Emilio Cecchi

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Emilio Cecchi (1884 – 1966), critico letterario e critico d'arte italiano.

Citazioni di Emilio Cecchi[modifica]

  • Buzzati è fra i più sperimentati e garbati dosatori d'allarmi e spaventi, che esercitano tale mestiere con l'aiuto della penna. È un addomesticatore di apocalissi.[1]
  • Che Dio ci guardi dagli autori candidi, col cuore in mano, che giurano di non aver maniera![2]
  • [Paul Valéry] Il maggior lirico francese dopo Baudelaire.[3]
  • Io sono sempre stato per i carabinieri a cavallo.[4]
  • L'arte non adopera materialmente le cose dell'esperienza; ma dà forma comunicativa all'emozione ch'esse suscitano in noi.[5]
  • L'errore di una forte personalità artistica, è quasi sempre più istruttivo dei successi di un talento irrilevante.[6]
  • Nella igiene e nella salute del mondo ha gran parte, forse la parte suprema, il trascurare, il distruggere, semplificare e dimenticare. Le antiche civiltà erano vigorose e vitali perché generosamente distruggitrici e si affidavano spavaldamente all'oblio. (da America Amara[7])
  • Non siamo mai in un atto, ma sempre alla periferia, al punto di tangenza di due o più atti.[8]
  • Non so di che specie egli [Dino Campana] fosse: se superiore o inferiore alla comune nostra; certo è ch'era di altra specie. [...] Da lui e dal coetaneo Ungaretti, s'inaugura un tono intimo e grave nella nostra ultima poesia.[9]
  • Prezzolini si vantò sempre d'essere uno che in realtà, tutta la vita, non fece che negarsi ogni capacità e ambizione artistica, e sempre considerò le proprie, abbondantissime, virtù di scrittore come puramente strumentali, a determinati effetti divulgativi e didattici. Diciamolo chiaro, noi che fummo sempre suoi amici. In questo mezzo secolo, nel nostro ambiente culturale, è probabile non s'incontri nessun altro così volenteroso, d'altrettanto disinteresse, pronto a fare pieno di abnegazione, ma al medesimo tempo, difficile e scorbutico come lui. Alla sua scontrosa bizzarria gli antichi avrebbero applicato qualcuno di quei loro bizzarri modi di dire: che non gli si trova mai il basto che gli entri; che è come il carbone che tinge o che scotta. Spinoso come un riccio, come un ananasso, che da qualsiasi parte lo tocchi ti punge. Spregiudicato e pedante, impazientissimo eppure tenace, simpatico e al medesimo tempo scostante, bastian contrario per la pelle.[10]
  • Quando frequentando una casa, si vede un gatto con tutto l'aspetto d'un gatto, e che in tutto si comporta come gatto; ma invece a poco a poco si riconosce ch'è un bambino: un bambino non nato, che s'è travestito da gatto, e da quei tondi buchi degli occhi vi guarda con gli occhi del gatto. E si capisce che quei gemiti, quei sommessi miagolii, suonano come balbettate parole. Dall'innocente signora che siede con in grembo l'innocente gattino, a volte si distoglierebbe lo sguardo, come dall'assurdità inafferrabile quanto intollerabile d'uno di quei disegni del Grandville dove una placida papera o una lumaca madornale ha partorito e porge la poppa a un esserino con la testa di gatto.[11]
  • Soltanto una cosa è più lugubre dell'uomo che mangia solo; ed è […] l'uomo che beve solo. Un uomo solo che mangia somiglia a un animale alla mangiatoia. Ma un uomo solo che beve, somiglia a un suicida.[12]

Corse al trotto[modifica]

  • Greta Garbo l'incontrai in una sala d'Assisi, dove faceva così freddo da rannicchiarsi sotto al cappello e tenere alzato il bavero del cappotto. Quel freddo umbro-toscano che spacca le pietre, e odora lontanamente di polenta dolce e castagne arroste. (da Cinematografi poveri)
  • L'età sempre più m'innamora di queste verità favolose, di questi simboli assurdi. Invece di ancorarmi, l'età sempre più mi fa traboccare da quest'altra parte. Come un vecchio forzato che espiò largamente la sua colpa, ed è in pace con sé, con gli uomini e con Dio, ma non vuole uscir di prigione, perché non ha dove andare, e perché è inutile andare dovunque sia, non potrò meglio che starmene ad occhi chiusi, contemplando il paese altissimo e sconfinato dove s'aggirano i grandi galeotti bianchi...
  • Uno dei più vividi ricordi di Buster Keaton si riassocia per me alla stamberga d'un borgo toscano. E il viso severo del mimo pareva ristampato in quelli degli spettatori: visi da statue del Pollaiuolo, con appena l'ombra d'un risolino agli angoli della bocca. (da Cinematografi poveri)

Pesci rossi[modifica]

  • Ascoltando una musica calma e malinconica, quando, nell'isolamento di una malattia, il nostro passato si riduce a pura materia di contemplazione, siamo come trasportati in un senso dell'esistenza alto e rarefatto. E in esso è qualcosa di una giustizia austera e tuttavia compassionevole, che toglie ogni cruccio al ricordo delle nostre sconfitte, e amorosamente ci distacca dai nostri stessi desideri. (da Sul ritratto di una bambina dormiente)
  • L'arte, in fondo, come tante fra le cose più belle, vien meglio un po' di nascosto. (da È nata una bambina con una rosa in mano)
  • La vita dell'uomo è un filo di seta sospeso in un gioco di rasoi.

