Marguerite Yourcenar

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Marguerite Yourcenar nel 1983

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (1903 – 1987), scrittrice francese.

Citazioni di Marguerite Yourcenar[modifica]

  • C'è un femminismo estremista che non amo. [...] Soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l'ostilità verso l'uomo. Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità – bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti – che non c'è bisogno di creare un altro ghetto. [...] Il fatto di considerare che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell'uomo moderno – il manager che fa affari, il finanziere, il politico – senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività.[1]
  • Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz'acqua dirette al macello.[2]
  • Credo che la politica non sia la cosa più importante del mondo, anche se siamo tutti sue vittime. Ma un autobus può travolgermi oggi pomeriggio, e io posso morire così, non per questo però l'autobus è la cosa più importante...[1]
  • In genere, a guardare spassionatamente, nella famiglia c'è molta più ostilità, tirannia – specialmente contro i figli – che amore, tenerezza, comprensione. Il pericolo di scaricare i propri sentimenti e desideri di violenza all'interno della famiglia è molto forte.[1]
  • L'ossessione del presente è caratteristica delle persone che vivono e pensano in modo convenzionale, dominati dalle mode. E così non si accorgono che tutto quello che è davvero importante nella nostra vita è uguale ieri come oggi.[1]
  • La libertà basta volerla.[1]
  • Mangiare carne è digerire le agonie di altri esseri viventi. Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso.[3]
  • Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l'universo.[4]

Alexis[modifica]

Incipit[modifica]

Questa lettera, amica mia, sarà lunghissima. Non mi piace troppo scrivere. Ho letto sovente che le parole tradiscono il pensiero, ma mi sembra che le parole scritte lo tradiscano ancor di piú. Tu sai ciò che resta di un testo dopo due successive traduzioni. E poi, io non sono abile. Scrivere è una scelta perpetua tra mille espressioni, nessuna delle quali, avulsa dalle altre, mi soddisfa completamente. Eppure dovrei sapere che soltanto la musica permette il concatenarsi degli accordi. Una lettera, anche la più lunga, costringe a semplificare ciò che non avrebbe dovuto essere semplificato: si è sempre cosí poco chiari quando si tenta di essere esaurienti!

Citazioni[modifica]

  • Ci si crede puri finché si disprezza quel che non si desidera.
  • È l'opinione altrui che conferisce ai nostri atti una sorta di realtà.
  • Ho sempre pensato che la musica dovrebbe essere soltanto silenzio, il mistero del silenzio che cerca di esprimersi.
  • I libri avrebbero potuto istruirmi. Ho sentito incriminare molto la loro influenza; forse mi renderei interessante. Ma i libri non hanno avuto alcun effetto su di me. Non ho mai amato i libri. Ogni volta che li apriamo siamo in attesa di qualche rivelazione sorprendente, ma ogni volta che li richiudiamo ci sentiamo più scoraggiati. D'altra parte bisognerebbe leggere tutto, e la vita non basterebbe. Ma i libri non contengono la vita; non ne contengono che la cenere; è, immagino, ciò che si chiama l'esperienza umana.
  • La sofferenza che si cagiona è l'ultima di cui ci si accorge.
  • Le cose, nella vita, non sono mai troppo precise; ed è mentire dipingerle nude, poiché non le vediamo mai se non in una nube di desiderio.
  • Ogni felicità è un'innocenza.
  • Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.
  • Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi.
  • Talora i nostri difetti sono i migliori avversari dei nostri vizi.

[Marguerite Yourcenar, Alexis o il trattato della lotta vana, traduzione di Maria Luisa Spaziani, Feltrinelli, Milano]

Archivi del nord[modifica]

