Giuseppe Ungaretti

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Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti (1888 – 1970), poeta italiano.

Citazioni di Giuseppe Ungaretti[modifica]

  • La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. Lo avvicina.[1]
  • Maria! Maria! Maria! Maria! Maria! Maria! | Dolce è la sera e vive le stelle brillano | nel mare, e un vento smuove i rami secolari | degli eucalipti. Tutto è pace e un pastore | sale con le capre, mi saluta e sorride. | Chora in alto, nel suo monastero antico, | con le sue bianche case, isola e sigilla | un segreto che porto per sempre nel cuore. | Il vento ora tace. Sono solo, è vero, | così doveva essere, mi dico. D'improvviso, | un lampo squarcia il cielo. Nel silenzio | della cupa grotta dell'Apocalisse, odo un dialogo, | rivivo una domanda di Giovanni alla madre di Dio. (da Salire costa[2])
  • Né vi sorprenda che Canosa occupando i tre quarti d'un colle apparisca, straordinario giuoco di bussolotti, sull'incurvarsi di una strada storica. E se non una città di fatalità omeriche e designata a fiorire prima forse che fosse nato Omero, quale poteva ambire d'essere scelta fra quelle che avrebbero legato ufficialmente Roma al mare? È una collina come un'onda gonfia più che non dovrebbe consentire la calma che le si stende ai piedi. Ma la Valle dell'Ofanto dalla quale esce Canosa è tutt'altro che calma, se "calma" non fosse vocabolo capace come uno di quegli inganni messi in opera da Annibale e proprio da queste parti che convincevano il nemico a schierarsi anche contro il vento, il polverone e il sole.[3]
  • Non sono il poeta dell'abbandono alle delizie del sentimento, sono uno abituato a lottare, e devo confessarlo – gli anni vi hanno portato qualche rimedio – sono un violento: sdegno e coraggio di vivere sono stati la traccia della mia vita. Volontà di vivere nonostante tutto, stringendo i pugni, nonostante il tempo, nonostante la morte. (da Note a L'allegria; in Vita d'un uomo, p. 518)

L'allegria

in Vita d'un uomo, pp. 1-98.

