Enzo Collotti

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Enzo Collotti (1929 – vivente), storico italiano.

La soluzione finale[modifica]

Incipit[modifica]

Lo sterminio degli ebrei promosso e attuato dal regime nazionalsocialista va visto nel quadro di una più generale recrudescenza delle ostilità contro gli ebrei che si diffuse sul continente europeo in modo particolare dopo la prima guerra mondiale. Fu nell'ambito della crisi politica, sociale e culturale prodotta dalla guerra mondiale, vera e propria crisi dei valori, che teorie antisemite e razziste di diversa estrazione e matrice culturale, già variamente introiettate nella cultura e nella politica della società europea sin dalla metà dell'Ottocento, conobbero nuova diffusione e nuova vitalità.

Citazioni[modifica]

  • La fusione dell'antisemitismo con l'antibolscevismo funse da fattore moltiplicatore di una avversione, che, con il tempo e il cumularsi di schemi razzistici e di schemi ideologici, consegnerà al fanatismo razzista dei regimi fascisti una miscela a dir poco esplosiva. (I. L'antisemitismo tra le due guerre mondiali, p. 10)
  • Nelle sue punte più radicali – Il Manifesto della razza degli scienziati fascisti del luglio 1938 – pur di puntare all'isolamento degli ebrei e di farne un bersaglio, il fascismo tentò di inventarsi una razza italiana, come razza pura, come razza nordica, mantenutasi nei millenni incontaminata, un corpo sano dal quale bisognava espellere ora l'elemento infido, contaminatore e disgregatore degli ebrei. (I. L'antisemitismo tra le due guerre mondiali, p. 16)
  • Nessuna attenuante dal punto di vista etico e politico può essere invocata a favore del fascismo italiano. Il fatto che gli ebrei poterono trovare solidarietà in larga parte della popolazione o che trovassero protezione nella stessa politica della S. Sede, [...] in nulla attenua le responsabilità del regime, il quale fra l'altro, predisponendo il censimento dell'agosto 1938 creò una sorta di anagrafe degli ebrei e con ciò uno strumento che sarebbe stato utilizzato dopo l'armistizio dell'8 settembre del 1943 per la caccia all'ebreo e per la deportazione nei campi di sterminio. (I. L'antisemitismo tra le due guerre mondiali, p. 17)
  • [...] fondamentalmente un miscuglio di biologismo e di volontarismo era il presupposto del modello razziale disegnato da Hitler, al quale si opponeva come polo antagonista l'ebreo come il più pericoloso nemico, «eterno parassita nel corpo degli altri popoli». L'ebreo, infatti, secondo Hitler, non possiede una propria civiltà o cultura, ma si è sempre alimentato appropriandosi dei prodotti del lavoro intellettuale altrui, saccheggiando in altri termini il patrimonio culturale dei popoli con i quali viene a contatto. Il suo intelletto non è e non può essere un intelletto creativo, ma solo un intelletto distruttore, disgregatore. (II. Caratteri e specificità dell'antisemitismo nazista: le idee, p. 23)
  • Paradossalmente, Himmler si presentava quasi come un avversario dell'antisemitismo, perché in fondo l'antisemitismo non era che un'ideologia e, come egli soleva dire, non era con le ideologie che si uccidevano i pidocchi: la questione ebraica era una questione di pulizia e come per spidocchiare non valevano ideologie ma solo l'allontanamento fisico dei pidocchi, altrettanto doveva valere per gli ebrei. (VI. Le complicità e il silenzio del mondo, p. 75)
  • È opinione comune degli studiosi che l'insufficienza e l'inefficacia dell'iniziativa della CRI [Croce Rossa internazionale], che avrebbe dovuto attivarsi soprattutto sul terreno assistenziale per rendere meno dura la vita e la sopravvivenza dei deportati, non derivò soltanto dagli ostacoli che venivano frapposti dalle autorità tedesche alla possibilità di entrare nei campi d'internamento, né soltanto dalle difficoltà di omologare le nuove categorie di deportati alle categorie tradizionali dei prigionieri di guerra e degli internati civili nei cui confronti la CRI era abilitata a lavorare. Esse derivavano anche, se non soprattutto, dalla scarsa convinzione che ebbero i dirigenti dell'organizzazione di doversi fare carico di un problema che aveva connotati completamente nuovi, ma che soprattutto implicava problemi politici che non erano risolvibili con i mezzi della diplomazia tradizionale. (VI. Le complicità e il silenzio del mondo, p. 78)

Bibliografia[modifica]

  • Enzo Collotti, La soluzione finale. Lo sterminio degli ebrei, Tascabili economici Newton, Roma, 1995. ISBN 88-7983-882-2.

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