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Heinrich Himmler

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Heinrich Himmler nel 1938

Heinrich Himmler (1900 – 1945), militare tedesco.

Citazioni di Heinrich Himmler

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  • [Sulle SS] Così ci siamo schierati e secondo leggi immutabili marciamo come ordine militare nazional socialista, uomini d'impronta nordica, comunità giurata della nostra stirpe, verso un lontano avvenire, e desideriamo e crediamo di essere non soltanto i pronipoti che meglio la difendono, ma anche e in più i padri di generazioni future, necessarie alla vita eterna del popolo tedesco-germanico.[1]
  • La crudeltà impone rispetto.[2]
  • La SA costituisce la truppa, la SS è la guardia. È sempre esistita una guardia. I persiani, i greci, Cesare, Napoleone e anche il vecchio Fritz ne hanno avuto una. La SS è la guardia della nuova Germania.[3]

Citazioni su Heinrich Himmler

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  • Himmler definì le SS come il nuovo tipo umano che in nessuna circostanza avrebbe fatto "una cosa per se stessa". (Hannah Arendt)
  • Nei suoi discorsi riservati e non destinati al pubblico Himmler parla esplicitamente di schiavitù: c’è assoluto bisogno di «schiavi di razza straniera» (fremdvölkische Sklaven) dinanzi ai quali la «razza dei signori» (Herrenrasse) non deve mai smarrire la sua «aura signorile» (Herrentum) e coi quali essa non deve in alcun modo mescolarsi o confondersi. (Domenico Losurdo)
  • Paradossalmente, Himmler si presentava quasi come un avversario dell'antisemitismo, perché in fondo l'antisemitismo non era che un'ideologia e, come egli soleva dire, non era con le ideologie che si uccidevano i pidocchi: la questione ebraica era una questione di pulizia e come per spidocchiare non valevano ideologie ma solo l'allontanamento fisico dei pidocchi, altrettanto doveva valere per gli ebrei. (Enzo Collotti)

Note

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  1. Citato in Meier-Benneckenstein Das 3. Reich im Aufban (Il terzo Reich in costruzione), 1939; citato in Reimund Schnabel, Il disonore dell'uomo, 1966.
  2. Citato in AA.VV., Il libro della Seconda guerra mondiale, traduzione di Sandro Matteoni, Gribaudo, 2022, p. 24. ISBN 9788858041406
  3. Citato in Max Gallo, La notte dei lunghi coltelli (La nuit des longs couteaux), traduzione di Raffaele Rinaldi, il Giornale Biblioteca storica, 1999, p. 66.

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