Giulio Cavalli

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Giulio Cavalli

Giulio Cavalli (1977 – vivente), scrittore, drammaturgo, attore e regista italiano.

Citazioni di Giulio Cavalli[modifica]

  • La verità è un bene raro e prezioso: forse per questo qualcuno preferisce risparmiarla. (dall'intervista sull'incidente di Linate dell'ottobre 2001, Corriere della sera, 18 dicembre 2006)
  • Perché la guerra è sempre una parentesi bestiale, anche quando la storia ce la impone. (dal suo spettacolo teatrale Kabum! ... come un paio di impossibilità)
  • La giustizia è un animale strano, un lombrico che muore d'unto dentro le stanze unte così simili alle casse partitiche da feste di vino e salamella. Fare teatro civile, forse vorrebbe dire innanzitutto costruirsi una forma mentis "civile". Che significa uscire dalle dinamiche quelle conosciute di tiritera di vita tiritera, per avvicinarsi, e seduti fermarsi per lo meno a chiedersi cosa sarebbe la cosa giusta, e quale sarebbe la parola giusta per raccontarla. Certo non è facile credere che i comportamenti e i rapporti cambino così marcatamente il corso della giustizia, che almeno per etimologia dovrebbe essere il sentiero del giusto. Io non so come se ne avvicinano i "grandi". Anche perché ci sarebbe da rimanere il più zanni possibile, almeno per rispetto di noi stessi, certo la metamorfosi dell'impasto che aspetti che lieviti è così veloce che riconoscerla ogni volta che provi a riappoggiarci gli occhi è sempre più complicato. Teatrare è un dovere. Saperlo è un dovere. (da Teatrare giusto. Con brio.)
  • Mi sono rimesso, preparato, piegato, con la saponetta di timo nella valigia a forma di intestino. Ho spolverato le carte e le patenti con la stessa cura della pensione e di fianco, che batte con lo spigolo sull'occhio, il libro per continuare a sperare di perdersi…. Capita che ci si possa dimenticare lo spettacolo, ma ne ho fatto una copia di sicurezza chiusa nel taschino del portamonete. (da Tournée da dentro la valigia.)
  • Bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere gli spettacoli che non ti appartengono più. Li vedi perché non profumano d'arte, sono mollemeccanismiebulloni che girano indipendenti e decontestualizzati da qualsiasicosaqualunque e mentre li accendi in scena senti solo il tic-tac e gli attori sono pistoni. Uccidere uno spettacolo, decretarne la fine e impachettarlo per spedirlo nel cimitero degli elefanti è un atto duro, coraggioso ma dovuto: a sé stessi, al proprio pubblico, alla sincerità artistica. Ho visto miei spettacoli uscire a fatica a martellate sulle pareti dell'uovo, li ho visti sorridere compiaciuti davanti agli applausi e poi li ho ritrovati stopposi e senza più autoironia. Gli attori, ogni attore, non riescono a motivarsi, hanno troppa paura del vuoto per volare a lungo. Eppure sono la sorpresa e la meraviglia i semi migliori per costruirlo, e la consapevolezza che proprio per questo sono tele effimere è crescita: ogni mio spettacolo è la riemersione di un momento ma il suo habitat naturale è sott'acqua. (da Gli spettacoli muoiono.)
  • [Parlando del suo spettacolo "Linate 8 Ottobre 2001: la strage"] Il giorno dei giorni un anno dopo è roba da cabala, da numerologia poco fine buona al massimo per metterci sopra un po' di cacio e trasformarla in una riunione di compagni di classe dieci anni dopo com'eravamo. Linate un anno dopo, al suo primo compleanno del calendario è un lavoro sulla pista di lancio e una verità sempre più sconnessa. Povera verità. La partenza è lunga un po' di mesi, l'applauso è fumo e tabacco che ti rimane addosso e fuori un cumulo di cuori che ti abbracciano, complimenti sottovoce e cumuli di pseudocritici della cronacalocale nell'angolo cultura del quotidiano di provincia che puzzano come macerie e fumano come defecazioni scadute. Linate un anno dopo è più incazzato di prima della prima, ed è tutto uno scrollarsi di dosso il superfluo: il riserbo che non c'è proprio da tenere vista l'imbecillità dei nemici e visto il peso delle responsabilità. E nemmeno i sacerdoti della verità mi fanno più tanto ridere. Si continua, a briglie sciolte, con la pulizia di riconoscere gli sporchi, con la superbia per sopravvivere agli spocchiosi e con un paio di cartucce da lucidare per prepararle all'inchino. (da Linate. Diario di bordo.)