Citazioni su Emilio Cecchi[modifica]

  • A differenza di tutti i letterati della sua generazione, Cecchi non è mai stato un provinciale, e fu il contrario del sedentario. (Giancarlo Vigorelli)
  • Cecchi era considerato poco meno che un nemico. [...] l'immagine di Cecchi era legata ai comportamenti negli anni della censura e del conformismo di Stato, soprattutto per essersi prestato a far da pompiere nella battaglia di Vittorini sulla barricata della letteratura americana, cioè quella che era stata a quei tempi la bandiera rivoluzionaria dei giovani. Ma ogni generazione ha la sua ottica, e una volta dato per scontato che Cecchi era sempre stato un conservatore per temperamento e per convinzione, si trattava per me di vedere in positivo cosa poteva trasmettermi la sua esperienza. (Italo Calvino)
  • Ci sono scrittori nei quali la destra e la sinistra si intrecciano ambiguamente. L'intelligenza raffinata di Emilio Cecchi, per esempio, era di sinistra mentre la sua personalita' artistica, il suo gusto, i suoi impulsi erano conservatori. (Geno Pampaloni)
  • Dopo D'Annunzio – e pur essendo sempre antidannunziano negli atti, nel costume, nello stile – la sua prosa resta la più ispirata, e alta, dal primo al secondo dopoguerra: Pesci rossi del '24, L'osteria del cattivo tempo del '27. Qualche cosa del '31, ma soprattutto Corse al trotto del '37 ed aggiornate nel '53, non sono soltanto l'esempio più eccelso di prosa d'arte del nostro Novecento, ma quanto più il tempo passerà, e cadute le scorie, splenderanno alla stessa altezza della maggiore poesia degli ultimi cinquant'anni... (Giancarlo Vigorelli)
  • Era amico di Joyce, di Thomas Mann, scoprì Faulkner, tradusse Chesterton, cavalcò le tigri del romanzo americano, eppure non amava il romanzo, e ne diffidava almeno sul terreno italiano, pur adorando Nievo. (Giancarlo Vigorelli)
  • Ieri sera venne Cecchi mentre si pranzava con Slataper. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ci fece sentire che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (Giuseppe Prezzolini)
  • Un meraviglioso conservatore d'energia, lucido dosatore di forze. (Giovanni Macchia)

Note[modifica]

  1. Citato Enzo Catagna e Francesco Desiderio, Espressioni letterarie del Novecento, Pagine critiche e testi esemplari di scrittori e poeti contemporanei, Antologia italiana per le Scuole Medie Superiori, Signorelli, Milano, 1981, pp. 942-943.
  2. Da L'osteria del cattivo tempo, Corbaccio.
  3. Citato in Mario Picchi, Paul Valéry, il piccolo Faust, La Fiera Letteraria, novembre 1971.
  4. Citato in Armanda Guiducci, Il mito Pavese, Vallecchi, Firenze, 1967, p. 136.
  5. Da Parolacce in Di giorno in giorno, Garzanti.
  6. Da Scrittori inglesi e americani, Mondadori.
  7. Citato da Paolo Monti nel catalogo della mostra Quarta Mostra Biennale Internazionale della Fotografia, Edizioni Biennale Fotografica, Venezia, 1963; citato in Conversazioni, Archivio Paolo Monti, Beic.it.
  8. Dai Taccuini, a cura di N. Gallo e Pietro Citati, Mondadori.
  9. Da L'Approdo, gennaio-febbraio 1952; citato in Antologia critica a Dino Campana, Canti orfici e altri scritti, Oscar Mondadori, 1972.
  10. Citato in Guglielmo Lo Curzo, Prezzolini grande maestro, L'osservatore politico letterario, a. 29, n° 4, maggio 1983, pp. 33-46; disponibile anche su Circe.lett.unitn.it.
  11. Da Corse al trotto e altre cose, Sansoni, Firenze, 1952, p. 554.
  12. Da Lo scrittojo, ne L'osteria del cattivo tempo, Corbaccio.

Bibliografia[modifica]

  • Emilio Cecchi, America amara, Muzzio, 1940, ISBN 9788870217162.
  • Emilio Cecchi, Corse al trotto, Ed. Marzocco.

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