Pompei battere sulle pietre incantate di evocazioni. Ci tenevamo per mano. Lo sentii dire: «A Amalfi c'è stato un momento che il sole e il mare agivano attraverso di noi. Adesso questa luce rosa è estranea, perfino banale».
    Mi impressionò la sua crudezza.
    «Forse perché sono stata una prostituta?» buttai là per difendere l'atmosfera oleografica da cui mi strappava. (p. 54)

Citazioni sul libro[modifica]

[...] un'appassionante meditazione religiosa, che non rinnega, ma sublima, la dimensione antropologica e quella amorosa, collocandole in un clima religioso. (Carlo Sgorlon)

Il tesoro dei Pellizzari[modifica]

Incipit[modifica]

«Signora, c'è il prete», venne ad annunciare Togna.
«Fallo entrare; che venga avanti» disse la nonna.
Nella grande stanza semibuia lo strascichio della sedia seguiva il lento movimento della vecchia.
La casa della nonna era lunga e bassa. Una fila di alberi sulla strada toglieva il sole a una parte del giardino. Verso sera l'ombra si confondeva con i muri. I fiori erano sommersi nel verde cupo. Ogni tanto il sole, filtrando attraverso le foglie, ne scovava i colori.

Citazioni[modifica]

  • Non sempre le azioni degli uomini hanno per solo scopo l'interesse. (1983, p. 101)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Forse Saviane ha cercato nel Tesoro dei Pellizzari il Veneto della sua infanzia e della sua adolescenza, gli uomini, i personaggi che allora lo incisero. Lo scrittore muove proprio di qui, da queste memorie, da questa terra, da queste mura che la storia inquieta di tanti anni non ha consumato. (Giorgio Luti)

Il mare verticale[modifica]

Incipit[modifica]

Da mesi prorompeva all'alba dopo aver minacciato tutta la notte. Spesso scoppiava dal buio in frode alle disposizioni che lo vietavano: per una decina di minuti, giusto il tempo alla camionetta della questura di arrivare se qualcuno reclami, e trovare silenzio. I colpi battevano fin dentro le ossa, sulle scapole, per le costole, e poi giù per le braccia, sulle dita, per risalire alle tempie, agli zigomi ai muscoli della faccia ai denti che fremevano vicino alla lingua impotente. Una folle paura si diramava agli arti che avrebbero voluto fuggire, agguantare.

Citazioni[modifica]

  • Chi vuole capire tutto ha della razionalità un'idea metafisica. (p. 22)
  • Furono le glaciazioni a costringermi a strappare il fuoco dalle mani di dio. (p. 61)
  • Se un giorno non spuntasse il sole? L'uomo di Neandertal lo continua a temere pur liberato dai ghiacci. (p. 61)

Citazioni sul libro[modifica]

  • La cosa che subito, e più di tutto, colpisce il lettore di Il mare verticale è la larghezza e la novità dell'impianto; larghezza e novità reali, e non apparenti e superficiali (come accade spesso nei cosiddetti romanzi o antiromanzi che oggi si sfornano con tanta facilità ed abbondanza). (Natalino Sapegno)
  • Affermare che sia riuscito pienamente e in ogni punto a far coincidere il personaggio, il linguaggio, il ritmo narrativo con l'ideazione generale, sarebbe forse dir troppo. Basta riconoscere che non di rado l'adeguazione avviene, e che il metodo prescelto per attuarla è, o almeno a me sembra, nell'insieme indovinato. (Natalino Sapegno)

Il papa[modifica]

Incipit[modifica]

L'inferno
Camminavano sul bordo erboso della strada, verso sera. Claudio le chiese:
«Cosa farai quando sarai grande?»
«Non so», disse.
«Credi tu, no?», insistette il bambino che riandava alla precedente lezione di catechismo. Mettete il dito sopra una candela, aveva detto il parroco, non potete tenerlo che un attimo: continuate, e il dolore sarà insopportabile. Nell'inferno si è immersi nel fuoco, un fuoco più terribile dello stesso fuoco, senza poter morire; e non servirà piangere, nessuno potrà salvarsi dalle fiamme eterne.
«Certo che credo», affermò la sorella.
«Perché allora non ti fai suora? Io farò il prete per essere sicuro di andare in paradiso.»

