Giovanni Lilliu

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Giovanni Lilliu (1914 – 2012), archeologo, pubblicista, paleontologo e politico italiano.

Citazioni di Giovanni Lilliu[modifica]

  • [I Giganti di Mont'e Prama] Ciò che mi pare di poter [...] affermare [...] è la straordinaria ed eccezionale importanza di questo episodio sardo di grande statuaria, che va ben oltre il momento puramente artistico per trovare significato e dare nello stesso tempo significanza alla società e alla cultura regionale del tempo. Se si pensa che l'organizzazione tendenzialmente se non del tutto "urbana" nella Sardegna dell'VIII secolo a. C., si era spinta al grado di esprimere una statuaria già matura quando in Grecia essa era appena agli albori, si capisce il valore rilevante della produzione sarda, intrinseco ed estrinseco, anche nel quadro dei movimenti culturali e nella storia dell'antica civiltà mediterranea. La civiltà nuragica di questa epoca aristocratica, non è subordinata né integrabile, non ammette egemonie esterne. Appare invece competitiva ed espansiva, autonoma ed autodeterminata. Le sue valenze autentiche si confrontano con quelle più elevate di altre civiltà del Mediterraneo, elleniche ed orientali, alle quali tornano nell'atmosfera unitaria generale dell'età geometrica: Ma proprio da questa gara alla pari, da questa sfida di eguali, emerge la forza della naturale vita propria, e si determina la speciale, "diversa", identità della "nazione" protosarda.[1]
  • Uno degli aspetti più caratteristici del paesaggio architettonico, e anche naturale, dell'isola di Sardegna, è dato da quelle antichissime, severe e imponenti costruzioni megalitiche, cioè fatte con grandi pietre sovrapposte senza uso di malta... I nuraghi, per la Sardegna, sono un po' come le Piramidi per l'Egitto e il Colosseo per Roma: testimonianze non solo di civiltà florida e storicamente fattiva ma anche d'una concezione spirituale che imprimeva alle manifestazioni esteriori un carattere monumentale e duraturo. Nessun'altra espressione di architettura isolana dell'antichità, e pure di tempi a noi più vicini, palesa il senso di potenza, maestà, sforzo solidale e monumentale, religiosità che appare negli edifici nuragici...[2]

Note[modifica]

  1. Citato in Antonietta Boninu, Un rito, un nome, in AA. VV., Le sculture di Mont'e Prama. Conservazione e restauro, a cura di Antonietta Boninu e Andreina Costanzi Cobau, Gangemi Editore, Roma, p. 419. ISBN 978-88-492-7940-5
  2. Da Le vie d'Italia, ottobre 1953, T.C.I.. In In M. L. Santoli e M. Stanghellini, I grandi libri. Antologia italiana per la scuola media con letture epiche, vol. I, Zanichelli, Bologna, stampa 1971, pp. 573-574.

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