Karch Kiraly
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Charles Frederick Kiraly (1960 – vivente), allenatore di pallavolo, ex pallavolista ed ex giocatore di beach volley statunitense.
Citazioni di Karch Kiraly
[modifica]- Dici che sono il migliore di tutti, forse addirittura il migliore di tutti i tempi? Beh, io a questa cosa non ho mai pensato. Non mi sono mai detto: eh, Karch, tu sei il più grande. Non è importante, non è fondamentale. Vedi, nello sport conta solo il risultato. Il risultato della squadra. Io faccio parte di un gruppo. Se il Messaggero [Ravenna] avesse perso lo scudetto, che significato avrebbe avuto sentirmi raccontare che sono il più bravo? Nessun significato. lo non mi sono mai alzato la mattina con l'idea di essere the best. No, non mi interessa. Davvero.[1]
Kiraly: "Gli ori olimpici, la malattia e gli anni a Ravenna. Odio perdere"
Intervista di Mario Salvini, La Gazzetta dello Sport, 1º febbraio 2025; disponibile in chepalle.gazzetta.it, 14 aprile 2025.
- [...] bisogna coltivare le difficoltà, è un modo per trovare l'eccellenza. Vincere è difficile, per riuscirci bisogna sentirsi a proprio agio nelle difficoltà.
- Quel che conta è la sfida, fare del mio meglio. Non cerco la popolarità, cerco l'eccellenza.
- [...] è vero che il nostro sport ha poca memoria. Kobe Bryant e prima di lui Michael Jordan erano consapevoli di essere cresciuti sulle spalle di Bill Russell, di Kareem, di Magic. I pallavolisti no.
- [Su Lorenzo Bernardi] Ho una grande ammirazione per lui [...]. Non è facile essere stati grandi giocatori e diventare tecnici vincenti.
- [«Suo padre, Lazlo, era pallavolista...»] Esatto, aveva giocato nella nazionale under 21 dell'Ungheria. [...] Nel novembre 1956, durante la rivolta, andava alle manifestazioni. [...] Era compromesso. Era ricercato, rischiava la tortura, forse la condanna a morte. È riuscito ad arrivare alla frontiera con l'Austria. Ma lo braccavano. Una notte si è nascosto nella cantina di una taverna. Sentiva i passi dei soldati russi che lo cercavano, al piano di sopra. È arrivato al confine con un fucile a tracolla. Ha consegnato il fucile ai doganieri austriaci, ed è andato. [...] Odiava l'Unione Sovietica [...]. Una delle immagini più belle è lui, in tribuna a Seul, con la bandiera degli Stati Uniti, quando nella finale per l'oro abbiamo battuto l'Urss. Ho alzato gli occhi, l'ho visto. Sapevo cosa significava, per lui. Suo figlio aveva sconfitto i suoi oppressori.
- [«[...] Doug Beal ha rivoluzionato la pallavolo inventando la ricezione a due»] [...] Doug partiva da un presupposto: ogni cosa deve essere fatta quante più volte possibile da chi la sa fare meglio. Tutto è partito dal Mondiale 1982 in Argentina. Siamo usciti dalla prima fascia perché al primo turno, contro la Bulgaria, al quinto set eravamo avanti 12-4 e abbiamo perso 14-16. Doug ci ha detto che qualcosa sarebbe cambiato. E dopo quel Mondiale lo fece. Ricordo benissimo il primo allenamento. Disse a Steve Salmons: "Tu mettiti in un angolo, ricevono loro due". E lui: "Ma di cosa parli? Io sono un bravo ricevitore". "Okay, ma ti metti laggiù, o se no in panchina". Steve ha capito: "Bell'idea, coach: starò in un angolo". È affascinante vedere quando qualcuno ha l'intuizione per cambiare il corso delle cose.
- Gli sportivi si dividono in due categorie: quelli che amano vincere e quelli che odiano perdere. Sembra la stessa cosa, ma non la è. Io faccio parte della seconda categoria. Per questo ricordo più le sconfitte. E quello che avrei potuto fare meglio.