Citazioni[modifica]

  • Non vi è pace di uno: la solitudine non è pace, è silenzio. (p. 32)
  • La pace di Cristo è la pace degli uomini insieme, sopra le onde del coraggio, del fermento: Dio è rischio, conquista. (p. 32)

Citazioni sul libro[modifica]

  • In pochi romanzi s'avverte, come in questo, una sorta di dismisura tra lettera e senso o, se si preferisce, tra pretesto e metafora: cosicché, a provarsi a tracciare in un immaginario diagramma la curva delle cose effettivamente rappresentate e quella delle cose significate, è come se corressero assai più divaricate di quanto accada solitamente, è come se insomma qualsiasi tentativo di qualificare il romanzo in base a materiali narrativi che esso propone dovesse restar frustrato rispetto alla sostanziale alterità del suo effettivo messaggio. (Mario Pomilio)
  • [...] solo per un malinteso a Il papa ha potuto essere attribuita quella etichetta di «romanzo cattolico» che nella fretta dei primi approcci critici venne proposta da qualche parte e che, alla luce dei successivi sviluppi dell'arte di Saviane, si sarebbe dimostrata per lo meno provvisoria. (Mario Pomilio)
  • C'è certamente al fondo della personalità di Saviane un forte problematismo che lo configura come un tipico scrittore d'idee. (Mario Pomilio)

L'inquisito[modifica]

Incipit[modifica]

Mi alzai quella mattina, sicuro: la decisione maturata nell'insonnia. Avrei passato il mio compleanno in prigione. Uscii diretto al negozio d'armi, in via Condotta. Mi ero vestito bene, indossavo un cappotto scuro. Sulla strada il sole d'inverno disegnava a stento le ombre delle case, diffondeva una luce impalpabile. Chissà se mi avrebbero venduto la rivoltella: forse avevano l'obbligo di chiedere il porto d'armi. Avrebbero intuito i miei propositi?

Citazioni[modifica]

  • Nel processo, non dimentichiamolo, l'imputato è la persona più importante. (pag. 25)
  • Il dubbio affiorava nell'aula. La realtà si faceva largo, ma con fatica. (pag. 26)
  • Il tempo ha la velocità degli astri. (pag. 27)
  • La giornata era di cristallo. Afferrai per le zampe il più grosso di tutti. Mi trascinò nell'aria di sole. (pag. 35)
  • La verità, in un processo, è di carta. Una parola la può bruciare. (pag. 42)
  • I fiumi schiumavano rabbiosi arrampicandosi sui monti. (pag. 61)
  • I ricordi sono voli brevi, barbaglianti: ma il pipistrello che hai abbattuto è la realtà. (pag. 62)
  • La vita è niente, la giustizia un'invenzione degli uomini. Ognuno ha la sua verità. (pag. 68)
  • Vorrei essere colpevole, per respirare. (pag. 71)
  • L'acqua era fatta di occhi iridescenti. Il sole picchiava sulle nostre schiene. (pag. 72)

Bibliografia[modifica]

  • Giorgio Saviane, La donna di legno, Rizzoli Editore, Milano 1979.
  • Giorgio Saviane, Diario intimo di un cattivo, RCS Rizzoli Libri, Milano 1989.
  • Giorgio Saviane, Getsèmani, CDE 1981.
  • Giorgio Saviane, Il tesoro dei Pellizzari, introduzione di Nella Raggio, Edizione Mondadori – De Agostini, 1990.
  • Giorgio Saviane, Il mare verticale, introduzione di Carlo Salinari, nota di Natalino Sapegno TEN, 1994. ISBN 88-7983-397-9
  • Giorgio Saviane, Il papa, introduzione di Mario Pomilio, TEN, 1995. ISBN 88-7983-771-0
  • Giorgio Saviane, L'inquisito, introduzione di Piero Luigi Vigna, TEN, 1994. ISBN 88-7983-499-1

Note[modifica]

  1. Citato in Fabio Nocentini, I poteri magici del gatto, De Vecchi, Milano, 2011, p. 69. ISBN 9788841240762

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