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Giuseppe Mercalli

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Giuseppe Mercalli sul Vesuvio, 1909

Giuseppe Mercalli (1850 – 1914), geologo, sismologo, vulcanologo e presbitero italiano.

Citazioni di Giuseppe Mercalli

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  • Il Vesuvio è un monte, da ogni parte isolato, che si eleva con dolce pendio, direttamente dal mare, nell'angolo meridionale della Campania, della quale è il più bello ornamento e la precipua cagione di meravigliosa prosperità, benché talvolta ne divenga, colle sue distruggitrici lave, spaventevole flagello. La sua base, press'a poco circolare, misura circa 50 chilometri di circonferenza. A levante la ridente valle del Sarno lo separa dalle rocce calcaree dell'Appennino sorrentino e nolano, a ponente il Sebeto lo divide dai crateri trachitici spenti o semispenti dei Campi Flegrei, ai quali appartengono pure le colline di Posilipo, del Vomero, di Capodimonte e di Poggioreale, che fanno corona alla regina del golfo partenopeo.[1]

I vulcani attivi della Terra

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  • La temperatura delle lave si mantiene altissima fino a grande distanza dalle bocche d'efflusso specialmente se sono interfluenti; perché la crosta solida, che le ricopre è un cattivissimo conduttore del calore. Al Mauna Loa le lave del 1859 arrivarono al mare ancora fluidissime e al colore rosso vivo dopo aver percorso più di 53 km. senza ricevere nuovo calore dall'interno della terra.
    Racconta il Serao che la lava vesuviana del 1737, giunta a Torre del Greco, fuse e ridusse in una massa informe il vetro dei bicchieri del Convento dei Carmelitani e che presso la stessa città, dopo un mese e più, avendo gli operai, per ordine del Re, tentato di sgombrare la strada invasa dalla lava, dovettero desistere dal lavoro, perché la roccia, quantunque già solidificata, era ancora tanto infuocata che rendeva molli i ferri dei lavoratori. (cap. III, pp. 186-187)
  • La celerità con cui la lava si raffredda e si solidifica alla superficie è dimostrata dai fatti più svariati. Citerò i fili vetrosi tanto abbondanti alla superficie della lava del Kilauea[2], e dell'isola della Riunione, e i pezzi di magma sollevati verticalmente e in altri modi diversi sopra il livello della corrente e solidificati in quelle posizioni senza obbedire alla gravità. Infine uno dei fenomeni più curiosi è quello di alberi circondati completamente dalla lava fluente senza abbruciare, come hanno verificato O. Silvestri e F. Fouqué all'Etna nel 1865, dove la corrente infuocata dello spessore di 6-7 metri incendiò molti alberi, che incontrò sul suo cammino, ma ne rispettò altri rimasti col fogliame ancor verde e sporgente dalla lava consolidata, che si era modellata sulla parte inferiore del loro tronco. (cap. III, pp. 188-189)
  • I soffioni [boraciferi] presentano il fenomeno dell'emigrazione, cioè: ciascun soffione non ha che una vita temporanea e, dopo un tempo più o meno lungo, a poco a poco s'indebolisce e finisce per cessare totalmente. Allora compare un nuovo soffione in luogo non lontano e sempre in posizione più elevata. In tal modo i soffioni d'un dato distretto emigrano dalle parti inferiori a quelle superiori della valle. (cap. VI, p. 286)

Note

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  1. Da Il Vesuvio, citato in Napoli ieri, Edizioni S.a.r.a., p. 17.
  2. Propr. Kīlauea, vulcano dell'isola di Hawaii, la più estesa dell'omonimo arcipelago.

Bibliografia

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Altri progetti

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