Giovanni Ansaldo

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Giovanni Ansaldo (1896 – 1969), scrittore e giornalista italiano.

Incipit di Sovrani e generali[modifica]

Francesco Crispi
L'uomo morì l'11 agosto 1901, alle 19,45, in Napoli, a villa Lina; nella casa h'egli s'era fatto costruire in quella via che allora si chiamava via Amedeo, e che ora porta il suo nome.
Qui egli s'era ritirato dopo la tetra serata, in cui era comparso per l'ultima volta al banco dei ministri, a Montecitorio, ed aveva rivelato d'un tratto, come la sconfitta di Adua lo avesse sospinto verso la decrepitudine, e avesse velato i suoi occhi di fiamma di una malinconia mortale; e vi aveva cercato una solitudine che lo confortasse della canea di lazzi e di motti che, quella serata, aveva accolto a Montecitorio le sue dimissioni.

[Giovanni Ansaldo, Sovrani e generali, I Prismi, Edizioni de Il Mattino 1996.]

Il bizzarro amico del re[modifica]

Incipit[modifica]

Si è detto e ripetuto tante volte che Vittorio Emanuele III non ebbe amici. Lo dissi e lo ripetei anch'io; pur sottolineando i rapporti particolarissimi del figlio di Margherita con il suo governatore Egidio Osio dopo che questi ebbe lasciato la sua carica a Corte, e dopo che l'antico allievo, progredendo rapidamente negli alti gradi militari, venne a trovarsi suo collega.

Citazioni[modifica]

  • Nel tumultuoso, sgangherato, e fervente primo dopoguerra, ebbe molta notorietà a Genova; e fu conosciuto anche un po' in tutta l'Italia, il maggiore Cesare Festa.
  • Stando così, e stando quindi piuttosto male, le cose, una mattina di agosto mi imbattei a Genova nel Festa, il quale abitando a Passo Caffaro, se ne veniva per la salita di San Gerolamo, premuroso (come seppi dopo) di portare in tipografia le bozze di una traduzione (di seconda mano) del Mahavagga, che egli voleva fare stampare a sue spese, per giovare al miglioramento dei suoi simili con la dottrina buddistica espressa nel suo fiore.
  • E rivedendo con gli occhi della mente, il maggiore Festa piccolo, tozzo, barbuto, quasi mi convinco ch'egli è stato davvero l'unico amico che ebbe il Re Vittorio Emanuele; l'amico che nella grande crisi del 1917 lo vide piangere e seppe consolarlo e fargli animo, con i vecchi argomenti della fedeltà subalpina. E, di fantasticheria in fantasticheria, arrivo ad immaginare che Vittorio Emanuele III deve avere mandato a cercare, questo suo amico, alla vigilia del 25 luglio. Ma inutilmente, perché il maggiore Cesare Festa proprio quel giorno moriva, lassù tra i colli del Monferrato.

[Giovanni Ansaldo, Il bizzarro amico del re, Storia Illustrata, Anno II N.1, gennaio 1958, Arnoldo Mondadori Editore]

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Ansaldo, Sovrani e generali, I Prismi, Edizioni de Il Mattino 1996.

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