  • Tra un fiore colto e l'altro donato | l'inesprimibile nulla (Eterno; p. 5)
  • Ogni colore si espande e si adagia | negli altri colori || Per essere più solo se lo guardi (Tappeto; p. 8)
  • Morire come le allodole assetate | sul miraggio || O come la quaglia | passato il mare | nei primi cespugli | perché di volare | non ha più voglia || Ma non vivere di lamento | come un cardellino accecato (Agonia; p. 10)
  • Vi arriva il poeta | e poi torna alla luce con i suoi canti | e li disperde || Di questa poesia | mi resta | quel nulla | d'inesauribile segreto (Il porto sepolto, 29 giugno 1916; p. 23)
  • Un'intera nottata | buttato vicino | a un compagno | massacrato | con la sua bocca | digrignata | volta al plenilunio | con la congestione | delle sue mani | penetrata | nel silenzio | ho scritto | lettere piene d'amore || Non sono mai stato | tanto | attaccato alla vita (Veglia, Cima Quattro, 23 dicembre 1915; p. 25)
  • Chiuso fra cose mortali || (Anche il cielo stellato finirà) || Perché bramo Dio? (Dannazione, Mariano, 29 giugno 1916; p. 35)
  • Volti al travaglio | come una qualsiasi | fibra creata | perché ci lamentiamo noi? (Destino, Mariano, 14 luglio 1916; p. 38)
  • Di che reggimento siete | fratelli? | Parola tremante | nella notte. | Foglia appena nata | Nell'aria spasimante | involontaria rivolta | dell'uomo presente alla sua | fragilità | Fratelli. (Fratelli, Mariano, 15 luglio 1916; p. 39)
  • La morte | si sconta | vivendo. (Sono una creatura, Valloncello di Cima Quattro, 5 agosto 1916; p. 41)
  • Col mare | mi sono fatto | una bara | di freschezza (Universo, Devatchi, 24 agosto 1916; p. 49)
  • Di queste case | non è rimasto | che qualche | brandello di muro || Di tanti | che mi corrispondevano | non è rimasto | neppure tanto || Ma nel cuore | nessuna croce manca || È il mio cuore | il paese più straziato. (San Martino del Carso, Valloncello dell'Albero Isolato, 27 agosto 1916; p. 51)
  • Eccovi un uomo | uniforme || Eccovi un'anima | deserta | uno specchio impassibile (Distacco, Locvizza, 24 settembre 1916; p. 53)
  • Sono un poeta | un grido unanime | sono un grumo di sogni || Sono un frutto | d'innumerevoli contrasti d'innesti | maturato in una sera (Italia, Locvizza, 1 ottobre 1916; p. 57)
  • Quando trovo | in questo mio silenzio | una parola | scavata è nella mia vita | come un abisso. (Commiato, Locvizza, 2 ottobre 1916; p. 58)
  • E subito riprende | il viaggio | come | dopo il naufragio | un superstite | lupo di mare. (Allegria di naufragi, 14 febbraio 1917; p. 61)
  • Non ho voglia | di tuffarmi | in un gomitolo | di strade (Natale, Napoli, 26 dicembre 1916; p. 62)
  • Lasciatemi così | come una | cosa | posata | in un | angolo | e dimenticata (Natale, Napoli, 26 dicembre 1916; p. 62)
  • M'illumino | d'immenso. (Mattina, Santa Maria La Longa, 26 gennaio 1917; p. 65)
  • La vita si vuota | in diafana ascesa | di nuvole colme | trapunte di sole (Inizio di sera, 15 febbraio 1917; p. 67)
  • Si sta come | d'autunno | sugli alberi | le foglie. (Soldati, Bosco di Courton, luglio 1918; p. 87)
  • Non mi rimane che rassegnarmi a morire. | Alleverò dunque tranquillamente una prole. (Lucca; p. 95)
  • Quando mi desterò | dal barbaglio della promiscuità | in una limpida e attonita sfera || Quando il mio peso mi sarà leggero | Il naufragio concedimi Signore | di quel giovane giorno al primo grido. (Preghiera; p. 97)

Citazioni su L'allegria[modifica]

  • Questo vecchio libro è un diario. L'autore non ha altra ambizione e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre, se non quella di lasciare una sua bella biografia. Le sue poesie rappresentano dunque i suoi tormenti formali, ma vorrebbe si riconoscesse una buona volta che la forma lo tormenta solo perché la esige aderente alle variazioni del suo animo, e, se qualche progresso ha fatto come artista, vorrebbe che indicasse anche qualche perfezione raggiunta come uomo. Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è stato mai estraneo. Senza mai negare le necessità universali della poesia, ha sempre pensato che, per lasciarsi immaginare, l'universale deve attraverso un attivo sentimento storico, accordarsi colla voce singolare del poeta.[4] (Giuseppe Ungaretti)
  • [Le poesie de L'allegria sono] Scritte per dire con la massima precisione possibile (non si arriva mai ad esprimersi con precisione), ma, insomma, per dire con la massima approssimazione quello che sentivo: dire così in pochissime parole... Non c'era tempo.[5] (Giuseppe Ungaretti)

Sentimento del Tempo

in Vita d'un uomo, pp. 99-196.