  • Agire e pensare come tutti non è mai una garanzia e non è sempre una giustificazione.
  • Alcuni, di fronte alla malvagità e alla cattiveria, si ritraggono non per viltà ma per ripugnanza a discutere con un insolente.
  • Bisogna aver vissuto in una piccola città per sapere come i congegni della società vi giochino allo scoperto e fino a che punto i drammi e le farse della vita pubblica e privata vi siano messi a nudo.
  • C'è il momento in cui ogni scelta diventa irreversibile.
  • Ci pare sempre di essere vissuti a lungo nei luoghi in cui abbiamo vissuto intensamente.
  • Ci sono in ogni epoca degli individui che non pensano come tutti, cioè che non pensano come coloro che non pensano affatto.
  • Di fronte agli eccessi compiuti in altri tempi dal partito a cui si tiene, la tecnica molto semplice consiste da una parte nel denigrare le vittime, dall'altra nel dichiarare che le condanne erano necessarie per garantire l'ordine.
  • È dai fatti e dai gesti più banali che si deve cominciare a delineare un personaggio, come uno schizzo a grandi linee.
  • Il coraggio che rimuove troppo radicalmente il dolore avvelena questo e noi stessi.
  • L'antipatia è come un'amicizia a rovescio.
  • L'entusiasmo non si comunica come attraverso una miccia. La polvere è lenta ad accendersi e non basta mettere la gente di fronte ad un bel paesaggio o ad un buon libro per farglieli apprezzare.
  • L'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono ma sono i due stati più profondi che è dato di vivere.
  • La riflessione profonda, se espressa, cade facilmente nel luogo comune.
  • La vita fa presto a riformare dei vincoli che prendono il posto di quelli da cui ci si sente liberati: qualunque cosa si faccia e ovunque si vada, dei muri ci si levano intorno creati da noi, dapprima riparo e subito prigione.
  • Le più piccole gentilezze nei suoi confronti lo commuovevano fino alle lacrime: mi ci è voluto molto tempo per capire che quella forma di emotività è spesso prerogativa delle nature meschine che non danno nulla in cambio e si stupiscano che gli altri diano.
  • Lo scopo di ogni scrittore: comunicare un'impressione che non si potrà più dimenticare.
  • Lo strano impulso dell'artista consiste nel sovrapporre ai brulicanti aspetti del mondo reale una folla di figurazioni nate dal suo spirito, dal suo occhio e dalle sue mani.
  • Modesti sono coloro che hanno una tranquilla fiducia in sé stessi.
  • Molti grandi scrittori (soprattutto nel nostro tempo), nel collegio hanno trovato l'amore, il piacere, l'ambizione, i nobili pensieri, i bassi intrighi, tutta la vita in sunto. A volte è come se non avessero più imparato nulla in seguito e come se in loro l'essenziale fosse morto a vent'anni.
  • Per gli psicologi l'oblio nasconde sempre un segreto: questi analisti si rifiutano di affrontare il vuoto desolato.
  • Quei cattolici osservanti non si chiedevano se il lusso delle chiese non insultasse la miseria dei poveri.
  • Quelle famiglie i cui stemmi tappezzano i muri delle chiese discendono a volte da straccioni ribelli.
  • Un argomento poco sfruttato dalla letteratura ma che quando esiste è uno dei più forti e più completi in assoluto: l'affetto reciproco tra padre e figlia.
  • Un guscio di indifferenza talvolta circonda l'infanzia e la difende dalle provocazioni degli adulti.

[Marguerite Yourcenar, Archivi del nord, traduzione di Graziella Cillario, Einaudi, 1982]

Il colpo di grazia[modifica]

  • Abbiamo l'abitudine di parlare come se le tragedie si svolgessero nel vuoto: ma chi le condiziona è lo sfondo.
  • Credo che in ogni vita ci siano periodi in cui un uomo esiste realmente, e altri in cui egli non è che un agglomerato di responsabilità, di fatiche e, per le teste deboli, di vanità.
  • La crudeltà è un lusso da oziosi, come le droghe e le camicie di seta.
  • Le risposte sincere non sono mai nette né rapide.

[Marguerite Yourcenar, Il colpo di grazia, traduzione di Maria Luisa Spaziani, Feltrinelli.]

Fuochi[modifica]

  • Bestia stanca, uno staffile di fiamme mi colpisce le reni. Ho ritrovato il vero senso delle metafore dei poeti. Mi sveglio ogni notte nell'incendio del mio stesso sangue.
  • Bisogna amare un essere per correre il rischio di soffrire per lui. Bisogna amarti molto per rimanere capace di soffrirti.
  • Cessare di essere amata, significa diventare invisibile. Tu non ti accorgi più che io abbia un corpo.
  • Come sarebbe stato scialbo essere felici!
  • L'amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli.
  • Si arriva vergini a tutti gli avvenimenti della vita. Ho paura di non sapere come fare con il mio Dolore.