  • Ha ragione Nonnocleto: in Italia i processi ai colletti bianchi sono una gran frittata di borotalco e nebbia. Una gran giocoleria bengodiana sulla declinatoria di responsabilità ... "scaricabarile" aveva tradotto giù all'osteria il padre del postino... (dal suo spettacolo teatrale Linate 8 Ottobre 2001: la strage.)
  • [Parlando del turismo sessuale su minori] Un popolo che stupra il proprio futuro è un popolo già morto.
  • [Parlando del suo spettacolo sul disastro aereo di Linate] Io sono solo lo spazzacamino della nebbia, non faccio un processo di piazza. (da Il Giorno, 17 dicembre 06)
  • Perché ci farebbe meglio un po' a tutti, avere un po' più di eroi imperfetti. (da Caro Tito Fanfulla)
  • Perché Tito, dico te lo dico in un orecchio, qui l'abbiamo capito da ottocentocinquantanni quanto conta più che vincere quel sorriso dritto del vincitore. (da Caro Tito Fanfulla)
  • Questa mattina mi sono svegliato leggendomi nelle parole del pentito Luigi Bonaventura che parla di politici lombardi informati del piano che avrebbe dovuto uccidermi. Un'altra volta: un mese fa sempre l'ex boss della cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone aveva descritto minuziosamente il piano che avrebbe dovuto uccidermi. Un mese fa mi era scoppiata in mano la paura, pensavo di esserci abituato e invece no: la paura ti scoppia in faccia ogni volta con una forma diversa e non riesci proprio ad abituartici, forse meglio così.[1]
  • Tutte le mafie del mondo vivono, proliferano e crescono sulla base del proprio onore che cresce sulla paura. Quell'onore si incancrenisce e diventa credibilità fino a sommergersi e travestirsi di cultura. Ridere di mafia significa ribellarsi ad un racket culturale. (dal comunicato stampa del suo spettacolo Do ut des)
  • Per difendere la cultura serve organizzarsi e confiscare la bellezza a questi mercanti nel tempio dell'etica. (Intervista TG3 11 ottobre 2011)
  • Io sono di sinistra. Della sinistra che sta nell'idea che preserva il suolo, l'ambiente, l'acqua e l'aria come bene comune. Che crede nell'impegno dell'uguaglianza: uguaglianza di possibilità, uguaglianza sociale e uguaglianza nei diritti e nei doveri. Della sinistra che trova inaccettabile questo paese come laboratorio del totalitarismo moderno. Che crede nel valore della laicità e vigila sulla libera professione delle fedi, che coltiva la ricchezza delle differenze, che pretende dignità nel lavoro, che crede nelle leggi come opportunità di convivenza e di tutela, che condanna lo sfruttamento e il mercimonio e che ha una storia di persone e di valori. Così, tanto per chiarire. http://www.giuliocavalli.net/2011/06/22/io-non-sono-oltre-le-ideologie/

Citazioni su Giulio Cavalli[modifica]

  • Quando Giulio Cavalli mi ha inviato la prima bozza del suo Kabum! ho subito accettato di incontrarlo, e poi di occuparmi della supervisione artistica del suo spettacolo. Questo per diversi motivi. Intanto perché questo spettacolo è stato concepito con una tecnica – quella del gramelot – che mi ha riportato al tempo della mia collaborazione con Dario Fo, che di questa tecnica è l'indiscusso maestro. Poi perché Kabum! è un testo incentrato sulla memoria, come tanta parte del mio lavoro. (Paolo Rossi (attore))

Note[modifica]

  1. Da Basta parole: ora salvatemi, Espresso.repubblica.it, 27 agosto 2013.

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