Giuseppe Ungaretti
  • [...] il vero amore è una quiete accesa | [...]. (Silenzio in Liguria, 1922; p. 107)
  • D'altri diluvi una colomba ascolto. (Una colomba, 1925; p. 113)
  • Luna, | piuma di cielo, | cosi velina, | arida, | trasporti il murmure d'anime spoglie? (Ultimo quarto, 1927; p. 138)
  • Uomo che speri senza pace, | stanca ombra nella luce polverosa, | l'ultimo caldo se ne andrà a momenti | e vagherai indistinto... (Ombra, 1927; p. 140)
  • E il cuore quando d'un ultimo battito | avrà fatto cadere il muro d'ombra, | per condurmi, Madre, sino al Signore, | come una volta mi darai la mano. (La madre, 1930; p. 158)
  • L'uomo, monotono universo, | crede allargarsi i beni | e dalle sue mani febbrili | non escono senza fine che limiti. (La pietà, 1928, 4; p. 171)
  • Figlia indiscreta della noia, | memoria, memoria incessante, | le nuvole della tua polvere, | non c'è vento che se le porti via? || Gli occhi mi tornerebbero innocenti, | vedrei la primavera eterna || E, finalmente nuova, | o memoria, saresti onesta. (Caino, 1928; p. 173)
  • Morte, muta parola, | sabbia deposta come un letto | dal sangue, | ti odo cantare come una cicala | nella rosa abbrunata dei riflessi. (Canto secondo, 1932; p. 182)
  • Quando ogni luce è spenta | e non vedo che i miei pensieri, || un'Eva mi mette sugli occhi | la tela dei paradisi perduti. (..., 1932; p. 191)
  • Non mi lasciare, resta, sofferenza! (Auguri per il proprio compleanno, 1935; p. 194)
  • E gli alberi e la notte | non si muovono più | se non da nidi. (Silenzio stellato, 1932; p. 196)

Il Dolore

in Vita d'un uomo, pp. 197-238.

  • Disperazione che incessante aumenta | la vita non mi è più, | arrestata in fondo alla gola, | che una roccia di gridi. (Tutto ho perduto; p. 201)
  • La memoria non svolge che le immagini | e a me stesso, io stesso | non sono già più | che l'annientante nulla del pensiero. (Se tu mio fratello; p. 202)
  • Il tempo è muto fra canneti immoti... (Il tempo è muto; p. 213)
  • I ricordi, un inutile infinito, [...]. (I ricordi; p. 237)

Il Taccuino del Vecchio

in Vita d'un uomo, pp. 271-286.

  • [...] la carità feroce del ricordo. (Ultimi cori per la Terra Promessa, 2; p. 274)
  • Quando un giorno ti lascia, | pensi all'altro che spunta. || È sempre pieno di promesse il nascere | sebbene sia straziante | e l'esperienza d'ogni giorno insegni | che nel legarsi, sciogliersi o durare | non sono i giorni se non vago fumo. (Ultimi cori per la Terra Promessa, 3; p. 274)
  • È sopravvivere alla morte, vivere? (Ultimi cori per la Terra Promessa, 7; p. 275)

in Vita d'un uomo, pp. 295-318.

  • Sei comparsa al portone | in un vestito rosso | per dirmi che sei fuoco | che consuma e riaccende. (12 settembre 1966; p. 299)
  • Scompare a poco a poco, amore, il sole | ora che sopraggiunge lunga sera. || Con uguale lentezza dello strazio | farsi lontana vidi la tua luce | per un non breve nostro separarci. (La tua luce; p. 306)
  • Migliaia d'uomini prima di me, | ed anche più di me carichi d'anni, | mortalmente ferì | il lampo d'una bocca. (Il lampo della bocca; p. 307)

Deniers Jours

in Vita d'un uomo, pp. 327-366.

  • Inverno.
    Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.
HIVER
comme un graine mon âme a besoin du travail caché de cette saison. (p. 334)
VIE
corruption qui se pare d'illusions. (p. 339)

Poesie disperse

in Vita d'un uomo, pp. 367-392.

  • I giorni e le notti | suonano | in questi miei nervi | di arpa || vivo di questa gioia | malata di universo | e soffro | di non saperla | accendere | nelle mie | parole. (Poesia, Sagrado, 28 novembre 1916; p. 375)
  • La terra tremola | di piacere | sotto un sole | di violenze | gentili (L'illuminata rugiada; p. 376)
  • Zampilli | di matasse radiose | spioventi | in masse sinuose | di perle (Alba, 15 febbraio 1917; p. 381)
  • La malinconia | mi macera || Il corpo dissanguato | mi dissangua | la poesia (Sono malato, Vallone, 20 aprile 1917; p. 383)
  • Mughetto fiore piccino | calice di enorme candore | sullo stelo esile | innocenza di bimbi gracile | sull'altalena del cielo (Mughetto; p. 385)
  • Ha un cesto di rugiada | il ciarlatano del cielo. (Imbonimento; p. 387)

Citazioni su Giuseppe Ungaretti[modifica]

