Golfo di Napoli

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Il Golfo di Napoli

Citazioni sul Golfo di Napoli.

  • Da Punta della Campanella a Capo Miseno[1]era un cerchio perfetto nella metafisica luce della luna. Ogni punto era un riferimento archeo-storico-sociologico, un «a capo del mito»: il Vesuvio, Pompei, la costa di Stabia, il promontorio di Sorrento, Capri e il Salto di Tiberio, lo sperone di Ischia, la prua della virgiliana Posillipo e il vasto mare a cerchi concentrici come l'eco, frastagliato dalle luci delle lampare... Ora mi spiego perché Giacomo Leopardi dettò gli ultimi sei versi del divino (e mai aggettivo fu più effettuale) Tramonto della luna da un giardino del golfo, dopo avere amato e odiato Napoli. (Domenico Rea)
  • [Napoli] è posta alle radici di piccioli colli che in guisa di arco la circondano; ha dirimpetto il Golfo Cratera, così dagli antichi nominato, peroché Miseno ed il promontorio di Minerva, ora detto Campanella, con l'isola di Capri, la cingono in forma di tazza: e tazza di argento degnamente si può domandare, poiché la purità e la tranquillità di quell'acqua sembra a' riguardanti un vivo argento. (Camillo Porzio)
  • Il Golfo di Napoli stringe tra le sue braccia sinuose la storia e le leggende di duemila anni. Pochi luoghi sulla terra risvegliano un interesse altrettanto appassionato. Non uno lo supera in bellezza. Persino in quest'epoca prosaica esso continua a essere una fonte copiosa di romanticismo. Anno dopo anno, e secolo dopo secolo, da ogni luogo della terra gli adoratori di Napoli sono venuti al suo [...] golfo. (John Lawson Stoddard)
  • Un Dio mite e benigno, arcadico e sentimentale, dette vita al golfo di Napoli e, infinitamente savio, lo fece a guisa di cerchio e ne sbarrò l'entrata con isole protettrici, e lo ornò di cale e di seni sicuri, e gli diede la varietà dalla bassura flegrea alle montagne dei Lattari, e vi fece crescere la flora più vaga e il più impenetrabile bosco era di aranci. (Gino Doria)
  • Veduta del golfo di Napoli nel ritorno: capo disegnato dalla luce del sole occidente; riflesso della luce sul Vesuvio e l'Apennino; armonia di quei fuochi e del cielo. Vapor diafano a fior d'acqua e a mezza montagna. Bianchezza delle vele delle barche rientranti nel porto. L'isola di Capri lontana. La montagna di Camaldoli col convento e gruppo d'alberi, sopra Napoli. Contrasto di ciò con la zolfatara. (François-René de Chateaubriand)
  • Vi sono dei panorami che rappresentano assai più che una bellezza naturale o lo spettacolo di una grande città, addirittura le fattezze della Patria.
    In Italia, per quanto ricca si creda, sono in numero limitatissimo. Ad esempio la vista dal Viale dei Colli sulla città e le colline di Firenze; quella dal Gianicolo su Roma; la Riva degli Schiavoni a Venezia: ma su tutte, inutile negarlo, troneggia il panorama del Golfo di Napoli, sia dall'alto del Vomero o di San Martino sia all'arrivo dal mare. È questa la porta celeste dell'Italia, la porta che non è rettorico chiamare augusta, e provoca nostalgia e rimpianto non solo ai napoletani emigrati. (Cesare Brandi)

Note[modifica]

  1. Le due estremità che delimitano il Golfo di Napoli. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia, Campania, p. 341, nota 12.

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