[Marguerite Yourcenar, Fuochi, traduzione di Maria Luisa Spaziani, Bompiani, 1986.]

L'opera al nero[modifica]

Incipit[modifica]

Enrico-Massimiliano Ligre procedeva a piccole tappe sulla via di Parigi.
Dei contrasti che opponevano il Re all'Imperatore, ignorava tutto. Sapeva solamente che la pace conclusa da qualche mese si sfilacciava già come un abito indossato troppo a lungo. Non era un segreto per nessuno che Francesco di Valois persisteva nell'adocchiare il Milanese come un amante sfortunato la sua bella; si sapeva da fonte sicura che si adoprava in silenzio a equipaggiare e adunare su i confini del duca di Savoia truppe nuove, per mandarle a raccattare a Pavia gli speroni che vi aveva perduti.

Citazioni[modifica]

  • [...] la vita imprigiona i pazzi e dischiude un pertugio ai savi.
  • Esageri l'ipocrisia degli uomini. [...] La maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio.
  • I pensieri periscono come gli uomini.
  • L'uomo è un'istituzione che ha contro di sé il tempo, la necessità, la fortuna e l'imbecille e sempre crescente supremazia del numero.
  • Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?
  • Le vostre età dell'oro sono come Damasco e Costantinopoli: belle a distanza; bisogna camminare per le loro strade per vedervi i lebbrosi e i cani famelici.
  • So che non so quel che non so; invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch'essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell'errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell'eterna presenza di falso.
  • Non ho mai deformato le opinioni dell'avversario per confutarle più facilmente [...].
  • Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza.
  • Morirò un po' meno sciocco di come sono nato.
  • A venti anni si era creduto libero dalle consuetidini o dai pregiudizi che paralizzano i nostri atti e mettono i paraocchi all'intelletto, ma in seguito la sua vita era trascorsa ad acquistare soldo a soldo quella libertà che aveva creduto di possedere di primo acchito nella sua totalità. Non si è liberi finché si desidera, si vuole, si teme, forse finché si vive.

[Marguerite Yourcenar, L'opera al nero, traduzione di Marcello Mongardo e Gabriella Cartago, Feltrinelli, Milano]

Memorie di Adriano[modifica]

Incipit[modifica]

Mio caro Marco,
Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza. È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana; l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue.

Citazioni[modifica]

