John Maxwell Coetzee

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Medaglia del Premio Nobel
Per la letteratura (2003)
John Maxwell Coetzee

John Maxwell Coetzee (1940 – vivente), scrittore e saggista sudafricano.

Citazioni di John Maxwell Coetzee[modifica]

  • Gli orrori quotidiani dell'allevamento intensivo sono raccontati in modo così vivido [in Se niente importa]… che chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continuasse a consumare i prodotti industriali dovrebbe essere senza cuore o senza raziocinio.[1]
  • I rapporti deformati e tarpati tra esseri umani che furono creati sotto il colonialismo e esacerbati sotto quello che è chiamato generalmente apartheid hanno la loro rappresentazione psichica in una vita interiore deforme e tarlata. Tutte le espressioni di questa vita interiore, per quanto intende, per quanto segnate dall'esultanza o dalla disperazione, soffrono delle stesse tarpature e deformità.[2]
  • Il libro di Tom Regan [Gabbie vuote] è una bruciante accusa circa il modo in cui trattiamo gli animali in un mondo che abbiamo costruito a nostro completo vantaggio e ci fornisce una disamina definitiva sul fatto che gli animali sono o dovrebbero essere titolari di diritti nello stesso modo in cui lo sono gli umani.[3]
  • Il pragmatismo vince sempre sui principi; è così che vanno le cose, l'universo si muove, la terra cambia sotto i nostri piedi; i principi sono sempre un passo indietro.[4]
  • Niente è peggio di quello che possiamo immaginare.[5]
  • Per quello che mi riguarda, direi che è sufficiente che i libri ci insegnino qualcosa su noi stessi. Tutti i lettori dovrebbero accontentarsi di una cosa del genere. O quasi tutti i lettori.[6]

Aspettando i barbari[modifica]

Incipit[modifica]

Mai visto niente del genere. Due dischetti di vetro cerchiati di metallo davanti agli occhi. È cieco? Capirei se fosse cieco, se volesse nascondere occhi che non vedono. Ma non è cieco. I dischetti sono scuri, dall'esterno sembrano opachi, però lui ci vede attraverso. Mi spiega che sono un'invenzione nuova. – Proteggono gli occhi dal riverbero del sole – dice. – Sarebbero utili qui nel deserto. Ti evitano di strizzare gli occhi in continuazione.

Citazioni[modifica]

  • Io credo nella pace, forse addirittura nella pace ad ogni costo.
  • I bambini non dubitano mai, neppure per un momento, che i vecchi enormi alberi sotto cui giocano dureranno in eterno; che loro cresceranno forti come i loro padri, fertili come le madri, che vivranno e saranno felici e alleveranno a loro volta i propri figli lì dove sono nati.
  • Io stesso allora non dubitavo che in qualunque momento chiunque di noi, uomo, donna, bambino, forse anche il povero ronzino legato alla ruota del mulino, chiunque sapesse cosa era giusto. Tutte le creature vengono al mondo con dentro la memoria della giustizia.
  • Quando qualcuno soffre ingiustamente [...] è destino di coloro che assistono alla sua sofferenza provarne vergogna.

Diario di un anno difficile[modifica]

  • Il mercato, mi spiegava mia madre, era una macchina cupa e sinistra che stritolava e divorava centinaia di destini per ogni individuo che ricompensava.
  • Mentre la guardavo sentii un dolore, un dolore metafisico, insinuarsi in me senza che io facessi niente per fermarlo. E lei, intuitivamente, lo capì, capì che a quel vecchio seduto in un angolo su una sedia di plastica stava succedendo qualcosa di personale, qualcosa che aveva a che fare con l'età e il rimpianto e le lacrime delle cose.
  • L'aria intorno a noi crepitava letteralmente per una elettricità che non poteva venire da me, poiché io non essudo più correnti, e dunque doveva venire da lei... era semplicemente liberata nell'ambiente... e di nuovo sentii l'ombra di quel dolore passare sopra di me, quel dolore cui alludevo prima, di un genere metafisico o comunque post-fisico.