Giuseppe Ungaretti nel 1968
  • Alcuni imitatori di Ungaretti, esasperando il suo modo di scrivere in manierismo, crearono il vero ermetismo, un modo di poetare quindi, non originale, che degenerò in una indecifrabile e gratuita oscurità. (Umberto Marvardi)
  • Chi lo crederebbe? Anche Ungaretti, poeta così assoluto, così essenziale, così incognito, patì del mal del secolo: anche lui soffrì quella crisi del verso che prima aveva portato il verso a dorare, inutilmente, tanta non-poesia dell'ultima grande stagione, poi, per reazione, lo portò ad avvilirsi a una quasi-prosa. Fu dunque, anche lui, prosatore in verso, secondo il gusto dei crepuscolari e degli ironisti: e questo, nel solo giro d'un anno (anzi di meno d'un anno). (Giuseppe De Robertis)
  • Il poeta Giuseppe Ungaretti, nomade per temperamento, sente improvvisamente il bisogno di abbandonare la casa e la città dove abita, ma subito si vede costretto a tornare per l'angosciosa paura che a casa, alle persone che gli sono care, sia accaduta qualche disgrazia. (Sergio Saviane)
  • La sua metrica è nuova, scarna, secca, versicoli, al massimo frantumati, anche se tra segmento e segmento circola il canto e si può ricostruire il verso; ma è infranta di colpo la tradizione accademica d'Italia del verso postpascoliano, dannunziano, crepuscolare. (Leone Piccioni)
  • Prima che il Crotone mi venga consegnato, arrivato sulla mezzanotte con una macchina da Catanzaro Lido, fa il suo ingresso all'Ariston, Ungaretti. Messinetti è il primo ad avvistare il poeta mentre entra in teatro, e dice con voce a stormo:
    — Abbiamo in sala il poeta Giuseppe Ungaretti!
    A questo annunzio platea e galleria rizzatesi in piedi prorompono in un galoppo di cavalleria inciso con le mani, mentre Ungaretti, pallido, rollante, si fa strada tra la gente, guadagnando il palcoscenico come una bàttima scandita dai marosi. Saluta tutti con un sorriso sbalordito, siede sempre un po' pallido, ringrazia la sala agitando a più riprese la mano, poi dice a se stesso più che agli altri:
    — Mai mi era successa una cosa così... Dei contadini... Degli operai... (Leonida Rèpaci)
  • Ungaretti fu nominato professore di ruolo di Storia della Letteratura italiana moderna e contemporanea nel 1942. Credo che allora quella di Ungaretti fosse l'unica cattedra di ruolo di questo insegnamento in Italia. [...] La nascita di questa cattedra era stata contrassegnata da un'etichetta, per la verità, un po' sciagurata; era infatti stato nominato professore di ruolo per chiara fama in base ad una legge che risaliva al Risorgimento. [...] Del resto, pochi potevano vantare una fama chiara come quella di Ungaretti. Di questo tutti noi, che ruotavamo attorno alla sua cattedra, eravamo convinti. Eppure [...] presto molte nubi, più o meno cupe, si addensarono sulla cattedra di Ungaretti a Roma. (Luigi Silori)

Note[modifica]

  1. Da Incontro con... Giuseppe Ungaretti, a cura di Ettore Della Giovanna, Rai, 1961. Video disponibile su YouTube.com.
  2. Citato in Elio Fiore, In purissimo azzurro, Garzanti, 1986.
  3. Da Appunti per una poesia di viaggio da Foggia a Venosa / Il piano delle fosse, Gazzetta del Popolo, Torino, 22 agosto 1934.
  4. Dalla prefazione a L'allegria nella versione pubblicata a Milano da Giulio Preda nel 1931, a quella romana pubblicata da Novissima nel 1936 e a tutte le successive edizioni pubblicate da Mondadori; in Vita d'un uomo, pp. 527-528.
  5. Da una dichiarazione a Urbino nel 1966; in Leone Piccioni, Vita di un poeta: Giuseppe Ungaretti, Rizzoli, 1970, p. 77.

Bibliografia[modifica]

  • Giuseppe Ungaretti, Vita d'un uomo. Tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Mondadori, 19747.

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