  • Vi sono già zone della mia vita simili alle sale spoglie d'un palazzo troppo vasto, che un proprietario decaduto rinuncia a occupare per intero. (I, 1: p. 7)
  • Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? (I, 1: p. 20)
  • Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell'amore.
Et j'avoue que la raison reste confondue en présence du prodige même de l'amour [...]. (Ma sélection, 19 febbraio 2009, p. 24)
  • Ripugna allo spirito umano accettare la propria esistenza dalle mani della sorte, esser null'altro che il prodotto caduco di circostanze alle quali nessun dio presieda, soprattutto non egli stesso. (I, 2: p. 26)
  • Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri. (I, 2: p. 26)
  • M'importava assai poco che l'accordo ottenuto fosse esteriore, imposto, probabilmente temporaneo; sapevo che il bene e il male sono una questione d'abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all'interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto. (III, 1: p. 94)
  • Ciascuno di noi ha più qualità di quel che non si creda, ma solo il successo le mette in luce, forse perché allora ci si aspetta di vederci smettere d'esercitarle. (III, 2: p. 100)
  • Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell'uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l'amore non corrisposto, l'amicizia respinta o tradita, la mediocrità d'una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni: tutte le sciagure provocate dalla natura divina delle cose (III, 3: p. 108-109)
  • Fino a oggi, tutti i popoli sono periti per mancanza di generosità: Sparta sarebbe sopravvissuta più a lungo se avesse interessato gli iloti alla sua sopravvivenza. [...] Tenevo a che la più diseredata delle creature, lo schiavo che sgombra le cloache delle città, il barbaro che si aggira minaccioso alle frontiere, avessero interesse a veder durare Roma. (III, 3: p. 110)
  • Le nostre raccolte di aneddoti rigurgitano di storie di crapuloni che gettano i domestici alle murene, ma i crimini scandalosi, facilmente punibili, son poca cosa di fronte alle mille e mille angherie oscure, perpetrate ogni giorno da persone cosiddette perbene, ma dal cuore arido, che nessuno si sogna di molestare. (III, 3: p. 111)
  • Esser dio, in fin dei conti, obbliga ad una maggior numero di virtù che non essere imperatore. (p. 139)
  • Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada. (p. 155)
  • Le nostre vecchie religioni, che non impongono all'uomo il gioco di alcun dogma, si prestano a interpretazioni tanto varie quanto la natura stessa, e lasciano che i cuori austeri si foggino, se lo vogliono, una morale più alta, senza costringere le masse a precetti troppo rigidi per evitare che ne scaturiscano subito costriuzione e ipocrisia. (V, 1: p. 208)
  • Mi dicevo che è vano sperare, per Atene e per Roma, quell'eternità che non è accordata né gli uomini né alle cose, e che i più saggi tra noi negano persino agli dèi. [...]
    «Natura deficit, fortuna mutatur, deus omnia cernit.» La natura ci tradsce, la fortuna muta, un dio dall'alto guarda ogni cosa. [...]
    Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela, dove un calcolatore corrgegerebbe i suoi errori, dove l'artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato, la natura preferisce ricominciare dall'argilla, dal caos; e questo sperpero è ciò che si chiama l'«ordine delle cose». (V, 3: pp. 227-9)
  • La mia opinione su di lui si modificava senza posa, il che accade solo per gli esseri che ci toccano da vicino: gli altri, ci contentiamo di giudicarli alla grossa, e una volta per tutte. (V, 5: p. 241)
  • Mi fa meraviglia che la maggior parte degli uomini abbia tanta paura degli spettri, mentre si acconsente così facilmente a parlare con i morti, in sogno. (VI, 2: p. 272)
  • Io non esistevo più. Era sola. Quasi brutta, con la fronte aggrottata, in una indifferenza incantevole per la propria bellezza, faceva e rifaceva sulle dita, con una smorfia da scolaretta, le addizioni difficili. Non mi piacque mai tanto come quel giorno. (II, 5)
  • Mi sorprende sempre constatare quanto rari siano, soprattutto in Italia, i lettori disposti ad accettare questo libro per quello che è: uno studio sul destino umano, l'immagine d'un uomo che delle sue virtù e dei suoi difetti, delle sue esperienze personali e della sua cultura poco a poco si compone una sorta di saggezza pragmatica d'amministratore e di principe... (da una lettera alla traduttrice; citato in Una traduzione e un'amicizia: p. 327)
  • Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.
  • Ho cercato la libertà più che la potenza, e quest'ultima soltanto perché, in parte, secondava la libertà.
  • Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha.
  • Per un uomo di gusto, l'ostacolo più grave consiste nel fatto di occupare una posizione preminente, che implica ineluttabilmente il rischio dell'adulazione e della menzogna.
  • Se, per miracolo, qualche secolo venisse aggiunto ai pochi giorni che mi restano, rifarei le stesse cose, persino gli stessi errori, frequenterei gli stessi Olimpi e i medesimi Inferi.
  • Il mio primo consolato fu anch'esso un anno di guerra, una lotta segreta, ma continua, in favore della pace. Ma non la combattevo da solo. Prima del mio ritorno, s'era verificato nell'atteggiamento di Licinio Sura, di Attiano, di Turbo, un cambiamento analogo a quello che si era prodotto in me, come se, a onta della severa censura che praticavo sulle mie lettere, i miei amici mi avessero già compreso, preceduto, o seguito. In altri tempi, gli alti e bassi della mia sorte mi impacciavano soprattutto riguardo a essi; paure, impazienze che da solo avrei sopportato a cuor leggero, si facevano opprimenti se mi vedevo costretto a celarle alla loro sollecitudine o a infliggerne loro la confidenza; mi risentivo di quell'affetto che li angustiava per me più di me stesso, e che mai li portava a scoprire, sotto le agitazioni esteriori, l'essere tranquillo, al quale nulla importa davvero, e che per conseguenza può sopravvivere a tutto. Ma, ormai, mi mancava il tempo per interessarmi a me stesso, come del resto per disinteressarmene. Calava nell'ombra la mia persona, proprio perché, il mio punto di vista cominciava a contare. Ciò che importava, era che qualcuno si opponesse alla politica di conquiste, ne valutasse le conseguenze e la fine, e si preparasse, se possibile, a ripararne gli errori.
  • Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà, l'ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. (L'imperatore Adriano)
  • Come Ulisse ho viaggiato per 7 anni in cerca della mia Itaca... gli approdi che via via mi vedevano rifocillarmi alle altrui fonti non facevano altro che allontanarmi sempre più dalla mia patria, e sempre più smarrita mi scoprivo.... infine... l'ho trovata.... la mia Itaca... (... e mi accorsi... quanto sia vantaggioso essere un uomo nuovo... solo... quasi senza avi... un Ulisse senz'altra Itaca che quella interiore...)