La vita degli animali[modifica]

  • Chi viveva nelle campagne intorno a Treblinka – polacchi, per lo più – diceva di non sapere che cosa accadeva nei campi di sterminio; diceva che, pur intuendo in linea di massima che cosa accadeva, non ne era certo; diceva che, pur sapendo in un certo senso, in un altro senso non sapeva affatto, non poteva permettersi di saperlo per il proprio bene. (p. 28)
  • Vorrei tornare per l'ultima volta ai luoghi di morte che ci circondano, i macelli ai quali noi, in un massiccio sforzo comune, chiudiamo i nostri cuori. Ogni giorno ha luogo un nuovo olocausto, e tuttavia, a quanto vedo, il nostro essere morale non ne viene neppure scalfito. (p. 47)
  • Chissà perché, pensa, sua madre ha accettato di rispondere alle domande del pubblico. Dovrebbe sapere che le conferenze attirano pazzi e squilibrati come un cadavere attira le mosche. (p. 48)
  • Ciò che teme, mentre la conversazione langue, è che qualcuno se ne venga fuori con quella che lui chiama La Domanda – «Ms. Costello, che cosa l'ha indotta a diventare vegetariana?» – e a quel punto lei, dandosi grandi arie, faccia ricorso a quella che lui e Norma chiamano La Risposta di Plutarco. Dopodiché toccherà a lui e a lui soltanto riparare il danno.
    La risposta in questione viene dai saggi morali di Plutarco. Sua madre la conosce a memoria; lui sa riprodurla solo in modo imperfetto. «Lei mi domanda per quale ragione mi astengo dal mangiare carne. Io d'altra parte mi meraviglio come lei possa appressarsi alle labbra la carne del morto animale, mi meraviglio che non trovi ripugnante masticare la carne di animali scannati e smembrati e ingerire la marcia delle ferite mortali».[7] Plutarco sa come troncare una conversazione: è per via della parola «marcia». Tirare in ballo Plutarco è come gettare il guanto; dopo, non è possibile prevedere che cosa accadrà. (p. 50)
  • «Ma il suo vegetarianismo, Ms. Costello,» precisa il rettore Garrard gettando acqua sul fuoco «nasce da una convinzione morale, non è così?».
    «No, non credo» risponde sua madre. «Nasce dal desiderio di salvarmi l'anima».
    Ora c'è veramente un gran silenzio, interrotto solo dal tintinnio dei piatti mentre le cameriere depongono la meringata davanti a ciascun commensale.
    «Be', ha tutto il mio rispetto» dice Garrard. «Come scelta di vita».
    «Le scarpe che indosso sono di pelle» dice sua madre. «Anche la mia borsa è di pelle. Se fossi in lei non esagererei con il rispetto».
    «La coerenza» mormora Garrard. «La coerenza è lo spauracchio delle menti anguste.[8] Di certo si può tracciare una distinzione fra mangiare carne e indossare accessori di pelle».
    «Sono gradi diversi di oscenità» ribatte lei. (p. 56)
  • È stato dai mattatoi di Chicago che i nazisti hanno imparato a lavorare industrialmente i corpi. (pp. 65-66)
  • «È stata una visita così breve che non ho avuto il tempo di capire come mai ti prendi tanto a cuore la questione animale».
    Lei guarda i tergicristalli muoversi avanti e indietro. «In realtà» spiega «non te l'ho detto, come mai, oppure non oso dirtelo. Se penso alle parole da usare, mi sembrano così eccessive che vorrei pronunciarle contro un cuscino o in una buca nel terreno, come Re Mida».
    «Non ti seguo. Cos'è che non puoi dire?».
    «È che non so più dove sono. Mi sembra di essere perfettamente a mio agio tra la gente, di avere rapporti perfettamente normali. È possibile, mi chiedo, che tutti quanti siano complici di un crimine di proporzioni stupefacenti? Sono tutte fantasie? Devo essere pazza. Eppure ogni giorno ne vedo le prove. Le stesse persone che sospetto le producono, me le mostrano, me le offrono. Cadaveri. Frammenti di cadaveri che hanno comprato in cambio di denaro.
    «È come se andassi a trovare degli amici, e dopo che ho fatto un'osservazione gentile sulla lampada che hanno in salotto, loro dicessero: "Sì, è bella, vero? È in pelle di ebrea polacca; secondo noi è la migliore, la pelle delle vergini ebree polacche". Poi vado in bagno e sull'involto di una saponetta c'è scritto: "Treblinka – 100% stearato umano". Sto forse sognando?, mi chiedo». (pp. 84-85)