Citato in Alessandro Brugnolo, rivistacontrasti.it, 18 gennaio 2017.
- Il talento da solo non basta. Servono allenamento mentale e olio di gomito.
- Allenati all'impossibile per essere pronto all'imprevedibile.
- [Sulla pallavolo] Tutto quello che oltrepassa la rete si può prendere.
Citazioni su Karch Kiraly
[modifica]- È un giocatore straordinario. Ho iniziato ad apprezzarlo a Los Angeles, erano le Olimpiadi del 1984, naturalmente lui vinse la medaglia d'oro [...]. Sai che Velasco, a Modena, ci obbligava spesso a vedere le videocassette degli americani? Per imparare, diceva. Aveva ragione, eppure io credo che Kiraly sia un soggetto inimitabile, perché fa le cose d'istinto e l'istinto di una persona non lo puoi copiare... (Franco Bertoli)
- Ho imparato tantissimo nell'anno in cui mi sono allenato e ho giocato con quel fenomeno che si chiama Kiraly. Un conto è quando un allenatore ti racconta come fare una difesa, un altro è vedere uno come Karch, che ha vinto due volte l'Olimpiade, buttarsi per terra anche alle 9 del mattino per raccattare qualsiasi pallone: in allenamento tanto quanto in partita. Vedere lui che faceva quelle cose ti "obbligava" a fare altrettanto, giusto per non sentirti proprio una merda. (Andrea Gardini)
- Ho parlato con Dio. Si, proprio con Lui. No, non sono andato a Gerusalemme. Non ho scalato il Monte Sinai. [...] Ho parlato con Dio, si. Con il nostro "God", il Signore delle Palestre, il Più Grande Giocatore dell'Era Moderna e poi basta maiuscole, altrimenti chi mi legge fa indigestione. Però chiedo scusa all'inizio, chiedo scusa anticipatamente: frequento i teatri e i teatrini della pallavolo da quasi vent'anni, diciamo dal 1975. Ho visto cialtroni e buffoni, cani e porci, Campioni e bidoni. Ho visto Savin giovane e Zaytsev vecchio. Ho visto fuoriclasse e giovani promesse, devastanti bombardieri ed eccezionali difensori, centrali iper efficaci e palleggiatori sopraffini. Ma Dio no, non l'avevo mai visto sul parquet. Fino ad una sera tiepida d'ottobre, era il 1986 e a Parigi-Bercy si giocava la finale mondiale tra Usa e Urss. In campo c'era un certo Kiraly. Se ne parlava e se ne scriveva, si: ma fino a quella notte sotto sotto eravamo tutti convinti che a Los Angeles [1984] gli americani avessero conquistato l'oro solo perché non c'erano i sovietici. Credo che Karch avesse avvertito il clima, le perplessità, i sospetti. Non era bastata nemmeno l'impresa di Coppa del Mondo, nel 1985, a spese dei sovietici. Ci voleva il trionfo iridato. Kiraly fornì una prestazione sensazionale. In tribuna facevamo la bocca a culo di gallina: stupiti, sbalorditi, persino sbigottiti. Era troppo grande, quell'americano di origini ungheresi. (Leo Turrini)
- Karch lo chiamiamo The Computer. Non ricordo quando abbiamo cominciato. Ma se lo chiedete a lui lo sa di sicuro. Il che spiega perché lo chiamiamo così... (Steve Timmons)
- Vorrei che ogni giocatore fosse come Kiraly: sembra che ti mangi, ha le vene gonfie, non molla mai, ti urla in faccia, ti fa sentire che è lui il più forte (Julio Velasco)
Note
[modifica]- ↑ Dall'intervista di Leo Turrini, Bello e possibile, Supervolley, giugno 1991; citato in Amarcord 1991: Il personaggio Karch Kiraly, volleyball.it, 30 marzo 2020.
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