Explicit[modifica]

Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...

Taccuini di appunti[modifica]

  • Il tempo non c'entra per nulla. Mi ha sempre sorpreso che i miei contemporanei, convinti d'aver conquistato e trasformato lo spazio, ignorino che si può restringere a proprio piacimento la distanza dei secoli. (p. 288)
  • Tutto ci sfugge. Tutti. Anche noi stessi. (p. 288)
  • L'uomo appassionato di verità, o, se non altro, di esattezza, il più delle volte è in grado di accorgersi, come Pilato, che la verità non è pura. (p. 296)
  • In un certo senso, ogni vita raccontata è esemplare; si scrive per attaccare o per difendere un sistema del mondo, per definire un metodo che ci è proprio. Ma non è meno vero che le biografie in genere si squalificano per una idealizzazione o una denigrazione a qualunque costo, per particolari esagerati senza fine o prudentemente omessi; anziché comprendere un essere umano, lo si costruisce. (p. 297)
  • Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche. (p. 297)
  • Ogni essere che ha vissuto l'avventura umana sono io. (p. 297)
  • Fare del proprio meglio. Rifare. Ritoccare impercettibilmente ancora questo ritocco. «Correggendo le mie opere, – diceva Yeats, – correggo me stesso». (p. 299)
  • Non c'è nulla di più fragile dell'equilibrio dei bei luoghi. Le nostre interpretazioni lasciano intatti persino i testi, essi sopravvivono ai nostri commenti; ma il minimo restauro imprudente inflitto alle pietre, una strada asfaltata che contamina un campo dove da secoli l'erba spuntava in pace creano l'irreparabile. La bellezza si allontana; l'autenticità pure. (p. 301)
  • I nostri rapporti con gli altri non hanno che una durata; quando si è ottenuta la soddisfazione, si è appresa la lezione, reso il servigio, compiuta l'opera, cessano; quel che ero capace di dire è stato detto; quello che potevo apprendere è stato appreso. (p. 301)

[Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano. Seguite dai Taccuini di appunti, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, Giulio Einaudi editore, Torino, 1988. ISBN 88-06-60011-7.]

Scritto in un giardino[modifica]

  • Il colore è l'espressione di una virtù nascosta.
  • L'idraulica costringe l'acqua a comportarsi come una fiamma, a rinnovare incessantemente all'interno della sua liquida colonna la sua ascensione verso il cielo. L'acqua, così forzata, sale fino alla punta estrema dell'obelisco fluido prima di ritrovare la sua libertà che consiste nel discendere.
  • L'acqua aspira a diventare vapore e il vapore a ridiventare acqua.

[Marguerite Yourcenar, Scritto in un giardino, traduzione di Carlo Angelino, Il melangolo, Genova 2004]

Note[modifica]

  1. a b c d e Dall'intervista di Elisabetta Rasy, Dall'io all'eternità, Panorama, n. 839, 10 maggio 1982.
  2. Da Chi sa se lo spirito delle bestie scende giù sotto terra, in Il tempo, grande scultore, traduzione di Giuseppe Guglielmi, Einaudi.
  3. Citato in Umberto Veronesi, Dell'amore e del dolore delle donne, Einaudi, Torino, 2010, pp. 123-124. ISBN 978-88-06-20133-3
  4. Da Pellegrina e straniera, traduzione di Elena Giovanelli, Einaudi.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]