Giuseppe Di Vittorio

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Giuseppe Di Vittorio

Giuseppe Di Vittorio (1892 – 1957), antifascista, politico e sindacalista italiano.

Citazioni di Giuseppe Di Vittorio[modifica]

  • È un'infame invenzione di Mussolini, Corridoni non sarebbe mai stato fascista. Era troppo onesto, coraggioso, leale, per mettersi al servizio degli agrari![1]
  • I padroni non considerano il lavoratore un uomo, lo considerano una macchina, un automa. Ma il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi, non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone.[2]
  • Io non sono, non ho mai preteso, né pretendo di essere un uomo rappresentativo della cultura. Però sono rappresentativo di qualche cosa. Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permetta loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana. La cultura non soltanto libera queste masse dai pregiudizi che derivano dall'ignoranza, dai limiti che questa pone all'orizzonte degli uomini: la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale.[3]
  • L'Armata Rossa che spara contro i lavoratori di un paese socialista è inaccettabile.[4]

Dall'ultimo discorso agli attivisti sindacali di Lecco

Citato in L'ultimo discorso di Di Vittorio, cgilUmbria.it, 3 novembre 1957

  • Conosco le amarezze, le delusioni, il tempo talvolta che richiede l'attività sindacale, con risultati non del tutto soddisfacenti. Conosco bene tutto questo, perché anch'io sono stato attivista sindacale: voi sapete bene che io non provengo dall'alto, provengo dal basso.
  • È giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli continuano a moltiplicare i loro profitti e le loro ricchezze, ai lavoratori non rimangano che le briciole? È giusto che il salario dei lavoratori sia al di sotto dei bisogni vitali dei lavoratori stessi e delle loro famiglie, delle loro creature? È giusto questo? Di questo dobbiamo parlare, perché questo è il compito del sindacato.
  • I profitti si alzano sempre più e i salari stentano a salire, rimangono sempre in basso. Le conseguenze, allora, di questi colpi ricevuti dalla CGIL ad opera del grande capitalismo, delle scissioni, delle divisioni dei lavoratori quali sono state? Ecco: le due curve, la curva dei profitti che aumenta sempre di più, e la curva dei salari che rimane sempre in basso.
  • La nostra causa è veramente giusta, serve gli interessi di tutti, gli interessi dell'intera società, l'interesse dei nostri figliuoli. Quando la causa è così alta, merita di essere servita, anche a costo di enormi sacrifici.

Citazioni su Giuseppe Di Vittorio[modifica]

  • [Dal telegramma di condoglianze alla moglie] Associo il mio profondo rimpianto al suo dolore ed al cordoglio di quanti, conoscendo Giuseppe Di Vittorio come lo conobbi fin dal periodo dello sforzo comune per la ricostruzione sindacale, sono stati attratti dalle sue doti di umanità e dal suo appassionato fervore in difesa delle classi lavoratrici. (Giovanni Gronchi)
  • Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. (Nicola Lagioia)
  • Il personaggio dominante del sindacalismo italiano del dopoguerra è Giuseppe Di Vittorio. Figlio di un bracciante pugliese, bracciante semianalfabeta arriva giovanissimo nell'anarcosindacalismo. Combattente nella prima guerra mondiale, ferito a Monte Zebio, si incontra poi con il gruppo torinese di Gramsci e di Togliatti e diventa uno dei dirigenti del Partito comunista seguendo la sua storia tempestosa e sinuosa, dalla lotta fronte contro fronte degli anni Trenta, con tutto il suo settarismo antisocialista, alla guerra di Spagna, al Fronte popolare, alla Resistenza. Come gli altri dirigenti del PCI Di Vittorio passa in questi anni da posizioni massimaliste a posizioni possibiliste e riformiste, ma conservando sempre un rapporto con la società reale, con i suoi bisogni, con le sue speranze, conservando sempre quel rispetto per l'uomo che lo stalinismo aveva completamente cancellato. (Giorgio Bocca)
  • Luciano Lama ebbe in Di Vittorio un grandissimo maestro: accompagnandolo nei suoi numerosi viaggi conobbe la realtà del Mezzogiorno e comprese l'importanza del contatto diretto con le masse. (Pietro Grasso)

Note[modifica]

  1. Giuseppe Di Vittorio e Anita Di Vittorio, La mia vita con Di Vittorio, 1965.
  2. Citato in Alessi Cristina, Barbera Marzia, Guaglianone Luciana, Cacucci Editore S.a.s., 2019, Impresa, lavoro e non lavoro nell'economia digitale. ISBN 8899068518
  3. Citato in Giuseppe Di Vittorio e la cultura, casadivittorio.it.
  4. Citato in Chiara Valentini, Enrico Berlinguer, Feltrinelli, Milano, 2014, p. 106. ISBN 9788807884498

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