Nicola Lagioia

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Nicola Lagioia (1973 – vivente), scrittore italiano.

Citazioni di Nicola Lagioia[modifica]

Sul ring con Jack London

nazioneindiana.com, 14 giugno 2006

  • Il peccato commesso sia dagli accademici malati di intellettualismo che dai critici letterari affetti da marxismo è in fondo il medesimo: dare una lettura ideologica di Jack London. E se indossare le lenti dell'ideologia è il sistema migliore per tradire la vita, la stessa cosa si può dire anche per l'arte, che della vita è uno degli specchi più fedeli.
  • Liberatosi dalle pastoie dell'ideologia, il giovane scrittore che voglia imparare qualcosa dall'arte di Jack London si renderà conto di come i conflitti sociali, le lotte sindacali, le palestre di boxe, il gelo del Klondike sono più che altro l'occasione, il contesto, l'apparato scenografico necessario a mettere in scena il più universale dei temi: il confronto tra singolo e mondo.
  • Jack London è capace di calarsi con una sconcertante facilità nei panni di proletari, aristocratici, operai, malati di mente, bambini, vecchi, madri, assassini, poliziotti, rivoluzionari, maggiordomi, giornalisti… senza tra l'altro limitare questa facoltà al solo genere umano: quando dalle sue pagine a un certo punto salta fuori un lupo, ci sembra stranamente di essere nella testa del lupo, di pensare insieme a lui; la stessa cosa per orsi, cani, caribù fino ad attraversare una soglia piuttosto inquietante – quella tra organico e inorganico – oltre la quale London può convincerci di essere capace (e noi, leggendo, capaci insieme a lui) di incarnare lo spirito, il senso (il pensiero?) di una distesa di neve, di un ruscello, di una roccia, di un cadavere, di una locomotiva.
  • Forse non c'entra molto con le tecniche narrative, ma leggendo Jack London ci si ricorda come i veri uomini non si vergognino di piangere.

La ferocia[modifica]

Incipit

Una pallida luna di tre quarti illuminava la statale alle due del mattino. La strada collegava la provincia di Taranto a Bari, e a quell’ora era di solito deserta. Correndo verso nord la carreggiata entrava e usciva da un asse immaginario, lasciandosi alle spalle uliveti e vitigni e brevi file di capannoni simili ad aviorimesse. Al chilometro trentotto compariva una stazione di servizio. Non ce n’erano altre per parecchio, e oltre al self-service erano da poco attivi i distributori automatici di caffè e cibi freddi. Per segnalare la novità, il proprietario aveva fatto piazzare uno sky dancer sul tetto dell’autofficina. Uno di quei pupazzi alti cinque metri, alimentati da grossi motori a ventola.

Citazioni[modifica]

  • Qualunque individuo sano di mente avrebbe provato sconcerto entrando a Taranto dalla statale jonica. La quieta promessa del mare costiero si infrangeva sulle torri di frantumazione del cementificio, sulle colonne di frazionamento della raffineria, sui laminatoi, sui parchi minerari del gigantesco complesso industriale che artigliava la città. (p. 11)

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