Vergogna[modifica]

Incipit[modifica]

Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di aver risolto il problema del sesso piuttosto bene. Il giovedì pomeriggio va in macchina a Green Point. Alle due in punto preme il campanello all'ingresso di Windsor Mansions, dice il suo nome ed entra. Sulla porta del n. 113 lo aspetta Soraya. David attraversa la camera, che profuma di buono e ha una luce soffusa, e si spoglia. Soraya esce dal bagno, lascia cadere l'accappatoio e s'infila nel letto accanto a lui. – Ti sono mancata? – gli domanda. – Mi manchi sempre, – risponde David. Le accarezza la pelle color del miele, senza i segni del sole; la fa distendere, le bacia il seno; fanno all'amore.

Citazioni[modifica]

  • No, non sono andato da uno psicologo, né intendo andarci. Sono un uomo fatto e finito. Non amo farmi dare consigli. Sono ormai fuori della portata di qualsiasi consiglio.
  • Si fa l'abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione.
  • Tutte le donne con cui ho avuto una relazione mi hanno insegnato qualcosa di me stesso. In questo senso mi hanno reso migliore.

Incipit di Gioventù[modifica]

Vive in un monolocale nei pressi della stazione ferroviaria di Mowbray, per il quale spende undici ghinee al mese. L'ultimo giorno feriale di ogni mese prende il treno e va in città, a Loop Street, dove A. & B. Levy, agenti immobiliari, hanno una targa d'ottone e un ufficio minuscolo. È a Mr B. Levy, il più giovane dei fratelli Levy, che porge la busta con il denaro dell'affitto. Mr Levy versa i soldi sulla scrivania ingombra di carte e li conta. Con un grugnito, tutto sudato prepara la ricevuta: – Voilà, giovanotto! – dice passandogliela con uno svolazzo della mano.

Note[modifica]

  1. Citato in Jonathan Safran Foer, Se niente importa: Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 20103, quarta di copertina. ISBN 978-88-6088-113-7
  2. Citato in Tommaso Giartosio, Perché non possiamo non dirci, Feltrinelli, 2004, p. 158.
  3. Citato in Tom Regan, Gabbie vuote: La sfida dei diritti animali, traduzione di Massimo Filippi e Alessandra Galbiati, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2005, quarta di copertina. ISBN 88-7106-425-9
  4. Da Tempo d'estate.
  5. Da Aspettando i barbari.
  6. Da Elizabeth Costello.
  7. Cfr. Plutarco: «Tu ti chiedi per quale motivo Pitagora si astenesse dal mangiar carne? Io per parte mia mi domando stupito quale evenienza, quale stato d'animo o disposizione mentale abbia spinto il primo uomo a compiere un delitto con la bocca, ad accostare le labbra alla carne di un animale morto e a definire cibo e nutrimento, davanti a tavole imbandite con corpi morti e corrotti, membra che poco prima digrignavano i denti e gridavano, che potevano muoversi e vedere. Come poteva il suo sguardo tollerare l'uccisione delle vittime sgozzate, scuoiate, smembrate, il suo olfatto resistere alle esalazioni, come ha fatto il senso di contaminazione a non dissuadere il palato, a contatto con le piaghe di altri esseri, nel ricevere i succhi e il sangue putrefatto di ferite mortali?».
  8. Cfr. Ralph Waldo Emerson: «Una stupida coerenza è l'ossessione di piccole menti».

Bibliografia[modifica]

  • John M. Coetzee, La vita degli animali, traduzione di F. Cavagnoli e G. Arduini, Adelphi, Milano, 2000. ISBN 8845915565
  • John M. Coetzee, Elizabeth Costello, traduzione di M. Baiocchi, Einaudi, Torino, 2004. ISBN 8806174568
  • John M. Coetzee, Vergogna, traduzione di Gaspare Bona, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 8806162985
  • John M. Coetzee, Gioventù, traduzione di Franca Cavagnoli, Einaudi, Torino, 2007. ISBN 8806187651
  • John M. Coetzee, Aspettando i barbari, traduzione di Maria Baiocchi, Einaudi, Torino, 2000.

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