Giovanni Macchia

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Giovanni Macchia (1912 – 2001), critico letterario e scrittore italiano.

Citazioni di Giovanni Macchia[modifica]

  • [Su Théodore Agrippa d'Aubigné] Egli sa di essere relegato in un mondo atroce e accetta la sua condanna con orgoglio. Come per Sponde il suo tempo è il tempo delle spine; tempo delle spine e della rovine anche per la poesia. E l'impegno del poeta è di non distogliere lo sguardo da quel mondo sconvolto. Conoscerlo, anche se la conoscenza fugherà dal proprio animo la gioia, e il riso diventerà smorfia. Conoscere per non dimenticare.[1]
  • Nei confronti di una letteratura di franchi impulsi, di limpide dichiarazioni, i romanzi di Radiguet sono tra le opere meno spontanee che si conoscano. (da Il paradiso della ragione, Laterza, 1964)
  • [Su Emilio Cecchi] [...] un meraviglioso conservatore d'energia, lucido dosatore di forze. (da La letteratura al trotto, Saggi italiani, Mondadori, Milano, 1983, p. 321)

Citazioni su Giovanni Macchia[modifica]

  • Apprezzo poi Elémire Zolla che non è rientrato negli schemini dello strutturalismo, e Macchia, un critico di grande valore: penso, ad esempio, a un suo recente scritto su Montaigne. (Mario Praz)
  • Quando scrive, Giovanni Macchia chiude le finestre della sua grande casa, accosta le porte, allontana gli insidiosi soffi d'aria, stacca il telefono e si trincera dietro il piccolo tavolo da lavoro, lasciando cadere tra la penna e il mondo tutte le cortine con cui i libri, i quadri e la musica ci allontanano e ci legano alla vita. Lì, chiuso nel suo bozzolo, è felice. (Pietro Citati)

Note[modifica]

  1. Da La letteratura francese dal tramonto del Medioevo al Rinascimento, 1970, p. 268; citato in Agrippa d'Aubigné, Poema tragico, introduzione di Marguerite Yourcenar, traduzione, cronologia, antologia critica e note di Basilio Luoni, 1979, Rizzoli Editore, Milano, 1979, p. 42.

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